CAPITOLO I

GESÙ CRISTO
E I POPOLI DELL'OCEANIA

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono» (Mt 4, 18-20).


La persona di Gesù

La chiamata

3. Durante l'Assemblea Sinodale, la Chiesa universale giunse a vedere più chiaramente come il Signore Gesù incontra i molti popoli dell'Oceania, nelle loro terre e nelle molte isole. In verità, è il Signore stesso che li guarda con un amore che è insieme una sfida e una chiamata. Come Simon Pietro e suo fratello Andrea, essi sono invitati a lasciare tutto, a volgersi a lui che è il Signore della vita, e a seguirlo. Devono abbandonare non solo i sentieri del peccato, ma anche le vie sterili di un certo modo di pensare ed agire, così da intraprendere il cammino di una fede sempre più profonda e seguire il Signore con una fedeltà sempre più grande.

Il Signore ha chiamato a sé la Chiesa in Oceania: è una chiamata che, come sempre, comporta anche un invio in missione. Lo scopo per cui si è con Gesù è di partire da Gesù, sempre contando sulla sua potenza e sulla sua grazia. Cristo chiama ora la Chiesa a condividere la sua missione con energia e creatività nuove. Il Sinodo ha chiaramente visto questo nella vita della Chiesa in Oceania.

I Vescovi si sono rallegrati nel costatare che nella vita della Chiesa in Oceania il Signore Gesù si è dimostrato fedele alla sua promessa: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). L'assicurazione della sua presenza fornisce la forza e il coraggio necessari ai discepoli per divenire «pescatori di uomini». Durante l'Assemblea Speciale, la presenza del Signore è stata sperimentata nella preghiera, nella condivisione delle speranze e delle preoccupazioni, e nel vincolo della communio ecclesiale. La fede nella presenza di Gesù fra il suo popolo in Oceania renderà sempre possibili nuovi e meravigliosi incontri con lui, e questi diverranno seme di una nuova missione.

Quando camminiamo con il Signore, lasciamo a lui ogni nostro fardello, e questo ci dona la forza di compiere la missione che egli ci affida. Egli, che prende da noi, a sua volta si dona a noi; si carica della nostra debolezza e ci dona la sua forza: questo è il grande mistero della vita del discepolo e dell'apostolo. E certo che Cristo opera con noi e in noi mentre «prendiamo il largo», come ora dobbiamo fare. Quando i tempi sono difficili e avari di promesse, il Signore stesso ci sprona a «gettare le reti ancora una volta» (cfr Lc 5,1-11).(2) Non possiamo disobbedire.

Presentare Gesù Cristo

4. La preoccupazione centrale dell'Assemblea Sinodale era di trovare vie adeguate per presentare oggi ai popoli dell'Oceania Gesù Cristo quale Signore e Salvatore. Ma qual è questo nuovo modo di presentarlo che dovrebbe attrarre un maggior numero di persone ad incontrarlo e a credere in lui? Negli interventi dei Padri sinodali si sono rispecchiate le sfide e le difficoltà, ma anche le speranze e le possibilità evocate da tale domanda.

Nel corso della storia, grazie agli straordinari sforzi missionari e pastorali della Chiesa, i popoli dell'Oceania hanno incontrato Gesù Cristo che non cessa di chiamarli alla fede e dona loro la vita nuova. Nei tempi della colonizzazione, il clero cattolico e i religiosi hanno prontamente fondato delle istituzioni per aiutare le persone giunte in Australia e in Nuova Zelanda, a conservare e a rafforzare la loro fede. Missionari recarono il Vangelo agli abitanti originari dell'Oceania, invitandoli a credere in Cristo e a trovare la loro vera casa nella sua Chiesa. Le persone risposero in gran numero alla chiamata, divennero seguaci di Cristo e cominciarono a vivere secondo la sua parola. Il Sinodo non ha avuto dubbi che la Chiesa, la communio dei credenti, sia ora una realtà palpitante di vita tra molti popoli dell'Oceania. Oggi Gesù rivolge nuovamente a loro la sua attenzione amorevole, chiamandoli ad una fede ancor più profonda ed a una più ricca vita in lui. Pertanto, i Vescovi non hanno potuto non chiedersi: Come la Chiesa può essere uno strumento efficace di Gesù Cristo, che ora vuole incontrare i popoli dell'Oceania in modi nuovi?

