S. Luigi Orione: Lettere 47-69

 

LA PRIMA OPERA DI GIUSTIZIA:

"DARE CRISTO AL POPOLO" (47)

Cristo ritorna, e tornerà sempre finché la terra avrà lacrime e schiavi; tornerà a dare pienezza di libertà alla sua Chiesa, tornerà in trionfo, portato a braccia di popoli, su un trono di cuori.

Quando il popolo sembrerà strappato per sempre a Dio, allora si risveglierà come un forte e comprenderà che solo Cristo è la sua vita e la sua felicità, e a voce grande e angosciosa invocherà il Signore, il Dio della misericordia.

Basterà allora alzare un Crocifisso, che il popolo gli cadrà ai piedi, per risorgere a vita più alta; che neanche gli altari andranno rovesciati, e le pietre del santuario disperse. E peggio finché sulle rovine resti un troncone di Colui che noi adoriamo o un lembo del manto di Maria, basterà, o fratello basterà quello! E il popolo tornerà a credere, ad amare e ad adorare, a vivere, e il mondo avrà un nuovo e più vasto risorgimento cristiano e civile.

Coll'odio non si vive e Gesù sta preparando un grande ritorno. L'ora si avvicina: tutto ce lo dice. L'ultimo a vincere è sempre Dio, e Dio vincerà da Salvatore e da Padre, e sarà un'ora grande di universale misericordia.

Vogliamo portare Cristo al cuore degli umili e dei piccoli, del popolo e portare il popolo ad amare ognora più Cristo, la famiglia e la patria.

Instaurare omnia in Christo: è necessario fare cristiano l'uomo e il popolo, è necessaria una restaurazione cristiana e sociale della umanità. Ma bisogna educare sempre più a Dio la gioventù e andare al popolo, vivere la sua vita, soffrire le sue sofferenze.

E in quest'ora del mondo, ora tanto dolorosa, tanto triste, risolviamo, o Amici, di conservare inestinguibile e ognor più divampante il sacro fuoco dell'amore a Cristo e agli uomini. E realizziamo la carità, in special modo con lo stendere fraternamente la mano e il cuore alle classi del proletariato, ai poveri operai, ai più umili e più infelici.

Spargiamo nel popolo, nella gioventù, nella patria questo vivificante cristiano amore.

Senza questo sacro fuoco, che è amore e luce, che resterebbe della umanità? Ottenebrata la intelligenza, il cuore fatto freddo, gelido più che il marmo di una tomba, l'umanità vivrebbe convulsa tra dolori d'ogni genere senza alcun alto conforto, solo abbandonata ai tradimenti, ai vizi, alle scelleraggini senza nome.

Che sarebbe dell'uomo e della civiltà quando, dominata dall'egoismo, da basse cupidigie, avvelenata da deleterie teorie comuniste, le masse popolari rompessero ogni legge, ogni freno di onesto vivere cristiano e civile? (... ) Il mondo ne andrebbe incendiato, gli uomini finirebbero a sbranarsi come mai s'è visto, neppure tra le belve.

Che guadagnerebbe l'umanità rinnegando la carità di Cristo?

Con Cristo tutto si eleva, tutto si nobilita: famiglia, amore di patria, ingegno, arti, scienze, industria, progresso, organizzazione sociale: senza Cristo tutto si abbassa, tutto si offusca, tutto si spezza: il lavoro, la civiltà, la libertà, la grandezza, la gloria del passato, tutto va distrutto, tutto muore.

 

AVE, O MADRE AMABILISSIMA (48)

Ave, o Madre amabilissima, che vedi e ascolti anche di lontano! Ricevi il mio saluto, umile riverente filiale; senti il palpito fervido di questo cuore, che passa i mari e giunge sino al tuo cuore!

Esulta, o alma Donna del Cielo, e accogli il mio ringraziamento pei tuoi tanti benefici e prodigi!

Tu sei la Madre delle madri nostre; tu onnipotente per grazia sul cuore di Dio, prega per noi peccatori!

Ecco: anch'io sono presente alla tua grande festa, al tuo trionfo, o Maria! M'inginocchio davanti a te, levo lo sguardo e gli affanni del mio spirito a te, o Beata "che un dì provasti il pianto"!

Ti chiamo, ti supplico per me e per tutti, "O Vergine, o Signora, o Tutta santa"! Ai tuoi piedi depongo il mio cuore e tutta la mia povera vita: mille volte ti benedico, mille e mille volte ti amo!

O Stella, posta da Dio sull'orizzonte del cristianesimo, perché a te si rivolgano i voti di tutti coloro che soffrono e sperano; solo al pensarti l'animo si calma, la mente si rasserena, si diffonde la pace e la letizia!

Iddio, che ti ha dato la pienezza della grazia su questa terra, ti ha dato in Cielo la pienezza della potenza a favore di quanti implorano il tuo santo patrocinio.

Deh, o Vergine santissima, a cui nessuno ha mai ricorso invano, dà a noi forza, dà amore di volere ciò che Dio vuole da noi! Rivolgi ognora sulle nostre miserie i tuoi occhi misericordiosi, e spargi copiose le tue grazie sulla moltitudine che ti circonda e ti ama! Ai poveri come ai ricchi, ai sani e ai malati, ai vecchi e ai giovani, ai buoni e ai non buoni, ottieni la luce e il conforto grande della fede, come Dio fa risplendere il sole sulla testa dei buoni e sulla testa dei cattivi. Quanti affetti gentili, quanti sentimenti di bontà, quale viva sorgente di santità, ha suscitato il tuo esempio, o Maria.

 

ANCHE SU DI NOI

GLI ANGELI CHIAMANO LA PACE DEL NATALE! (49)

Perché i pastori antichi erano poveri, perché erano semplici e pii, ad essi apparve l'Angelo; e, chiamati alla grotta di Betlemme, il loro cuore s'intenerì davanti a Gesù Bambino. Il Signore parla agli umili, ai puri, ai semplici. Erano uomini di buona volontà, e gli Angeli chiamarono su di essi la pace.

Ecco, è apparso il Salvatore e Dio nostro, il Messia! E nato a salvare tutti gli uomini; e lo splendore divino di Lui rifulge oggi su noi, ristorati dalla sua grazia, inondati dalla sua luce e dalla sua pace. Solo la sua vita riempie i cuori!

E’ nato Gesù, che darà il perdono ai nemici, vincerà il male col bene e comanderà l'amore a tutti: Gesù, l'autore della vita, il Redentore del mondo, il largitore d'immortalità

Fa, o Signore, che camminiamo sempre pel retto cammino, sotto il tuo sguardo:

sempre ai piedi della tua Chiesa, in umiltà grande, in semplicità ed esultanza.

O Gesù dolce, Gesù amore!

Noi ti vogliamo amare e servire in carità grande e santa letizia, sempre contenti per la beata speranza, amando e vivendo delle cose umili e povere, come, o Gesù, ci hai insegnato con la tua nascita, la tua vita e la tua morte. Far del bene sempre e del bene a tutti, o Gesù, benedicendo sempre e non maledicendo mai.

Inebriati dalle celesti delizie del tuo santo Natale, null'altro ti domandiamo, o Gesù, che di amarti! di amarti! di amarti!

E che la pace si diffonda consolatrice su tutta quanta la terra.

