S. Luigi Orione: Lettere 24-46

 


CHE TUTTA LA MIA POVERA VITA

SIA UN CANTICO DI DIVINA CARITA’ (24)

 

Oh sì, o Gesù mio, che io anelo a cantarlo soavissimamente il cantico divino della tua carità, ma non voglio aspettare, no, a cantarlo entrando in Paradiso; per la tua infinita misericordia, ti supplico, o mio dolce Signore Padre e Maestro e Salvatore dell'anima mia, che tu mi voglia pietosamente concedere di incominciare questo dolce cantico qui dalla terra; qui, o Signore, da questa amplitudine di acque e di cielo, da questo Atlantico immenso che tanto mi parla della tua potenza e della tua bontà.

Fa, o mio Dio, che tutta la vita mia sia un olocausto, sia un inno, un cantico sublime di divina carità e di consumazione totale nell'amore a Te, o Signore, ed alla Santa tua Chiesa, e al tuo Vicario in terra, e ai Vescovi tuoi e a tutti i miei fratelli. Che tutta questa povera vita mia sia un solo cantico di divina carità in terra, perché voglio che sia per la tua grazia, o Signore un solo cantico di divina carità in cielo! Carità! Carità! Carità!

"O amor di caritade,/ perché m'hai sì ferito?/ lo cor tutto ho partito,/ et arde per amore!"

Fa, o Gesù, che una scintilla almeno di questo divino foco che ardeva nel petto dei tuoi Santi, che struggeva in amore di carità Francesco d'Assisi, il quale fu "tutto Serafico in ardore", discenda a me e a tutti i fratelli miei, o Amore Gesù, e perpetuamente e dolcissimamente in te solo ci unisca e ci dia vita e benedizione!

Che da Te, o Gesù, Amore e Vita mia; da Te Crocifisso, o Signore mio: da Te Eucaristia: da te Carità Infinita; da Te Capo e divina Misericordia, venga e copiosa si diffonda su di me peccatore e su tutti i miei fratelli: si diffonda come la luce del sole che tu fai piovere sulla testa dei buoni e sulla testa dei cattivi come il sole e ancora e ancora e ancora più si diffonda su tutti l'onda della tua carità, che tutti ci purifichi e ci pervada e ci trasformi, onde demersi (sic!) in Te, o mio Dio, in un oceano di carità ben più immenso che questo oceano su cui vado navigando e donde a voi scrivo, in un oceano infinito di luce e di splendori che ci farà ben più gloriosi che non i monti di Ermon e di Sion cantiamo in eterno le misericordie del Signore, e siamo eternamente benedetti dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo!

Quoniam nobis mandavit Dominus benedictionem, et vitam usque in saeculum!

Fiat! Fiat! Ecce quam bonum et quam jucundum ,habitare fratres in unum!

E pregate per me povero peccatore, e vogliate, nella vostra carità, pregare sempre!

E Dio ve ne ricompensi!

 

 

O SANTA CHIESA CATTOLICA

MADRE SANTA E MADRE DEI SANTI (25)

 

... Oh! com'è dolce questo volerci bene in Gesù Cristo e per Gesù Cristo! Com'è bello e vitale questo vicendevolmente amarci nell'amore sovrannaturale a Gesù Cristo e al Papa, come da noi, poveri figli della Divina Provvidenza, ci amiamo! Gesù è tutto il nostro amore, il nostro vincolo e la nostra vita: e il Capo infallibile della Chiesa, il Santo Padre Pio XI, è pure tutto il nostro amore, il nostro vincolo e la nostra vita!

Com’è bello e santo vivere fraternamente così; di questa fede, di questa vita, di questo amore: amarci così, come si ama in Paradiso!

Era questa la fede e l'amore dei Santi.

"Il Papa è il nostro Dio in terra", predicava San Bernardino al popolo di Siena, là nella piazza del Campo, l'anno 1427, nell'accomiatarsi dalla sua città. Era fede ed era amore di Santo: era vita di Dio!

Deh! Si mantenga e, s'è possibile, ognor più si ravvivi e più strettamente ai piedi di Gesù Bambino e della Chiesa Madre di Roma inscindibilmente si rannodi sì cara, sì concorde unione di cuori fraterni nell'amore dolcissimo a Cristo, Dio e Signore nostro, e al Papa, Signore e Dio nostro in terra! Questa unione, cementata di fede, di amore e, se bisognerà, di sangue, forma la nostra forza; e sarà la nostra grandezza e la nostra gloria!

Sì che anche di noi, mancandoci ogni altra lode, almeno possa dirsi come dicevasi dei primi cristiani: Vedete come si amano! (TERTULLIANO, Apologetico).

Amarci dobbiamo, ma nel Signore, perché questo è l'amore che vuole e piace al Signore: amarci l'un l'altro ed amare ognor più Gesù Cristo e il Papa, che ne è il vicario in terra. E al Papa sempre più intimamente stringerci, perché, come Gesù Cristo, e così il Papa non si ama mai abbastanza; e per il Papa ineffabilmente stringerci e unirci a Cristo nel suo mistico corpo che è la Chiesa: "Ita multi unum in Christo" (PAOLO, Rom. 12,51).

O Santa Chiesa Cattolica, Chiesa di Gesù Cristo: luce, amore, e Madre mia dolcissima e divina! Madre Santa e Madre dei Santi, che sola non conosci la confusione delle lingue! Madre della nostra vita, palpito del nostro cuore, vita della nostra vita stessa! Ci si attacchi al palato la nostra lingua il dì che noi, poveri figli della Divina Provvidenza, figli della tua fede, figli dei tuoi martiri e del tuo amore, non ti porremo in cima d'ogni nostro amore e di ogni nostro gaudio!

 

 

IL PAPA, IL MIO PIU’ DOLCE E PIU’ GRANDE AMORE (26)

 

 

...Ed ora, ad uno ad uno e insieme, spiritualmente abbracciandovi "in osculo sancto", vi conforto alla virtù, o figlioli miei, che siete l'anima mia. E vi esorto ad avere sempre grandissima confidenza nella Divina Provvidenza, e ad amarvi, figlioli miei, ad amarvi insieme, e ad amarvi tanto, e ad amare le Anime, le Anime!, cercando specialmente gli umili e i piccoli abbandonati.

