L'Ascensione e la gloria

LI. - 1. Lo Spirito Profetico, per indicarci che chi subisce queste sofferenze ha un'origine inesprimibile e regna sui nemici, così disse:

2. "Chi potrà narrare la sua origine? Poiché la Sua vita si innalza dalla terra, per i loro peccati va a morte. Metterò i malvagi di fronte alla sepoltura di Lui ed i ricchi davanti alla Sua morte, poiché non commise iniquità né fu trovato inganno sulla Sua bocca. Ed il Signore vuole purificarlo della piaga. Se voi Lo date per il peccato, la vostra anima vedrà un seme di lunga vita. Ed il Signore vuole strappare dal travaglio l'anima Sua; mostrarGli luce e plasmarlo con l'intelligenza, giustificare il giusto che bene serve a molti; ed i nostri peccati Egli porterà. Per questo avrà in eredità molti e dividerà le spoglie dei forti; per questo fu consegnata a morte la Sua anima e fu annoverato tra gli iniqui ed Egli portò i peccati di molti e per le loro iniquità fu consegnato".

3. Ascoltate come Egli fosse anche destinato ad ascendere al cielo, secondo quanto era stato profetato. Così fu detto: "Alzate le porte dei cieli, apritele, affinché il re della gloria vi entri. Chi è questo re della gloria? Un Signore forte, un Signore potente".

4. Ascoltate come fu predetto dal profeta Geremia anche il fatto che Egli sarebbe ricomparso dai cieli nella gloria. Ecco le sue parole: "Vedi, come un figlio di uomo viene sopra le nubi del cielo ed i suoi angeli con Lui".

Si avvererà anche la seconda venuta di Cristo

LII - 1. Poiché dunque noi abbiamo dimostrato che gli avvenimenti sono stati tutti vaticinati dai Profeti prima che accadessero, bisogna credere che anche quelli, di cui similmente si è profetizzato l'accadimento, certamente accadranno.

2. Come infatti si avverarono gli avvenimenti preannunziati ed ancora sconosciuti, nello stesso modo si avvereranno anche i rimanenti, sebbene non li si conosca e non vi si creda.

3. Infatti i Profeti predissero due venute di Lui: una, già accaduta, come uomo senza onore e passibile di sofferenza; l'altra, quando avverrà con gloria dai cieli con la schiera dei Suoi angeli - come è stato preannunziato -, allorché resusciterà anche i corpi di tutti gli uomini che sono vissuti; e rivestirà quelli dei giusti di immortalità e manderà nel fuoco eterno quelli degli ingiusti, a percepire eternamente sofferenza, con i demoni malvagi.

4. Dimostreremo che anche questo è stato predetto.

5. Dal profeta Ezechiele così è stato detto: "Si ricongiungerà giuntura a giuntura ed osso ad osso, e le carni ricresceranno. Ed ogni ginocchio si piegherà al Signore ed ogni lingua Lo confesserà".

6. In quale tipo di sensibilità e di pena si troveranno gli ingiusti? Ascoltate quanto fu detto similmente a questo proposito. Ecco le parole: "I1 loro verme non avrà fine ed il loro fuoco non si estinguerà". Ed allora si pentiranno, quando non servirà più a nulla.

7. Dal profeta Zaccaria è stato così profetato quanto diranno e faranno i popoli dei Giudei, quando Lo vedranno comparire nella gloria: "Comanderò ai quattro venti di raccogliere i figli dispersi: comanderò a Borea di portarli ed a Noto di non far opposizione".

8. "Ed allora in Gerusalemme vi sarà gran pianto, ma non pianto di bocche o di labbra, bensì pianto di cuore, e lacereranno non i loro mantelli, ma le loro menti. Si batteranno il petto tribù con tribù ed allora vedranno a chi fecero strazio e diranno: - 'Perché, Signore ci facesti deviare dalla Tua via? La gloria, di cui si vantarono i nostri padri, si tramutò per noi in vergogna'".

