La condanna a morte per assideramento

 

5. Udito ciò, quell'uomo orgoglioso e barbaro, non tollerando una tale libertà di parola e ardendo d'ira, cercava come potesse escogitare per loro una morte lunga e straziante. Infine gli venne in mente quest'idea; quanto feroce, vi prego, osservate attentamente.

Considerato il clima già freddo della regione, attraversata in quel tempo dalla stagione invernale, egli attese quella notte in cui più pungente fosse il freddo per il soffiare della tramontana, e ordinò che tutti (i 40 soldati), nudi, a cielo scoperto, in mezzo alla città, morissero per congelamento. Voi tutti sapete, per avere esperienza dei rigori d'inverno, quanto intollerabile sia questo genere di tormento. Perché non è possibile farlo capire se non a chi per sua propria esperienza abbia già provato i sintomi che sto per dire. Il corpo, esposto al gelo, dapprima diventa totalmente livido per il coagularsi del sangue, poi è sconvolto da fremiti e brividi; i denti battono, muscoli e nervi si contraggono per lo spasimo, tutto l'organismo necessariamente si rattrappisce. Inoltre un dolore acuto e un tormento indicibile, penetrando fin nel midollo delle ossa, cagionano i più terribili spasimi a coloro che subiscono il gelo. Poi le estremità del corpo risultano tagliate e private di ogni sensibilità come fossero arse dal fuoco. Il calore, respinto dalle parti periferiche, si rifugia nell'interno: donde si ritira lascia la morte, procura dolorosi strazi dove si raccoglie, man mano che avanza la morte per congelamento.

Furono condannati a trascorrere la notte a cielo scoperto allorquando lo stagno, intorno al quale era stata costruita la città in cui questi santi martiri dovevano affrontare tale prova, appariva trasformato dal ghiaccio in una piana transitabile con cavalli e, fattosi solido e duro, offriva sulla sua superficie sicuro transito agli abitanti. I fiumi scorrenti giù dai monti, bloccati dal ghiaccio, si erano fermati: la natura molle dell'acqua si era cambiata nella durezza della pietra e violenti venti di tramontana opprimevano fino alla morte ogni essere animato.

Il discorso di commiato: esortazioni reciproche e preghiera fiduciosa (2 1)

6. Allora udito il comando - considera, ti prego, l'invitto coraggio dei nostri uomini! -, con gioia si spogliarono tutti finanche della tunica e s'avanzarono incontro alla morte per gelo, incoraggiandosi reciprocamente come per far preda di spoglie nemiche.

"Non del vestito - dicono - noi ci spogliamo, ma del vecchio uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Ti ringraziamo, o Signore, perché con questo vestito noi deponiamo il peccato. Poiché ci vestimmo a causa del serpente, per Cristo ora noi ci spogliamo. Lasciamo perdere i vestiti per (riacquistare) il paradiso che una volta perdemmo. Cosa renderemo al Signore in contraccambio? Anche il Signore nostro fu spogliato. Quale gran cosa per il servo soffrire i patimenti del padrone? Per di più proprio noi abbiamo spogliato il Signore. Infatti quella fu scellerata impresa di soldati, che lo spogliarono e ne divisero le vesti. Pertanto cancelliamo questa imputazione registrata a nostro carico per causa loro".

"Duro è l'inverno, ma dolce è il paradiso; doloroso è il gelo, ma dolce è il riposo (eterno). Ancora un poco e il seno del patriarca (Abramo) ci riscalderà. Una sola notte val bene l'intera eternità. Bruci (per il gelo) il piede perché possa in perpetuo danzare con il coro degli angeli; si stacchi pure (per insensibilità) la mano perché possa levarsi (in preghiera) a Dio in libertà. Quanti nostri commilitoni caddero sul campo per mantenere fede a un imperatore mortale, e noi non getteremo via questa vita per la fede nel vero Re? Quanti delinquenti, sorpresi in flagrante, sopportarono la morte? Non la sopporteremo noi per la giustizia? Non cediamo, o commilitoni, non offriamo le spalle al diavolo. Nessun risparmio per le nostre carni: dal momento che in ogni caso bisogna morire, moriamo almeno per vivere. Il nostro sacrificio avvenga al tuo cospetto, o Signore, e saremo accolti come sacrificio vivente a te gradito mentre in questo freddo siamo offerti in olocausto: bella l'offerta, nuovo l'olocausto, non dal fuoco ma dal gelo consumato".

