IV - RICOMPOSIZIONE DEI RAPPORTI DELLA CONVIVENZA NELLA VERITÀ,
NELLA GIUSTIZIA E NELL’AMORE

Ideologie incomplete ed erronee

197. Dopo tanti progressi scientifico-tecnici, e anche a causa di questi, rimane ancora il problema che i rapporti della convivenza vengano ricomposti in equilibri più umani tanto all’interno delle singole comunità politiche quanto sul piano mondiale.

198. Nell’epoca moderna varie ideologie sono state elaborate e diffuse a tale scopo: alcune si sono già disciolte, come nebbia al sole; altre hanno subito e subiscono revisioni sostanziali ed altre hanno attenuato di molto e vanno ulteriormente perdendo le loro attrattive sull’animo degli uomini. La ragione è che sono ideologie che dell’uomo considerano soltanto alcuni aspetti e, spesso, i meno profondi. Giacché non tengono conto delle inevitabili imperfezioni umane, come la malattia e la sofferenza; imperfezioni che i sistemi economico-sociali anche più progrediti non possono eliminare. Vi è poi la profonda ed inestinguibile esigenza religiosa che si esprime ovunque e costantemente, anche quando è conculcata con la violenza o abilmente soffocata.

199. Infatti l’errore più radicale nell’epoca moderna è quello di ritenere l’esigenza religiosa dello spirito umano come espressione del sentimento o della fantasia, oppure un prodotto di una contingenza storica da eliminare quale elemento anacronistico e quale ostacolo al progresso umano; mentre in quell’esigenza gli esseri umani si rivelano per quello che veramente sono: esseri creati da Dio e per Dio, come esclama sant’Agostino: "ci hai creati per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (S. Agostino, Confessioni, I, 1).

200. Pertanto, qualunque sia il progresso tecnico ed economico, nel mondo non vi sarà né giustizia né pace finché gli uomini non ritornino al senso della dignità di creature e di figli di Dio, prima ed ultima ragione d’essere di tutta la realtà da lui creata. L’uomo staccato da Dio diventa disumano con se stesso e con i suoi simili, perché l’ordinato rapporto di convivenza presuppone l’ordinato rapporto della coscienza personale con Dio, fonte di verità, di giustizia e di amore.

201. Vero è che la persecuzione che da decenni incrudelisce in molti paesi, anche di antica civiltà cristiana, su tanti nostri fratelli e figli, a noi perciò in modo speciale carissimi, mette in sempre maggiore evidenza la dignitosa superiorità dei perseguitati e la raffinata barbarie dei persecutori; ciò che, se ancora non dà frutti visibili di resipiscenza, induce già molti a pensare.

202. Ma resta sempre che l’aspetto più sinistramente tipico dell’epoca moderna sta nell’assurdo tentativo di voler ricomporre un ordine temporale solido e fecondo prescindendo da Dio, unico fondamento sul quale soltanto può reggere; e di voler celebrare la grandezza dell’uomo disseccando la fonte da cui quella grandezza scaturisce e della quale si alimenta, e cioè reprimendo e, se fosse possibile, estinguendo il suo anelito verso Dio. Sennonché l’esperienza di tutti i giorni continua ad attestare, fra le delusioni più amare e non di rado in termini di sangue, quanto si afferma nel Libro ispirato: "Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori " (Sal 126,1).

Perenne attualità della dottrina sociale della Chiesa

203. La Chiesa è portatrice e banditrice di una concezione sempre attuale della convivenza.

Principio fondamentale in tale concezione è, come emerge da quanto fin qui si è detto, che i singoli esseri umani sono e devono essere il fondamento, il fine e i soggetti di tutte le istituzioni in cui si esprime e si attua la vita sociale: i singoli esseri umani visti in quello che sono e che devono essere secondo la loro natura intrinsecamente sociale, e nel piano provvidenziale della loro elevazione all’ordine soprannaturale.

