Modello di discorso da rivolgere a persone provenienti dalla città, e non dalla campagna. L’inizio del discorso verte sulla vera pace e felicità in questo mondo.

16. 24. Pur tuttavia, supponiamo che sia venuta da noi, con l’intenzione di diventare cristiana, una persona semplice proveniente non però dalla campagna, ma dalla città, come la maggioranza di coloro con i quali, per forza di cose, hai a che fare a Cartagine. Supponiamo ugualmente che, avendogli domandato se intende diventare cristiano in vista di qualche vantaggio nella vita presente o in vista della pace che si spera dopo questa vita, egli abbia risposto che lo desidera in vista della pace futura: costui sarebbe da noi istruito con un discorso press’a poco di questo tipo. Rendiamo grazie a Dio, fratello. Mi rallegro grandemente con te e gioisco per te, perché, in mezzo alle tempeste così grandi e pericolose di questo mondo, hai rivolto la mente a quella che è una sicurezza vera e certa. Infatti anche in questa vita gli uomini ricercano la pace e la sicurezza con grandi tribolazioni, ma, a causa delle passioni perverse, non le trovano. Essi vogliono infatti trovare pace in beni instabili e non duraturi; ma tali beni con il passare del tempo vengono sottratti e passano, quindi li tormentano con timori e angosce e non permettono loro di vivere in pace. Perché se l’uomo vuole trovare pace nelle ricchezze, diventa più arrogante che libero da affanni. Non vediamo forse quanti le abbiano perdute all’improvviso e quanti si siano essi stessi perduti per causa loro e per l’avidità di possederle e per la violenza di chi più avido gliele sottrae? E se anche le ricchezze rimanessero in possesso di un uomo per tutta la sua vita e non abbandonassero colui che le ama, sarebbe proprio lui a doverle abbandonare al momento della sua morte. Quanto a lungo può durare la vita di un uomo, quand’anche raggiunga la vecchiaia? E quando gli uomini desiderano la vecchiaia, cos’altro desiderano se non un periodo di lunga debolezza? Così pure gli onori di questo mondo, cos’altro sono se non orgoglio, vanità, rischio di perdizione? Perché così dice la Sacra Scrittura: Ogni carne è erba e la gloria dell’uomo come il fiore dell’erba. Secca l’erba, appassisce il fiore: ma la parola del Signore rimane in eterno. Per questo motivo chi desidera la vera pace e la vera felicità deve levare la sua speranza da beni perituri e transeunti e riporla nella parola del Signore, cosicché aderendo alla parola che rimane in eterno, possa anch’egli con essa rimanere in eterno.

La situazione di chi cerca la pace e la gioia nella lussuria e nelle passioni suscitate dagli spettacoli.

16. 25. Vi sono pure uomini che non cercano di diventare ricchi, né intrigano per giungere ad ottenere la vana parvenza degli onori, ma vogliono trovare godimento e requie nelle taverne, nei postriboli, nei teatri e negli spettacoli frivoli, che nelle grandi città hanno gratuitamente. E, in tal modo, anche costoro o spendono nella dissolutezza le loro poche sostanze, o, dall’indigenza, arrivano poi a compiere furtiscassi e talvolta anche rapine, e a un tratto si trovano pieni di molti e grandi timori; e coloro che poco prima stavano a cantare nelle taverne, già sognano le pene del carcere. Per la passione degli spettacoli diventano simili ai demoni, incitando con le loro grida uomini che non si sono recati alcuna offesa ad uccidersi a vicenda e ad ingaggiare ostinate lotte per il desiderio di piacere a un pubblico invasato. E se si accorgono che i lottatori vanno d’accordo, allora li hanno in odio, li perseguitano, chiedono a gran voce che siano fustigati, come complici in una frode, e costringono a commettere una tale iniquità anche il giudice, lui che è là per punire le ingiustizie. Se, al contrario, sanno che essi coltivano reciproca feroce inimicizia (siano i cosiddetti “ sinti “ o gli attori e i musicisti di teatro o gli aurighi o i gladiatori, i quali ultimi, miseri, aizzano in gare e lotte, non solo di uomini contro uomini, ma anche di uomini contro belve), allora, quanto più si rendono conto che si scatenano l’uno contro l’altro tanto più si compiacciono e si dilettano. E acclamano coloro che incitano e incitano coloro che acclamano: gli stessi spettatori, parteggiando per l’uno o per l’altro, dimostrano l’uno contro l’altro d’esser pazzi più di quelli dei quali da pazzi eccitano la pazzia e di cui desiderano godersi lo spettacolo delirando.. Come può, dunque, un animo che si nutre di discordie e di lotte mantenere la sanità che deriva dalla pace? Infatti quale cibo si prende, tale stato di salute si ottiene. Infine, sebbene i piaceri smodati di qualsiasi natura, non siano veri piaceri, e per quanto l’ostentazione delle ricchezze, la vanagloria degli onori, la voragine delle taverne, i combattimenti dei teatri, le impurità delle fornicazioni, la lascivia delle terme procurino diletto, basta una febbriciola a portar via tutte queste cose ed a sottrarre a chi ancora resta in vita ogni falsa felicità. Rimane una coscienza vuota e ferita che è destinata a sperimentare come giudice Dio, non avendolo voluto come custode, e a trovare severo il Signore, avendo sdegnato di cercarlo e di amarlo come dolce padre. Tu invece, poiché cerchi la vera pace promessa ai cristiani dopo questa vita, potrai gustarne la soavità e la letizia tra le amarissime pene della vita, se avrai amato i comandamenti di Colui che l’ha promessa. Giacché ti renderai subito conto di un fatto: i frutti della giustizia sono più dolci di quelli dell’iniquità e l’uomo trae più genuino e giocondo diletto da una buona coscienza in mezzo alle sofferenze piuttosto che da una coscienza cattiva in mezzo ai piaceri. Perché tu non sei venuto a unirti alla Chiesa di Dio con l’intenzione di riceverne qualche vantaggio temporale.

Alcuni aspirano a diventare cristiani per ottenere in quanto tali vantaggi materiali.

17. 26. Vi sono in verità persone che intendono diventare cristiane o per attirarsi il favore di uomini dai quali si attendono qualche vantaggio temporale o perché non vogliono dispiacere a uomini di cui hanno timore. Ma costoro non sono autentici cristiani. Anche se la Chiesa li sopporta temporaneamente, come l’aia porta la paglia fino al momento del vaglio, tuttavia, se costoro non si correggeranno e non cominceranno ad essere cristiani mirando all’eterna pace futura, alla fine saranno messi da parte. Non si illudano di poter stare sull’aia con il frumento di Dio, perché non saranno riposti insieme ad esso nel granaio, ma sono destinati al fuoco loro dovuto. Inoltre vi sono altre persone spinte a diventare cristiane da una speranza certamente migliore e che, nondimeno, corrono un non minore pericolo: esse hanno già il timor di Dio e non deridono il nome cristiano, né entrano a far parte della Chiesa di Dio con ipocrisia; tuttavia attendono la felicità in questa vita, così da essere negli affari terreni più felici di coloro che non onorano Dio. Per questo motivo, quando vedono che certi tipi scellerati ed empi primeggiano e posseggono in abbondanza la prosperità mondana e che loro, al contrario, ne godono in misura minore o l’hanno persa del tutto, ne restano turbati, come se onorassero Dio invano, e facilmente si allontanano dalla fede.

Altri vogliono diventare cristiani per entrare nel regno eterno con Cristo: costoro sono realmente cristiani.

17. 27. Chi invece, a motivo della beatitudine sempiterna e della pace perpetua promessa ai santi dopo questa vita, ha intenzione di diventare cristiano, per non andare nel fuoco eterno con il diavolo, ma per entrare nel regno eterno con Cristo, questi è realmente cristiano. Guardingo in ogni tentazione, per non essere corrotto dalla prosperità, per non essere fiaccato dalle avversità, misurato e temperante nell’abbondanza dei beni terreni, forte e paziente nelle tribolazioni. Chi inoltre col progredire giunga a possedere una tale disposizione d’animo tanto da avere un amore per Dio più grande del timore della gehenna, se anche Dio gli dicesse: “ Godi per sempre dei piaceri della carne e pecca quanto puoi; non morrai, né sarai mandato nella gehenna, ma semplicemente non sarai con me “, rabbrividirebbe e si asterrebbe del tutto dal commettere peccato, non già per non incorrere in ciò che temeva, ma per non offendere Colui che egli tanto ama: Colui nel quale solo è la pace che occhio non ha visto né orecchio udito, e quella pace che non è scaturita dal cuore dell’uomo e che è stata preparata da Dio per coloro che lo amano.