Gesù Cristo: Pastore, Profeta e Sacerdote

5. Nel suo amore infinito per il mondo, Dio ha donato il suo unico Figlio perché fosse il Dio-con-noi. Spogliando se stesso per diventare come noi, Gesù nacque dalla Vergine Maria in semplicità e povertà. E pur essendo totalmente povero e umiliato sulla Croce, Gesù è l'amato Figlio di Dio, il Salvatore del mondo in tutta la sua umiliazione e la sua povertà.(3) Quando Cristo dimorò tra di noi, proclamò la Buona Novella che il Regno di Dio è giunto, un Regno di pace, di giustizia e di verità. Molti, specialmente tra i poveri, i bisognosi e gli esclusi, lo seguirono, ma i potenti del mondo in gran parte si rivoltarono contro di lui. Lo condannarono e lo inchiodarono sulla Croce. Questa morte ignobile, accolta dal Padre come sacrificio di amore per la salvezza del mondo, aprì la via alla gloriosa Risurrezione per la potenza dell'amore del Padre. Gesù, quindi, è stato stabilito Re dell'universo, Profeta per tutte le genti, e Sommo Sacerdote del santuario eterno. Egli è Profeta, Sacerdote e Re non soltanto per quanti lo seguono, ma anche per tutti i popoli della terra. Il Padre lo offre come Via, Verità e Vita a tutti gli uomini e donne, a tutte le famiglie e comunità, a tutte le nazioni e a tutte le generazioni.

Quale Figlio di David, Gesù non è solo Re ma anche Buon Pastore di quanti odono la sua voce. Egli conosce e ama quanti lo seguono; (4) è il Pastore supremo delle nostre anime e il Pastore di tutti i popoli; guida la Chiesa con la potenza dello Spirito Santo, che dimora pienamente in lui e che egli alita sui suoi discepoli (cfr Gv 20, 22). Lo Spirito guida mediante la forza dell'amore, dal profondo, toccando i cuori e le menti dei popoli dell'Oceania e rendendoli liberi di vivere la vita piena per la quale sono stati creati.

Come Parola di Dio, Gesù è il Profeta universale, la rivelazione totale di Dio.(5) Egli è la Verità ed invita le persone a credere in lui e a condividere la sua vita. Il suo Spirito conduce il battezzato in un quotidiano pellegrinaggio verso nuove profondità di quella verità. Spinti dallo Spirito Santo, i Padri del Sinodo hanno discusso molte preoccupazioni che sorgono dalla loro esperienza pastorale e dal loro amore per il popolo di Dio. Non è stato possibile trovare tutte le risposte durante i giorni del Sinodo, dato che molte questioni hanno bisogno di ulteriore riflessione, esperienza e preghiera; tuttavia, nella loro ricerca di illuminazione, i Vescovi hanno profondamente condiviso e professato la convinzione che la verità della salvezza può essere trovata solo in Gesù Cristo, e che il suo Spirito offre sollievo e guida a quanti vengono a lui con i loro problemi e i loro fardelli.

Il Signore crocifisso e risorto è il Sommo Sacerdote che offre se stesso al Padre quale sacrificio eterno per la vita del mondo. Egli ha dato la vita per tutti e continua a riempire i suoi seguaci con la propria vita, in maniera specialissima attraverso i Sacramenti. Nella sua preghiera, le preghiere di tutti i credenti giungono al Padre. Mediante lo Spirito Santo, egli li rende capaci di vivere un'esistenza di intima unione con Dio e di una più generosa carità verso i loro fratelli e sorelle, in modo particolare i poveri e i bisognosi. Le discussioni del Sinodo hanno sottolineato che, nel presentare Gesù, la Chiesa deve dimostrare il proprio amore compassionevole ad un mondo che ha necessità di guarigione. Tutti i battezzati sono chiamati ad essere il popolo sacerdotale di Dio ad immagine di Gesù, Sommo Sacerdote, e, come popolo sacerdotale, ad essi è richiesto di avvicinare tutti con la misericordia, particolarmente gli indigenti, i più lontani, coloro che sono perduti. Nell'avvicinarli e nell'offrire loro la vita in nome di Gesù, la Chiesa oggi in Oceania sarà sacramento della giustizia e della pace di Dio.(6)