I cristiani provenienti dai Gentili

LIII. - 1. Pur potendo citare anche altre Profezie, vi abbiamo rinunciato, giudicando che queste fossero sufficienti a persuadere coloro che hanno orecchie capaci di udire e di intendere; pensiamo anche che costoro possano capire come a noi, ben diversamente dai poeti che hanno raccontato favole intorno ai supposti figli di Zeus, non capita di fare affermazioni senza poterle dimostrare.

2. Per quale ragione infatti presterebbero fede ad un uomo crocifisso, credendo che Egli sia il primogenito del Dio ingenerato e che giudicherà tutto il genere umano, se non avessimo trovato intorno a Lui delle prove proclamate prima che Egli comparisse come uomo, e non vedessimo che esse si sono esattamente avverate:

3. la terra dei Giudei fatta deserta; persone d'ogni stirpe umana, rese credenti dall'insegnamento dei Suoi apostoli, rifiutare gli antichi costumi, nei cui traviamenti erano vissuti; vedere noi stessi e sapere che vi sono più cristiani, e più sinceri, provenienti dai Gentili che non dai Giudei e Samaritani?

4. (Perché tutte le altre stirpi umane sono chiamate, dallo Spirito profetico, Genti, mentre quella giudaica e samaritana sono chiamate tribù di Israele e casa di Giacobbe).

5. Riferiremo come è stato profetato che sarebbero stati più numerosi i credenti provenienti dai Gentili che dai Giudei e Samaritani. Così fu detto: "Gioisci, o sterile, che non partorisci; prorompi e grida, tu che non hai doglie, perché molti sono i figli della derelitta, più di colei che ha marito".

6. Tutte le genti, che adoravano le opere delle loro mani, erano infatti derelitte del vero Dio. Invece Giudei e Samaritani, che avevano la parola di Dio detta a loro attraverso i Profeti, e che avevano sempre atteso il Cristo, quando venne non lo riconobbero, eccetto alcuni pochi, dei quali il Santo Spirito Profetico, per bocca di Isaia, aveva predetto che sarebbero stati salvi.

7. Disse infatti, come se fossero loro stessi a parlare: "Se il Signore non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma e Gomorra".

8. Di Sodoma e Gomorra, infatti, racconta Mosè che furono città di uomini empi, e che Dio le distrusse bruciandole nel fuoco e nello zolfo; dei suoi abitanti non sarà salvo nessuno, eccetto uno straniero di stirpe caldea, chiamato Lot. Con lui si salvarono anche le figlie.

9. Chiunque voglia, può vedere tutta la loro terra deserta e bruciata e rimasta infeconda. A dimostrazione, poi, che i provenienti dai Gentili erano già previsti come più autentici e più fedeli, riferiremo le parole del profeta Isaia. Eccole: "Israele è incirconciso di cuore, i Gentili di prepuzio".

10. Prove del genere dunque possono inculcare persuasione in quanti bramano la verità e non seguono le opinioni né sono schiavi delle passioni.

I demoni inventarono molte favole...

LIV. - 1. Coloro che insegnano le mitiche invenzioni dei poeti non offrono alcuna dimostrazione ai giovani discepoli; anzi, dimostriamo che esse sono state create dai cattivi demoni per ingannare e traviare il genere umano.

2. Infatti, avendo udito preannunziare dai Profeti la venuta di Cristo e la punizione degli empi nel fuoco, i demoni offrivano di rimando le favole di molti che si dicevano figli di Zeus, pensando che avrebbero potuto far sì che gli uomini considerassero le Profezie di Cristo come racconti fantastici, simili a quelli propalati dai poeti.

3. Questi miti furono diffusi sia tra gli Elleni sia tra tutti i Gentili, dove sentivano maggiormente preannunciare dai Profeti che si sarebbe prestato fede a Cristo.

4. Noi spiegheremo come, pur udendo le Profezie dei Profeti, non le capissero bene, ma come, errando, contraffacessero ciò che invece era riferito al nostro Cristo.