Questi conforti si davano l'un l'altro, esortandosi a vicenda: trascorrevano così la notte come se adempissero ad un servizio di guardia in guerra, eroicamente sopportando le sofferenze presenti e lieti per i beni sperati, infine irridendo l'avversario.

Una preghiera era sulle labbra di tutti: "Quaranta siamo entrati nello stadio, quaranta ne dobbiamo uscire coronati, o Signore. Neppure uno manchi a quel numero venerando che tu hai onorato con un digiuno di quaranta giorni, attraverso il quale la Legge entrò nel mondo ed Elia nel digiuno di quaranta giorni cercò il Signore e fu fatto degno di vederlo"

Tale era la loro preghiera.

Una dolorosa e inutile "diserzione"

Nondimeno uno del numero, soccombendo alla violenza del supplizio, disertò, arrecando ai santi un indicibile dolore. Però il Signore non permise che le loro suppliche restassero inefficaci. Infatti colui al quale era stata affidata la guardia dei martiri, mentre si riscaldava nei pressi di un ginnasio, ne osservava la fine, pronto ad accogliere i soldati che avessero voluto sfuggire alla morte.

Era stato provveduto che lì vicino vi fosse un bagno, nel quale offrire pronto soccorso a coloro che avessero mutato proposito. Un tale luogo di prova fu malvagiamente escogitato e apparecchiato dagli avversari affinché il pronto sollievo offerto valesse a piegare la fermezza dei combattenti: ciò mostrò più insigne la sopportazione dei martiri. Costante infatti non è colui che manca del necessario, ma chi nell'abbondanza dei beni affronta saldamente le avversità.

7. Mentre dunque essi combattevano la suprema prova, la guardia ne osservava l'esito. Or ecco che egli vide uno spettacolo nuovo: milizie che scendevano dal cielo come per distribuire a nome del re splendidi doni ai soldati. A tutti distribuivano i loro doni fuorché ad uno solo, giudicato indegno degli onori celesti, quello, cioè, che soccombendo al dolore, disertò verso il campo avversario. Miserando spettacolo per i giusti: un soldato divenuto disertore, uno dei primi e dei più forti fatto prigioniero, una pecorella di Cristo ghermita dal lupo! E tanto più miserando perché egli fallì il traguardo della vita eterna senza neppure godere di quella presente perché il contatto repentino con il calore (dell'acqua) subito dissolse le sue carni.

Conversione e martirio del carnefice

E mentre per amore della vita, inutilmente resosi colpevole, quello cadde, a sua volta il carnefice, appena lo vide staccarsi dal gruppo e correre verso il bagno, prese egli stesso il posto del disertore e, gettate le vesti, si mescolò agli altri denudati gridando al pari dei santi: "Sono cristiano!".

Stupendo gli astanti per l'improvvisa conversione, egli finalmente ricompose il numero (di quaranta) e con la sua aggregazione lenì il dolore per l'altrui cedimento, in ciò imitando coloro che in battaglia si slanciano a ricoprire il posto lasciato vuoto sulla linea di combattimento dal soldato caduto in prima fila affinché lo schieramento non si rompa. Altrettanto fece costui. Vide i prodigi celesti, conobbe la verità, si rifugiò nel Signore, fu annoverato fra i martiri. Rinnovò le gesta dei discepoli: andò via Giuda, subentrò Mattia. Divenne imitatore di Paolo: ieri persecutore, oggi evangelizzatore. Anche lui ricevette dall'alto la chiamata, non dagli uomini, né per mezzo degli uomini. Credette nel nome di nostro Signore Gesù Cristo, in lui fu battezzato, non da un altro, ma dalla propria fede, non nell'acqua, ma nel proprio sangue.

Patrocinio dei martiri e frammentazione di reliquie

8. Così alla prima luce del giorno, mentre ancora respiravano, (i corpi dei martiri) furono dati alle fiamme e i resti carbonizzati furono gettati nel fiume, sicché la lotta sostenuta dai beati passasse attraverso tutti gli elementi. Combatterono sulla terra, a cielo scoperto resistettero alla prova, furono consegnati al fuoco, li accolse infine l'acqua. A loro appartiene quanto dice la Scrittura: Passammo attraverso il fuoco e l'acqua ma poi ci hai portati al refrigerio.