La pace di Dio e dei suoi santi nel settimo giorno.

17. 28. Ad essa allude la Scrittura, non tacendo che, dall’inizio del mondo quando Dio creò il cielo, la terra e tutte le cose che sono in essi, operò per sei giorni, e il settimo riposò. Egli, l’Onnipotente, di fatto avrebbe potuto creare tutto in un solo istante. E certo non aveva lavorato da doversi riposare, poiché: Egli disse e le cose furono fatte: comandò e furono create; ciò per significare che, dopo le sei età di questo mondo, nella settima età, come nel settimo giorno, egli riposerà nei suoi santi. Perché questi riposeranno in lui dopo aver compiuto ogni opera buona in cui lo hanno servito e che egli stesso ha operato in loro, egli che chiama e comanda, rimette le colpe passate e rende giusto chi prima era empio. Come, quando l’uomo opera il bene in virtù della sua grazia, si dice giustamente che è Dio ad operare, così, quando riposano in lui, giustamente si dice che è lui a riposare. Del resto, per quel che lo riguarda, egli non cerca riposo, perché non avverte fatica. Ha creato tutte le cose mediante il suo Verbo: e il suo Verbo è Cristo stesso, in cui riposano gli angeli e tutti i purissimi spiriti celesti in un santo silenzio. Ma l’uomo, caduto a causa del peccato, ha perduto la pace che aveva nella divinità del Verbo, ma l’ha riacquistata nella sua umanità. Per questo, nel tempo opportuno in cui il Verbo sapeva che occorreva accadesse, si è fatto uomo ed è nato da donna. Certo il Verbo non poteva essere contaminato dalla carne, lui che piuttosto doveva purificarla. I santi dell’evo antico conobbero e profetarono nella rivelazione dello Spirito che egli sarebbe venuto. E così furono salvati credendo che sarebbe venuto, come noi siamo fatti salvi credendo che è venuto: affinché amassimo Dio che ci ha amato a tal punto da mandare a morire, per mano di peccatori e per i peccatori, il suo unico Figlio, rivestitosi della nostra umile condizione di mortali. Infatti, da sempre fin dall’inizio dei secoli, la sublimità di questo mistero non cessa di essere prefigurata e preannunciata.

La creazione del cosmo e dell’uomo.

18. 29. Perché Dio onnipotente, buono, giusto e misericordioso, che creò buone tutte le cose, le grandi e le piccole, le più elevate e le più umili; le cose visibili, come il cielo, la terra, il mare, e nel cielo il sole e la luna e gli altri astri, sulla terra poi e nel mare gli alberi e gli arbusti, gli animali di ogni specie e tutti i corpi viventi nel cielo e sulla terra; e le cose invisibili, come il soffio vitale dal quale i corpi ricevono vita e vigore; Dio creò pure l’uomo a sua immagine, affinché, come egli con la sua onnipotenza è a capo dell’intera creazione, così l’uomo, con l’intelligenza, tramite cui è in grado di conoscere e venerare anche il suo Creatore, sovrastasse tutti gli animali della terra. Poi creò la donna perché aiutasse l’uomo: non la creò in vista della concupiscenza della carne – dal momento che essi a quel tempo, prima che la mortalità, castigo derivante dal peccato, si impossessasse di loro, non avevano corpi corruttibili –; ma la creò perché l’uomo avesse gloria ogni qualvolta la precedesse nel cammino verso Dio e le si offrisse come modello nella santità e nella pietà; così come l’uomo fosse motivo di gloria per Dio, ogni qualvolta si conformasse alla sua sapienza.

Il paradiso e il peccato dell’uomo.

18. 30. Pertanto, Dio li pose in un luogo di beatitudine perpetua, che la Scrittura chiama paradiso. Diede loro un comandamento: se non lo avessero trasgredito sarebbero rimasti sempre in quella immortale beatitudine; al contrario, se lo avessero trasgredito avrebbero scontato il castigo della mortalità. Dio, d’altra parte, prevedeva la loro trasgressione; nondimeno, poiché egli è Creatore e autore di ogni bene, tanto più volle creare l’uomo e la donna dal momento che creò gli animali, per riempire la terra di beni terreni. Senza dubbio l’uomo, anche se peccatore, è superiore agli animali. Ma Dio volle piuttosto dar loro un comandamento (che non avrebbero osservato) perché fossero inescusabili, quando egli avesse cominciato a punirli. Infatti qualunque cosa l’uomo faccia, trova che Dio è degno di lode nei suoi atti. Se opera rettamente lo trova degno di lode per l’equità della ricompensa; se pecca lo trova degno di lode per l’equità dei castighi; se, confessati i peccati, ritorna ad una retta condotta di vita, lo trova degno di lode per la misericordia del perdono. Perché dunque Dio non avrebbe dovuto creare l’uomo, pur prevedendo che avrebbe peccato, dal momento che egli lo avrebbe premiato se fosse stato rimasto integro, lo avrebbe sottomesso al debito ordine se fosse caduto, lo avrebbe aiutato se si fosse risollevato, egli che è sempre e dovunque degno di gloria per la sua bontà, la sua giustizia, la sua clemenza? Soprattutto Dio lo ha creato perché prevedeva che dalla progenie umana sarebbero nati pure i suoi santi: coloro che non avrebbero cercato la propria gloria, ma l’avrebbero tributata al loro Creatore e che, liberati da ogni corruzione, venerandolo, avrebbero meritato di vivere sempre e beatamente con gli angeli santi. Infatti, colui che diede agli uomini il libero arbitrio perché lo venerassero non per vincolo di servitù ma per libera volontà, lo diede anche agli angeli. Perciò l’angelo che, con gli altri spiriti suoi seguaci, a causa della sua superbia ha desistito dall’obbedienza dovuta a Dio ed è divenuto diavolo, non ha nuociuto in nulla a Dio, ma ha nuociuto a se stesso. Poiché Dio sa richiamare all’ordine le anime che lo abbandonano e dalla loro meritata sventura sa ricavare ornamento per le parti inferiori della sua creazione con leggi molto appropriate ed adatte derivanti dalla sua mirabile economia. Pertanto il diavolo non ha nuociuto in nulla a Dio, per il fatto d’esser caduto egli stesso o d’aver trascinato l’uomo alla morte; né per parte sua l’uomo ha sminuito in nulla la verità o la beatitudine del suo Creatore per aver dato volontariamente assenso alla sua donna, sedotta dal diavolo, a che si compisse ciò che Dio aveva proibito. Tutti infatti sono stati condannati dalle giustissime leggi divine, rimanendo Dio nella sua gloria attraverso l’equità della punizione, l’uomo nell’ignominia attraverso la vergogna della pena: affinché l’uomo, allontanatosi dal Creatore e vinto, fosse sottomesso al diavolo, e il diavolo fosse dato per esser vinto all’uomo che sapesse volgersi di nuovo verso il Creatore. In tal modo chi continuerà ad acconsentire al diavolo fino alla fine, andrà con lui verso il castigo eterno; chi invece si umilierà di fronte a Dio, e per sua grazia sarà in grado di vincere il diavolo, meriterà l’eterna ricompensa.

Le due città.