Questo è il desiderio affocato dell'anima mia; ma, prima ancora il mio più dolce e più grande amore è il Papa, cioè Cristo: il Papa, per me e per Voi, è Gesù Cristo stesso: "il dolce Cristo in terra", diceva Caterina da Siena. Amare il Papa è amare Gesù Cristo. Onde dobbiamo avere a singolarissima grazia del Cielo di logorare, di consumare e dare la vita umilmente e fedelissimamente, ai piedi della Chiesa e per la Santa Chiesa, per i Vescovi e per il Papa.

E così, fedeli all'azione interiore e misteriosa dello Spirito e di quella eterna Verità che ci fa liberi: guidati dal magistero autentico, vivo e solo infallibile della Chiesa, una, santa, cattolica, apostolica e romana: in uno spirito di amore, di comunione soave, sacra, fraterna: i Figli della Divina Provvidenza aiutando Iddio, credano, sperino, lottino; soffrano, amino!

"Con i fianchi succinti" e in mano "lampade accese": lo sguardo e i cuori in alto, alla Vergine celeste, camminino fidenti la diritta via del Signore: e cresceranno in ogni cosa, per arrivare a Colui che è il nostro Capo, cioè, a Gesù Cristo. Per la Chiesa e per il Papa ascendiamo a Cristo!

 

 

GESU BAMBINO, GESU AMORE

DONA A NOI LA TUA BENEDIZIONE! (27)

 

Vengo a farvi i più affettuosi auguri e i voti più santi nella letizia delle prossime feste natalizie. Sono voti e auguri che esprimo ogni dì con l'anima, con quest’anima, che tanta parte vive della vostra vita, delle vostre gioie e dei vostri dolori, e che ogni dì prega sull'altare del Signore, ma più fervidamente supplicherà per voi nella beatissima notte del Natale.

Oh! quanto avrei voluto poter scrivere a ognuno distintamente in questa fausta ricorrenza; ma voi stessi comprenderete che mi sarebbe stato impossibile. Onde, tutti spiritualmente abbracciandovi, mi è pur soavissima grazia lo scrivervi insieme, col dolce affetto di fratello e di padre in Cristo, che Iddio solo sa.

E dirò che mi par fin più bello avervi qui tutti e innanzi nel cuore, e tutti sull'altare, insieme riuniti in questo dolce Natale attorno a Gesù Bambino, e parlare a tutti la stessa parola di carità, che tanto soavemente ci unisce; di quella carità, che ha sì gran braccia da non vedere né monti né mari, non confini o barriere di nazionalità, ma tutti ci "conglutina" come la Scrittura si esprime che avvenne dei cuori di Gionata e di Davide e di tutti noi fa un "cor unum et anima una", per la vita per la morte et ultra!, perché nella carità si vive di Dio e l'uomo si eterna!

Ma in questi dì natalizi, nei quali le anime cristiane sentono tutte le caste gioie della fede e della carità di Gesù, e la mistica poesia che spira dal Presepio, ove vanno peregrinando i poveri, i semplici, e sovra cui volano e festeggiano gli Angeli nella luce e nel canto del Gloria, e annunziano la pace di Dio agli uomini di buona volontà; in queste gioconde solennità non solo gli auguri di ogni bene, di ogni celeste consolazione io mando a tutti e a ciascuno di voi, o fratelli e figlioli miei e corona mia, ma, mentre formulo per voi ogni voto più fervido, depongo ai piedi di Dio una grande preghiera, che è amore di carità.

E’ la preghiera stessa che Cristo Signor Nostro fece per i discepoli e apostoli suoi avanti di lasciarli: fate che siamo una cosa sola con Voi, o Signore, che tutti siamo sempre con Voi, nel vostro Cuore adorabile! Dona, o Gesù Bambino, o Gesù Amore, dona a noi la tua dolce benedizione! Amen.

 

 

MIA MADRE... (28)

 

 

Mia madre mise a me, che ero il quarto figlio, i vestiti del mio primo fratello che ha tredici anni di più, e la povera donna, quei vestiti, li aveva fatti passare a tre altri, prima di me; ma ci ha lasciato un po' di denaro, che, in parte, andò per i primi orfanelli della Divina Provvidenza, e ci ha cresciuti bene, all'onore del mondo, come si dice: tutti gli stracci li sapeva combinare e ci cavava dei vestitini, e la famiglia trionfava nella povertà onesta e discreta.

Quella povera vecchia contadina di mia madre si alzava alle tre di notte e via a lavorare, e pareva sempre un fuso che andasse, e sempre faceva e s'industriava: faceva da donna e, con i suoi figli, sapeva fare anche da uomo, perché nostro padre era lontano, a lavorare sul Monferrato: batteva il falcetto per fare l'erba, e lo affilava essa, senza portarlo all'arrotino; faceva la tela con canapa filata da essa; e i miei fratelli si divisero tante lenzuola, tanta bella biancheria, povera mia madre!

Teneva da conto fin i coltelli rotti, e questi sono stati la mia eredità. Non correva a comperare, se proprio non poteva fame a meno; e, quando è morta le abbiamo ancora messo il suo vestito da sposa, dopo cinquantun anni che si era sposata: se l'era fatto tingere di nero, e faceva ancora la sua bella figura, ed era ancora il suo vestito più bello!

Vedete come facevano, cari miei figli, i nostri santi e amati vecchi? E mi raccontava sempre che Gesù era sceso da cavallo per raccogliere un pezzettino di pane… E` un racconto che ho poi trovato in un vangelo apocrifo: ma chissà che non sia vero? Certo è espressivo tanto! Cari miei figli, imitiamo i nostri vecchi e i nostri Santi!

 

 

LA LEGGENDA DI FRATE AVEMARIA (29)

 

 

Fu volontario di guerra, e poi brillante ufficiale del nostro esercito, e dalla guerra tornò cieco e decorato.

La luce di Dio risplende su la sua anima, che aveva respirato la tenebra del secolo; e la mano del Signore lo condusse, attraverso le mirabili vie della Provvidenza, sino al nostro Eremo di Sant'Alberto di Butrio, in Val Staffora, ove, tra valli e montagne boscose, è solitudine grande e pace soavissima.

O beata solitudo! O sola beatitudo!

Quella solitudine, quella semplicità di vita rispondevano mirabilmente ai desideri del suo cuore: Amava le rocce, le messi, i boschi e la freschezza delle fonti, l'aria, il sole, i fiori.