 

SEMINIAMO SUI NOSTRI PASSI OPERE DI BONTA’ E AMORE (50)

Non vi è niente di più caro al Signore, che la carità verso il prossimo e specialmente verso le anime. Anime e Anime!

La carità ci edifica e unifica in Cristo, la carità è paziente e benigna, è soave e forte, è umile, illuminata e prudente, compatisce gli altrui difetti, gode del bene altrui, ripone la sua felicità nel fare del bene a tutti, anche ai nemici, si fa tutta a tutti, è onnipossente e trionfatrice di tutte le cose.

Il nostro Dio è un Dio appassionato di amore, Dio ci ama più che un padre ami il suo figlio, Cristo Dio non ha esitato a sacrificarsi per amore dell'umanità. Nel più misero degli uomini brilla l'immagine di Dio. Chi dà al povero, dà a Dio e avrà dalla mano di Dio la ricompensa.

Oh, ci mandi la Provvidenza gli uomini della carità. Come un giorno dalle pietre Dio ha suscitato i figli di Abramo, col susciti la legione e un esercito, l'esercito della carità, che colmi di amore i solchi della terra, pieni di egoismo, di odio, e calmi finalmente l'affannata umanità.

Siamo apostoli di carità, soggioghiamo le nostre passioni, rallegriamoci del bene altrui, come di bene nostro; in cielo sarà appunto così, come ce lo esprime anche Dante con la sua sublime poesia. Siamo apostoli di carità, di amore puro, amore alto ed universale; facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, con l'aiutarci vicendevolmente, col darci la mano e camminare insieme. Seminiamo a larga mano, sui nostri passi, opere di bontà e di amore; asciughiamo le lacrime di chi piange.

Sentiamo, o fratelli, il grido angoscioso di tanti altri nostri fratelli, che soffrono e anelano a Cristo; andiamo loro incontro da buoni Samaritani, serviamo la Verità, la Chiesa, la Patria, nella carità.

Fare del bene a tutti, fare del bene sempre, del male a nessuno!

 

L'ULTIMO A VINCERE E’ CRISTO

E VINCE NELLA MISERICORDIA ... (51)

Cristo è risorto! Oh! risorga Cristo anche in noi se mai fossimo venuti meno lungo la via: viva in noi con la sua grazia, e noi viviamo in Lui e di Lui, ché fuori di Lui non c'è vita né consolazione che valga.

Vivere Cristo e far vivere tutto il mondo di Cristo! Che la vittoria del Signore sia anche la nostra vittoria, e la morte, anche per noi, sia un passaggio a vita novella, e abbia a renderci un di radioso questo corpo, che la tomba non riceverà che in deposito.

Cristo è risorto! Ma è ancora in mezzo di noi, è sempre con noi, per asciugare ogni lagrima, e trasformare tutti i dolori in amore.

Leviamo lo sguardo della fede, o fratelli: ecco Cristo che viene vivo coi vivi, a darci vita con la sua vita, nell'effusione copiosa della redenzione. Egli procede raggiante, avvolto nel gran manto della misericordia, e avanza amabile e possente, "con segno di vittoria incoronato".

Avanza al grido angoscioso dei popoli: Cristo viene

portando sul suo cuore la Chiesa, e, nega sua mano, le lacrime e il sangue dei poveri: la causa degli afflitti, degli oppressi, delle vedove, degli orfani, degli umili, dei reietti.

E dietro a Cristo si aprono nuovi cieli: è come l'aurora del trionfo di Dio. Sono genti nuove, nuove conquiste, è tutto un trionfo non più visto di grande, di universale carità, poiché l'ultimo a vincere è Lui, Cristo, e Cristo vince nega carità e nella misericordia.

L'avvenire appartiene a Lui, a Cristo, Re invincibile; Verbo divino che rigenera; Via di ogni grandezza morale; Vita e sorgente viva di amore, di progresso, di libertà e di pace ...

 

DI FEDE, DI VIRTU’, DI ONESTA’

HA ESTREMO BISOGNO IL MONDO (52)

Buona Pasqua a voi, cari ex Alunni; a voi, o giovani, che state crescendo alla Religione, alla Famiglia, alla Patria nei nostri Istituti e siete tanta parte della nostra vita e del nostro cuore!

Il Signore vegli sempre su voi, o indimenticabile miei figliuoli in Cristo. Quelli di voi, che sono padri, crescano nel timore di Dio i figli. Tutti, poi, siate amanti delle vostre famiglie: mantenetevi morali e buoni; vivete da veri cristiani; pregate, frequentate i Sacramenti, santificate la festa; non arrossite mai del Vangelo, né della Chiesa.

Abbiate il coraggio del bene e dell'educazione cattolica e italiana ricevuta. Diffondete lo spirito della bontà: perdonate sempre; amate tutti; siate umili, laboriosi, franchi e leali in tutto: di fede, di virtù, di onestà ha estremo bisogno il mondo.

Amiamo la nostra Italia di un amore operoso; amiamola per farla sempre più degna della sua fede e delle sue tradizioni; amiamola come italiani e come cattolici; adoperiamoci a far rifiorire le virtù pubbliche col rendere sempre più pure, cristiane e laboriose le nostre famiglie ...

Allora saremo un gran popolo, una nazione grande, una grande forza nel cammino della civiltà, e raggiungeremo l'ideale nella via dell'onore e della gloria: l'ideale che scaturisce dalla luce di tanti genii, dal profumo di tante anime, dal sangue di tanti eroi. Allora raggiungeremo quello che i nostri antichi padri sognarono: un popolo nega sua italianità più cristiano, più forte, più grande ...

 

PER NOI OFFRI LE TUE LACRIME,

O SANTA MADRE DEL SIGNORE! (53)

Ti supplichiamo, o Signore, che, celebrando noi oggi le virtù della Tua gloriosa Madre e sempre Vergine Maria, ci soccorra l'augusta sua intercessione, sì che, agli splendori del suo volto, camminiamo la via della umiltà, della purezza, della carità.

E, benedetta e degna di venerazione sei Tu, o Maria!

Ecco, noi veniamo ai tuoi piedi, con letizia e gioia, con amore e fiducia di figli!

Salga a Te, quale odore soave, la nostra preghiera: per tutti m'inginocchio e per tutti Ti prego, o Vergine Santissima, per tutti!

In modo particolare per la Piccola Opera della Divina Provvidenza, per quanti sono Amici e Benefattori dei nostri orfanelli e dei nostri poveri.

O Vergine Madre, ricordati di noi, al cospetto di Dio; parla al tuo Divin Figlio per noi peccatori; per noi offri le Tue lacrime, o santa Madre del Signore!

E che io pianga, tra le tue braccia materne, le mie grandi miserie, pianga di dolore, pianga di amore; confonda, con le Tue, le mie lacrime, e tutto il mio pianto col Sangue di Gesù, mio Dio e mio Amore!

Che questo Tuo povero figlio, o santa Madonna della Guardia, sia in vita, in morte et ultra, il pazzo della carità, l'inebriato della Croce e del Sangue di Cristo Crocefisso!

La Santa Madonna ci conforti e benedica! E benedetti siate tutti, o fratelli: siate sempre benedetti!

