L’amore coniugale

5. E guarda come amplia il discorso dell’amore discorrendo di Cristo e della propria carne: "Perciò abbandonerà l’uomo suo padre e sua madre". Non amplia invece il discorso del timore. Perché mai? Perché vuole che questo soprattutto prevalga, il discorso dell’amore.

Essendoci questo, seguono tutti gli altri beni; se invece è presente quello, non seguono in nessun modo. Infatti chi ama la moglie, anche se non l’ha molto docile, sopporterà ugualmente tutto: così difficile ed ardua è la concordia, se essi non sono legati con l’amore assoluto; il timore invece non riuscirà in nessun modo in questo.

Perciò si sofferma di più su questo aspetto, che è fondamentale. E la moglie che crede di essere svantaggiata perché le è stato comandato di temere, ne trae vantaggio. Infatti al marito è imposto ciò che è più importante, di amare.

"E se la moglie non temesse?", dice. Tu ama, compi il tuo dovere. Anche se ciò non avvenisse da parte degli altri, deve avvenire da parte nostra. Ecco che cosa ti dico: "Sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo".

E che fare allora, se l’altro non sarà sottomesso? Tu ubbidisci alla legge di Dio. E così pure qui: la moglie dunque, anche se non è amata, tema ugualmente, affinché non ci sia niente di difettoso in essa; ed il marito, anche se la moglie non teme, ami ugualmente, affinché egli non manchi in nulla: infatti ciascuno ebbe il suo compito.

Ora questo è il matrimonio secondo Cristo, un matrimonio spirituale ed una nascita spirituale, non dal sangue né dalle doglie del parto.

Tale fu pure la nascita di Isacco. Ascolta la Scrittura che dice: "E cessarono di venire a Sara le sue regole femminili".

Il matrimonio deriva non da passione né dal corpo, ma è tutto spirituale, essendo l’anima unita a Dio con un vincolo ineffabile e Dio solo lo conosce. Per questo dice: "Chi è unito al Signore è un solo spirito".

Guarda come si preoccupa di unire la carne alla carne e lo spirito allo spirito.

Dove sono gli eretici? Se il matrimonio fosse tra le cose respinte, non avrebbe parlato di sposa e di sposo. E non avrebbe aggiunto esortando questo: "L’uomo abbandonerà il padre e la madre"; né poi avrebbe soggiunto: "È stato detto in rapporto a Cristo ed alla chiesa".

Intorno a questa anche il salmista dice: "Ascolta, o figlia, e vedi, e porgi il tuo orecchio e dimenticati del tuo popolo e della casa di tuo padre ed il re bramerà la tua bellezza".

Per questo anche Cristo diceva: "Io uscii dal Padre e vengo". Ma quando io dico che lasciò il Padre, non pensare ad un’azione simile a quella degli uomini, ad un cambiamento di luoghi. Come infatti si dice che egli è uscito, non perché sia uscito, ma per l’incarnazione, così anche si dice: "Lasciò il Padre".

Perché dunque non disse anche della moglie: "Si unirà a suo marito"? Perché mai? Perché parlava dell’amore e parlava al marito. Parlando invece a quella del timore dice: "Il marito è capo della moglie", ed in seguito: "E Cristo è capo della chiesa".

Gli parla dell’amore e gli affidò le sue cose e trattò con lui dell’amore per unirlo intimamente ad essa.

Chi ha lasciato il padre per la moglie e lascia ed abbandona in seguito questa stessa, quale scusa potrebbe meritare? Non vedi di quale onore Dio vuole che essa goda, dal momento che distaccandoti dal padre ti unì strettamente ad essa?

Che avverrà allora, dice, se una volta adempiuti i nostri obblighi, quella non ubbidirà? "Se un infedele si separa, si separi pure".

In tali situazioni non è vincolato il fratello o la sorella.

Ma quando senti parlare di timore, pretendi un timore adatto ad una libera, non come quello di una schiava: infatti è tuo corpo e se agirai in tal modo offenderai te stesso, disonorando il tuo corpo.

Quale è dunque il timore? Esso consiste nel non contraddire, nel non ribellarsi, nel non desiderare le prime parti: è sufficiente che il timore si limiti a questi atteggiamenti.