204. Da quel principio fondamentale, che tutela la dignità sacra della persona, il magistero della Chiesa ha enucleato, con la collaborazione di sacerdoti e laici illuminati, specialmente in questo ultimo secolo,una dottrina sociale che indica con chiarezza le vie sicure per ricomporre i rapporti della convivenza secondo criteri universali rispondenti alla natura e agli ambiti diversi dell’ordine temporale e ai caratteri della società contemporanea, e perciò accettabili da tutti.

205. È però indispensabile, oggi più che mai, che quella dottrina sia conosciuta, assimilata, tradotta nella realtà sociale in quelle forme e in quei gradi che le varie situazioni acconsentano o reclamino: compito arduo, ma nobilissimo, alla cui attuazione invitiamo con appello ardente non solo i nostri fratelli e figli sparsi in tutto il mondo, ma anche tutti gli uomini di buona volontà.

Istruzione

206. Riaffermiamo anzitutto che la dottrina sociale cristiana è parte integrante della concezione cristiana della vita.

Mentre notiamo con soddisfazione che in vari istituti già da tempo tale dottrina viene insegnata, ci preme esortare ad estendere l’insegnamento con corsi ordinari e in forma sistematica a tutti i seminari e a tutte le scuole cattoliche di ogni grado. Va inoltre inserita nei programmi di istruzione religiosa delle parrocchie e delle associazioni dell’apostolato dei laici, va diffusa con i mezzi espressivi moderni: stampa quotidiana e periodica, pubblicazioni a carattere divulgativo e di natura scientifica, radio e televisione.

207. Alla sua diffusione possono contribuire molto i nostri figli del laicato con l’impegno per apprenderla, con lo zelo nel farla comprendere agli altri e svolgendo nella sua luce le loro attività a contenuto temporale.

208. Non diementichiamo che le verità e l’efficacia della dottrina sociale cattolica vanno dimostrate soprattutto offrendo un orientamento sicuro per la soluzione dei problemi concreti. In tal modo si riesce pure ad attirare su di essa l’attenzione di coloro che la ignorano o che, ignorandola, l’avversano; e forse anche a far entrare nel loro spirito qualche scintilla della sua luce.

Educazione

209. Una dottrina sociale non va solo enunciata, ma anche tradotta in termini concreti nella realtà. Ciò tanto è più vero della dottrina sociale cristiana, la cui luce è la verità, il cui obiettivo è la giustizia e la cui forza propulsiva è l’amore. Richiamiamo quindi l’attenzione sulla necessità che i nostri figli, oltre che essere istruiti nella dottrina sociale, siano pure educati socialmente.

210. L’educazione cristiana deve essere integrale, e cioè estendersi ad ogni serie di dovere; e però deve pure tendere a che nei fedeli nasca e si invigorisca la coscienza del dovere di svolgere cristianamente anche le attività a contenuto economico e sociale.

211. Il passaggio dalla teoria alla pratica, è, per sua natura, arduo; tanto più lo è quando si tratta di tradurre in termini di concretezza una dottrina sociale quale è quella cristiana, a motivo dell’egoismo profondamente radicato negli esseri umani, del materialismo di cui è permeata la società moderna, delle difficoltà a individuare con chiarezza e precisione le esigenze obiettive della giustizia nei casi concreti.

Perciò l’educazione, oltre che far nascere e sviluppare la coscienza del dovere e di agire cristianamente in campo economico e sociale, è pure necessario che si proponga di far apprendere il metodo che rende idonei a compiere quel dovere.

Compito delle associazioni di apostolato dei laici

212. L’educazione ad operare cristianamente anche in campo economico e sociale difficilmente riesce efficace se i soggetti medesimi non prendono parte attiva nell’educare se stessi, e se l’educazione non viene svolta anche attraverso l’azione.

213. A ragione si suol dire che non s’acquista l’attitudine a esercitare rettamente la libertà se non attraverso il retto uso della libertà. Analogamente l’educazione ad agire cristianamente in campo economico e sociale non si realizza se non attraverso il concreto cristiano agire in quel campo.