 

DILATIAMO IL CUORE ALLA PIU’ GRANDE FIDUCIA (54)

Tutto è possibile a colui che crede, a chi sta fermo e umile nel Signore, in ginocchio ai piedi della Chiesa e di Chi la rappresenta. Oh ben vengano, allora, e molte e grandi, le esperienze della Fede, e Dio tutti ci assista ad attuare in noi, virilmente, santamente, la Fede! Sorretti dalla mano del Signore, confortati dalle benedizioni del Papa e dei Vescovi, non si turberanno, no, i nostri cuori.

Le prove, le sofferenze, prese dalle mani di Dio, non faranno che sopraccrescere la nostra Fede: essa arderà di nuovo ardore, risplenderà di nuova luce, e sarà vita e calore spirituale a noi, sarà vita e luce di Cristo a turbe di poveri fanciulli d'ogni stirpe e colore, ed a moltitudini immani di operai e di popoli straviati da Cristo.

Coraggio, o miei figli, ché l'avvenire è di Cristo e di chi vive di Fede, di Fede operosa nella verità e nella carità, sino a morire, sino all'olocausto, a salvezza dei fratelli.

Coraggio, e avanti nello Spirito di Fede e di fedeltà, di pietà soda, ignita; dilatiamo il cuore alla più grande fiducia, al più dolce amore di Dio e del prossimo. Dalla fede sgorga la vita! Non in parole è il regno di Dio, ma in possanza di fede e di carità in Cristo.

Siamo, dunque, forti nella Fede, ed esercitiamola con le opere della carità. Perseveranti nell'orazione, saldi nella Fede, piccoli e umili ai piedi della Santa Chiesa, Madre della nostra Fede e delle nostre anime, attendiamo tranquilli, sereni, l'ora di Dio. Il Signore, che, con la Sua mano, ha asciugato tante nostre lacrime, convertirà in gaudio ogni nostra tristezza: abbiamo Fede!

Però, non domandiamo a Gesù che ci liberi dalle tribolazioni e dalle croci - sarebbe la nostra più grande sciagura: domandiamogli di fare solo e sempre la Sua volontà, sì e come ci sarà manifestata dalla Santa Chiesa -, e questo oggi, domani e sempre, e sempre in perfetta letizia, in Domino.

 

QUANTE VOLTE HO SENTITO GESU’ VICINO A ME! (55)

...

Quel Dio onnipotente che, per la Fede, ha tratto dalle pietre i figli di Abramo: quel Dio grande e buono che a diffusione della Fede usa sovente adoperar le cose deboli per confondere le forti, e ciò che non è per confondere quello che è, onde tutti riconoscano che le cose più mirabili sono opera non dell'uomo, ma di Dio: Lui, il Signore e Padre nostro mi ha portato su questa terra lontana, su questo fiume immenso e lontano, perché testimoniassi la Fede.

Sostenuto dalla grazia del Signore, e dalla bontà materna della Chiesa, ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, ho procurato di evangelizzare i poveri, di confortarli con la Fede e con lo spirito di cristiana carità. Confesso che avrei dovuto far molto e molto di più, e ne chiedo perdono al Signore. Ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, il povero popolo, che, avvelenato da teorie perverse, è strappato a Dio e alla Chiesa.

Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità: a tutti avrei voluto dare, col pane del corpo, il divino balsamo della Fede, ma specialmente ai nostri fratelli più sofferenti e abbandonati. Tante volte ho sentito Gesù Cristo vicino a me, tante volte l'ho come intravisto, Gesù, nei più reietti e più infelici.

Questa Opera è tanto cara al Signore, che parrebbe l'Opera del Suo Cuore; essa vive nel nome, nello spirito e nella Fede della Divina Provvidenza: non ai ricchi, ma ai poveri e ai più poveri e al popolo, mi ha mandato il Signore.

 

LA GRAN MADRE CHE NON MUORE (56)

Maria! Maria Santissima!

Non sei tu "il secondo nome"?

E vi è nome più soave e più invocato, dopo il nome del Signore?

Vi è umana creatura, vi è donna, vi è madre più grande, più santa, più pietosa?

Le nostre madri passano, muoiono: Maria, Madre delle madri nostre, è la gran Madre che non muore. Sono passati 20 secoli, ed è più viva oggi di quando cantò il Magnificat e profetizzò che tutte le generazioni l'avrebbero chiamata beata.

Maria resta, vive e resta, perché Dio vuole che tutte le generazioni la sentano e la abbiano per Madre.

Maria è la gran Madre che splende di gloria e di amore sull'orizzonte del cristianesimo, è guida e conforto a ciascuno di noi: è potente e misericordiosissima Madre per tutti che la chiamano e la invocano.

È la misericordiosa e la santissima Madre che sempre ascolta i gemiti di chi soffre, che subito corre ad esaudire le nostre suppliche.

Il Dio che la fece tanto grande: "fecit mihi magna qui potens est" e la fece grande perché la vide umilissima, "quia respexit humilitatem ancillae suae", e la fece grande, piena di grazia, benedetta sovra tutte le donne, tutta pura e immacolata, perché la scelse per Madre, e, perché tale, la vuole sommamente onorata sovra ogni creatura.

E l'onore dato a Lei sale al Figlio suo, all'uomo-Dio, a Gesù Cristo Signore Nostro.

Questa è la nostra fede in Maria, il nostro culto e il nostro dolcissimo amore aria Santa Madonna, alla Mater Dei.

E noi andiamo a Gesù per Maria. I pastori cercarono Gesù, e lo trovarono nelle braccia di Maria. I Re Magi vennero da regione lontana per cercare il Messia, e lo adorarono nelle braccia di Maria. E noi, o miei figli, noi, poveri peccatori, dove troveremo noi ancora e sempre Gesù? Lo ritroveremo e lo adoreremo, tra le braccia e sul cuore di Maria!

 

CI HAI DATO, O MARIA, FAME E SETE DI ANIME (57)

Ave, o Maria, piena di grazia, intercedi per noi!

Ti ricorda, Vergine Madre di Dio, mentre stai al cospetto del Signore, di parlargli e d'implorare per questa umile Congregazione tua, che è la Piccola Opera della Divina Provvidenza, nata ai piedi del Crocifisso, nega grande settimana del Consummatum est.

Tu lo sai, o Vergine Santa, che questa povera Opera è Opera tua: Tu l'hai voluta,

e hai voluto servirti di noi miserabili, chiamandoci misericordiosamente all'altissimo privilegio di servir Cristo nei poveri; ci hai voluto servi, fratelli e padri dei poveri, viventi di fede grande e totalmente abbandonati alla Divina Provvidenza. E ci hai dato fame e sete di anime, di ardentissima carità:

Anime! Anime!

E questo nei giorni che più ricordavano lo svenato e consumato Agnello, nei sacri giorni che ricordano quando ci hai generati in Cristo sul Calvario.

Che avremmo potuto noi, senza di Te?

E che mai potremo, se Tu non fossi con noi? Or dunque, dinne: a chi andremo noi, se non a Te?

E non sei Tu la meridiana face di carità? Non sei la fonte viva di olio e di balsamo, non la celeste Fondatrice e Madre nostra?

Forse non è in Te, o Benedetta fra tutte le donne, che Dio ha adunata tutta la potenza, la bontà e la misericordia?

Oh si: "in Te misericordia, in Te pietade, in Te magnificenza, in Te s'aduna quantunque in creatura è di bontade"*.