19. 31. Non ci deve turbare neppure il fatto che molti uomini acconsentano al diavolo e pochi seguano Dio. Perché anche il frumento, in confronto alla paglia, è in quantità di molto inferiore. Ma come l’agricoltore sa cosa fare del gran mucchio di paglia, così la moltitudine dei peccatori è nulla dinanzi agli occhi di Dio che sa cosa farne, perché il governo del suo regno non venga turbato e deturpato da nessuna parte. Perciò non si deve pensare che il diavolo sia vincitore per il fatto che ha tratto a sé molti uomini, insieme ai quali potrebbe essere vinto da pochi. Pertanto, dall’inizio del genere umano fino alla fine del mondo si trovano ad esistere due città, una di ingiusti, l’altra di santi; presentemente sono mescolate quanto ai corpi, ma sono distinte quanto alle volontà di coloro che vi fanno parte; nel giorno del giudizio invece dovranno essere separate anche materialmente. Infatti tutti gli uomini, tutti gli spiriti che con vano orgoglio e con ostentata arroganza amano la grandezza e il dominio di questo mondo e cercano la propria gloria nell’assoggettare gli altri, appartengono alla cerchia di una medesima società. Anche se spesso costoro lottano l’un contro l’altro per il raggiungimento di queste cose, tuttavia sono trascinati giù nel medesimo abisso dal peso di un’ugual cupidigia, accomunati dalla somiglianza della loro condotta di vita e delle loro colpe. Al contrario, tutti gli uomini e tutti gli spiriti che con umiltà cercano la gloria di Dio, non la propria, e che lo seguono con devozione, fanno parte di una stessa società. E nondimeno Dio molto misericordioso è paziente con gli uomini empi ed offre loro l’opportunità di pentirsi e di correggersi.

Il diluvio. Ciò che il diluvio rappresenta.

19. 32. Quanto poi al fatto d’aver annientato con il diluvio tutti gli uomini, eccettuato un sol giusto con i suoi, che volle salvare nell’arca, Dio certamente sapeva che essi non si sarebbero corretti. Ciò nonostante, durante i cento anni in cui l’arca fu costruita, era annunciato con tutta chiarezza che l’ira divina stava per abbattersi su di loro. E che, se fossero tornati a Dio, Dio li avrebbe risparmiati. Come risparmiò successivamente la città di Ninive che fece penitenza, allorché le fu preannunciata, per bocca del profeta, l’imminente distruzione. Così agisce Dio anche nei riguardi di coloro che egli sa che persevereranno nel male, dando loro il tempo di pentirsi, per esercitare la nostra pazienza e forgiarla sul suo esempio; donde apprendiamo con quanta tolleranza dobbiamo sopportare gli uomini malvagi, dal momento che ignoriamo come saranno in seguito: giacché Colui al quale nulla del futuro è nascosto li risparmia e permette loro di vivere. Tuttavia, anche tramite il segno del diluvio, dal quale i giusti sono stati salvati per mezzo del legno, era preannunciata la Chiesa futura, che Cristo, suo Re e Dio, con il mistero della sua croce, riparò dai flutti travolgenti di questo mondo. Dio infatti non ignorava che anche da coloro che erano stati salvati nell’arca sarebbero nati uomini malvagi, che avrebbero riempito nuovamente la faccia della terra di iniquità. Nondimeno, egli diede un esempio del giudizio futuro e con il mistero del legno preannunciò la liberazione dei giusti. Certo, anche dopo il diluvio, la malvagità non cessò di rigermogliare attraverso la superbia, la concupiscenza, le illecite scelleratezze, quando gli uomini, abbandonato il loro Creatore, si prostrarono non solo di fronte agli esseri che Dio aveva fatto, tanto da adorare al posto di Dio le sue creature, ma chinarono le loro anime anche di fronte ad opere plasmate da mano d’uomo e ad invenzioni di artefici, così che il diavolo e i demoni potessero trionfare su di loro nel modo più turpe: demoni che si rallegrano di essere adorati e venerati in tali immagini scolpite, mentre con gli errori degli uomini nutrono i propri errori.

I Patriarchi e i Profeti.

19. 33. In vero neppure in quell’epoca mancarono uomini giusti, che cercavano Dio con atteggiamento devoto e vincevano la superbia del diavolo, cittadini di quella città santa salvati dall’umiltà futura di Cristo, loro Re, rivelata attraverso lo Spirito. Tra questi fu scelto Abramo, servo di Dio devoto e fedele, a cui fu rivelato il mistero del Figlio di Dio, affinché imitando la sua fede, tutti i fedeli di tutte le genti fossero chiamati suoi figli nel tempo a venire. Da lui è nato un popolo che avrebbe adorato l’unico Dio vero, che ha creato cielo e terra, mentre le altre genti servivano a simulacri e a demoni. In questo popolo con tutta evidenza è stata prefigurata la Chiesa futura: indubbiamente comprendeva una moltitudine di uomini carnali che adoravano Dio per ottenere benefici visibili; ma comprendeva pure un piccolo numero di uomini che volgeva il pensiero alla pace futura e cercava la patria celeste. A costoro era rivelata, con la profezia, la futura umiltà di Dio, del Re e Signore nostro Gesù Cristo, perché attraverso una tal fede fossero risanati da ogni superbia ed orgoglio. Di questi santi che precedettero nel tempo la nascita del Signore, non solo le parole, ma anche la vita, i matrimoni, i figli e le azioni sono stati profezia del tempo presente in cui, per la fede nella passione di Cristo, la Chiesa è adunata da tutte le genti. Tramite i santi patriarchi e profeti, al popolo carnale d’Israele, chiamato in seguito anche con il nome di popolo dei Giudei, erano amministrati benefici visibili, che esso per istinto della carne desiderava dal Signore, e castighi di pene materiali che servivano ad intimorirlo, secondo le circostanze, come conveniva alla durezza del suo cuore. Eppure anche in tutti questi eventi venivano significati i misteri spirituali riguardanti Cristo e la Chiesa, della quale anche quegli uomini santi erano membri, benché vissuti prima della nascita secondo la carne di Cristo Signore. Giacché lo stesso Figlio unigenito di Dio, Verbo del Padre, uguale e coeterno al Padre, per mezzo del quale tutte le cose sono state create, si è fatto uomo per noi, per essere capo di tutta la Chiesa come di tutto un corpo. Quando un uomo nasce succede talvolta che, nel venire alla luce, metta fuori dapprima una mano: ebbene essa è unita e coordinata a tutto quanto il corpo sotto la guida del capo. Allo stesso modo alcuni tra i patriarchi, a segno di questa realtà, sono nati mettendo fuori dapprima una mano. Così tutti i santi vissuti sulla terra prima della nascita del Signore nostro Gesù Cristo, benché siano nati prima di lui, si sono congiunti sotto la guida del capo all’intero corpo di cui egli è il capo.

Mosè libera il popolo di Israele dalla schiavitù degli Egiziani attraverso il Mar Rosso. Le prefigurazioni concernenti il Cristo futuro.

20. 34. Quel popolo dunque, deportato in Egitto, divenne schiavo di un durissimo re e, ammaestrato da insopportabili fatiche, cercò in Dio il liberatore. E gli fu mandato un uomo proveniente dallo stesso popolo, il santo servo di Dio Mosè. Questi, in nome della potenza di Dio, atterrendo con grandi miracoli l’empia stirpe degli Egiziani, condusse fuori da quella terra il popolo di Dio attraverso il Mar Rosso, le cui acque, separandosi, offrirono il passaggio a coloro che le attraversavano. Gli Egiziani, al contrario, mentre li stavano inseguendo, sommersi dai flutti che ritornavano nella loro sede naturale, morirono. In questo modo, come mediante il diluvio la terra fu purificata con le acque dalla malvagità dei peccatori, che allora vennero annientati dall’inondazione, mentre i giusti scamparono alla morte mediante il legno dell’arca, così il popolo di Dio, uscendo dall’Egitto, trovò il passaggio tra le acque dalle quali furono distrutti i suoi nemici. E neppure qui mancò il segno simbolico del legno. Infatti perché si verificasse quel miracolo, Mosè percosse le acque con la verga. Ambedue i fatti sono prefigurazione del santo battesimo, per il cui mezzo i fedeli passano a nuova vita, mentre i loro peccati sono annientati e distrutti come i nemici. Più palesemente in quel popolo è stata poi prefigurata la passione di Cristo, quando gli fu ordinato di uccidere e di mangiare l’agnello e di segnare con il suo sangue gli stipiti delle porte e di celebrare questo evento ogni anno e denominarlo Pasqua del Signore. Certo la profezia molto chiaramente dice del Signore Gesù Cristo che come agnello è stato condotto per essere immolato. Con il segno della passione e della croce di Cristo tu oggi devi essere segnato sulla fronte, come su di uno stipite; e tutti i cristiani sono ugualmente segnati.

Il popolo d’Israele riceve la legge scritta dal dito di Dio su tavole di pietra.