Egli scopriva per tutto i rapporti eterni che legano i misteri della natura a quelli della fede, e si sentiva trasformato dallo Spirito del Signore.

Diffuso sul volto e su la fronte alta e serena gli splendeva un raggio di divina bellezza e di predestinazione, e viveva infiammato di Gesù come un serafino.

E chiese e ottenne d'essere Eremita della Divina Provvidenza: di vivere nascosto a tutti, di rendersi negletto e servo di tutti, per l'amore di Cristo benedetto. E così visse, da povero fraticello. Visse semplice e pio, d'una pietà lieta, là nell'antico e diruto cenobio che vide passare santi e guerrieri.

La vita di lui parea si andasse infervorando ogni dì più, tutta amore di Dio e degli uomini, tutti abbracciando, e vincitori e vinti. E, morto al mondo e a se stesso, bruciandogli fortissima la fiamma dell'amore divino, correva frequente ad abbracciare i piedi del Crocifisso e gridava: Perché voi in croce, o mio dolcissimo Signore, e io no?

Si seppe mai chi fosse quel monaco cieco, che sorrideva a tutti, quel cieco che aveva una parola buona, delicata per tutti.

Lo vedevano i montanari e i pellegrini, raccolto in profonda meditazione, disteso sul crudo sasso ove l'abate Alberto si fe' santo; lo vedevano dritto con le braccia tese cantare a Dio in ardore di carità: "Laudato sii, mi Signore, per quelli che perdonan per lo tu' amore! Laudato sii, mi Signore, per sora nostra morte corporale!".

Lo vedevano prostrato a l'urna miracolosa del Santo o all'altare, lapideo, preziosissimo per venerabilità, dove, pochi anni innanzi il suo morire, che fu nel 1444, Bernardino da Siena, peregrino all'Eremo di S. Alberto di Butrio, volle consacrare il Corpo e il Sangue del Signore, e confortarne i monaci pur con quella sua voce di pace insieme e di mistico fervore, ma anche, e più frequente, di formidabile profeta.

La natura, lungi dalle agitazioni e dagli inganni della società, nel silenzio della solitudine, ammaestra di Dio più che non i libri degli uomini.

E fu tutta una vita nascosta con Cristo in Dio: vita di penitenza, di adorazione, di elevazione sublime dello spirito: fu come la voce della preghiera, la vita del nostro eremita cieco.

Egli sapeva di lettere, sapeva di musica, sapeva di armi, ma venne all'Eremo per sapere solo e umilmente di Dio. "Vànitas vanitatum, et òmnia vànitas!" Vanità delle vanità, e ogni cosa è vanità, fuori che l'amare Dio e il servire a Lui solo.

E si fe' stolto, per essere sapiente di Cristo, lasciando le vanità ai vani niuna cosa bramando, fuorché vivere in semplice obbedienza, con libertà di spirito e carità grande nella servitù di Dio, grata e gioconda. O servitù amabile e desiderabile sempre! O santo stato del religioso servizio, che rende l'uomo pari agli Angeli, terribile a' demoni, e a tutti i fedeli onorevole!

E seguendo Gesù con la croce sua, e lietamente amando Cristo in croce, il nostro valoroso cieco di guerra seppe nascondersi sì ch'ei fu il minimo di tutti, e ti pareva che solo sapesse dire: Ave, Maria! Ave, Maria! al coro; Ave, Maria! lungo il chiostro; Ave, Maria! al bosco; Ave, Maria! alla cella; Ave, Maria! sul poggio che mena alla grotta di S. Alberto; sempre Ave, Maria!

Si chiamava Fratello Avemaria.

E così, conformando la sua vita a quella di Cristo, compì la sua "giornata innanzi sera".

Era un tramonto, e venne a morire. Volle essere portato nella primitiva chiesetta di Santa Maria; volle essere disteso là sulla nuda terra, ai piedi degli affreschi, bellissimi, della Madre di Dio; incrociate le braccia, aprì le labbra a un sorriso luminoso. Evidentemente era la Vergine, celeste e pia, che dal Paradiso se lo veniva a prendere.

Frate Avemaria apparve trasfigurato. Egli la chiamò, la salutò ancora; l'ultimo respiro fu: Ave, Maria! "Morte bella parea nel suo bel viso", e rivelava tutta la sua beatitudine.

Dalla torre antica corse "su l'aure l'umil saluto". Quella campana che, fiera, dal Carroccio aveva chiamati i popoli a raccolta contro il despota del Medioevo, Federico Barbarossa, quella stessa campana, che aveva suonata la libertà dei Comuni sui piani lombardi, parve, in quell'ora, che dall'alto della torre venisse mossa dalla mano d'un angelo. Con voce dolcissima si mise a squillare alle valli e ai clivi, Ave, Maria! Ave, Maria!

Una "soave volontà di pianto" invase l'animo dei monaci biancovestiti, e subito una gioia, una pace, un ardore indistinto si diffondeva d'intorno; le ultime tinte del tramonto sfumavano nella notte, e scorreva sulle cime delle montagne, per le pendici, e giù, fin su le acque della Staffora, scendeva a valle il murmure dolce: Ave, Maria!

Si fece il mortorio. Gli Eremiti, piangendo, cantarono al fratello i salmi del suffragio e della requie sempiterna. Quando tacquero, dalla bara fonda una voce, quale di cigno lontano, s'intese distinta; diceva: Ave, Maria!

Finite le esequie, fu portato al cimitero, a mano, dai fratelli in lacrime; al cimitero, lì, presso l'eremo; ma dov’ei passava, le erbe e sin le pietre fiorivano e gli uccelli cantavano a gloria.

La bara posò nella fossa, e la terra la ricoperse, e vi fu piantata una croce di legno che egli s'era fatta con le sue mani, già cieco. Si nascosero i passerotti al cipresso; ai folti castagni del bosco di Butrio quietarono i cardellini.

Era silenzio. Di sotterra, nella pace della notte, una voce sommessa s'intese; veniva verso l'Eremo, e si andava perdendo lungo quella stradicciola che conduce alla chiesetta solitaria. Diceva, la voce dolce e sommessa: Ave, Maria!

Passarono dei giorni, e gli Eremiti della Divina Provvidenza si raccolsero a pregare sulla tomba di Frate Avemaria. Erano venuti anche di lontano, dalla Calabria di S. Bruno e di Cassiodoro, dalla Sicilia che vide i primi Eremi e fu terra di Santi, e pur dalla Palestina lontana ne vennero, di là dove visse il Signore.