I popoli dell'Oceania

Spazio e tempo

6. Il Sinodo non ha riconosciuto soltanto l'unicità di un'area vasta quasi un terzo della superficie terrestre, ma anche la grande varietà di popoli indigeni, la cui gioiosa accettazione del Vangelo di Gesù Cristo è evidente nella loro celebrazione entusiastica del messaggio della salvezza.(7) Tali popoli formano una porzione unica di umanità in un'unica regione del pianeta. Geograficamente, l'Oceania comprende il continente dell'Australia, molte isole, piccole e grandi, e vaste estensioni di acqua. Il mare e la terra, l'acqua e il suolo si incontrano in innumerevoli maniere, spesso colpendo l'occhio con il loro splendore e la loro bellezza. Anche se l'Oceania è geograficamente vastissima, la sua popolazione è relativamente poca e distribuita in maniera irregolare, nonostante comprenda un grande numero di popoli indigeni e di immigrati. Per molti di loro, la terra è importantissima: il suo suolo fertile o i suoi deserti, la sua varietà di piante e di animali, la sua abbondanza o scarsità. Altri, pur vivendo sulla terraferma, dipendono maggiormente dai fiumi e dal mare. L'acqua permette loro di spostarsi di isola in isola, di costa in costa. La grande varietà di lingue - 700 soltanto in Papua Nuova Guinea - e le grandi distanze tra isole e aree rende le comunicazioni una sfida particolare in tutta la regione. In molte parti dell'Oceania, viaggiare per mare o per aria è più importante che spostarsi per terra. Le comunicazioni possono essere ancora lente e difficili come in epoche precedenti, anche se oggi in molte aree l'informazione viene trasmessa istantaneamente grazie alla nuova tecnologia elettronica.(8)

La nazione più grande dell'Oceania, sia come estensione che come popolazione, è l'Australia, dove gli Aborigeni sono vissuti per migliaia di anni, spostandosi per ampi tratti di territorio e vivendo in profonda armonia con la natura. Scoperta e colonizzata da Europei che la battezzarono con il nome di Terra del Sud dello Spirito Santo (Terra Australis de Spiritu Sancto), l'Australia è divenuta molto occidentale nei modelli culturali e nella struttura sociale. Profondamente coinvolta negli sviluppi scientifici, tecnologici e sociali dell'Occidente, l'Australia è oggi una nazione largamente urbanizzata, moderna e secolarizzata, che successive migrazioni dall'Europa e dall'Asia hanno contribuito a rendere una società multiculturale. Gli Australiani sono perciò «un popolo originale, risultato dell'incontro di popoli, di nazioni, lingue e civiltà molto differenti».(9)

La fede cristiana venne portata dagli immigrati provenienti dall'Europa. Molti sacerdoti e religiosi si unirono ad essi, ed il loro zelo pastorale e la loro opera educativa li aiutò a vivere la vita cristiana in una terra nuova e straniera. Persone del posto chiamate al sacerdozio e alla vita religiosa nonché molti laici diedero il loro indispensabile contributo alla crescita della Chiesa in Australia e all'adempimento della sua missione. Tra di loro vi fu una straordinaria consacrata, la Beata Mary MacKillop, morta nel 1909, che ebbi la gioia di beatificare nel 1995. In quella occasione ricordai che «la Chiesa, dichiarandola "Beata", dice che la santità richiesta dal Vangelo è anche australiana come ella era australiana».(10) La relazione della Chiesa con gli Aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres resta importante, anche se difficile, a causa di ingiustizie passate e presenti, e di differenze culturali. Al di là di queste sfide, la Chiesa in Australia si trova di fronte a molti «deserti» (11) moderni, simili a quelli di altri Paesi dell'Occidente.