Sì, sì, o Santa Madonna mia!

Tutto Tu hai, e "tutto Tu puoi, ciò che Tu vuoi!".

* DANTE -, Paradiso, c.XXXIII (ndr).

 

VIENI A NOI:

CORRI, O MADRE, PERCHE’ IL TEMPO E’ BREVE... (58)

Vieni, e infondici una profonda vena di vita interiore e di spiritualità.

Fa che arda il nostro cuore dell'amore di Cristo e di Te: fa che vediamo e serviamo negli uomini il Tuo Divin Figliuolo, che in umiltà, in silenzio e con anelo incessante conformiamo la nostra vita alla vita di Cristo, che lo serviamo in santa letizia, e in gaudio di spirito viviamo la nostra parte di eredità del Signore nel Mysterium Crucis.

Vivere, palpitare, morire ai piedi della Croce o in Croce con Cristo.

Ai tuoi piccoli figli, dona, beatissima Madre, amore, amore; quell'amore che non è terra, che è fuoco di carità e follia della Croce.

Amore e venerazione al "dolce Cristo in terra", amore e divozione ai Vescovi e alla Santa Chiesa; amore alla Patria, i come Dio lo vuole; amore purissimo ai fanciulli, orfani e derelitti; amore al prossimo, particolarmente ai fratelli più poveri e doloranti; amore ai reietti, a quelli che sono ritenuti quali rottami, rifiuti della società; amore ai lavoratori più umili, agli infermi, agli inabili, agli abbandonati, ai più infelici, ai dimenticati; amore e compatimento per tutti: ai più lontani, ai più colpevoli, ai pi avversi, a tutti; e amore infinito a Cristo.

Dacci, Maria, un animo grande, un cuore grande e magnanimo, che arrivi a tutti i dolori e a tutte le lagrime.

Fa che tutta la nostra vita sia sacra a dare Cristo al popolo e il popolo aria Chiesa di Cristo; arda essa e splenda di Cristo, e in Cristo si consumi in una luminosa evangelizzazione dei poveri; la nostra vita e la nostra morte siano un cantico dolcissimo di carità, e un olocausto al Signore.

E poi... e poi il santo Paradiso! Vicini a Te, Maria: sempre con Gesù, sempre con Te, seduti ai tuoi piedi, o Madre nostra, in Paradiso, in Paradiso!

Fede e coraggio, o miei figliuoli: Ave Maria, e avanti!

La nostra celeste Fondatrice e Madre, ci aspetta, ci vuole in Paradiso.

E sarà presto.

Siate tutti benedetti, cari miei figli!

 

AL PAPA IL NOSTRO CUORE E TUTTA LA NOSTRA VITA! (59)

Dobbiamo palpitare e far palpitare migliaia e milioni di cuori attorno al cuore del Papa: dobbiamo portare specialmente a Lui i piccoli e le classi degli umili lavoratori, tanto insidiate; portare al Papa i poveri, gli afflitti, i reietti, che sono i più cari a Cristo e i veri tesori della Chiesa di Gesù Cristo.

Dal labbro del Papa il popolo ascolterà non le parole che eccitano all'odio di classe, alla distruzione e allo sterminio, ma le parole di vita eterna, parole di verità, di giustizia, di carità: parole di pace, di bontà, di concordia, che invitano ad amarci gli uni e gli altri e a darci la mano, per camminare insieme verso un migliore, più cristiano e più civile avvenire.

Il Papa è il padre del ricco, come del povero; per Lui non esistono nobili o plebei, ma solo dei figli; dal Papa la fede, la luce, la mansuetudine del Signore, che porta balsamo ai cuori, conforto e consolazione ai popolo.

"Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam".

Passarono i secoli, e queste parole di Gesù risuonano attraverso i tempi e su tutte le tempeste del mondo; queste, furiose e terribili contro il Papato e la Chiesa, anziché subissare e Chiesa e Papato, ne fecero la più grande potenza spirituale e morale e mostrano, ogni di più, che Chiesa e Papato sono l'opera di Dio, sono la, forza di Dio.

Nel Papa noi riconosciamo non solo il Vicario di Cristo, non solo il Capo infallibile della Chiesa, ispirato e condotto dallo Spirito Santo, non solo il fondamento di nostra Religione, ma ben anche la pietra inconcussa della società umana.

 

DIFFONDIAMO SERENITA’ E BONTA’ (60)

Rinnoveremo noi e tutto il mondo in Cristo, quando vivremo Gesù Cristo, quando ci saremo realmente trasformati in Gesù Cristo. Ma questo calore, il vigore di una più alta e copiosa vita spirituale, come potremo noi darlo, come trasfonderlo negli altri, se non lo vivremo prima noi? E come potremo viverlo, se non attingendo a quella sorgente divina, che è Cristo?

Egli, ed Egli solo, è la fonte viva di fede e di carità che può ristorare e rinnovare l'uomo e la società: Cristo solo potrà formare di tutti i popoli un cuore e un'anima sola, unirli tutti in un solo ovile sotto la guida di un solo Pastore.

Or dunque sia questo il primo e massimo nostro impegno: annichilire noi stessi, rinnegare noi stessi, e formarci su Gesù Cristo, e su Cristo crocifisso, per mysteyium Crucis. Non vi è altra scuola per noi, né altro Maestro, né altra cattedra che la Croce.

Vivere la povertà di Cristo, il silenzio e la mortifìcazione di Cristo, l'umiltà e l'obbedienza di Cristo, nella illibatezza e santità della vita: pazienti e mansueti, perseveranti nella orazione, tutti uniti di mente e di cuore in Cristo: in una parola, vivere Cristo.

E sempre lieti in Domino, con gioia grande, diffondendo bontà e serenità su tutti i nostri passi e nel cuore di tutte le persone che incontriamo: sempre contenti, sempre alacri, tesoreggiando il tempo, ma senza troppa umana fretta: in ogni giorno, in ogni cosa, in ogni tribolazione, in ogni dolore, letizia grande, carità sempre e carità grande, sino al sacrificio; in ogni cosa, solo e sempre Cristo.- Gesù Cristo e la sua Chiesa, in olocausto di amore, in odore dolcissimo di soavità.

Attuare in noi il santo Vangelo, applicare a noi Gesù Cristo, invocando ad ogni ora la sua grazia, e la grazia di vivere sempre piccoli e umili ai piedi della Santa Chiesa Romana e del Papa. A Gesù Cristo e alla sua Chiesa formare, plasmare, educare, più che con le parole, con le opere, col buon esempio, che trae ed edifica.

Col Iddio ci aiuti e la celeste nostra Madre Maria SS.ma!

 

LA PREGHIERA E L’UNIONE CON DIO

SEGRETO DELL’APOSTOLATO (61)

Qual è il grande segreto per riuscire nelle opere di apostolato, per ottenere dei risultati soddisfacenti nel nostro lavoro? Ogni arte ha il suo segreto. Voi, che andate a scuola e avete qualche nozione sull'arte, voi sapete che ogni scuola si differenzia da un'altra scuola. La scuola di Raffaello aveva un dato modo di foggiare le figure, aveva il suo segreto; e così quella di Giotto, di Michelangelo, di Leonardo da Vinci. E così direte anche dei condottieri; ciascuno aveva ed ha un suo segreto per riuscire, per vincere, per raggiungere la cima, per battere il record...