20. 35. Di là quel popolo fu condotto attraverso il deserto per quarant’anni. Ricevette anche la legge scritta dal dito di Dio, espressione con cui è significato lo Spirito Santo, come è detto molto chiaramente nel Vangelo. Dio infatti non è circoscritto da una forma corporale, e di conseguenza non si deve pensare che abbia membra e dita come le vediamo in noi. Ma poiché per l’azione dello Spirito Santo i doni di Dio sono partecipati ai santi, di modo che, pur avendo proprietà differenti, non si allontanino dalla concordia della carità; e poiché, d’altra parte, nelle dita appare in maniera evidente una certa divisione, senza però che siano separate dall’unica mano, per questa o per altra ragione lo Spirito Santo è stato chiamato “ dito di Dio “. Tuttavia non si deve pensare, quando ascoltiamo questa espressione, alla forma di un corpo umano. Il popolo giudaico dunque ricevette la legge scritta dal dito di Dio su tavole che erano di pietra, per significare la durezza del suo cuore, poiché non avrebbe osservato la legge. Desiderando dal Signore doni materiali, era dominato più dal timore carnale che dalla carità spirituale. Ora solo la carità adempie la legge. Per questo fu gravato di un gran numero di azioni rituali esteriori, perché fosse oppresso da un giogo servile nell’osservare regole concernenti i cibi, nell’offrire sacrifici di animali e in altre innumerevoli prescrizioni: azioni rituali che, nondimeno, erano prefigurazioni di realtà spirituali riguardanti il Signore Gesù e la Chiesa: allora erano compresi da pochi uomini santi come riferentisi al frutto della salvezza ed osservati secondo che conveniva a quel tempo, mentre dalla moltitudine degli uomini carnali erano solamente seguiti, non compresi.

La Gerusalemme terrena figura della Gerusalemme celeste.

20. 36. Pertanto, quel popolo, attraverso molteplici e svariati segni di eventi futuri – che sarebbe lungo ricordare compiutamente e che vediamo compiersi ora nella Chiesa – fu condotto alla terra promessa ove doveva regnare temporaneamente e materialmente secondo il suo desiderio. Regno terreno che tuttavia rappresentò la figura del regno spirituale. Là fu fondata Gerusalemme, quella famosissima città di Dio che, in condizione di servitù, vale a rappresentare quella città libera chiamata celeste Gerusalemme, parola ebraica che significa “ visione di pace “. Di essa sono cittadini tutti gli uomini santificati, quelli che furono, che sono e che saranno, come pure tutti gli spiriti santificati, pure quelli che, nel più alto dei cieli, obbediscono a Dio con pia devozione e non imitano l’empia superbia del diavolo e dei suoi angeli. Di questa città è re il Signore Gesù Cristo, Verbo di Dio, che governa gli angeli sommi; Verbo che assunse la natura umana, per governare anche gli uomini, che tutti insieme regneranno con lui nella pace senza fine. Quale prefigurazione di questo Re, nel regno terreno del popolo d’Israele, si distinse grandemente il re Davide, dalla cui stirpe secondo la carne doveva discendere il Re per eccellenza, il nostro Signore Gesù Cristo, che è sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli. Nella terra promessa si sono compiuti molti avvenimenti quale prefigurazione di Cristo venturo e della Chiesa; avvenimenti che tu potrai imparare a conoscere a poco a poco nei Libri Sacri.

La cattività in Babilonia del popolo d’Israele: essa prefigura la Chiesa di Cristo soggetta a schiavitù sotto i re di questo mondo.

21. 37. Con tutto ciò, dopo alcune generazioni, Dio mostrò un’altra figura particolarmente rispondente alla realtà che significava. Infatti la città di Gerusalemme fu resa schiava e una gran parte dei suoi cittadini fu deportata a Babilonia. Ora, come Gerusalemme simboleggia la città e la società dei santi, così Babilonia simboleggia la città e la società degli ingiusti, giacché si dice che il suo nome significhi “ confusione “. Abbiamo già parlato poc’anzi di queste due città che, dall’inizio del genere umano fino alla fine del mondo, avanzano attraverso le diverse età senza che si possa distinguerle e che dovranno essere separate nel giudizio ultimo. Che dunque quei prigionieri della città di Gerusalemme e che quel popolo, condotto a Babilonia, andassero in schiavitù fu ordinato dal Signore per bocca di Geremia, profeta di quel tempo E a Babilonia vi furono re sotto i quali essi erano in schiavitù; alcuni eventi prodigiosi, occasionati dalla loro presenza, scossero quei re di modo che conoscessero, venerassero ed ordinassero di venerare l’unico Dio vero, Creatore dell’universo. Inoltre, fu ordinato a quel popolo di pregare Dio per coloro che lo tenevano in schiavitù e di sperare la sua pace nella loro pace, sì da generare prole, edificare case, piantare giardini e vigne. Orbene, dopo settant’anni, gli è promessa la liberazione dalla prigionia. Ora, tutti questi eventi significano simbolicamente che la Chiesa di Cristo con tutti i suoi santi, che sono cittadini della Gerusalemme celeste, sarebbe stata soggetta a schiavitù sotto i re di questo mondo. Infatti l’Apostolo, nel suo insegnamento, ammonisce che ogni anima sia sottomessa alle autorità sovrane, e che sia reso tutto a tutti, a chi il tributo, il tributo, a chi le tasse, le tasse; e il resto che, fatto salvo il culto dovuto al nostro Dio, si deve rendere a chi presiede le istituzioni umane: dal momento che il Signore stesso, per offrirci l’esempio di un salutare insegnamento, non disdegnò di pagare il tributo dovuto dalla persona umana di cui si era rivestito. Per di più anche agli schiavi, divenuti cristiani e buoni fedeli, è prescritto di servire con pazienza e con fedeltà i loro padroni su questa terra; padroni che essi giudicheranno se li avranno trovati ingiusti fino alla fine; o con i quali regneranno da pari a pari se anche costoro si saranno convertiti al Dio vero. Per tutti vale però il precetto di servire le autorità umane e terrene fino a quando, dopo il tempo prestabilito, significato dai settant’anni, la Chiesa, allo stesso modo di Gerusalemme, non sia liberata dalla confusione di questo mondo, come dalla cattività babilonese. In occasione di questa cattività, anche gli stessi re di questa terra, abbandonati gli idoli in nome dei quali perseguitavano i cristiani, conobbero l’unico vero Dio e Cristo Signore e lo adorarono; e per loro l’apostolo Paolo raccomanda di pregare, anche quando perseguitassero la Chiesa. Dice infatti così: Ti scongiuro, pertanto, innanzitutto che siano fatte suppliche, preghiere, intercessioni e azioni di grazie per i re, per tutti gli uomini e per tutti coloro che sono costituiti in dignità, perché possiamo trascorrere una vita sicura e tranquilla con tutta pietà e carità. Così attraverso i re di questa terra fu concessa alla Chiesa pace, benché temporale, temporale tranquillità, per edificare in senso spirituale case, piantare giardini e vigne. Ed ecco, proprio con questo discorso, edifichiamo e piantiamo anche te. E questo accade in tutto il mondo, con la pace mantenuta dai re cristiani, secondo le parole del medesimo Apostolo: Voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

La liberazione da Babilonia dei Giudei dopo settant’anni: essa preannuncia la venuta del Signore Gesù Cristo.

21. 38. E appunto, dopo i settant’anni che Geremia aveva profetato in senso simbolico per prefigurare la fine dei tempi, si cominciò a Gerusalemme la ricostruzione dell’edificio del tempio di Dio, affinché lo stesso simbolo ricevesse compimento. Ma poiché tutto avveniva in figura, la pace e la libertà restituite ai Giudei non erano stabili. Così in seguito essi furono vinti dai Romani e resi soggetti al tributo. In vero dal tempo in cui ricevettero la terra promessa e cominciarono ad avere dei re, perché non ritenessero che la promessa del Cristo liberatore si compisse in qualcuno dei loro re, in modo assai evidente, attraverso molte profezie fu preannunciato il Cristo non solo da Davide nel libro dei Salmi, ma anche da altri grandi santi e profeti, fino al tempo della cattività babilonese. E durante la stessa cattività vi furono profeti che predissero la venuta del Signore Gesù Cristo liberatore di tutti gli uomini. E dopo che, trascorsi i settant’anni, il tempio fu ricostruito, i Giudei soffrirono così grandi tribolazioni e calamità inflitte loro da re gentili, da comprendere che il liberatore non era ancora venuto. Ma non comprendevano che li avrebbe liberati spiritualmente e desideravano che venisse per liberarli in senso materiale.