Gli abitanti originari della Nuova Zelanda, un'isola-Stato, erano i Maori che chiamarono il loro Paese Aotearoa, «Terra della Grande Nuvola Bianca». La colonizzazione e poi l'immigrazione hanno forgiato la nazione in una società biculturale, dove l'integrazione fra Maori e cultura occidentale rimane una sfida pressante. Furono missionari stranieri, da principio, ad annunciare il Vangelo al popolo Maori. Poi, quando i coloni europei giunsero in gran numero, arrivarono anche sacerdoti e religiosi che aiutarono a sostenere e a sviluppare la Chiesa. Gli sviluppi moderni hanno reso la Nuova Zelanda una società più urbana e secolarizzata, nella quale la Chiesa si trova di fronte a sfide simili a quelle dell'Australia. Anche se tra i cattolici vi è una «crescente consapevolezza di appartenere alla Chiesa», è altrettanto vero che in generale «il senso di Dio e della sua amorevole Provvidenza è diminuito». Una simile «società secolarizzata deve nuovamente confrontarsi con tutto il vangelo di salvezza in Gesù Cristo».(12)

La Papua Nuova Guinea è la più vasta delle nazioni melanesiane. Si tratta di una società a prevalenza cristiana con molte lingue locali diverse e una grande ricchezza di culture. Al pari di altre isole-Stato melanesiane, essa ha ottenuto l'indipendenza politica in tempi abbastanza recenti e da allora la sua storia è stata contrassegnata da lotte per una democrazia stabile, per la giustizia sociale e per uno sviluppo equilibrato ed integrale della sua gente. Tali lotte in Papua Nuova Guinea e in altre parti della Melanesia sono state di recente segnate da violenza e da movimenti separatisti, nei quali le popolazioni e le istituzioni hanno sofferto grandemente. I leader della Chiesa e molti cristiani hanno fatto tanto per portare la pace e la riconciliazione, e questo deve chiaramente continuare in una situazione che permane molto instabile.

Le isole-Stato della Polinesia e della Micronesia sono relativamente piccole, ciascuna con la propria lingua e cultura indigene. Anch'esse si trovano ad affrontare pressioni e sfide di un mondo contemporaneo che esercita una forte influenza sulle loro società. Senza perdere la loro identità o abbandonare i valori tradizionali, esse vogliono prendere parte allo sviluppo che risulta dall'interazione più diretta e complessa con altri popoli e culture. E ciò si sta rivelando un equilibrio delicato in tali società piccole e vulnerabili, alcune delle quali debbono confrontarsi con un futuro molto incerto, non soltanto a causa di massicce emigrazioni, ma anche per l'innalzamento del livello dei mari causato dall'aumento delle temperature della terra. Per loro, il cambiamento del clima è ben più che una semplice questione di carattere economico.

Missione e cultura

7. Sin dal XVI secolo, quando i missionari provenienti da fuori giunsero per la prima volta in Oceania, gli isolani udirono e accolsero il Vangelo di Gesù Cristo. Fra quanti iniziarono e proseguirono il compito missionario vi furono Santi e Martiri, che non sono soltanto la gloria maggiore del passato della Chiesa in Oceania, ma anche la sorgente più sicura di speranza per il futuro. Eminenti fra questi testimoni della fede sono san Pietro Chanel, martirizzato nel 1841 nell'isola di Futuna; i beati Diego Luis de san Vitores e Pedro Calungsod, uccisi insieme nel 1672 a Guam; il beato Giovanni Mazzucconi, martirizzato nel 1851 nell'isola di Woodlark; e il beato Pietro To Rot, ucciso nella Nuova Britannia nel 1945, verso la fine della Seconda Guerra mondiale. Assieme a molti altri, questi eroi della fede cristiana hanno contribuito, ciascuno nel modo suo proprio, ad «impiantare» la Chiesa nelle isole dell'Oceania. La loro memoria non sia mai dimenticata! Non cessino mai di intercedere per gli amati popoli per i quali hanno versato il proprio sangue!

Quando i missionari recarono per la prima volta il Vangelo agli Aborigeni o ai Maori, o alle isole-Stato, trovarono popoli che già possedevano un antico e profondo senso del sacro. Le pratiche e i riti religiosi erano parte integrante della vita quotidiana e permeavano totalmente le loro culture. I missionari portarono la verità del Vangelo che non è estranea a nessuno; ma talvolta alcuni cercarono di imporre elementi che erano culturalmente alieni a quei popoli. Ora vi è la necessità di un accurato discernimento per vedere ciò che appartiene al Vangelo e ciò che non gli appartiene, ciò che è essenziale e ciò che lo è meno. Un simile compito, occorre dirlo, è stato reso ancor più difficile a causa del processo di colonizzazione e di modernizzazione, che ha offuscato il confine fra ciò che è indigeno e ciò che è importato.