Ebbene, qual è il segreto per riuscire nell'apostolato dell'educazione cristiana, nel campo della carità cristiana? Ve lo insegnerò in questa sera il segreto. Questo segreto è: l'unione con Dio, vivere con Dio, in Dio, uniti a Dio, avere sempre lo spirito elevato a Dio. In altre parole, è l'orazione intensa, secondo la definizione di san Tommaso: essa è il grande segreto! San Tommaso definisce l'orazione "elevatio mentis in Deum": l'orazione è elevazione della nostra mente a Dio.

L'orazione è il grande mezzo per riuscire in tutto quel che spetta alla nostra vita religiosa; l'orazione è la grande forza che tutto vince, il grande mezzo per riuscire quoad nos et quoad alios, per perfezionare noi stessi e per diffondere il bene nelle anime altrui.

L'unione della nostra anima, del nostro spirito a Dio è il grande mezzo per riuscire, per impreziosire tutte le nostre azioni! Tutto quello che si fa si trasforma, così, in oro, perché tutto si fa per la gloria di Dio e tutto diventa orazione.

Noi, sebbene cresciuti, direi, nell'orazione, non sempre portiamo l'idea ed il concetto della preghiera, di ciò che sia veramente l'orazione. L'orazione è la più grande arma, la più grande forza morale, il più grande segreto per riuscire in tutti i sentieri della vita qualunque siano: questo grande segreto è l'unione con Dio; l'orazione che è elevazione, e non meccanismo, che deve essere quale è, una unione con Dio. Onde aveva ben ragione quel grande che disse: l'uomo tanto vale quanto prega; e voi tanto valete quanto pregate!

Quanto più noi ci sentiamo stretti a Dio, quanto più noi, deboli, stiamo attaccati al più forte, a Colui che tutto può, quanto più staremo uniti a Lui, tanto più diverremo forti nello Spirito. Quanto più saremo umili, tanto più la nostra preghiera sarà umile, che è la prima condizione. Non per nulla abbiamo, nell'Evangelo, la parabola del Fariseo e del Publicano.

Sappiamo qual era la preghiera del fariseo, tutto gonfio e pieno di sé: "lo non sono come gli altri... Ti ringrazio Signore!... ".

E conosciamo l'altra, quella del pubblicano: "Signore, abbi pietà di me".

Preghiera umile quella del pubblicano e confidente!

Bisogna aver fede! Bisogna aver fede!... Non per niente molte volte, Gesù Cristo nel Vangelo dice: "La tua fede ti ha salvato!".

La preghiera deve avere l'anima, e l'anima della preghiera è la fede: la fede, che tutto ottiene e che trascina le montagne; la preghiera, che non si limita ad un'ora, ma deve essere la laus perennis, la preghiera che non mette limiti, che lascia a Dio la sua libertà, che non vuol vincolare le mani di Dio... Voi avete presente il concetto della Provvidenza materna di Dio che vuol essere pregata, anche se conosce tutti i nostri bisogni, e li vuole soddisfare.

Bisogna pregare! Tanto si vale quanto si prega! Tanto si cresce quanto si prega! E, se molte volte avviene che si ottiene senza pregare, l'uomo allora edifica un sepolcro a se stesso. Dice il Tasso:

"Non edifica quei che vol gl'imperi su fondamenti fabbricar mondani... Ma ben move ruine, ond'egli oppresso sol costrutto un sepolcro abbia a se stesso!"

(TASSO, Gerusalemme liberata, c. 1, v. 25)

Questi versi del Tasso sono la traduzione del "Nisi Dominus aedificaveris domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam".

Non mettete il vostro primo impegno nego studio; non mettete il vostro primo impegno nelle lettere; non il vostro primo impegno nelle scienze, neppure nella filosofia né nella teologia come scienza a se stessa; ma il vostro primo impegno mettetelo nell'orazione, nella preghiera.

Che la nostra preghiera si elevi a Dio come nube d'incenso - per usare una espressione del Profeta Davide: "Dirigatur, Domine, oratio mea sicut incensum in cospectu tuo, elevatio manum mearum sacrificium vespertinum... ". Sia come l'incenso profumato che tutti i popoli bruciavano davanti ai tripodi e alle are delle loro divinità... La nostra orazione si deve innalzare a Dio, come il profumo dell'incenso. "Dirigatur, Domine, sicut incensum in cospectu tuo!... ".

 

LA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA (62)

E’ un'umile Congregazione religiosa, moderna nei suoi uomini e nei suoi sistemi, tutta e solo consacrata al bene del popolo e dei figli del popolo, affidata alla Divina Provvidenza.

Nata per i poveri, a raggiungere il suo scopo essa pianta le sue tende nei centri operai, e di preferenza nei rioni e sobborghi i più miseri, ai margini delle grandi città industriali, e vive, piccola e povera, tra i piccoli e i poveri, fraternizzando con gli umili lavoratori, confortata dalla benedizione della Chiesa, dal valido appoggio delle autorità e da quanti sono spiriti aperti ai nuovi tempi di cuor largo e generoso. Al popolo essa va, più che con la parola, con l'esempio e l'olocausto d'una vita di e notte immolata con Cristo all'amore e aria salvezza dei fratelli.

Pur vivendo un'unica fede, pur avendo un'anima e un cuor solo e unità di governo, sviluppa attività molteplici, secondo le svariate necessità degli umili, ai quali va incontro, adattandosi, per la carità di Cristo, alle diverse esigenze etniche delle nazioni tra cui la mano di Dio la va trapiantando.

Essa non è, dunque, unilaterale, ma, pur di seminare Cristo, la fede e la civiltà, nei solchi più umili e bisognosi della umanità, assume forme e metodi differenti, crea e alimenta diversità di istituzioni, valendosi, nel suo apostolato, di tutte le esperienze e dei suggerimenti, che attinge dalle locali autorità.

Suo anelito è la diffusione, tra il popolo, dell'Evangelo e dell'amore al "dolce Cristo in terra", nonché uno spirito più vivo e più grande di fraterna carità tra gli uomini, rivolto ad elevare, religiosamente e socialmente, le classi dei lavoratori, a salvare da ideologie fatali i diseredati, ad edificare ed unificare i popoli in Cristo.

Suo campo è la carità, però, nulla esclude della verità e della giustizia, ma la verità e la giustizia fa nega carità.

La Piccola Opera vuole servire e servire con l'amore: essa, Deo adiuvante, si propone di attuare praticamente le opere della misericordia a sollievo morale e materiale dei miseri.

Sua vita è amare, pregare, educare l'orfanità e i più derelitti figli del popolo aria virtù e al lavoro; è patire e sacrificarsi con Cristo.

Suo privilegio è servire Cristo nei poveri più abbandonati e reietti.

Grido suo è il "Charitas Christi urget nos" di san Paolo, e suo programma il dantesco: "La nostra carità non serra porte".

Essa, perciò, accoglie e abbraccia tutti che hanno un dolore, ma non hanno chi dia loro un pane, un tetto, un conforto: si fa tutta a tutti per tutti trarre a Cristo. Ond'è che, sorta da un palpito vivificante di quell'amore che è sempre desto e sempre pronto a tutti i bisogni dei fratelli doloranti, questa Piccola Opera della Divina Provvidenza vuol essere quasi una corrente di acque vive e benefiche, che dirama i suoi canali ad irrigare e fecondare di Cristo gli strati più aridi e dimenticati.