Le prime cinque età del mondo. La sesta età.

22. 39. Si compirono dunque le cinque età del mondo. Di queste la prima va dall’inizio del genere umano, cioè da Adamo, primo uomo creato, fino a Noè, che costruì l’arca al tempo del diluvio; la seconda va fino ad Abramo, scelto quale padre davvero di tutte le genti che avrebbero imitato la sua fede; e pure, per diretta discendenza carnale padre del futuro popolo dei Giudei, il solo che tra tutti i popoli della terra, prima della diffusione della fede cristiana tra i gentili, ha adorato l’unico Dio vero; popolo dal quale doveva venire Cristo salvatore, secondo la carne. Queste articolazioni delle due età appaiono in maniera ben visibile nei libri dell’Antico Testamento. Le articolazioni delle altre tre età sono poste in chiara luce anche dal Vangelo, laddove è ricordata la genealogia terrena del Signore Gesù Cristo: la terza età va da Abramo fino al re Davide; la quarta da Davide fino alla prigionia per la quale il popolo di Dio trasmigrò in Babilonia; la quinta età va da quella trasmigrazione fino all’avvento di nostro Signore Gesù Cristo. Dal suo avvento corre la sesta età: perché la grazia dello Spirito, che nelle età precedenti era nota all’esiguo numero dei patriarchi e dei profeti, ormai si manifestasse a tutte le genti; perché nessuno adorasse Dio se non gratuitamente, desiderando da lui non premi visibili per la propria sottomissione, non la felicità nella vita presente, ma solo la vita eterna, nella quale godere di Dio stesso; perché nel corso di questa sesta età lo spirito dell’uomo si rinnovasse ad immagine di Dio, come nel sesto giorno l’uomo è stato fatto ad immagine di Dio. È questa l’età in cui, infatti, anche la legge si adempie, per il fatto che ciò che è prescritto si compie non per desiderio di beni temporali, ma per amore di Colui che lo prescrive. Ora, chi non s’impegnerà nel rendere l’amore a Dio infinitamente giusto e misericordioso, che per primo ha amato a tal punto gli uomini del tutto ingiusti e superbi da mandare per loro il suo unico Figlio, per mezzo del quale ha creato tutte le cose, che non mutando la sua natura, ma assumendo quella umana si è fatto uomo, non solo per poter vivere con gli uomini, ma anche per poter essere ucciso per loro e da loro?

La manifestazione del Vangelo. Il Signore Gesù Cristo: vita, morte e resurrezione.

22. 40. Pertanto ha reso manifesto il Nuovo Testamento della sua eredità eterna nel quale l’uomo, rinnovato per l’azione della grazia di Dio, conducesse una vita nuova, una vita cioè spirituale. Con ciò Dio ha mostrato essere invecchiato il primo Testamento, in cui il popolo carnale, agendo sotto il dominio dell’uomo vecchio –eccettuato l’esiguo numero dei patriarchi e dei profeti che giunsero alla vera conoscenza e di alcuni santi che rimasero ignoti – e vivendo secondo la carne, desiderava dal Signore Dio premi materiali e li riceveva come simbolo dei beni spirituali. Perciò Cristo Signore, fatto uomo, ebbe in spregio tutti i beni terreni, per insegnarci che si devono aver in spregio. E sopportò tutti i mali terreni, per raccomandarci che si devono sopportare, affinché non si cercasse in quelli la felicità, né si temesse in questi l’infelicità. Nato da una madre che, sebbene mai toccata da uomo, concepì e rimase vergine sempre – nel concepimento, nel parto e fino alla morte –, anche se era stata sposa di un artigiano, Cristo Signore rinunciò ad ogni orgoglio di nobiltà di sangue. Inoltre, nato nella città di Betlemme, che tra tutte le città della Giudea era così insignificante da essere chiamata villaggio – come ancor oggi –, Cristo Signore volle insegnarci che nessuno si deve gloriare dello splendore di alcuna città terrena. Si fece anche povero, lui al quale tutto appartiene e per il cui mezzo tutte le cose sono state create, perché nessuno, credendo in lui, osasse esaltarsi a motivo delle ricchezze terrene. Non volle essere fatto re dagli uomini, perché voleva mostrare la via dell’umiltà agli sventurati che la superbia aveva allontanato da lui, sebbene l’universa creazione attesti il suo regno eterno. Ebbe fame, lui che nutre ogni creatura; ebbe sete, lui per il cui mezzo è stata creata ogni bevanda; lui che è spiritualmente pane degli affamati e fonte degli assetati. Si affaticò nel camminare per le vie terrene, lui che si fece nostra via verso il cielo. Fu come muto e sordo davanti a coloro che lo insultavano, lui che fece parlare il muto ed udire il sordo. Fu legato, lui che liberò dai legami derivanti dalle infermità. Fu flagellato, lui che allontanò dai corpi degli uomini i flagelli di tutti i dolori. Fu crocifisso, lui che mise termine ai nostri tormenti, morì, lui che risuscitò i morti. Ma è anche risorto per non morire mai più, affinché non si apprendesse da lui a disprezzare la morte, come se non si dovesse mai più essere.

L’ascensione del Signore. La discesa dello Spirito Santo. La nuova Legge.

23. 41. Confermati poi i suoi discepoli, dopo aver dimorato con loro per quaranta giorni, ascese al cielo davanti ai loro occhi; e, compiuti cinquanta giorni dalla resurrezione, mandò loro – come aveva promesso – lo Spirito Santo, tramite cui, diffusa la carità nei loro cuori, potessero essere anche in grado di adempiere la legge, non solo senza peso, ma con gioia; quella legge che era stata data ai Giudei in dieci comandamenti, che essi chiamano Decalogo; quella legge che, d’altra parte, si riduce a due: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente ed amare il prossimo come noi stessi. In verità, che in questi due comandamenti si raccolgano tutta la legge e i profeti, lo ha detto il Signore stesso nel Vangelo e l’ha dimostrato con il suo esempio. E dal giorno in cui il popolo d’Israele per la prima volta celebrò a modo di figura la Pasqua, uccidendo e mangiando l’agnello, con il cui sangue furono segnati gli stipiti delle porte a tutela della sua salvezza, da quel giorno dunque, trascorsi cinquanta giorni, esso ricevette la legge scritta dal dito di Dio, espressione con la quale, l’abbiamo già detto, è significato lo Spirito Santo. Così come nel cinquantesimo giorno dopo la passione e resurrezione del Signore, che è la vera Pasqua, è stato mandato ai discepoli lo Spirito Santo stesso, che non significava più con le tavole di pietra la durezza dei loro cuori. Mentre dunque erano riuniti nel medesimo luogo, proprio in Gerusalemme, improvvisamente dal cielo si fece sentire un suono, come se avanzasse un vento impetuoso, e apparvero loro lingue divise come di fuoco, ed essi cominciarono a parlare diverse lingue, cosicché tutti quelli che erano convenuti presso di loro potevano intendere ciascuno la propria lingua. Giacché i Giudei usavano radunarsi nella città di Gerusalemme da tutte le terre per dove si fossero dispersi, e avevano imparato lingue diverse di genti diverse. A partire dal quel giorno i discepoli, annunciando Cristo con fede piena, compivano nel suo nome molti miracoli; tanto che, passando Pietro e toccando con la sua ombra un morto, questi risuscitò.

La vita dei primi fedeli in Cristo. La conversione dei Giudei.