I popoli tradizionali dell'Oceania formano un mosaico di molte culture diverse: aborigena, melanesiana, polinesiana e micronesiana. Sin dai tempi della colonizzazione, anche la cultura occidentale ha modellato la regione. In anni recenti pure le culture dell'Asia sono divenute parte della scena culturale, particolarmente in Australia. Ciascun gruppo culturale, differente per grandezza e per forza, ha le proprie tradizioni e la propria esperienza di integrazione in una nuova terra. Essi vanno da società con forti caratteristiche tradizionali e comunitarie, a società di stampo principalmente occidentale e moderno. In Nuova Zelanda, e ancor più in Australia, le politiche di immigrazione coloniali e post-coloniali hanno reso gli indigeni una minoranza nella propria terra e un gruppo culturale espropriato in molti modi.

Una delle più ragguardevoli caratteristiche dei popoli dell'Oceania è il loro forte senso comunitario e solidale in famiglia e nella tribù, nel villaggio o nel vicinato. Questo significa che le decisioni vengono raggiunte mediante consenso ottenuto attraverso un processo di dialogo spesso lungo e complesso. Toccato dalla grazia di Dio, il naturale senso comunitario di questi popoli li ha resi recettivi nei confronti del mistero della communio offerta in Cristo. La Chiesa in Oceania dimostra un reale spirito di cooperazione, che si estende alle varie comunità cristiane e a tutte le persone di buona volontà. Anche il profondo rispetto per la tradizione e per l'autorità è parte delle culture tradizionali dell'Oceania. Da qui il senso di solidarietà della generazione attuale con quanti vennero prima di essa, e l'autorità eccezionale data ai genitori e ai leader tradizionali.

La varietà culturale dell'Oceania non è immune dal processo mondiale di modernizzazione, che ha effetti sia positivi che negativi. Certo, i tempi moderni hanno dato un profilo nuovo e più alto ai valori umani positivi, come ad esempio il rispetto dei diritti inalienabili della persona, l'introduzione di procedure democratiche nell'amministrazione e nel governo, il rifiuto della povertà strutturale come condizione che non si può cambiare, il rigetto del terrorismo, della tortura e della violenza quali mezzi per cambiamenti politici, il diritto all'educazione, alle cure sanitarie e all'abitazione per tutti. Tali valori, spesso radicati nel cristianesimo - anche se non in modo esplicito - stanno esercitando un'influenza positiva in Oceania, e la Chiesa non può non far tutto quanto è in suo potere per incoraggiare tale processo.

Tuttavia la modernizzazione ha pure effetti negativi nella regione, dove le società tradizionali stanno combattendo per mantenere la propria identità quando vengono a contatto con le società occidentali secolarizzate e urbanizzate, come pure con la crescente influenza culturale degli immigrati asiatici. I Vescovi hanno parlato, ad esempio, di una graduale diminuzione del senso religioso naturale che ha disorientato la vita e la coscienza morale delle persone. Una larga parte dell'Oceania, in particolare l'Australia e la Nuova Zelanda, è entrata in un'epoca segnata da una secolarizzazione crescente. Nella vita civile la religione, e specialmente il cristianesimo, è spostata ai margini e tende ad essere vista come un fatto strettamente privato dell'individuo, con poca rilevanza nella vita pubblica. Alle convinzioni religiose e ai dati della fede è talvolta negato il legittimo ruolo di formare le coscienze delle persone. Allo stesso modo, la Chiesa e altri organismi religiosi hanno una voce ridotta negli affari pubblici. Nel mondo contemporaneo una tecnologia più avanzata, una maggiore conoscenza della natura e dei comportamenti umani, e gli sviluppi politici ed economici in tutto il globo pongono domande nuove e difficili ai popoli dell'Oceania. Nel presentare Gesù Cristo come la Via, la Verità e la Vita, la Chiesa deve rispondere in modi nuovi ed efficaci a tali interrogativi morali e sociali, senza permettere in alcuna maniera che la sua voce sia ridotta al silenzio o la sua testimonianza venga marginalizzata.