Essa è una pianta novella, sorta ai piedi della Chiesa e nel giardino d'Italia, non per opera di uomo, ma si da un soffio divino della bontà del Signore.

E, di anno in anno, sviluppandosi, alla luce e al calore di Dio, a conforto di migliaia e migliaia di corpi e di spiriti è pianta unica, ma con diversi rami, vivificati tutti dall'unica linfa, tutti rivolti al cielo, fiorenti d'amore a Dio e agli uomini.

E questa, forse, la minima tra le Opere di fede e di carità, sgorgate dal Cuore di Gesù, ma non vuole essere seconda a nessuna nel consumarsi di amore a servizio della Chiesa, della Patria e del popolo. Tutto ci dice che solo Dio è che l'ha suscitata e la va estendendo, malgrado la nostra miserabilità, attraverso prove quanto mai dolorose e pur "per ignem et aquam", certo per dare aiuto di fede a noi, uomini di poca fede.

In un'epoca di positivismo, di terrene cupidigie e di danaro, la Piccola Opera della Divina Provvidenza si propone, dunque, auspice la Vergine Celeste, di asciugare molte lagrime, di elevare le menti e i cuori a quel Bene che non è terreno, che solo può riempire e fare pago di Sé il cuore dell'uomo, e di modestamente cooperare, in umiltà grande e d'in ginocchio ai piedi di Roma, a mantener fedele o a ricondurre il popolo aria Chiesa e aria Patria, a salvare i piccoli, gli umili, i più insidiati o più sofferenti fratelli in Cristo.

Laus Deo!

 

ESTO VIR ET NON FRASCA (63)

Don Bosco aveva di frequente sulle labbra questa espressione mezza latino e mezza dialetto: Esto vir et non frasca! che voleva dire: "Sii uomo di carattere e non una banderuola". Essere "frasca" vuol dire essere uomini che, come le frasche, si agitano or di qua, or di là...

Anch'io, educato per divina grazia alla scuola di questo santo, più di una volta ho detto a me stesso questa esortazione. E ora la dico anche a voi.

Esto vir et non frasca!

Dobbiamo essere gente di carattere!

Vi fu un grande poeta che scrisse: "Uomini siate, e non pecore matte". Sii uomo! Sii uomo!

Esto vir et non frasca!

Meglio un giorno da leone, che un anno da pecora.

Esto vir et non frasca!

Sii uomo! cioè: sii fermo, saldo, "come torre che non crolla giammai la cima per soffiar di venti". Tutti i santi e tutti gli uomini grandi, anche indipendentemente dalla luce della fede, furono uomini di carattere.

Quando uno è di carattere, è stimato anche dai suoi avversari. Carattere! Noi ci siamo dati a Dio, alla Chiesa, ama Congregazione.

Esto vir nell'amare Dio sul serio, non a chiacchiere, ma a fatti! Con una vita degna, coltivando la virtù, conformando la nostra vita alla vita di Gesù Cristo.

Esto vir et non frasca!

Essere forti nella professione e pratica delle virtù della nostra vita religiosa! Non lasciarci "girare"; non diventare dei "Girella", dei disertori.

Esto vir! Essere forte nella costanza del bene e vincere, con la bontà e con il bene, il male.

Esto vir! nella costanza, nella battaglia contro le passioni, nella fortezza per mantenersi fedeli a Dio in tutto, re:Esto vir! per mantenerci fedeli ai doveri d'ogni genere doveri religiosi, di pietà, di studio, di disciplina... Esto vir! essere calmi nelle prove. La vita è un combattimento il cui premio è il cielo.

Esto vir! Sii uomo! Sii buon soldato di Cristo, se vuoi meritare un giorno la corona, che si darà a colui che non si è piegato e non a chi è stato un debole, un fiaccone o un disertore.

Esto vir! Sii uomo forte da meritare di vincere il rispetto umano nel fare il bene.

Esto vir! Non essere di quelli che sbandano e ondeggiano e non valgono niente per sé, per la Chiesa, per la società,

 

VEDERE E SENTIRE CRISTO NELL’UOMO (64)

Non saper vedere e amare nel mondo che le anime dei nostri fratelli.

Anime di piccoli,

anime di poveri,

anime di peccatori,

anime di giusti,

anime di traviati,

anime di penitenti,

anime di ribelli alla volontà di Dio,

anime ribelli alla Santa Chiesa di Cristo,

anime di figli degeneri,

anime di sacerdoti sciagurati e perfidi,

anime sottomesse al dolore,

anime bianche come colombe,

anime semplici pure angeliche di vergini, anime cadute nella tenebra del senso e nella bassa bestialità della carne, anime orgogliose del male, anime avide di potenza e di oro, anime piene di sé,

che solo vedono sé,

anime smarrite che cercano una via, anime dolenti che cercano un rifugio o una parola di pietà,

anime urlanti nella disperazione della condanna, o anime inebriate dalle ebbrezze della verità vissuta: tutte sono amate da Cristo, per tutte Cristo è morto,

tutte Cristo vuole salve

tra le Sue braccia e sul Suo Cuore trafitto.

La nostra vita e tutta la nostra Congregazione deve essere un cantico insieme e un olocausto di fraternità universale in Cristo.

Vedere e sentire Cristo nell'uomo. Dobbiamo avere in noi la musica profondissima della carità. Per noi il punto centrale dell'universo è la Chiesa di Cristo

e il fulcro del dramma cristiano, l'anima.

Io non sento che una infinita, divina sinfonia di spiriti, palpitanti attorno alla Croce, e la Croce stilla per noi goccia a goccia, attraverso i secoli, il sangue divino sparso per ciascun'anima umana.

Dalla Croce Cristo grida "Sitio".

Terribile grido di arsura, che non è della carne, ma è grido di sete di anime, ed è per questa sete delle anime nostre che Cristo muore.

Io non vedo che un cielo; un cielo veramente divino, perché è il cielo della salvezza e della pace vera: io non vedo che un regno di Dio, il regno della carità e del perdono dove tutta la moltitudine delle genti è eredità di Cristo e regno di Cristo.

La perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, a tutti gli uomini, ai più miseri

come ai più fisicamente, moralmente deformi, ai più lontani, ai più colpevoli, ai più avversi.

Ponimi, o Signore, sulla bocca dell'inferno, perché io, per la misericordia tua, la chiuda.

Che il mio segreto martirio per la salvezza delle anime, di tutte le anime, sia il mio paradiso e la suprema mia beatitudine.

Amore delle anime, anime, anime!

Scriverò la mia vita con le lacrime e col sangue.

L'ingiustizia degli uomini non ci affievolisca

la fiducia piena nega bontà di Dio.

Sono alimentato e condotto

dal soffio di speranze immortali e rinnovatrici.

La nostra carità è un dolcissimo e folle amore di Dio e degli uomini che non è della terra.

La carità di Cristo è di tanta dolcezza e i ineffabile che il cuore non può pensare, né dire, né l'occhio vedere, né l'orecchio udire.

Parole sempre affocate.