214. Perciò nell’educazione sociale un compito importante spetta alle associazioni e alle organizzazioni di apostolato dei laici, specialmente a quelle che si propongono come obiettivo specifico la vivificazione cristiana dell’uno e dell’altro settore dell’ordine temporale. Infatti non pochi membri di quelle associazioni possono far tesoro delle loro quotidiane esperienze per educare sempre meglio se stessi e per contribuire all’educazione sociale dei giovani.

215. A questo proposito cade opportuno richiamare a tutti, in alto e in basso, il senso cristiano della vita, che importa lo spirito di sobrietà e di sacrificio.

Purtroppo oggi prevale qua e là la concezione e la tendenza edonistica, che vorrebbe ridurre la vita alla ricerca del piacere e alla soddisfazione piena di tutte le passioni con grave danno dello spirito e anche del corpo.

216. Sul piano naturale è saggezza feconda di bene la morigeratezza e la temperanza degli appetiti inferiori; sul piano soprannaturale l’Evangelo, la Chiesa e tutta la sua tradizione ascetica esigono il senso della mortificazione e della penitenza, che assicura il dominio dello spirito sulla carne e che offre un mezzo efficace a scontare la pena dovuta al peccato, da cui nessuno è immune, salvo Gesù Cristo e la sua Madre immacolata.

Suggerimenti pratici

217. Nel tradurre in termini di concretezza i principi e le direttive sociali, si passa di solito attraverso tre momenti: rilevazione delle situazioni; valutazione di esse nella luce di quei principi e di quelle direttive; ricerca e determinazione di quello che si può e si deve fare per tradurre quei principi e quelle direttive nelle situazioni, secondo modi e gradi che le stesse situazioni consentono o reclamano. Sono i tre momenti che si sogliono esprimere nei tre termini: vedere, giudicare, agire.

218. È quanto mai opportuno che i giovani siano invitati spesso a ripensare quei tre momenti e, per quanto è possibile, a tradurli in pratica; cosi le cognizioni apprese e assimilate non rimangono in essi idee astratte, ma li rendono praticamente idonei a tradurre nella realtà concreta principi e direttive sociali.

219. In tali applicazioni possono sorgere anche tra cattolici, retti e sinceri, delle divergenze. Quando ciò si verifichi, non vengano mai meno la vicendevole considerazione, il reciproco rispetto e la buona disposizione a individuare i punti di incontro per una azione tempestiva ed efficace: non ci si logori in discussioni interminabili e, sotto il pretesto del meglio e dell’ottimo, non si trascuri di compiere il bene che è possibile e perciò doveroso.

220. I cattolici impegnati nello svolgimento di attività economico- sociali vengono a trovarsi perciò stesso in frequenti rapporti con altri che non hanno la stessa visione della vita. In tali rapporti i nostri figli siano vigilanti per essere sempre coerenti con se stessi, per non venire mai a compromessi riguardo alla religione e alla morale; ma nello stesso tempo siano e si mostrino animati da spirito di comprensione, disinteressati, e disposti a collaborare lealmente nell’attuazione di progetti che siano di loro natura buoni o almeno riducibili al bene. È ovvio però che quando in materia la gerarchia ecclesiastica si è pronunciata, i cattolici sono tenuti a conformarsi alle sue direttive; giacché compete alla Chiesa il diritto e il dovere non solo di tutelare i principi dell’ordine etico e religioso, ma anche di intervenire autoritativamente nella sfera dell’ordine temporale, quando si tratta di giudicare dell’applicazione di quei principi ai casi concreti.

Azione molteplice e responsabilità

221. Dall’istruzione e dall’educazione occorre passare all’azione. È un compito che spetta soprattutto ai nostri figli del laicato, essendo essi, in virtù del loro stato di vita, abitualmente impegnati nello svolgimento di attività e nella creazione di istituzioni a contenuto e finalità temporali.