5. Dunque il profeta Mosè, come abbiamo detto, è più antico di tutti gli scrittori e per bocca sua - come abbiamo già indicato- fu profetizzato così: "Non mancherà un principe da Giuda ed un duce dal suo fianco, finché venga colui al quale è stato riservato. Ed Egli sarà l'atteso delle genti, egli che lega alla vite il suo puledro, e che lava la sua veste nel sangue dell'uva".

6. Udite queste parole profetiche, i demoni favoleggiarono di un certo Dioniso, figlio di Zeus: tramandarono che fu inventore della vite - introducono anche il vino nei suoi misteri - ed insegnarono che, dopo essere stato dilaniato, ascese al cielo.

7. Ma poiché dalla profezia di Mosè non era chiaramente indicato se fosse figlio di Dio colui che doveva venire, e se, montato su un puledro, sarebbe rimasto sulla terra od asceso al cielo, e poiché la parola "puledro" poteva indicare il puledro sia di asino sia di cavallo, non sapendo se il vaticinato avrebbe indicato la propria comparsa conducendo un puledro d'asino o di cavallo e se fosse figlio di Dio, come abbiamo detto, o di uomo, inventarono il mito di Bellerofonte, che, uomo nato da uomini, anche lui, sul cavallo Pegaso, era salito al cielo.

8. Poiché udirono dall'altro profeta, Isaia, che sarebbe stato generato da una vergine, e che sarebbe salito al cielo da sé, tirarono fuori la storia di Perseo.

9. Quando poi conobbero che quanto di Lui era detto, così era scritto nella profezia già citata, "Forte come gigante a correre la via", parlarono di Eracle, forte e capace di percorrere tutta la terra.

10. Quando infine appresero che era stato predetto che Egli avrebbe guarito tutte le malattie e risuscitato i morti, introdussero Asclepio.

... ma non poterono imitare il supplizio della croce

LV. - 1. Tuttavia in nessun luogo e per nessuno dei cosiddetti figli di Zeus imitarono la pena della crocifissione. Questo non poteva essere da loro compreso, dal momento che tutto ciò che era stato detto al riguardo era in forma di simbolo, come è stato dimostrato.

2. E questo, come disse il Profeta, è il più grande segno della forza e del potere di Lui, come dimostra anche ciò che cade sotto i nostri occhi. Considerate infatti tutto ciò che c'è nel mondo: senza questa figura potrebbe costruirsi od avere connessione?

3. II mare non si fende, se questo trofeo, col nome di vela, non rimane integro sulla nave. E la terra non è arata senza di esso. Gli zappatori non compiono il loro lavoro - e così i meccanici -, se non hanno arnesi di questa forma.

4. La figura dell'uomo non differisce in nulla da quella degli esseri irrazionali, se non nella posizione eretta, nell'avere mani estensibili e nel fatto di portare sul volto, prominente sotto la fronte, quello che si chiama naso, per mezzo del quale l'essere vivente respira: e questo non mostra altro che la forma della croce.

5. Dal Profeta fu detto così: "II respiro della nostra faccia è Cristo Signore".

6. Anche i vostri emblemi - intendo dire vessilli e trofei - dimostrano la potenza di questa figura ed è con essi che voi, dovunque, sfilate, mostrando, anche se lo fate senza avvedervene, i segni del comando e del potere.

7. In questa forma ancora elevate le immagini dei vostri imperatori, quando muoiono e voi li chiamate dèi, nelle iscrizioni che vi apponete.

8. Pertanto, poiché abbiamo fatto quanto era nelle nostre facoltà per convincervi, attraverso l'argomentazione e l'evidenza di questo segno, ormai sappiamo di non avere colpa anche se non ci credete: il nostro dovere è assolto e terminato.

Ancora sugli impostori contrapposti a Cristo

LVI. - 1. Ma i malvagi demoni non si contentarono, prima della comparsa di Cristo, di dire che sono esistiti i cosiddetti figli di Zeus; anzi, quando, dopo la Sua comparsa e venuta tra gli uomini, appresero come Egli fosse stato preannunziato dai Profeti e si resero conto che fra ogni gente era creduto ed atteso, ancora una volta, come prima avevano mostrato, tiravano fuori altri personaggi: Simone e Menandro di Samaria che, esercitando arti magiche, ingannarono, e tengono tuttora nell'inganno molti.