23. 42. Ma fra i Giudei, vedendo che si compivano miracoli tanto grandi nel nome di Colui che avevano crocifisso, in parte per invidia, in parte per errore, alcuni furono aizzati a perseguitare gli annunciatori di Cristo, gli apostoli; altri, al contrario, meravigliandosi assai del fatto che si compissero miracoli tanto grandi nel nome di Colui che avevano deriso pensando d’averlo sopraffatto e vinto, pentendosi, in migliaia si convertirono e credettero in lui. Non desideravano più da Dio benefici temporali e un regno terreno e non aspettavano Cristo, re loro promesso, in una prospettiva terrena, ma in una prospettiva immortale comprendevano e amavano Colui che aveva sofferto nella sua natura mortale così grandi dolori per loro e da loro stessi inflittigli, aveva perdonato i loro peccati fino a spargere il suo sangue e mostrato, con l’esempio della sua resurrezione, che dovevano sperare e desiderare da lui l’immortalità. Pertanto, mortificando i desideri terreni dell’uomo vecchio, pieni d’ardore per la novità della vita spirituale, essi vendevano tutto ciò che possedevano – come aveva raccomandato il Signore nel Vangelo – e deponevano il prezzo dei loro beni ai piedi degli apostoli, perché li distribuissero a ciascuno secondo quanto gli era necessario. E vivendo concordemente nell’amore cristiano, non rivendicavano alcuna cosa come propria, ma avevano tutto in comune ed erano un’anima sola ed un cuor solo in Dio. In seguito anch’essi subirono le persecuzioni nel proprio corpo per opera dei Giudei loro compatrioti per discendenza carnale e furono dispersi, affinché attraverso la loro dispersione Cristo fosse annunciato più largamente sulla terra e perché anch’essi imitassero la pazienza del loro Signore. Poiché Colui che, mansueto, li aveva sopportati, comandava che anche loro, divenuti mansueti, sopportassero per lui.

Paolo dapprima persecutore e poi apostolo. La conversione dei Gentili. Le persecuzioni contro la Chiesa di Cristo.

23. 43. Anche l’apostolo Paolo era stato tra i persecutori dei santi e aveva infierito grandemente contro i cristiani. Ma poi, divenuto credente ed apostolo, fu mandato ad annunciare il Vangelo ai Gentili e sopportò per il nome di Cristo tribolazioni più dure di quante ne aveva procurate combattendo il nome di Cristo. Fondando Chiese fra tutte le genti là dove diffondeva il seme del Vangelo, raccomandava ardentemente che quanti provenivano dal culto degli idoli ed erano nuovi nell’adorazione dell’unico Dio, non essendo in grado di servirlo facilmente con la vendita e la distribuzione dei propri beni, facessero elemosina ai poveri fra i santi delle Chiese di Giudea che avevano creduto in Cristo. Così l’insegnamento dell’Apostolo costituì gli uni come soldati, gli altri come tributari provinciali, ponendo fra loro Cristo, quale pietra angolare, come era stato preannunziato per bocca del profeta, Cristo a cui gli uni e gli altri, come difese provenienti da diversa parte, cioè dai Giudei e dai Gentili, si unissero con carità fraterna. Ma in seguito insorsero contro la Chiesa di Cristo persecuzioni più violente e frequenti, per mano dei Gentili increduli e ogni giorno si compiva la parola del Signore che aveva predetto: Ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.

L’espansione della Chiesa tanto più grande quanto più è fecondata dal sangue dei martiri.

24. 44. Ma quella vite – come era stato profetato e dallo stesso Signore preannunciato – estendeva per tutto il mondo i suoi tralci fruttiferi, si sviluppava con tanta maggior abbondanza quanto più era irrigata dal fertile sangue dei martiri. Di fronte a coloro che innumerevoli morivano a difesa della verità della loro fede in ogni regione della terra, gli stessi re che li perseguitavano, piegata la cervice superba, cedettero e si volsero alla conoscenza e alla venerazione di Cristo. Occorreva però, come era stato predetto dal Signore più volte, che quella stessa vite fosse potata e ne venissero recisi i tralci infruttuosi, dai quali scaturirono scismi ed eresie in diversi luoghi, provocati da coloro che, sotto il nome di Cristo, cercavano non la gloria di Dio, ma la propria. Era necessario che, a causa delle avversità suscitate da costoro, la Chiesa di più in più fosse messa alla prova, la sua dottrina e la sua pazienza fossero sperimentate e rese manifeste.

Il giudizio ultimo.

24. 45. Dunque tutti questi eventi, come li leggiamo predetti molto tempo prima, così ugualmente li riconosciamo avvenuti. Per i primi cristiani, non vedendoli ancora verificati, erano necessari i miracoli per credere; per noi, che li vediamo compiuti nel modo in cui li leggiamo nei Libri [sacri], dove sono stati riportati ben prima che accadessero (là venivano predette tutte le cose future che ora si vedono presenti), per noi dunque, edificati nella fede, ciò basta per credere senza alcun dubbio che anche gli eventi che restano si verificheranno, mentre siamo tribolati e perseveriamo nel signore. Nelle medesime Scritture leggiamo infatti di altre tribolazioni che ancora devono venire e dell’ultimo giorno del giudizio, quando tutti i cittadini di entrambe le città, ricuperati i loro corpi, risorgeranno e renderanno conto della loro vita davanti al tribunale di Cristo giudice. Nello splendore della sua potenza verrà Colui che prima si è degnato di venire nell’umiltà della condizione umana; e separerà tutti gli uomini pii dagli empi; non soltanto da coloro che non vollero affatto credere in lui, ma anche da coloro che credettero in lui invano e senza frutto. Agli uni darà il regno eterno insieme a lui; agli altri invece la pena eterna con il diavolo. Ma come nessuna gioia derivante dai beni temporali può in qualche misura paragonarsi al gaudio della vita eterna, che i santi riceveranno, così nessun tormento derivante dalle pene terrene può essere paragonato agli eterni tormenti riservati agli ingiusti.

La fede nella resurrezione del corpo.

25. 46. Pertanto, fratello, conferma te stesso nel nome e nell’aiuto di Colui in cui credi, contro le maldicenze di coloro che deridono la nostra fede: valendosi di loro il diavolo pronuncia parole miranti a sedurre, con l’intenzione di schernire soprattutto la nostra fede nella resurrezione. Ma da te stesso, che pure sei, trai le ragioni per credere che sarai, giacché mentre prima non esistevi, ora vedi che esisti. Dove era infatti la mole del tuo corpo, la conformazione e la compagine delle membra pochi anni prima che tu nascessi o perfino prima che tu fossi concepito nel seno di tua madre? Dove era la mole e la statura del tuo corpo? Non è forse venuta alla luce dai nascosti recessi di questa natura creata, forgiata dalla mano invisibile del Signore Dio, e non è forse cresciuta attraverso regolari fasi di sviluppo proprie delle varie età fino alla presente dimensione e forma? Forse è difficile per Dio, che in un istante raduna da luoghi nascosti cumuli di nubi e copre il cielo in un batter d’occhio, rendere quale era codesta grandezza del tuo corpo, egli che è stato in grado di crearla così, quando non esisteva ancora?. Credi dunque, con una fede decisa e ferma, che tutte le cose che morendo sembrano quasi sottrarsi agli occhi degli uomini, sono salve ed integre per l’onnipotenza di Dio; egli, quando vorrà, le rigenererà senza alcun indugio o ostacolo, naturalmente solo quelle che la sua giustizia riterrà degne di essere rigenerate. Affinché gli uomini rendano conto delle loro azioni proprio nei corpi nei quali le hanno commesse. E in questi meritino o la trasformazione nell’incorruttibilità celeste, come ricompensa della loro pietà, o lo stato di corruttibilità del corpo, come castigo dei loro peccati; stato che non vien meno con la morte, ma è destinato a fornire materia a dolori eterni.

L’eterna beatitudine dei santi.

25. 47. Fuggi dunque mediante una fede perseverante e una retta condotta di vita, fuggi, fratello, quei tormenti in cui né i torturatori desistono né i torturati muoiono; per questi ultimi è una morte senza fine non poter morire nei tormenti. Ed infiàmmati d’amore e di desiderio per la vita eterna dei santi, dove non sarà faticoso l’agire e il riposare non sarà inoperoso: il lodare Dio non conoscerà stanchezza né sosta; non si proverà alcuna noia nell’animo, alcuna fatica nel corpo; non si imporrà necessità alcuna né riguardante te, a cui tu desideri si provveda, né riguardante il prossimo, a cui tu debba cercare di provvedere. Dio sarà ogni delizia e pienezza della città santa, che in sapienza e beatitudine vivrà in lui e di lui. Infatti saremo resi come speriamo e desideriamo – secondo la sua promessa – uguali agli angeli di Dio e, insieme a loro, ormai per visione diretta, godremo in ugual misura di quella Trinità nella quale ora ci muoviamo per fede. Crediamo infatti a ciò che non vediamo per essere degni, per i meriti stessi della fede, di vedere poi ciò che crediamo e aderirvi. Per non proclamare più con parole della fede e in una lingua risuonante l’uguaglianza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e l’unità della stessa Trinità e come i Tre siano un solo Dio, ma per accogliere nel silenzio il mistero, penetrandosene, con la più pura e fervente contemplazione.