L'Assemblea speciale del Sinodo

Il tema

8. Come risultato dei suggerimenti del Consiglio pre-sinodale, che ha cercato di registrare le preoccupazioni dei Vescovi dell'Oceania, il tema scelto per l'Assemblea speciale per l'Oceania è stato: Gesù Cristo e i popoli dell'Oceania: seguire la sua via, proclamare la sua verità, vivere la sua vita. L'argomento è ispirato alle parole del Vangelo di Giovanni, là dove Gesù presenta se stesso come la Via, la Verità e la Vita (cfr 14, 6). Tale tema richiama l'invito che Gesù estende a tutti i popoli dell'Oceania: essi sono invitati ad incontrarlo, a credere in lui e a proclamarlo Signore di tutti. Esso ricorda inoltre che la Chiesa in Oceania è riunita come Popolo di Dio che cammina in pellegrinaggio verso il Padre. Mediante lo Spirito Santo, il Padre chiama i credenti, sia individualmente sia comunitariamente, a camminare sulla via sulla quale Cristo ha camminato, ad annunciare a tutte le nazioni la verità rivelata da Gesù, a vivere in pienezza l'esistenza che Gesù ha vissuto e continua a condividere con noi.

Il tema è particolarmente appropriato per la Chiesa in Oceania oggi, poiché i popoli del Pacifico si stanno battendo per la propria unità e identità; tra essi vi è la preoccupazione per la pace, per la giustizia e per l'integrità del creato, e molti sono alla ricerca di un significato della vita. Soltanto accettando Gesù Cristo come Via, i popoli dell'Oceania troveranno ciò che ora stanno cercando e per cui stanno lottando. La via di Cristo non può essere percorsa senza un senso ardente della missione; ed il centro stesso della missione della Chiesa è quello di proclamare Gesù Cristo Verità vivente, una verità rivelata, una verità spiegata, compresa e accolta nella fede, una verità trasmessa alle nuove generazioni. La verità di Gesù è sempre più grande di noi, più grande dei nostri cuori, poiché scaturisce dalle profondità della Santissima Trinità; ed è una verità che richiede alla Chiesa di rispondere ai problemi e alle sfide di oggi. Alla luce del Vangelo, scopriamo Gesù la Vita. La vita di Cristo è offerta anche come grazia risanante, che porta l'umanità ad essere ciò che il Creatore ha inteso fosse. Vivere l'esistenza di Gesù Cristo implica un profondo rispetto per ogni vita; inoltre, implica una spiritualità viva e una moralità autentica, rafforzata dalla parola di Dio nella Scrittura e celebrata nei Sacramenti della Chiesa. Quando i cristiani vivono la vita di Cristo con una fede più profonda, la loro speranza diviene più forte e la loro carità più radiosa. Era questo lo scopo del Sinodo, ed è lo scopo della nuova evangelizzazione alla quale lo Spirito chiama la Chiesa universale.

L'esperienza

9. E stato provvidenziale che l'Assemblea sinodale iniziasse nella solennità di Cristo Re, quando la Chiesa celebra Gesù come il Signore, nel quale il Regno di Dio è fondato in tutto il mondo e nella storia intera. Durante il periodo dell'Assemblea, divenne sempre più chiaro che era Cristo a fare strada, era lui a regnare in mezzo all'Assemblea. Le liturgie di apertura e di conclusione hanno annoverato segni e simboli tratti dalle culture delle isole del Pacifico, come espressioni di fede e di rispetto. In una miscela unica, queste cerimonie hanno manifestato l'unità nella diversità della fede e del culto cattolici; e hanno mostrato in modo mirabile come la fede cattolica raggiunga i più lontani lidi del Grande Oceano e come tutti trovino la loro casa nella Chiesa cattolica. Come simbolico scambio di doni, le liturgie hanno espresso la profonda communio fra la Chiesa di Roma e le Chiese locali dell'Oceania. I Vescovi hanno portato la loro vasta gamma di esperienze e di tesori culturali e, a loro volta, si sono rafforzati nel vincolo della communio locale e universale, cosa che per loro è stata una grande consolazione ed incoraggiamento per il futuro.