Vennero e videro, meraviglia! Sulla tomba del fratello, un giglio candidissimo apriva l'odoroso calice; e attorno alla corolla, in lettere d'oro recava scritto: Ave, Maria! Vollero svellere il fiore per recarlo alla Madonna, ma era forte; scavarono, e videro che aveva poste le radici entro la bocca di Frate Avemaria, e andavano giù giù fino al cuore.

Piangendo di commozione, "pieni di meraviglia e di pietade", caddero i buoni Eremiti in ginocchio avanti a Fratello Avemaria, che era là bello come un giacinto, incorrotto, sorridente come un angelo, e compresero allora che, ad ogni nostra Ave, Maria!, fiorisce un giglio in terra, e odora in grazia al cospetto della Madonna.

Ma ecco, sulle loro teste, un alitare di vento, e passare soave la nota voce, che andava al cielo, ripetendo Ave, Maria! Ave, Maria! Ed oh, gioia d'una nuova aurora! L'azzurro si era tutto gemmato di stelle, e le stelle che fiorivano nel cielo erano le molte, le dolci, le care Ave, Maria!

Perché, o giovani miei, dovete sapere che, ad ogni nostra Ave Maria, si accende una stella in cielo e risplende in omaggio alla Madonna.

Gigli e stelle le possono essere offerti da noi, o miei cari. Gigli a far tappeto ai suoi passi, a dar corona a Lei da presso; stelle a far diadema alla sua fronte verginale, ad aggiungere luce alla sua aureola.

Gigli che gli angioli colgono; stelle che gli angioli intessono in ghirlanda per Lei. Gigli che vanno così innanzi a prepararci la strada per la quale noi passeremo un giorno per salire alla Madonna; stelle che illumineranno la nostra via al cielo, come fu già di San Benedetto, e un po' della loro luce daranno poi a farci corona eternamente.

Far sbocciare molti di questi gigli, far risplendere molte di queste stelle equivale per noi ad onorare Maria, e ottenerne sicuro favore e materno patrocinio per la nostra salvezza.

A fasci crescano, dunque, su i nostri passi i gigli; a costellazioni s'illuminino adunque sul nostro capo le stelle.

E ogni giorno e ogni ora della nostra vita e ogni battaglia del cuore siano segnati, siano suggellati dalla nostra preghiera: Ave, Maria!

"Taccian le fiere e gli uomini e le cose, roseo il tramonto ne l'azzurro sfumi, mormorin gli alti vertici ondeggianti:

Ave, Maria!".

O giovani: Ave, Maria! sempre!

O giovani: Ave, Maria! e avanti!

O giovani: Ave, Maria! sino al beato Paradiso!

 

 

EUCARISTIA (30)

 

 

Se è vero che l'amore o, meglio, la carità di Cristo ci incalza, come non saremo solleciti di farla ardere questa carità e di fecondarla andando noi a Gesù, andando alla fonte viva ed eterna della Carità stessa, che è l'Eucaristia?

"Senza di me non potete fare nulla", ha detto Gesù.

Ci vuole Gesù! E Gesù tutti i giorni; e non fuori di noi, ma in noi spiritualmente e sacramentalmente. Egli sarà la vita, il conforto e la felicità nostra. Tutto deve essere basato sulla Santissima Eucaristia: non vi è altra base, non vi è altra vita, sia per noi che per i nostri cari poveri. Solo all'altare e alla mensa di quel Dio che è umiltà e carità, noi impareremo a farci fanciulli e piccoli con i nostri fratelli e ad amarli come vuole il Signore.

Solamente così formeremo un cuore solo con Gesù e con i nostri fratelli, i poveri di Gesù. Non basta pensare a dare loro il pane materiale; prima del pane materiale dobbiamo pensare a dare loro il pane eterno di vita, che è l'Eucaristia.

Per rimanere noi nel Signore è necessario che il Signore venga di frequente e, possibilmente, ogni mattina in noi.

Ogni giorno il corpo sente il bisogno del suo cibo; e non sentirà l'anima il bisogno del suo Pane, del "pane vivo disceso dal cielo", che è per noi come scriveva Sant'Ignazio "farmaco di immortalità"? Il giovane sarà onesto, se sarà pio, se frequenterà bene i santi Sacramenti.

"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, sta in me ed io in lui", ha detto Gesù. Vi è cosa migliore che rimanere noi nel Signore e il Signore in noi? Su, o carissimi, la Carità di Cristo ci incalza!

La migliore carità che si può fare ad un'anima è di darle Gesù! E la più dolce consolazione che possiamo dare a Gesù è di dargli un'anima.

Questo è il suo regno.

Conforto e benedico tutti nel Signore.

 

 

IN TE OGNI NOSTRA FIDUCIA,

O SANTA PROVVIDENZA DEL SIGNORE! (31)

 

O Divina Provvidenza, o Divina Provvidenza! Nulla è più amabile e adorabile di Te, che maternamente alimenti l'uccello dell'aria e il fiore del campo: i ricchi e i poverelli! Tu apri le vie di Dio e compi i grandi disegni di Dio nel mondo!

In Te ogni nostra fiducia, o Santa Provvidenza del Signore, perché tu ci ami assai più che noi amiamo noi stessi! No, che col divino aiuto, non ti voglio più indagare: no, che non ti voglio più legare le mani: no, che non ti voglio più storpiare; ma solo voglio interamente abbandonarmi nelle tue braccia, sereno e tranquillo. Fa' che Ti prenda come sci, con la semplicità del bambino, con quella fede larga che non vede confini! "Fede, fede, ma di quella... ", di quella del Beato Cottolengo, il quale trovava luce dappertutto, e vedeva Dio in tutto e per tutto! Divina Provvidenza! Divina Provvidenza!

Dà a me, povero servo e ciabattino tuo, e alle anime che pregano e lavorano in silenzio e sacrificio di vita intorno ai poverelli, dà ai cari benefattori nostri quella latitudine di cuore, di carità che non misura il bene col metro, né va con umano calcolo: la carità che è soave e dolce, che si fa tutta a tutti: che ripone la sua felicità nel poter fare ogni bene agli altri silenziosamente: la carità che edifica e unifica in Gesù Cristo, con semplicità e candore

O Santa Divina Provvidenza! Ispiratrice e madre di quella carità che è la divisa di Cristo e dei suoi discepoli: anima Tu, conforta e largamente ricompensa in terra e in cielo quanti, nel nome di Dio, fanno da padre, da madre, da fratelli, da sorelle agli infelici.