Esortazione finale rivolta al precatecumeno.

25. 48. Tieni fissa nel cuore questa certezza ed invoca Dio in cui credi, perché ti protegga contro le tentazioni del diavolo. E sii guardingo, affinché quel nemico che ricerca, quale malvagissimo sollievo alla sua dannazione, altri che si dannino con lui, non venga a te di soppiatto per una via inaspettata. Poiché il diavolo osa tentare i cristiani non solo attraverso coloro che hanno in odio il loro nome, si dolgono che la terra intera ne sia stata pervasa e desiderano ancora essere schiavi di simulacri e superstizioni diaboliche; ma talvolta cerca anche di tentarli attraverso coloro che – li abbiamo menzionati poco sopra –, recisi dall’unità della Chiesa, come vite potata, sono chiamati eretici o scismatici. E qualche volta cerca pure di tentarli o di sedurli, servendosi dei Giudei. Ma soprattutto bisogna evitare che qualcuno non sia tentato e tratto in inganno da coloro che sono nell’ambito della Chiesa cattolica e che essa sopporta come paglia fino al momento del vaglio. Per questo infatti Dio è paziente nei confronti di tali persone, sia per confermare la fede e la saggezza dei suoi eletti esercitandole con l’altrui stoltezza, sia perché tra costoro molti fanno progressi sulla retta via e, deplorando lo stato delle loro anime, con grande slancio si convertono per piacere a Dio. Poiché non tutti, per la pazienza di Dio, accumulano l’ira nei loro confronti per il giorno dell’ira del giusto giudizio: al contrario una tale pazienza dell’Onnipotente conduce molti al dolore estremamente salutare della penitenza. Finché non accada ciò, viene messa alla prova attraverso di loro non solo la pazienza ma anche la misericordia di chi cammina sulla retta via. Pertanto ti capiterà di vedere non pochi ubriaconi, avari, frodatori, giocatori d’azzardo, adulteri, fornicatori, individui che si propinano rimedi sacrileghi, ed altri dediti a incantatori, astrologi e indovini di qualsiasi empia arte. Ti capiterà anche di accorgerti che, nelle festività cristiane, riempiono le chiese quelle stesse folle che riempiono anche i teatri nei giorni di festa dei pagani. E vedendole, sarai tentato di imitarle. E perché dico: “ vedrai “ ciò che ti è ben noto anche ora? Non ignori certo che molti cristiani di nome compiono tutti i misfatti a cui ho fatto cenno. E non ignori che uomini che tu sai denominarsi cristiani forse si macchiano di peccati ancor più gravi. Ma se sei venuto con l’intenzione di poter compiere tali cose quasi impunemente, ti sbagli di molto; né ti gioverà il nome di Cristo quando egli, che prima si è degnato di venirti in aiuto con grandissima misericordia, comincerà a giudicarti con grandissima severità. Egli infatti ha preannunciato la cosa, dicendo nel Vangelo: Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, abbiamo mangiato e bevuto nel tuo nome. Dunque, per tutti quelli che perseverano nel compiere tali azioni il risultato è la dannazione. Pertanto quando avrai visto che molti, non solo compiono queste opere malvage, ma anche le giustificano ed invitano a farle, tu resta saldo nella legge di Dio e non seguire il modo di pensare di costoro: giacché sarai giudicato non secondo il loro sentire, ma secondo la verità di Dio.

Occorre riporre la propria speranza non nell’uomo, ma in Dio.

25. 49. Unisciti ai buoni, a coloro che tu vedi condividere con te l’amore per il tuo Re. Scoprirai infatti che ce ne sono molti, se anche tu comincerai ad esser tale. Poiché se tu agli spettacoli desideravi la compagnia e la vicinanza di coloro che con te avevano la passione per un auriga, un gladiatore o per un qualche attore, tanto più ti dovrà procurar piacere l’essere unito a coloro che con te amano Dio, di cui mai si vergognerà chi lo ama, perché non solo lui non può essere vinto, ma rende invincibili anche coloro che lo amano. Tuttavia non devi riporre la tua speranza neppure in coloro che sono buoni, che ti precedono o ti accompagnano nel cammino verso Dio, perché non devi riporla nemmeno in te stesso, per quanti progressi abbia fatto, ma devi riporla in colui che loro e te rende quali siete, giustificandovi. Di Dio infatti puoi essere sicuro, poiché non muta. Dell’uomo, al contrario, nessuno saggiamente può dirsi sicuro. Ma se dobbiamo amare coloro che non sono ancora giusti perché lo siano, quanto più ardentemente dobbiamo amare coloro che già lo sono! Ma una cosa è amare l’uomo, altra è riporre nell’uomo la propria speranza. La differenza è così grande che Dio comanda l’una e proibisce l’altra. Se poi, sopportando per il nome di Cristo insulti o tribolazioni, non sarai venuto meno alla fede, né ti sarai allontanato dalla retta via, riceverai una ricompensa più grande. Coloro che invece avranno acconsentito al diavolo in queste cose, perderanno anche la ricompensa più piccola. Ma sii umile davanti a Dio, perché non permetta che tu sia tentato oltre le tue forze.

L’iniziazione del precatecumeno.

26. 50. Dopo quest’esposizione si deve chiedere al candidato se crede a quanto si è detto e se desidera conformarvi la vita. Quando avrà risposto affermativamente, senz’altro bisogna far su di lui solennemente il segno della croce e trattarlo secondo l’uso della Chiesa. Riguardo al rito di iniziazione, dopo avergli opportunamente spiegato che i segni delle realtà divine sono visibili, ma che in essi si onorano le stesse realtà invisibili, e conseguentemente che quella materia santificata dalla benedizione non deve più essere considerata come lo è nella vita ordinaria, bisogna pure dire quale significato abbiano le parole da lui ascoltate, che cosa dia loro sapore, di che quella realtà sia simbolo. Poi con l’occasione si deve ammonire il candidato perché, qualora gli capiti di ascoltare qualche espressione nelle Scritture che abbia un senso carnale, quand’anche non la comprenda, creda tuttavia che essa indica una qualche realtà spirituale relativa ai buoni e santi costumi e alla vita futura. Così in breve tempo impara che qualsiasi espressione abbia inteso dai Libri canonici non riconducibile all’amore dell’eternità, della verità, della santità e all’amore del prossimo, è da ritenersi detta o avvenuta in senso figurato; e così si sforzi di comprenderla in riferimento a quel duplice amore. Di conseguenza egli non intenderà il suo “ prossimo “ in senso carnale, ma vi includerà chiunque possa trovarsi con lui in quella città santa, sia che appaia sia che non appaia ancora appartenere ad essa. In egual modo non dispererà della correzione di ogni uomo, che egli vede vivere per merito della pazienza di Dio, non per altra ragione, come dice l’Apostolo, se non per essere condotto alla penitenza.

Esempio di discorso breve.

26. 51. Se ti sembra lungo codesto esempio di discorso, con cui ho rivolto l’insegnamento catechetico ad una persona che vuole essere introdotta alla vita di fede come se fosse presente, tu puoi esporre questi argomenti in modo più breve. In ogni modo non ritengo che il discorso debba essere più lungo, benché molto dipende da che cosa suggerisca la situazione del momento e da che cosa gli ascoltatori mostrino non solo di sopportare, ma anche di desiderare. Quando però è necessario essere rapidi, bada quanto facilmente possano essere esposti tutti gli argomenti. Supponi di nuovo che si presenti una persona che desidera divenire cristiana e che, interrogata, dia la medesima risposta del candidato precedente; perché nel caso non risponda in questa maniera, gli si deve dire che così avrebbe dovuto rispondere. Bisogna poi costruire il resto del discorso nel modo seguente.

La storia della salvezza da Adamo a Cristo.