2. Simone, vissuto - come dicemmo prima - tra di voi nella Roma imperiale, sotto l'imperatore Claudio, colpì a tal punto il sacro Senato ed il popolo romano che fu considerato un dio e fu onorato di una statua, come gli altri onorati quali dèi da voi.

3. Perciò noi preghiamo il sacro Senato ed il vostro popolo di farsi con voi esaminatori di questa nostra richiesta, affinché, se qualcuno fosse succube delle sue dottrine, possa apprendere la verità e fuggire l'errore. E la statua, se volete, abbattetela.

Noi non temiamo le morte

LVII. - 1. I cattivi demoni non riescono a persuadere che non esiste il fuoco come punizione per gli empi, così come non poterono tenere nascosta la venuta di Cristo. Solo questo possono fare: che chi vive contro ragione, è cresciuto perversamente nei cattivi costumi ed è schiavo delle false opinioni, ci uccida e ci odi. Noi comunque non solo non li odiamo, ma - come è dimostrato - ne abbiamo pietà e desideriamo persuaderli a cambiare.

2. Infatti non temiamo la morte, poiché sappiamo che, comunque, si muore e che non c'è niente di nuovo, ma in questo ordine di cose ritornano sempre le medesime realtà. Se di esse sente nausea chi ne fruisce anche solo per un anno, per essere per sempre liberi da passioni e da bisogni, occorre approdare alle nostre dottrine.

3. Se poi si mostrano increduli asserendo che non c'è nulla dopo la morte e dichiarano che i morti raggiungono l'insensibilità, a noi fanno del bene, sottraendoci ai patimenti ed alle necessità di quaggiù; mentre, invece, mostrano se stessi malvagi, non umani e schiavi delle opinioni: infatti ci uccidono non per liberarci, ma per i privarci della vita e del piacere.

L'opera nociva di Marcione

LVIII. - 1. Come abbiamo detto, i cattivi demoni esibirono anche Marcione del Ponto, il quale ancora oggi insegna a negare Dio creatore di tutte le cose del cielo e della terra e Cristo Suo figlio, preannunziato dai Profeti; egli annunzia una sorta di altro dio accanto al Creatore dell'universo, e parimenti un altro figlio.

2. Molti, prestandogli fede, come se fosse il solo a sapere la verità, si burlano di noi pur non avendo alcuna prova delle loro affermazioni; irragionevolmente, come agnelli afferrati dal lupo, diventano preda delle dottrine atee e di demoni.

3. Infatti questi demoni non aspirano ad altro che ad allontanare gli uomini dal Dio che li ha creati e dal Suo primogenito, Cristo. Quanti non riescono ad innalzarsi dalla terra, essi li inchiodarono e li inchiodano alle cose terrene e costruite dalle mani dell'uomo, mentre subdolamente sviano e gettano nell'empietà quanti intendono volgersi alla contemplazione delle cose di Dio se non sono dotati di salde capacità di ragionamento e non conducono una vita pura e libera da passioni.

Come Platone ha attinto dai Profeti

LIX. - 1. Affinché sappiate anche che Platone ha attinto dai nostri maestri - intendiamo dire dalle parole dei Profeti - l'affermazione secondo cui Dio, trattando la materia amorfa, fece il mondo, ascoltate le precise parole di Mosè, che già abbiamo mostrato essere il primo Profeta e più antico degli scrittori greci:

2. per mezzo di lui lo Spirito Profetico, rivelando in quale modo, al principio, e da quali elementi Dio abbia creato il mondo, disse così: "In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era invisibile ed informe, e tenebra sull'abisso; e lo Spirito di Dio si librava sulle acque. E Dio disse - Sia la luce - e così fu".

3. È così che Platone, con quanti la pensano come lui, ed anche noi stessi, abbiamo appreso che tutto il cosmo è opera del Logos di Dio con gli elementi prima indicati da Mosè: e voi potete persuadervene.

4. Sappiamo che anche quello che i poeti chiamano Erebo è già stato nominato prima da Mosè.

 

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