 

 

COME QUANDO RAGAZZO ANDAVO

CON LA MIA POVERA MADRE A SPIGOLARE (32)

 

Vengo a far questua di vocazioni. E cerco specialmente giovinetti che mostrino desiderio di farsi sacerdoti o fratelli coadiutori, e siano disposti, col consenso delle famiglie, a far parte di questa nascente Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza.

La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Fratelli, diamo operai e buoni operai ai vasti campi della fede e della carità!

lo non vengo, no, a mietere: lascio che mietano i Vescovi per i loro seminari; poi come quando ragazzo andavo con la mia povera madre a spigolare lungo i solchi solatii, vengo anch'io in Nomine Domini, a raccogliere le spighe lasciate indietro, quelle umili spighe che potrebbero andare sperdute. E, con la divina grazia, cercherò di trarre anche da esse alimento e pane di vita per le anime.

Le vocazioni al sacerdozio di fanciulli poveri sono, dopo l'amore al Papa e alla Chiesa, il più caro ideale, il sacro amore della mia vita. Misericordiosamente condotto dalla Divina Provvidenza, per essi è cominciata questa Piccola Opera; per essi fu aperta la nostra prima Casa in Tortona, per quelli, cioè che il Vescovo, non aveva potuto, suo malgrado, accettare in seminario. E Iddio ha dato incremento: quanti buoni sacerdoti si sono formati, e anche dei Vescovi!

Per le vocazioni dei fanciulli poveri quanto camminare! Ho salito tante scale: ho battuto a tante porte! E Iddio mi portava avanti come il suo straccio. Ho sofferto fame, sete e umiliazioni le più dolorose: e pur parevano biscottini di Dio! Mi sono anche coperto di molti debiti; ma la Divina Provvidenza non mi ha mai lasciato far fallimento! E avrei a grande grazia, se Gesù volesse concedermi, per le vocazioni, di andare mendicando il pane sino all'ultimo della mia vita.

Anime e anime! Cerco anime! Cerco, col divino aiuto, di far opera suscitatrice di buoni religiosi, di santi sacerdoti, di apostoli. Chi non vorrà aiutarmi? Fatemi questa carità, per l'amore di Dio benedetto!

 

 

DARE LA VITA PER IL PAPA (33)

 

 

Scopo precipuo della nostra Congregazione e vivere di amore al Papa, e diffondere, specialmente nei piccoli, negli umili, nel popolo, il più dolce amore al Papa, e l'obbedienza piena e filiale alla Sua parola, ai Suoi desideri.

Sopra tutte le nostre fronti dev'essere scritto e portato alto il nome del Papa; su tutti i nostri cuori dev'essere inciso il nome benedetto del Papa; la nostra vita deve essere consacrata al Papa e alla Chiesa Santa di Gesù Cristo.

Il rispetto, l'obbedienza, l'amore ai Vescovi, che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio, deve essere senza limite grande, senza limite devoto, senza limite filiale; ma, su tutti i Vescovi, dobbiamo rispetto, obbedienza, amore inestinguibile, per la vita e per la morte, al Capo dei Vescovi e della Chiesa, al Papa.

E nostro Credo è il Papa, la nostra morale è il Papa; nostro amore, il nostro cuore, la ragione della nostra vita è il Papa. Per noi il Papa è Gesù Cristo: amare il Papa e amare Gesù è la stessa cosa; ascoltare e seguire il Papa è ascoltare e seguire Gesù Cristo; servire il Papa è servire Gesù Cristo; dare la vita per il Papa è dare la vita per Gesù Cristo!

La Congregazione non potrà vivere, non dovrà vivere che per Lui; dev'essere uno straccio ai piedi di Lui o sotto i piedi di Lui; basta amarlo, basta vivere e morire per Lui! Vivere, operare e morire d'amore per il Papa: ecco, questa, e solo questa, è la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Essa vive per diffonderne il nome, la gloria e l’amore; per sostenerne e difenderne l'autorità e la libertà: per camminare alla Sua luce.

Non vogliamo, non conosciamo altro maestro né altra luce... non conosciamo, non vogliamo altro Pastore; non conosciamo né vogliamo altro Padre, né altro Cristo pubblico e visibile in terra. Nelle conversazioni non tolleriamo parola e non dico parole, ma parola men che rispettosa verso la persona o l'autorità del Papa, delle Sacre Romane Congregazioni, dei Nunzi Pontifici o Legati Papali, o meno deferente alle disposizioni della Santa Sede.

Facciamoci un grande e dolce obbligo di praticare anche le minime raccomandazioni del Papa. In una parola, siate sempre e ovunque figli devotissimi del Papa; date energie, cuore, mente e vita a sostegno della Chiesa di Roma, Madre e Capo di ogni e di tutte le Chiese del mondo; a sostegno del Papa, della Sua autorità e libertà, e a diffusione del Suo amore.

E Gesù Cristo, Pastore Divino ed Eterno, non mancherà di benedirvi, o miei cari figli della Polonia, e di benedire alla vostra Patria, la cui fedeltà al Papa è uno dei titoli, è una delle sue glorie più belle.

 

 

NE’ PRESUNTUOSI, NE’ CONIGLI (34)

 

 

... Non solo bisogna mantenere le posizioni, ma bisogna progredire, progredire, progredire!

Non progredii regredi est.

Come della virtù, come della grazia e vita spirituale, e così è delle istituzioni religiose: Non progredii regredi est.

Bisogna fare;

bisogna fare bene;

bisogna fare di più, molto, ma molto di più!

Non voglio dei presuntuosi, ma non voglio neanche dei conigli..., non voglio neanche gente fiacca; piccola di testa e di cuore, priva di ogni sana, moderna, necessaria e buona iniziativa, priva del necessario coraggio!

Confidare non in noi, ma in Dio, e avanti con animo alto, con cuore grande, con grande coraggio!

Dio assiste e dà la forza! Che temere?

Nei servi di Dio non deve mai entrare nessuno scoraggiamento: noi siamo soldati di Cristo, e perciò dobbiamo pregare, guardare a lui, non temere mai: dobbiamo anzi aumentare un coraggio superiore di gran lunga alle forze che sentiamo: perché Dio è con noi!