26. 52. Veramente, fratello, è grande e reale la beatitudine che viene promessa ai santi nel mondo che verrà. Tutte le cose visibili, in realtà, passano e tutta la pompa di questo mondo, le voluttà e la curiosità devono perire e trascinano con sé alla rovina quelli che le amano. Volendo Dio nella sua misericordia liberare gli uomini da una tal rovina, cioè dalle pene eterne, purché non siano nemici a loro stessi e non oppongano resistenza alla misericordia del loro Creatore, mandò il suo Figlio unigenito, ossia il suo Verbo uguale a lui, per il cui mezzo ha creato tutte le cose. Ed il Verbo, conservando la sua divinità, non staccandosi dal Padre e non mutato in alcun modo, pur assumendo la natura umana, venne fra gli uomini, mostrandosi ad essi in un corpo mortale: perché come la morte entrò nel genere umano per opera di un solo uomo, che per primo fu creato, cioè Adamo – in quanto egli fu d’accordo con la propria donna, sedotta dal diavolo, per trasgredire il comandamento di Dio –, così, per opera di un solo uomo, che è anche Dio, Figlio di Dio, Gesù Cristo, cancellati tutti i peccati precedenti, tutti coloro che credono in lui potessero aver accesso alla vita eterna.

Molte profezie scritturali si sono avverate.

27. 53. Infatti tutti gli eventi che tu ora vedi accadere nella Chiesa di Dio e sotto il nome di Cristo in tutto il mondo, sono stati già predetti da secoli e, come li leggiamo, così pure li vediamo realizzati: e ne siamo edificati nella fede. Un tempo avvenne un diluvio su tutta la terra, perché i peccatori fossero sterminati. E nondimeno coloro che si salvarono nell’arca indicavano il mistero della Chiesa futura, che ora naviga tra i flutti di questo mondo ed è salvata dal naufragio per mezzo del legno della croce di Cristo. È stato predetto ad Abramo, unico tra gli uomini, fedele servo di Dio, che da lui sarebbe nato un popolo che avrebbe adorato il Dio unico tra le restanti genti che veneravano gli idoli. E tutti gli eventi che furono predetti a quel popolo per il futuro si sono avverati così come furono predetti. Fu anche profetizzato che nell’ambito di quel popolo Cristo, re di tutti i santi e Dio, sarebbe nato dal seme dello stesso Abramo secondo la carne, che egli assunse, perché fossero pure figli di Abramo tutti coloro che imitassero la sua fede. E così è avvenuto: Cristo è nato da Maria Vergine, che apparteneva a quella stirpe. È stato predetto per bocca dei profeti che egli avrebbe sofferto sulla croce per opera dello stesso popolo giudaico, dalla cui stirpe proveniva quanto alla carne. E così è avvenuto. È stato predetto che egli sarebbe risorto. È risorto e, conformemente alle stesse predizioni dei profeti, è asceso al cielo e ha mandato ai suoi discepoli lo Spirito Santo. È stato predetto, non solo dai profeti, ma anche dallo stesso Signore Gesù Cristo, che la sua Chiesa, disseminata dai martirii e dalle sofferenze dei santi, si sarebbe diffusa per tutta la terra; e ciò era stato predetto in un tempo in cui ancora il nome di Cristo era sconosciuto ai Gentili e dove era conosciuto veniva deriso. Nondimeno, mentre queste profezie per la potenza dei suoi miracoli (sia quelli che egli stesso ha operato, sia quelli che ha operato per mezzo dei suoi discepoli) sono annunciate e credute, già vediamo che si è compiuto quanto è stato predetto e che gli stessi re della terra, i quali in precedenza perseguitavano i cristiani, sono ormai sottomessi al nome di Cristo. È stato pure predetto che dal seno della Chiesa di Cristo sarebbero sorti scismi ed eresie che, celandosi sotto il suo nome, dovunque possibile, avrebbero cercato la propria gloria, non quella di Cristo. E anche queste cose si sono compiute.

Le profezie che restano incompiute dovranno avverarsi.

27. 54. Forse che dunque le rimanenti profezie non si avvereranno? È chiaro che come queste predizioni si sono avverate, così anche quelle si avvereranno, quali che siano le tribolazioni che i giusti dovranno ancora subire; verrà anche il giorno del giudizio, che nella resurrezione dei morti separerà tutti gli empi dai giusti e relegherà nel fuoco meritato non solo coloro che sono fuori della Chiesa, ma anche la paglia che c’è nella Chiesa, che essa deve sopportare con grandissima pazienza fino all’ultimo vaglio. Coloro poi che scherniscono la resurrezione, ritenendo che non può risorgere questa carne poiché imputridisce, nella carne risorgeranno per il castigo. E Dio mostrerà loro che chi è stato in grado di creare questi nostri corpi prima che esistessero, può in un istante ricostituirli come erano. Certo tutti i fedeli destinati a regnare con Cristo risusciteranno nel medesimo corpo, in modo da meritare di raggiungere, trasformati, l’incorruttibilità angelica, per diventare uguali agli angeli di Dio, come il Signore stesso ha promesso per innalzare lodi a lui, senza defezione e stanchezza alcuna, vivendo sempre in lui e di lui, con tale gioia e beatitudine quale non può essere né espressa né pensata dall’uomo.

Esortazione finale rivolta al catecumeno.

27. 55. Pertanto, tu, credendo a queste cose, guàrdati dalle tentazioni (perché il diavolo cerca chi perisca con lui). Guàrdati perché quel nemico non ti seduca non solo attraverso coloro che sono fuori della Chiesa, siano pagani o Giudei o eretici, ma anche perché tu non voglia imitare coloro che, in seno alla stessa Chiesa cattolica, abbia visto vivere male o indulgere senza ritegno ai piaceri del ventre e della gola o essere impudichi o dediti alle vane ed illecite curiosità degli spettacoli o dei rimedi sacrileghi o delle diaboliche arti divinatorie o vivere nel fasto e nella vanagloria propri dell’avarizia e della superbia o avere una condotta di vita che la legge condanna e punisce. Unisciti piuttosto ai buoni che troverai facilmente se anche tu sarai tale, cosicché insieme possiate adorare ed amare Dio con cuore disinteressato. Poiché egli stesso sarà tutto il nostro premio, così da godere nella vita eterna della sua bontà e della sua bellezza. Ma va amato non come un essere che si vede con gli occhi, ma come si ama la sapienza, la verità, la santità, la giustizia, la carità e ogni altra cosa simile: non come si manifestano negli uomini, ma come sono nella fonte stessa dell’incorruttibile ed immutabile sapienza. Pertanto unisciti a chiunque vedrai amare queste cose, per poterti riconciliare con Dio per mezzo di Cristo che si è fatto uomo per essere mediatore tra Dio e l’uomo. Non credere poi che gli uomini malvagi, sebbene entrino fra le pareti di una chiesa, possano entrare nel regno dei cieli; giacché, se non muteranno in meglio se stessi, a tempo debito saranno separati dai giusti. Imita dunque gli uomini buoni, sopporta i malvagi, ama tutti, poiché non sai che cosa sarà domani chi oggi è malvagio. E non amare la loro ingiustizia, ma amali perché apprendano la giustizia. Poiché non ci è stato solo comandato l’amore a Dio ma anche l’amore del prossimo: due comandamenti nei quali si raccoglie tutta la Legge e i profeti. E non compie la legge se non chi avrà ricevuto in dono lo Spirito Santo, del tutto uguale al Padre e al Figlio: perché la stessa Trinità è Dio e in questo Dio deve essere riposta ogni speranza. Non la si deve riporre nell’uomo, chiunque egli sia. Occorre distinguere infatti tra Colui dal quale siamo giustificati e coloro insieme ai quali siamo giustificati. Per parte sua il diavolo induce in tentazione non solo attraverso le passioni, ma anche attraverso le paure provocate dagli scherni, dai dolori e dalla morte stessa. Ma qualunque cosa l’uomo avrà patito per il nome di Cristo e per la speranza della vita eterna, e avrà sopportato perseverando, varrà ad accrescergli la ricompensa. Se avrà acconsentito al diavolo, con lui sarà dannato. Ma le opere di misericordia, accompagnate da una devota umiltà, ottengono dal Signore che egli non permetta che i suoi servi siano tentati più di quanto possano tollerare.

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