Se tu ami come ti fu comandato, otterrai frutti maggiori, o meglio non voler ottenere questo col timore, ma lo stesso amore in un certo senso te lo otterrà.

Il sesso femminile è sotto qualche aspetto più debole, bisognoso di molto aiuto, di molta condiscendenza.

Che potrebbero dire coloro che sono legati a seconde nozze? Non parlo per condannarli, non sia mai! Infatti anche l’apostolo lo permise .

Ma, diventando estremamente condiscendente, offrile tutto, fa’ tutto per lei e sappi soffrire: è una necessità per te.

A quel punto non ritiene utile introdurre un suggerimento tratto dai pagani, come fa altrove. Bastava infatti il consiglio grande e pressante di Cristo, specialmente riguardo al motivo della sottomissione. Dice: "Abbandonerà il padre e la madre". Ecco l’esempio tratto dai pagani. Ma poi non disse: "E abiterà insieme", ma "si unirà", volendo indicare la profonda unione, la forza dell’amore.

E non si accontentò di questo, ma proseguendo volle indicare la sottomissione in modo tale che i due non apparissero più due. E non disse: "In spirito"; non disse: "In anima"; ciò infatti è ovvio e possibile a chiunque; ma in modo tale che fossero "in una sola carne".

6. Questa è la seconda autorità, che ha molto potere e molta parità di onore. Il marito però ha ugualmente qualcosa di più. Ciò è la più grande salvezza della casa. Infatti egli ottenne pure quella particolare prerogativa di Cristo, non soltanto perché doveva amare, ma anche dirigere.

"Affinché essa sia santa e immacolata", dice. Invece l’espressione "della carne" riguarda l’amare, come pure "si unirà" riguarda pure l’amare. E se la renderà santa ed immacolata, tutto seguirà.

Ricerca le cose di Dio, e le cose umane seguiranno con estrema facilità. Dirigi la moglie e così si rinsalda la casa. Ascolta Paolo che dice: "Se vogliono sapere qualcosa, interroghino a casa i propri mariti".

Se amministreremo così le nostre case, saremo adatti anche alla guida della chiesa. Infatti anche la casa è una piccola chiesa. Così è possibile che mariti e mogli, divenuti buoni, superino tutti.

Pensa ad Abramo, a Sara, ad Isacco, ai trecentodiciotto servi, come tutta la casa era unita, come era tutta piena di pietà. Quella adempiva pure il precetto dell’apostolo e temeva il marito. Ascolta infatti lei che dice: "Non mi è più successo sino ad ora ed il mio signore è troppo vecchio".

E quello la amava al punto da ubbidire a tutto ciò che essa voleva. Il figlio era virtuoso e gli stessi servi ammirevoli, essi che non rifiutarono di correre pericolo col padrone né differirono né chiesero il motivo, anzi uno di essi, il loro capo, fu così ammirevole da essere affidato a lui il matrimonio dell’unico figlio ed un viaggio in terra straniera.

Infatti come per un comandante, se l’esercito è ben unito, in nessun modo il nemico irrompe, così anche qui, se il marito, la moglie, i figli ed i servi si prenderanno cura delle stesse cose, grande sarà la concordia della casa.

Infatti, se così non avviene, spesso a causa di un solo servo cattivo tutto crolla e rovina, ed uno solo spesso disperde e corrompe tutto.

Prendiamoci quindi molta cura delle mogli, dei figli e dei servi, sapendo che renderemo per noi stessi facile il comando, avremo i risultati buoni e convenienti e diremo: "Ecco me ed i figli che Dio mi ha dato".

Se il marito è ammirevole ed il capo buono, anche il resto del corpo non subirà alcuna violenza.

Ora dichiarò accuratamente quali sono gli esatti compiti della moglie e del marito, esortando quella a temerlo come capo e questo ad amarla come moglie. Come potrà avvenire ciò?, dice. Egli mostrò che deve avvenire; come poi, ve lo dirò io: se disprezzeremo le ricchezze, se mireremo ad un unico scopo, alla virtù dell’anima; se avremo dinanzi agli occhi il timore di Dio. Infatti come trattando dei rapporti con i servi diceva: "Qualunque cosa di bene o di male ciascuno farà, questo riceverà dal Signore", così anche qui.