222. Nell’attuazione di un compito tanto nobile, è necessario che i nostri figli non soltanto siano professionalmente competenti e svolgano le attività temporali secondo le leggi ad esse immanenti per il raggiungimento efficace dei rispettivi fini; ma è altresì indispensabile che nello svolgimento di dette attività si muovano nell’ambito dei principi e delle direttive della dottrina sociale cristiana, in attitudine di sincera fiducia e sempre in rapporto di filiale obbedienza verso l’autorità ecclesiastica. Tengano presente i nostri figli che quando nello svolgimento delle attività temporali non si seguono i principi e le direttive della dottrina sociale cristiana, non solo si viene meno a un dovere e si ledono spesso i diritti dei propri fratelli, ma si può giungere al punto di gettare il discredito su quella stessa dottrina, quasi fosse nobile in se stessa, ma priva di virtù efficacemente orientatrice.

Un pericolo grave

223. Come abbiamo già osservato, gli uomini hanno oggi approfondito ed esteso enormemente la conoscenza delle leggi della natura; hanno creato gli strumenti per impadronirsi delle sue forze; hanno prodotto e continuano a produrre opere gigantesche e spettacolari. Però nel loro impegno di dominare e trasformare il mondo esteriore rischiano di dimenticare e di logorare se stessi: "E così il lavoro corporale - osserva con profonda amarezza il nostro predecessore Pio XI nell’enciclica Quadragesimo anno - che la divina Provvidenza, anche dopo il peccato originale, aveva stabilito come esercizio in bene del corpo insieme e dell’anima, si viene convertendo in uno strumento di perversione: la materia inerte, cioè, esce nobilitata dalla fabbrica, le persone invece vi si corrompono e avviliscono" (AAS, XXXIII, 1931, p. 221s).

224. Similmente il pontefice Pio XII a ragione afferma che la nostra epoca si contraddistingue per un netto contrasto fra l’immenso progresso scientifico-tecnico ed un pauroso regresso umano, consistendo il "suo mostruoso capolavoro nel trasformare l’uomo in un gigante del mondo fisico a spese del suo spirito ridotto a pigmeo nel mondo soprannaturale ed eterno" (Radiomessaggio natalizio 1953).

225. Oggi ancora una volta si verifica, in proporzioni amplissime, quanto affermava dei pagani il Salmista; e cioè come gli uomini dimentichino spesso il proprio essere nel proprio operare, e ammirino le proprie opere fino a farne un idolo: "Gli idoli delle genti sono argento e oro, opera delle mani dell’uomo" (Sal 113,4).

Riconoscimento e rispetto della gerarchia dei valori

226. Nella nostra paterna preoccupazione di Pastore universale di anime, invitiamo insistentemente i nostri figli a vigilare su se stessi per tenere desta ed operante la coscienza della gerarchia dei valori nello svolgimento delle loro attività temporali e nel perseguimento dei loro rispettivi fini immediati.

227. Certo la Chiesa ha insegnato in ogni tempo e continua sempre ad insegnare che i progressi scientifico-tecnici e il conseguente benessere materiale sono beni reali; e quindi segnano un importante passo nell’incivilimento umano. Però essi devono essere valutati per quello che sono secondo la loro vera natura, e cioè come beni strumentali o mezzi che vanno utilizzati per un più efficace perseguimento di un fine superiore, quale è quello di facilitare e promuovere il perfezionamento spirituale degli esseri umani tanto nell’ordine naturale che in quello soprannaturale.

Risuona perennemente ammonitrice la parola del divino Maestro: "Quale vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? " (Mt 16,26).

Santificazione della festa

228. A tutela della dignità dell’uomo come creatura dotata di un’anima fatta ad immagine e somiglianza di Dio, la Chiesa ha sempre reclamato l’osservanza esatta del terzo precetto del decalogo: "Ricordati di santificare la festa" (Es 20,8). È un diritto di Dio esigere dall’uomo che dedichi al culto un giorno della settimana, in cui lo spirito, libero dalle occupazioni materiali, possa elevarsi e aprirsi con il pensiero e con l’amore alle cose celesti, esaminando nell’intimo della coscienza i suoi doverosi e indispensabili rapporti con il Creatore.