Soffrire, tacere, pregare, amare, crocifìggersi e adorare.

Lume e pace di cuore.

Salirò il mio Calvario come agnello mansueto.

Apostolato e martirio; martirio e apostolato.

Le nostre anime e le nostre parole devono essere bianche, caste, quasi infantili e devono portare a tutti un soffio di fede, di bontà, di conforto che elevi verso il Cielo.

Teniamo fermo l'occhio ed il cuore nella divina bontà.

Edificare Cristo! Edificare sempre!

"Petra autem est Christus!"

 

BISOGNA SOPRATTUTTO CERCARE

LA CORDA SENSIBILE DEL CUORE (65)

So che codesti figliuoli non sono tutti ben disposti verso di voi, ed io vi esorto di non toccarli mai, di non batterli, né irritarli; i giovani non si devono toccare né per carezzarli né per castigarli: ogni altro sistema che non sia la ragione, la persuasione e la religione dovete scartarlo.

E, più che con le parole, educateli al bene con l'esempio della vostra vita, della vostra condotta regolare, veramente religiosa, esemplare.

Amateli nel Signore come fratelli vostri, prendetevi cura della loro salute, della. loro istruzione e d'ogni loro bene: sentano che voialtri vi interessate per crescerli giovani onesti, laboriosi, onorati!

Raccomandateli al Signore sempre, alla Madonna Santissima: siate voi chierici di buono spirito, devoti, pii, e anch'essi diventeranno più malleabili, più pii e virtuosi. Non dite mai ad essi male parole, mai, mai! Siate educati voi, ed educherete loro: siate garbati voi, gentili voi, e diventeranno gentili anche loro.

Abbiate sempre per tutti e per ciascuno delle belle parole, delle parole buone. Giocate con essi, lavorate con essi, pregate con essi! Molti rinsaviranno. Non vi è terreno ingrato e sterile che, per mezzo di una lunga pazienza, non si possa finalmente ridurre a frutto; coi è dell'uomo.

L'uomo, è una terra morale: per quanto sterile e restia, presto o tardi, coltivato che sia, produrrà pensieri onesti e atti virtuosi, quando noi, con ardenti preghiere, aggiungiamo i nostri sforzi aria Mano di Dio nel coltivare i cuori e le menti, specialmente della gioventù.

Bisogna soprattutto cercare la corda sensibile del cuore, e prenderli dal lato del cuore. Dio poi farà il resto. Fate coi, miei figli, e la benedizione di Dio e della Santa Madonna sarà sopra di voi.

 

SIAMO TUTTI NELLE MANI DEL SIGNORE (66)

Prego umilmente, ma con fiducia filiale e grande, la Santa Madonna, perché vi assista e conforti, perché vi salvi dallo scoraggiamento. Lo scoraggiamento ci fa sperimentare la nostra miseria, ci fa conoscere, col fatto, che abbiamo bisogno di Dio, e sotto questo aspetto anche lo scoramento ha una sua ragione di bene, ma non più in là che il farci sentire che il solo fonte della forza è Dio ...

Siamo tutti nelle mani del Signore: vogliamo amare e servire il Signore, e che si compia in noi la sua santa volontà, sorretti e affidati alla sua grazia, stando . in ginocchio ai piedi di Maria SS.ma, nostra grande Madre consolatrice, ma anche e sempre ai piedi della Santa Chiesa, Madre della nostra fede e delle nostre anime. Di che temeremo noi? Il Signore sta sempre vicino a quelli che lo amano...

Questo piace a Gesù: si vive morendo e si fatica dolorando e immolandosi per il Papa, per la Chiesa, per la santificazione del clero, per le anime, per la conversione dei peccatori, per la conversione degli infedeli, per la pace del mondo, per chi piange, per chi soffre delle umane ingiustizie, per tutti, per tutti: per vincere il male col bene! A gloria di Dio!

Figliuoli miei, il Signore vi sta vicino; è vicino a tutti che lo amano, che desiderano di amarlo. Vi sta vicino e tiene conto il ogni vostro dolore morale e fisico; e mette ogni vostra pena nelle mani materne della Santa Madonna, la quale vi leva i difetti, le scorie delle vostre debolezze, le vostre deficienze, e poi le rioffre, le vostre pene, a Gesù, in riparazione nostra e dei fratelli, a salvezza di mille e mille anime, ogni giorno e ogni ora, e per quante anime soffrono ed espiano laggiù, nel secondo regno, anelando di gettarsi sul Cuore di N. Signore.

Su, animo, cari figliuoli! E siate fin lieti di soffrire: voi soffrite con Gesù Crocifisso e con la Chiesa; non potete fare nulla di più caro al Signore e alla Santissima Vergine; siate felici di soffrire e di dare la vita nell'amore di Gesù Cristo.

 

OGNI FOGLIA CHE CADE

MI AVVERTE CHE LA VITA SI DILEGUA (67)

La Fede mi fa sentire la vicinanza dei miei cari defunti, come si sente nel silenzio il battito del cuore di un amico che veglia su di noi. La persuasione che presto mi incontrerò con i loro sguardi mi incoraggia a vivere in modo da non dover arrossire dinanzi a loro e non mi rincresce più lasciar questo mondo.

O Fede! Come consoli l'anima in questi giorni in cui tutto è mestizia e dolore! Ogni foglia che cade mi avverte che la vita si dilegua: ogni rondine che emigra mi ricorda i miei cari che lasciarono la terra per l'eternità e mentre la natura non mi parla che di dolore, la Fede non mi parla che di speranza.

Sei Tu, o Santa Chiesa Cattolica, che sola porti sia sepolcro la consolazione e la luce! Ci assicuri che tutti quelli che vivranno e crederanno come Gesù prescrive, non morranno in eterno. E, in segno di questa speranza, tu prepari ai nostri morti una terra benedetta e ve li deponi coll'affetto di una madre che adagia la sera il suo bambino nega culla e lo bacia in fronte per rivederlo la dimane!

Sei Tu, o cara e Santa Chiesa di Gesù Crocifisso, che nel dare alla terra le nostre spoglie mortali, le collochi con la fronte rivolta al cielo e con le mani congiunte in atto di preghiera, e nelle tue preci vai ripetendo che la morte del giusto è un dolce sonno, che la terra dei morti è la terra della speranza, in cui la Croce sta per guardia e il Cielo per volta.

 

SERVIRE NEGLI UOMINI IL FIGLIO DELL’UOMO (68)

Apriamo a molte genti un mondo nuovo e divino, pieghiamoci con caritatevole dolcezza alla comprensione dei piccoli, dei poveri, degli umili.

Vogliamo essere bollenti di fede e di carità.

Vogliamo essere santi vivi per gli altri, morti a noi.

Ogni nostra parola dev'essere un soffio di cieli aperti: tutti vi devono sentire la fiamma che arde il nostro cuore e la luce del nostro incendio interiore; trovarvi Dio e Cristo.

La nostra devozione non deve lasciar freddi e annoiati perché dev'essere veramente tutta viva e piena di Cristo.

Seguire i passi di Gesù fin sul Calvario, e poi salire con Lui in Croce o ai piedi della Croce morire d'amore con Lui e per Lui.

Avere sete di martirio.

Servire negli uomini il Figlio dell'Uomo.