Ora non bisogna amarla tanto per sé, quanto per Cristo. A questo punto volle alludere dicendo: "Come al Signore".

Perciò ubbidendo "come al Signore" e facendo tutto per lui, fa’ tutto così. Questo basta per convincere e persuadere e impedire che sorga qualche lite e dissenso.

Non si dia credito a nessuno che calunnia il marito presso la moglie, ma neppure il marito sia portato a credere facilmente contro la moglie e la moglie non si dia a sorvegliare inutilmente entrate ed uscite; in nessun modo poi il marito si renda colpevole di qualche sospetto.

Perché mai, dimmi, concedi te stesso tutto il giorno agli amici e invece alla moglie solo la sera e neppure in questo modo riesci a soddisfarla e a distoglierla dal sospetto?

E anche se la moglie ti accusa, non sdegnartene: è segno di amore, non di dissennatezza; sono accuse di un amore ribollente e di un affetto ardente e di timore. Infatti teme che qualcuno le rubi il suo letto, che qualcuno la danneggi nella somma dei suoi beni, che qualcuno le sottragga il capo, che qualcuno le rovini il letto.

C’è poi un altro motivo di suscettibilità : nessuno pretenda dai servi qualcosa oltre misura, né il marito dall’ancella né la moglie dal domestico; basta questo per generare sospetti.

Fa’ bene attenzione a quei giusti: la stessa Sara ordinò al patriarca di prendere Agar; essa lo impose; nessuno ve la costrinse né il marito l’assalì anzi, sebbene fosse vissuto lungo tempo senza figli, preferì non diventare padre piuttosto che affliggere la moglie. Ciononostante dopo tutto questo che cosa dice Sara? "Giudichi Dio tra me e te".

Ora se fosse stato uno degli altri non si sarebbe mosso a sdegno? Non avrebbe steso le mani quasi dicendo: "Che dici? Non volevo andare insieme con questa donna: sei tu responsabile di tutto ciò che è avvenuto e di nuovo mi accusi? ".

Quello però non disse nulla di simile, ma che cosa? "Ecco, l’ancella è nelle tue mani: fa’ di lei come a te piace". Rinviò la compagna del suo letto per non affliggere Sara.

Veramente non c’è nulla di più grande di questo a proposito della benevolenza.

Infatti se l’assidersi insieme a tavola desta anche nei malfattori un sentimento di concordia verso i loro avversari (e il salmista dice: "Tu che insieme con me gustasti dei cibi"), il diventare ormai una sola carne (questo infatti significa avere il letto in comune) quanto più vale per attrarre a sé!

Tuttavia nessuno di questi argomenti riuscì a convincere il giusto, ma la rinviò alla moglie, mostrando che niente avveniva per sua colpa; anzi, di più, la rinviò incinta. Chi non avrebbe avuto pietà di colei che aveva concepito un figlio da lui? Ma il giusto non si piegò: a tutto egli infatti anteponeva l’amore per la moglie.

7. Imitiamo anche noi questo. Nessuno rinfacci la povertà al prossimo, nessuno brami le ricchezze e tutto si risolve.

E la moglie non dica al marito: "Vile e meschino, pieno di pigrizia, di indolenza e di molto sonno! Quel tale, modesto e di modeste origini, affrontando pericoli e intraprendendo viaggi, fece molta fortuna e la moglie indossa oro ed incede su cocchi di bianchi muli, si aggira dovunque, ha schiere di servi e cortei di eunuchi; tu invece hai paura e vivi inutilmente".

Non dica questo la moglie e cose simili a queste: infatti è corpo, non per comandare al capo, ma per ubbidire ed essere sottomessa.

Come allora riuscirà a sopportare la povertà? Donde troverà conforto?

Scelga presso di sé quelle più povere, rifletta a sua volta quante fanciulle nobili e di nobili origini non solo non ricevettero nulla dai mariti, ma anzi diedero ad essi e perdettero tutte le loro sostanze.

Pensi ai pericoli che derivano da tali ricchezze ed amerà la vita senza affanni.