229. Ma è anche diritto, anzi bisogno dell’uomo fare una pausa nell’applicazione del corpo al duro lavoro quotidiano, a ristoro delle membra stanche, a onesto svago dei sensi e a vantaggio dell’unità domestica, che esige un frequente contatto e una serena convivenza vissuta tra i membri della famiglia.

230. Religione, morale e igiene convergono verso la legge del riposo periodico, che la Chiesa da secoli traduce nella santificazione della domenica, con la partecipazioe al santo sacrificio della messa, memoriale e applicazione dell’opera redentrice di Cristo nelle anime. Ma con vivo dolore dobbiamo costatare e deplorare la negligenza, se non proprio il disprezzo, di questa legge santa, con conseguenze deleterie per la salute dell’anima e del corpo dei cari lavoratori.

231. In nome di Dio e per l’interesse materiale e spirituale degli uomini noi richiamiamo tutti, autorità, impresari e lavoratori, all’osservanza del precetto di Dio e della sua Chiesa ricordando a ciascuno la sua grave responsabilità davanti al Signore e davanti alla società.

Rinnovato impegno

232. Però sarebbe errato dedurre da quanto abbiamo brevemente sopra esposto che i nostri figli, soprattutto del laicato, debbano considerare prudente attenuare il proprio impegno cristiano nel mondo; lo devono invece rinnovare e accentuare. Il Signore nella preghiera sublime per l’unità della sua Chiesa non prega il Padre perché sottragga i suoi dal mondo, ma perché li preservi dal male: "Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno " (Gv 17,15). Non si deve creare un’artificiosa opposizione là dove non esiste, e cioè tra il perfezionamento del proprio essere e la propria presenza attiva nel modo, quasi che non si possa perfezionare se stessi che cessando di svolgere attività temporali, o che qualora si svolgano siffatte attività si sia frontalmente portata a compromettere la propria dignità di esseri umani e di credenti.

233. Risponde invece perfettamente ai piani della Provvidenza che ognuno perfezioni se stesso attraverso il suo lavoro quotidiano, che per la quasi totalità degli esseri umani è un lavoro a contenuto e finalità temporali.

La Chiesa oggi si trova di fronte al compito immane di portare un accento umano e cristiano alla civiltà moderna: accento che la stessa civiltà domanda e quasi invoca per i suoi sviluppi positivi e per la sua stessa esistenza.

234. Come abbiamo accennato, la Chiesa viene attuando questo compito soprattutto attraverso i suoi figli laici, che a tale scopo devono sentirsi impegnati a svolgere le proprie attività professionali come adempimento di un dovere, come prestazione di un servizio, in comunione interiore con Dio e nel Cristo e a sua glorificazione, come indica l’apostolo san Paolo: "Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio (1Cor 10,31). "Tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre " (Col 3,17).

Maggiore efficienza nelle attività temporali

235. Qualora si garantisca nelle attività e nelle istituzioni temporali l’apertura ai valori spirituali e ai fini soprannaturali, si rafforza in esse la efficienza rispetto ai loro fini specifici ed immediati. Resta sempre vera la parola del Maestro divino: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta " (Mt 6,33). Quando si è "luce nel Signore", (Ef 5,8) e quando si cammina come figli della luce (cf. ivi) si colgono più sicuramente le esigenze fondamentali della giustizia anche nelle zone più complesse e difficili dell’ordine temporale, in quelle cioè nelle quali non di rado gli egoismi individuali, di gruppo e di razza, insinuano e diffondono fitte nebbie. E quando si è animati dalla carità di Cristo ci si sente uniti agli altri e si sentono come propri i bisogni, le sofferenze, le gioie altrui. Conseguementemente l’operare di ciascuno, qualunque sia l’ambito e l’oggetto in cui si concreta, non può non risultare più disinteressato, più vigoroso, più umano, poiché la carità: "è paziente, é benigna..., non cerca il suo interesse..., non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità..., tutto spera, tutto sopporta " (1Cor 13,4-7).