Le caratteristiche distintive della Chiesa in Oceania hanno reso opportuno convocare un'Assemblea Sinodale separata. I Vescovi dell'Oceania sono organizzati in quattro Conferenze, che formano insieme la Federazione delle Conferenze dei Vescovi cattolici dell'Oceania (F.C.B.C.O). Il numero dei Vescovi è relativamente piccolo, cosa che ha permesso al Sinodo di riunire insieme tutti i Vescovi attivi, i quali rappresentavano tutte le Chiese particolari. Per molti partecipanti fu una reale scoperta dei doni religiosi, delle culture e delle storie dei popoli dell'Oceania. Essi divennero così maggiormente coscienti delle grazie spesso nascoste o non riconosciute che il Signore ha elargito alla sua Chiesa: anche questo è stata sorgente di grande incoraggiamento. Il dialogo e il discernimento del Sinodo hanno aperto gli occhi del cuore e dell'anima per scoprire cosa può essere fatto per vivere la fede cristiana in modo più pieno ed efficace. Vi sono state molte ragioni per lodare e ringraziare Dio per i tesori scoperti o nuovamente valorizzati.

Per i Vescovi, l'Assemblea è stata un'esperienza di fraternità e di communio attorno alla Sede di Pietro. Essendosi svolta in Vaticano, essa ha permesso a tutti i partecipanti di «sentirsi a casa» insieme con il Vescovo di Roma; inoltre, ha permesso al Vescovo di Roma di «sentirsi a casa» accanto a loro e di udire quanto essi hanno apprezzato questa esperienza unica di universalità della Chiesa. Il senso di unità e di fedeltà ha consentito di superare le grandi distanze geografiche e culturali tra Roma e l'Oceania, e tale esperienza è stata uno dei doni che Cristo nella sua bontà ha elargito durante il Sinodo.

Anche tra di loro i Vescovi hanno sperimentato un nuovo e più grande senso di identità e di communio. Molti di loro sono separati da grandi distanze e la comunicazione regolare non è facile. Per la Chiesa tutta, la diversità di culture in Oceania è una sfida costante a lavorare per una maggiore unità. I Vescovi vogliono rafforzare la loro communio ed aiutare i popoli dell'Oceania a collaborare in maniera più efficace. Le Chiese locali di questa regione del mondo sono una parte unica della Chiesa universale, e, stando così le cose, esse comprendono di potere e di dovere contribuire con i loro doni speciali alla Chiesa tutta. Prego che, attraverso il Sinodo, i Vescovi dell'Oceania sentano più che mai di appartenere l'uno all'altro ed anche di appartenere pienamente, con le loro Chiese particolari, alla Chiesa universale, alla quale recano uno speciale arricchimento.(13)

E stato significativo che l'Assemblea sinodale si sia svolta durante la preparazione immediata del Grande Giubileo dell'Anno 2000. La Bolla che annunciava il Giubileo, Incarnationis mysterium, fu promulgata durante il periodo del Sinodo,(14) e l'Assemblea stessa fu un'opportunità per la Chiesa in Oceania di prepararsi per il dono dell'Anno Santo. Certamente l'Assemblea ha aiutato le Chiese del Pacifico a celebrare il Giubileo con un nuovo impegno a portare riconciliazione e pace, più coscienti che mai che «la Chiesa, avendo ricevuto da Cristo il potere di perdonare in suo nome, è nel mondo la presenta viva dell'amore di Dio che si china su ogni umana debolezza per accoglierla nell'abbraccio della sua misericordia».(15) Sarebbe uno splendido frutto del Giubileo se la Chiesa in Oceania, rinsaldata in molti modi dall'esperienza del Sinodo, continuasse a dar esecuzione alle intuizioni e agli appelli del Giubileo sulla linea suggerita dalla Lettera apostolica Novo millennio ineunte. Come il Giubileo ha proclamato le profondità infinite della misericordia di Dio rivelata in Cristo, così ha smosso nuove energie per il compito di affrontare le sfide che il Sinodo ha identificato e discusso.(16) «Nell'amore che perdona [egli] anticipa i cieli nuovi e la terra nuova»: (17) possa la visione del nuovo cielo e della nuova terra mai cessare di attirare i popoli dell'Oceania più intensamente a questa novità di vita!

 

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