Non lasciatevi sgomentare dalle difficoltà o dal poco frutto, e state uniti nella carità di Gesù Cristo!

La vostra vita sarà piena di triboli e di spine... Ma non dubitate: Dio è con voi, se voi sarete umili e con Dio!

Pigliatevi il vostro carico con fede, con viva fede e fiducia nel Signore, poiché il vostro carico vi viene da Dio, e Dio vi sta sempre vicino.

Il vostro zelo sia non volubile, non incostante, non a salti, non indipendente, né insubordinato alla disciplina la più rigida, quale deve essere la disciplina vera religiosa; ma sia zelo fervente, costante, illuminato; zelo grande e infiammato, ma prudente nella carità.

Ci vuole un illuminato spirito di intrapresa, se no certe opere non si fanno; la vostra diventa una stasi, non è più vita di apostolato, ma è lenta morte o fossilizzazione! Avanti, dunque!

Non si potrà far tutto in un giorno, ma non bisogna morire né in casa, né in sacrestia: fuori di sacrestia!

Non perdere d'occhio mai né la chiesa, né la sacrestia, anzi il cuore deve essere là, la vita là; là dove è l'Ostia; ma con le debite cautele, bisogna che vi buttiate ad un lavoro che non sia più solo il lavoro che fate in chiesa.

Via, via, ogni pusillanimità!

Lungi da noi ogni pusillanimità sotto la quale si nasconde, talora, la pigrizia e la piccolezza dell'animo. La pusillanimità è contraria allo spirito del nostro istituto, che è ardito e magnanimo.

 

 

AMO LA MADONNA E CANTO! (35)

 

 

Canto la Madonna: lasciatemi amare e cantare!

Sono un povero pellegrino che cerco luce e amore: vengo al Santuario col rosario in mano per diventare lo sgabello dei piedi immacolati di Maria, in eterno;

vengo a cercarle luce e amore di Dio e delle anime!

Vengo a Lei per non perdermi, dopo esser passato tra profondità, frane, altezze, precipizi, montagne, uragani, abissi, oscurità di spirito, ombre nere...

Vengo a Lei, e sento sopra di me un'alta pace che si libra: vedo il suo manto distendersi su tutte le tempeste, e una serenità inoffuscabile che sorpassa le regioni della luce umana, e trapassa tutti i nostri splendori, e mi avvolge e penetra.

L'anima inondata dalla bontà del Signore e dalla sua grazia,

arroventata dal fuoco della carità, librata al di sopra, in alto,

e traboccante di amore, sperimenta una gioia che è gaudio spirituale, e si fa canto e spasimo, sete anelante d’infinito, brama di tutto il vero,

di tutto il bene,

di tutto il bello:

attrazione, ardore sempre crescente di Dio: amando nell'Uno tutti: nel Centro i raggi:

nel Sole dei soli ogni luce.

E in questa luce inebriante

mi spoglio dell'uomo vecchio e amo: questo amore mi fa uomo nuovo e amando canto, canto!

Amo ineffabilmente e canto lo stesso Amore Infinito e la Santa Madonna del Divino Amore: mi slancio in un'altezza senza misura, e con un grido improvviso di vittoria, di gloria a Dio e alla Vergine Santa, amo e canto.

 

 

DARE LA VITA CANTANDO L’AMORE (36)

 

 

Lo splendore e l'ardore divino non m'incenerisce, ma mi tempra, mi purifica e sublima e mi dilata il cuore, così che vorrei stringere nelle mie piccole braccia umane tutte le creature per portarle a Dio.

E vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio; vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi e ai bramosi di maggior luce, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo e vivere e morire della stoltezza della carità per i miei fratelli!

Amare sempre e dare la vita cantando l'Amore! Spogliarmi di tutto!

Seminare la carità lungo ogni sentiero; seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi; inabissarmi sempre infinitamente e volare sempre più alto infinitamente, cantando Gesù e la Santa Madonna e non fermarmi mai.

Fare che i solchi diventino luminosi di Dio; diventare un uomo buono tra i miei fratelli; abbassare, stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull’altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio.

Gesù è morto con le braccia aperte.

È Dio che si è abbassato e immolato con le braccia aperte.

Carità! Voglio cantare la carità! Avere una gran pietà per tutti!

 

 

VOGLIO CANTARE LA CARITA’! (37)

 

 

Signore, scrivete sulla mia fronte e sul mio cuore il Tau sacro della carità.

Apritemi gli occhi e il cuore sulle miserie dei miei fratelli: che la mia vita fiammeggi, come in altissimo rogo, davanti a Voi, o Gesù!

Vita Ardente!

Fatemi un braciere, sfavillante di luce. Vivere di luce.

Inginocchiato con tutta la mia miseria, io mi stendo, gemendo, dinanzi alla tua misericordia, o Signore, che sei morto per noi.

Signore, non son degno, ma ho bisogno della tua gioia, una gioia casta, una gioia che rapisce, che ci trasporta nella pace, al di sopra di noi stessi e di tutte le cose: immensa gioia!

L'anima ha deciso di vincer tutto per ascendere, unirsi a Dio: è la gioia dell'umiltà.

La carità ha fame d'azione: è un'attività che sa di eterno e di divino. La carità non può essere oziosa. Noi moriamo in Dio e viviamo in Dio.

Mi sento come un carbone acceso su un grande altare: vivere in Lui e Lui in noi.

Ecco il sublime della vita, il sublime della morte, il sublime dell'amore, il sublime della gioia, il sublime dell'eternità!

Chiunque segue Maria sarà vincitore dei propri nemici e arriverà al regno in cui Ella regna col suo Figliolo, nella gloria che non avrà mai fine, nella beatitudine immensa; più su, nel silenzio sacro dell'Incomprensibile, dove trema un arcano splendore, dove è l'Altissimo!

Pregate Dio per colui che scrive, assistito dalla grazia divina, questa pazzia d'amore; egli prega per tutti coloro che la leggeranno. E che Dio ci doni Se stesso: largamente e in eterno. Amen.

Oh le meraviglie della Luce!

 

 

NEL SOGNO, LA LAMPADA QUELLA SERA

SPLENDEVA DI LUCE PIÙ VIVA... (38)

 

Un sogno. Tornavo a Tortona di lontano, venivo a piedi, e la sera era umida e buia; un freddo pungente mi andava penetrando le ossa; la stanchezza aveva infiacchite le gambe e mi gravava la persona.