Insomma se sarà disposta affettuosamente verso il marito non dirà niente di simile, ma preferirà avere vicino a sé lui che non le offre nulla piuttosto che innumerevoli talenti d’oro con l’affanno e la preoccupazione che viene sempre alle donne a causa dei viaggi. Il marito poi che sente queste cose, dal momento che ha il comando non si dia alle violenze ed alle percosse, ma la consigli, l’ammonisca, la convinca con riflessioni come più imperfetta, non stenda mai le mani. Lungi da un’anima libera questi atti: né violenze né rimproveri né oltraggi, ma la diriga come trattandosi di un essere meno ragionevole.

Come potrà avvenire questo? Se conoscerà la vera ricchezza e la celeste saggezza, non rivolgerà nessuno di tali rimproveri.

Le insegni che la povertà non è affatto un male; le insegni non solo mediante ciò che dice, ma anche ciò che fa; le insegni a disprezzare la gloria, e la moglie non dirà né desidererà nulla di simile.

Come se ricevesse una statua, così fin da quella sera che la accoglierà nel talamo, le insegni la temperanza, la modestia, come vivere santamente, subito fin dagli inizi e respingendo dalle stesse soglie l’amore delle ricchezze; e le insegni la saggezza e la esorti a non possedere pendenti d’oro alle orecchie e lungo le guance né messi attorno al collo né disposti attorno al talamo né vesti d’oro e di lusso messe in disparte. Ma l’ornamento sia splendido e lo splendore non vada a finire nell’insolenza.Invece, lasciate queste cose a coloro che stanno sulle scene, abbellisci la casa con molto decoro, facendo in modo che spiri temperanza piuttosto che qualche altro buon profumo.

Di qui deriveranno due, anzi tre vantaggi: primo, che la sposa non soffrirà se sono terminate le feste nuziali e sono restituiti a ciascuno i vestiti e gli ori e le suppellettili d’argento; secondo, lo sposo non dovrà preoccuparsi della perdita e della custodia degli oggetti presi in prestito; terzo poi, oltre questi, ed è la somma dei beni, in base a queste stesse cose mostrerà la propria convinzione, che cioè non gode affatto di ciò e che lascerà da parte tutto il resto e non permetterà mai che ci siano danze e canti ignobili.

So bene che sembro ugualmente molto ridicolo ad alcuni prescrivendo tali cose.

Tuttavia se mi ubbidirete, col trascorrere del tempo ed esperimentandone realmente il vantaggio, allora ne comprenderete l’utilità; ed il riso scomparirà e deriderete il costume attuale e vedrete che è davvero proprio di ragazzi insensati e di uomini ebbri ciò che accade ora, mentre ciò che vi consiglio è proprio della temperanza, della saggezza e della vita più elevata.

Che cosa dunque affermo che bisogna fare?

Allontana dalle nozze tutti i canti turpi, satanici, i ritornelli volgari, le corse dei giovani dissoluti, e questo atteggiamento potrà rendere temperante la sposa.

Subito infatti penserà tra di sé: "Oh!, chi è mai questo marito? È saggio, non stima affatto la vita presente, mi ha condotto nella sua casa per generargli dei figli, per allevarli, per custodire la sua dimora". Sono spiacevoli queste cose alla sposa? Solo sino al primo e al secondo giorno, ma poi non più, anzi ne trarrà grandissimo piacere, distogliendo da sé ogni sospetto.

Infatti chi non tollera né flauti né danzatori né canti sfrenati e questo già al tempo delle nozze, difficilmente costui si indurrà a fare o a dire qualcosa di turpe.

Successivamente, quando avrai eliminato tutto ciò dalle nozze, accostandola a te, plasmala sapientemente, lasciando durare per lungo tempo il suo senso del pudore, senza infrangerlo bruscamente.

Infatti, anche se la fanciulla è un po’ sfacciata, sa temporaneamente tacere; presa dal pudore verso il marito e dallo stupore verso la nuova situazione. Tu quindi non violare bruscamente questo senso di verecondia, come fanno gli uomini dissoluti ma fallo durare per lungo tempo: ciò sarà per te un grande guadagno. Non ti rimprovererà durante questo tempo né ti riprenderà per quanto avrai deciso di fare.

 

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