Per conquistare a Dio e afferrare gli altri, occorre, prima, vivere una vita intensa di Dio in noi stessi, avere dentro di noi una fede dominante, un ideale grande che sia fiamma che ci arda e risplenda - rinunciare a noi stessi per gli altri -, ardere la nostra vita in un'idea e in un amore sacro più forte.

Nessuno che obbedisco a due padroni - ai sensi e allo spirito - potrà mai trovare il segreto di conquistare le anime.

Dobbiamo dire parole e creare opere che sopravvivano a noi.

Mortificarci in silenzio e in segreto.

Dobbiamo essere santi, ma farci tali santi che la nostra santità non appartenga solo al culto dei fedeli, né stia solo nella Chiesa, ma trascenda e getti nega società tanto splendore di luce, tanta vita di amore di Dio e degli uomini, da essere, più che i santi della Chiesa, i santi del popolo e della salute sociale.

Dobbiamo essere una profondissima vena di spiritualità mistica che pervada tutti gli strati sociali: spiriti contemplativi e attivi "servi di Cristo e dei poveri".

Non datevi alla vanità delle lettere, non lasciatevi gonfiare dalle cose del mondo.

Comunicare con i fratelli solo per edificarli, comunicare con gli altri solo per diffondere la bontà del Signore:

1) amare in tutti Cristo;

2) servire a Cristo nei poveri;

3) rinnovare in noi Cristo e tutto restaurare in Cristo;

4) salvare sempre, salvare tutti, salvare a costo di ogni sacrificio con passione redentrice e con olocausto redentore.

Grandi anime e cuori grandi e magnanimi, forti e libere coscienze cristiane che sentano la loro missione di verità, di fede, di alte speranze, di amore santo di Dio e degli uomini, e che nega luce d'una fede grande, grande, proprio "di quella" nega Divina Provvidenza, camminino, senza macchia e senza paura, per ignem et aquam e pur tra il fango di tanta ipocrisia, di tanta perversità e dissolutezza.

Portiamo con noi e ben dentro di noi il divino tesoro di quella Carità che è Dio, e pur dovendo andare tra la gente, serbiamo in cuore quel celeste silenzio che nessun rumore del mondo può rompere e la cena inviolata dell'umile conoscimento di noi medesimi, dove l'anima parla con gli angeli e con Cristo Signore.

Il tempo che è passato, più non l'abbiamo: il tempo che è a venire non siamo sicuri di averlo: sol dunque questo punto del tempo abbiamo, e più no.

Intorno a noi non mancheranno gli scandali e i falsi pudori degli scribi e dei farisei, né le insinuazioni malevole, né le calunnie e persecuzioni. Ma, o figli miei, non dobbiamo avere il tempo di "volgere il capo a mirare l'aratro", tanto la nostra missione di carità ci spinge e c'incalza, tanto l'amore del prossimo ci arde, tanto il divino cocente foco di Cristo ci consuma.

Noi siamo gli inebriati della carità e i pazzi della Croce di Cristo Crocifisso.

Sopra tutto con una vita umile, santa, piena di bene ammaestrare i piccoli e i poveri, a seguire la via di Dio. Vivere in una sfera luminosa, inebriati di luce e divino amore, di Cristo e dei poveri e di celeste rugiada come l'allodola che sale, cantando, nel sole.

La nostra mensa sia come un'antica agape cristiana.

Anime! Anime!

Avere un gran cuore e la divina follia delle anime!

 

SEMPRE CONTENTI E LIETI NEL SIGNORE! (69)

Anime! Anime!

Nobile Signora (lda Gallarati Scotti). Prego per tutti i suoi Cari, Signora Contessa, e in particolare per Lei perché Iddio allontani dal suo spirito ogni nube di tristezza, e Le dia quella serenità d'animo di cui una Mamma tanto abbisogna per riempire di sé e confortare tutta la sua casa, e nel caso suo per crescere sempre più nega luce della fede e forti nelle virtù cristiane le sue belle bimbe.

Che Dio rinsaldi ogni dì di più l'edificio religioso della sua vita, Signora Contessa, con la divina base della fede, com'è detto nelle Sacre Scritture che "il giusto vive di fede".

Gli eccessivi tratti di bontà, di amore che Iddio ha usato verso di noi, superano la nostra ragione, ma questo non deve essere motivo di dubbio, ma nuovo argomento della loro verità, e nuovo impegno da parte nostra di prestarvi interissima fede.

Né per credere è necessario Ella abbia la soluzione di tutti i dubbi che le possono nascere nella mente contro le verità particolari della Fede, oh no! né l'Angelico né, Agostino ci arrivarono.

Ella, Signora Contessa, voglia dare ascolto a questo povero Sacerdote, che Le scrive: confidi grandemente nella bontà del Signore, nella grazia e misericordia di Gesù Cristo Nostro Signore; poi, elevi ogni tanto il suo spirito a Dio, e dica a Lui: Signore voglio oggi e sempre riposare sul Tuo paterno cuore, e tra le braccia della Santa Chiesa Madre dei Santi e anche della mia fede e della mia anima.

Ingrandisca la Fede i nostri cuori, la Fede che è sostanza delle cose che abbiamo a sperare, che ha ispirato tutto che è grande nella vita e nella civiltà.

Fede! Fede! O, non è Dante che sublimemente canta la Fede nel passo di san Paolo agli Ebrei?

"Fede e sustanzia di cose sperate ed argomento delle non parventi e questa pare a me sua guiditate".

Sì, la fede è virtù bastare, è sostanziale fondamento, sud quale si basa la speranza della beatitudine, che è piena di immortalità.

Fede è argomento, dimostrazione e lume onde l'intelletto è condotto a credere quelle verità che con le naturali sue forze non potrebbe comprendere.

E che la nostra speranza in Dio, non abbia confine; tutto possiamo sperare da Dio, in umiltà, amore e fiducia grande.

Dio è il padre celeste che tutto può e tutto vuol darci, purché lo preghiamo e lo amiamo, in semplicità e abbandono come pargoli.

Si direbbe che il Signore ci voglia, in un certo senso, sempre bambini, sempre lieti, sereni.

Proprio coi, il Signore si ama e si serve in santa letizia, non nella tristezza, ond'è che san Francesco di Sales non credeva alla santità melanconica e triste, e soleva dire "Santo triste, tristo Santo".

E come non si potrebbe essere pieni di santa letizia se il Signore è vicino a noi e in noi? "Scrupoli e melanconie, via da casa mia", diceva san Filippo.

Via, dunque ogni tristezza, Signora Contessa, via ogni nube, ogni fantasia, ogni pensiero che non porta pace allo spirito, ma inquietudine e turbamento: quelle idee, quei pensieri non sono da Dio, ma dal nemico di ogni pace e di ogni bene. Stiamo tranquilli, sereni e riposiamo dunque fidenti nella mano del Signore.

E raccomandiamoci a Maria SS. Madre di consolazione e di ogni pace.

Che predicone, Signora Contessa, che predicone! Meno male che siamo in Quaresima! Valga per tutte le volte che non Le ho risposto.

La conforto dunque, e La ossequio, e La prego di porgere i miei ossequi, pieni di grato animo, a suo Marito.

Invoco amplissima sulla Loro Casa la benedizione di Dio, e buona Pasqua!

Umile servitore in Cristo.

DON L. ORIONE