Avvicinandomi al nostro Santuario, ho levato istintivamente lo sguardo, e su la mole oscura ho visto splendere sul punto più alto, dove, tra non molto, troneggerà la bella statua della Madonna, fusa col rame delle pentole rotte, ho visto splendere, dico, una dolce luce che pareva la stella di Maria sul suo Santuario. Era la lampada votiva: quella sera splendeva di luce più viva.

Mi sentii ritornare le forze: non più stanchezza, non più freddo, ma tutto rinvigorito; una pace soave, quasi fosse la voce della Madonna, venne ad inondarmi l'anima.

Affrettai allora i passi verso il Santuario. Quando entrai non c'era più nessuno, ma un gran silenzio: solo le lampade ardevano davanti al Tabernacolo e ai piedi della Vergine. Mi inoltrai, come in una nube, in un profumo d'incenso e di preghiera: che senso di misticismo, che fascino! Mentre tutti dormivano, gli Angeli dei nostri piccoli erano forse scesi ad incensare la Madonna e l'altare?

La notte ormai era alta e silente. Mi inginocchiai a pregare e mi assopii. Quanto era dolce il tuo sguardo, o Santa Madonna della Guardia! Certo era un sogno, ma dal tuo labbro, dal tuo cuore che parole di materna soavità uscirono mai in quella notte!

E porgevi Gesù tuo Figlio, fatto vivo e bello bello bello, come occhio mai non vide, né lingua potrà mai dire. E la vita tua la offrivi a Lui per me peccatore e pe' miei fratelli, e Lo pregavi, il tuo Figlio, e imploravi per la Chiesa, e invocavi, tra sospiri, luce e pace di Cristo alle Nazioni e ai popoli. Che gran notte, Dio mio, la notte di quel sogno!...

Ah Vergine benedetta, Tu lo vuoi dunque più curato e più frequentato il tuo Santuario? E lo sarà! Tu vuoi che io ripari a tanto male che ho fatto, che sia più umile, più di orazione, più sacerdote, e renda a tutti più cara la tua Casa? Lo farò, o Vergine Santa, non da me, ma, con l'aiuto del Signore, lo farò! Che si facciano mortificazioni e penitenze, che vorrai offrire Tu stessa al tuo Gesù? Ebbene, sì, faremo penitenza!

Vuoi che si preghi e si preghi bene, con fede? E noi pregheremo così, come Tu vuoi!

Hai detto che, se pregheremo, si diffonderà una luce grande di misericordia da Gesù Crocifisso, dalle Sue piaghe, dal Suo Cuore? O sì, sì, pregheremo! Desideri che si riveli a tutti la Tua bontà? Ebbene, diffonderemo il bollettino largamente, e si spargerà una luce pura di amore a Dio e a Te.

Vuoi essere in mezzo a un giardino! Che significa questo? Ami forse avere tutto attorno al Santuario una corona di Istituti? Un giardino di opere di carità? Ah! ma i primi fiori vogliamo e dobbiamo essere noi, noi sacerdoti del Santuario, poi i nostri chierici, gli apostolini, gli assistiti: vogliamo noi diventare tuoi fiori, fiori di sante virtù, i tuoi fiori, o Maria, il tuo mistico giardino! Aiutaci, o Santa Vergine: guardaci e trasformaci in fiori!

Chiedi che vengano a Te i malati di anima e di corpo, i sofferenti, i tribolati, gli ondeggianti nel dubbio? E che tutti invochino il tuo santo Nome? Verremo, verremo, o Maria! Alzeremo a Te un trono d'oro fatto dei nostri cuori, intoneremo a Te un cantico di gratitudine, che avrà risonanze lontane.

Solo fa, o Vergine celeste, che le nostre miserie non abbiano mai ad impedire che da questo tuo trono di grazie si diffonda nel mondo la tua gloria. Fa che ogni nostro desiderio, ogni parola, ogni atto sia fragrante del tuo amore, o Santa Madonna della Guardia!...

 

 

HO SOGNATO LA MADONNA ... (39)

 

 

... Ho visto le pietre muoversi: ho udito arcani canti di cielo e fin le pietre conclamare!

Ho sognato la Madonna: ho visto la Madonna lavorare con noi! E le pietre del Santuario e le opere di fede e di carità prendevano vita, fiorivano, cantavano insieme con noi, conclamavano: Maria! Maria! Maria!

E verso di Lei si alzavano, quasi Angeli, insieme con gli Angeli, come anime quasi adoranti.

Quanto era pura, quanto bella la Santa Madonna! Tanto sovranamente bella che pareva Iddio! Vestita di luce, circonfusa di splendori, coronata di gloria; era grande, era gloriosa della gloria e grandezza di Dio! Ma chi potrà dire di Te, o Vergine Santa?

Che sarà dunque il paradiso?

Non era che un sogno, non durò che brevi momenti e ancora mi sento come rinascere; è caduta la memoria delle amarezze passate, l'anima estasiata, l'intelletto si rischiara, il cuore s'illumina e s'infoca di soavissima carità, provo una gioia estrema e non cerco, non bramo più altro!

Te voglio, o Santa Madonna: Te chiamo, Te seguo, Te amo! Foco, dammi foco, foco di amore santo di Dio e dei fratelli: foco di divina carità che accenda le fiaccole spente, che resusciti tutte le anime!

Portami, o Vergine benedetta, tra le moltitudini che riempiono le piazze e le vie; portami ad accogliere gli orfanelli ed i poveri, i membri di Gesù Cristo, abbandonati, dispersi, sofferenti, i tesori della Chiesa di Dio.

Se sorretto dal tuo braccio potente, tutti io porterò a Te, o Beata Madre del Signore!

Madre tenerissima di tutti noi peccatori, di tutti gli afflitti.

Salve, o tutta bianca, Immacolata Madre di Dio: Augusta Regina!

Salve, o grande Signora della Divina Provvidenza, Madre di misericordia!

Salve, o Santa Madonna della Guardia, Castellana d'Italia, dolce e benigna! Quanto sei grande, quanto sei pietosa! Tu sei onnipotente nel cuore di Gesù, Tuo Dio e Tuo Figlio, e le Tue mani sono piene di grazie!

Ah, mille volte T'invoco e Ti benedico, mille e mille volte Ti amo!

Morire, morire d'amore dolcissimo ai tuoi piedi immacolati o Santa Madonna!