Membri vivi nel corpo mistico di Cristo

236. Ma non possiamo concludere questa nostra enciclica senza ricordare un’altra verità che è insieme una sublime realtà: e cioè che noi siamo membra vivi del corpo mistico di Cristo, che è la sua Chiesa: "Come il corpo, pur essendo uno, ha molto membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, cosi anche Cristo" (1Cor 12,12).

237. Invitiamo con paterna insistenza tutti i nostri figli appartenenti sia al clero che al laicato, ad essere profondamente consapevoli di tanta dignità e grandezza per il fatto che sono inseriti nel Cristo come tralci nella vite: "Io sono la vite, voi i tralci " (Gv 15,5) e che sono chiamati a vivere perciò della sua stessa vita. Per cui quando si svolgono le proprie attività, anche se di natura temporale, in unione con Gesù divino redentore, ogni lavoro diviene come una continuazione del suo lavoro, penetrato di virtù redentiva: "Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto " (cf. ivi) . Diviene cioè un lavoro con il quale mentre si realizza il proprio perfezionamento soprannaturale, si contribuisce ad estendere e diffondere sugli altri il frutto della redenzione, e si lievita del fermento evangelico la civiltà in cui si vive e si opera.

238. La nostra epoca è percorsa e penetrata da errori radicali, è straziata e sconvolta da disordini profondi: però è pure un’epoca nella quale si aprono allo slancio della Chiesa possibilità immense di bene.

239. Diletti fratelli e figli: lo sguardo che abbiamo potuto dare con voi ai vari problemi di vita sociale contemporanea, dalle prime luci dell’insegnamento di papa Leone XIII, ci ha condotti al dispiegamento di tutto un tessuto di costatazioni e di proposte, su cui vi invitiamo a soffermarvi, a ben meditare e a prendere coraggio per la cooperazione di ciascuno e di tutti alla realizzazione del regno di Cristo sulla terra: "regno di verità e di vita; regno di santità e di grazia; regno di giustizia, di amore e di pace": (Prefazio nella Messa di Cristo Re) che assicura il godimento dei beni celesti, per cui siamo creati e a cui aneliamo.

240. Infatti si tratta della dottrina della Chiesa cattolica e apostolica, madre e maestra di tutte le genti, la cui luce illumina, accende, infiamma; la cui voce ammonitrice, piena di celeste sapienza, appartiene a tutti i tempi; la cui virtù presta sempre rimedi cosi efficaci e cosi adatti alle crescenti necessità degli uomini, alle angustie e alle ansietà della vita presente. Con questa voce si accorda quella antichissima del Salmista, che non cessa di fortificare e innalzare i nostri animi: "Ascolterò ciò che dice in me il Signore Iddio: perché parla di pace al suo popolo e ai suoi santi, e a coloro che rientrano in se stessi. Per certo è vicina a quei che lo temono la sua salvezza, sicché abiti di nuovo la gloria di Dio nella nostra terra. La verità e la bontà si sono incontrate; giustizia e pace si sono baciate. La verità germoglia dalla terra: la giustizia guarda dai cieli. Il Signore darà ogni bene, e la terra apporterà il frutto suo. La giustizia va sempre innanzi a segnare di luce il buon cammino" (Sal 84,9ss).

241. Tali sono i voti, venerabili fratelli, che noi formuliamo nel chiudere questa lettera, alla quale da tempo abbiamo dedicato le nostre sollecitudini per la Chiesa universale; li formuliamo affinché il divin Redentore degli uomini, "Il quale, per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione ", (1Cor 1,30) regni e trionfi felicemente attraverso i secoli, in tutti e su tutto; li formuliamo ancora affinché, ricomposta la convivenza nell’ordine, tutte le genti finalmente godano di prosperità, di letizia, di pace.

Benedizione finale

242. In auspicio di questi voti e in pegno della nostra paterna benevolenza, scenda l’apostolica benedizione che, a voi venerabili fratelli e ai fedeli tutti affidati al vostro ministero, particolarmente a quelli che risponderanno con slancio alle nostre esortazioni, impartiamo di cuore nel Signore.

 

Roma, 20 maggio 1961

 

 

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