Essi serbano sotto il loro patrocinio la nostra regione come torri poste l'una accanto all'altra ad offrirci sicura difesa dall'assalto degli avversari, perché non si rinchiusero in un solo luogo, bensì ospitati in molti siti adornarono molte città. Ed è straordinario che non separati vengono a chi li riceva, ma uniti fra loro insieme tripudiano.

Oh, prodigio! Non diminuiscono di numero, neppure aumentano. Se tu li dividi in cento parti, non oltrepassano il loro numero; se in uno li raccogli, anche così rimangono in quaranta; similmente alla natura del fuoco. Anche il fuoco, infatti, passa a chi ne attinge eppure resta tutto intero presso chi lo aveva dapprima; così pure i quaranta stanno tutti insieme e nessuno manca presso il singolo (fedele che li invochi): (è questo) un beneficio tutt'altro che lesinato, un dono che mai si esaurisce, pronto ausilio per i cristiani è tale accolta di martiri, schiera di trionfatori, coro di lode a Dio.

Quanto t'affaticasti (o fedele) per trovare uno che supplicasse per te il Signore? (Ecco che) ben quaranta sono coloro che innalzano (per te) una preghiera concorde: Dove sono due o tre radunati nel nome del Signore, egli è lì in mezzo a loro. Dove sono in quaranta, chi potrebbe dubitare della presenza di Dio? Chi è nell'afflizione ricorre ai quaranta, anche chi è nella letizia a loro accorre: il primo per trovare liberazione dai mali, il secondo perché gli sia conservata la prosperità. Qui trovi la donna pia pregare per i figli e chiedere il ritorno per il marito lontano, o la salute, se malato.

Una "vera madre di martire"

Unite le vostre preghiere con quelle dei martiri. I giovani imitino tali coetanei; i padri implorino di essere padri di tali figli, le madri apprendano il comportamento di un'ottima madre.

Infatti la madre di uno di quei beati, avendo visto tutti gli altri già morti per il freddo, mentre il figlio suo respirava ancora (forse) perché più robusto e resistente alla sofferenza, e (temendo che) i carnefici lasciassero in vita uno che avrebbe potuto (in simili condizioni) mutare proposito, sollevatolo con le sue stesse mani, lo depose sul carro, su cui tutti gli altri erano stati adagiati per essere condotti alla pira: vera madre di un martire! Non una lacrima di paura ella versò, né proruppe in lamenti indegni e inopportuni, ma "vai - disse -, o figlio, per la buona strada assieme ai coetanei, assieme ai compagni: non separarti dal coro né comparire secondo rispetto agli altri dinanzi al Signore!".

Germoglio buono di radice davvero buona! Mostrò quella madre generosa di aver allevato il figliuolo molto più con gli insegnamenti della pietà che con il latte. Come era stato nutrito, così fu avviato dalla pia madre (all'estremo supplizio), mentre il diavolo si allontanava umiliato. Infatti pur avendo egli mosso ogni elemento della natura contro i martiri, trovò che tutti erano stati superati e vinti dalla virtù e dal coraggio di tali uomini: la notte sferzata dal vento (di tramontana), il clima freddo del luogo, la stagione invernale, la nudità del corpo.

L’epilogo: invocazioni finali ai martiri

O coro santo, sacra schiera, serrata e compatta falange, protettori comuni del genere umano, buoni sodali delle nostre quotidiane cure, compagni delle nostre preghiere, intercessori potentissimi, astri dell'ecumene, fiori delle Chiese!

La terra non vi ricoprì, vi accolse il cielo: per voi si aprirono le porte del paradiso. Spettacolo degno delle milizie angeliche, degno dei patriarchi, dei profeti e dei giusti questi uomini che nel fiore medesimo della giovinezza disprezzarono la vita per poter amare il Signore al di sopra dei genitori e dei figli. Pur essendo in età la più dolce da vivere, disdegnarono questo temporaneo soggiorno per lodare Dio nelle proprie membra; divenuti spettacolo dinanzi al mondo, agli angeli e agli uomini, risollevarono i caduti, confermarono i dubbiosi, raddoppiarono l'ardore nei seguaci della fede. Finalmente avendo innalzato tutti un unico trofeo alla pietà, di un'unica corona di giustizia sono stati anche adornati in Cristo Gesù nostro Signore, a cui sia gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

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