 

 

ONORIAMO E AMIAMO MARIA! (40)

 

 

La benedetta fra le donne volle apparire tutta bianco vestita, e all'umile fanciulla disse: "lo sono l'Immacolata Concezione!". E con le ripetute apparizioni e i continuati prodigi si degnò confermare il consolante dogma della Immacolata, proclamato quattro anni innanzi dall'angelico e grande Papa Pio IX.

Maria è Immacolata, e piena di grazia per Sé e per tutti i figliuoli di Eva, perché a tutti doveva essere esempio e Madre. E tutto lo splendore, la purezza, le grazie degli Angeli e dei Santi del cielo, insieme riunite, non possono affatto eguagliare lo splendore, la purezza immacolata, la pienezza delle grazie onde va adorna e risplende ...

Onoriamo, dunque, Maria con la preghiera, col diffonderne il culto, con devozione tenerissima e con imitarne le virtù.

Perfezioniamo la nostra anima con opere di fede e ardore a Dio e ai fratelli.

Onoriamo Maria, deponendo l'orgoglio, e vivendo in umiltà grande: Maria fu tanto umile!

Onoriamo Maria!

E stacchiamo il nostro cuore dai beni di questa misera terra, ché, quaggiù, ogni cosa è vanità, e le ricchezze caduche e il fumo degli onori e le voglie dei sensi, tutto è disinganno!

Amiamo la beata e spirituale povertà, tanto cara alla Madonna: leviamo alto lo spirito alle cose invisibili, e corriamo là dov'è gaudio sempiterno!

Onoriamo Maria!

Invochiamola, supplichiamola di infonderci un po' della sua immacolata purezza e di purificarci; di darci la mano e di condurci; di darci la semplicità del cuore puro, che vede Dio, che intende Dio; ci dia la Santa Madonna l'amore di Gesù sopra ogni cosa, e forza di volontà per camminare virilmente con Cristo!

Onoriamo e amiamo Maria! Amiamola da figli, dolcissimamente, a amiamola tanto!

Domani in cielo ci uniremo agli Angeli e a Lei, nella gioia, nel gaudio ineffabile; e, in Maria Santissima e con Maria, onoreremo e ameremo eternamente Iddio!

 

 

LAVORO!

SEMINARE E ARARE GESU’ CRISTO NELLA SOCIETA’ (41)

 

Amici, guardiamo in alto, e poi lavoreremo di più, lavoreremo sempre meglio e sempre più, pro aris et focis; per la Chiesa e per la Patria.

Se mai fossimo stati sonnolenti, risvegliamoci, e Cristo c'inonderà di luce! Rivestiamoci della completa armatura di Dio, onde possiamo coraggiosamente resistere al male e operare il bene: fortifichiamoci nel Signore e nella sua forza onnipotente. E avanti nella santa fatica!

Grazie a Dio, sentiamo d'essere ai piedi della Chiesa, e sulla via buona procediamo nel cammino: lavoro! lavoro!

Azione, o Amici, azione cattolica, sì e come la vuole il Papa, come la vogliono i Vescovi: amore a Dio, alla Chiesa, zelo, preghiera, alacrità nel fare il bene, a santificazione nostra e a salvezza dei fratelli.

Sono nuovi tempi? Via i timori, non esitiamo: moviamo alla loro conquista con ardente e intenso spirito di apostolato, di sana, intelligente modernità. Gettiamoci alle nuove forme, ai nuovi metodi di azione religiosa e sociale, sotto la guida dei Vescovi, con fede ferma, ma con criteri e spirito largo.

Niente spirito triste, niente spirito chiuso: sempre a cuore aperto, in spirito di umiltà, di bontà, di letizia.

Preghiamo, studiamo e camminiamo. Non fossilizziamoci. I popolo camminano: guardando in alto a Dio e alla Chiesa camminiamo anche noi, non facciamoci rimorchiare.

Tutte le buone iniziative siano in veste moderna, basta riuscire a seminare, basta poter arare Gesù Cristo nega società, e fecondarla in Cristo.

Nelle mani e ai piedi della Chiesa, noi vogliamo, noi dobbiamo essere un lievito, una pacifica forza di cristiano rinnovamento: fidati in Dio, noi vogliamo tutto restaurare in Cristo.

Lavoro! lavoro! Ecco l'insegnamento della storia, l'esempio dei Santi, il comando del Vicario di Cristo, la legge che ci fu data da Dio.

Saldi nella fede e di un solo spirito, nell'incorrotta dottrina della Chiesa, fiorisca in noi la verità nella dolce e onerosissima carità, incessantemente!

Mettiamo ogni nostra attività a servizio della Religione e della Patria: guardiamo solo e sempre all'onore di Dio, al bene della Chiesa, alla salute del prossimo.

 

 

ANNO NUOVO, VITA NUOVA (42)

 

 

Abbiamo cominciato l'anno nuovo: rendiamo grazie a Dio dei tanti benefici ricevuti, e cominciamo oggi ad amare e a servire veramente Gesù Cristo e la Santa Chiesa Romana, Madre nostra, in grande fuoco di carità, con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la nostra povera vita.

Prostrati ai piedi di Dio, a Lui, che è il Padre nostro celeste, chiediamo umilmente perdono di tutte le ingratitudini della vita passata, e ciascuno dica di cuore: "nunc incipio in Nomine Jesu": ora comincio nel Nome di Gesù: comincio ad essere di Cristo e della Chiesa:

"nunc incipio esse Christi et Ecclesiae".

Anno nuovo, vita nuova: vita santa e santificante!

Anno nuovo, vita tutta in Gesù, di Gesù, per Gesù!

Viviamo in Gesù!

Perduti nel suo Cuore, affocati d'amore, piccoli, piccoli, piccoli: semplici, umili, dolci.

Viviamo di Gesù!

Come bambini tra le sue braccia e sul suo Cuore, santi e irreprensibili sotto il suo sguardo; inabissati nell'amore di Gesù e delle anime, in fedeltà e obbedienza senza limite a Lui e alla sua Chiesa!

Viviamo per Gesù!

Tutti e tutto per Gesù niente fuori di Gesù, niente che non sia Gesù, che non porti a Gesù, che non respiri Gesù!

In modo degno della vocazione, che abbiamo ricevuta, modellati sulla sua Croce, al suo sacrificio, sulla sua obbedienza "usque ad mortem", in oblazione e totale olocausto di noi stessi, qual profumo d'odore soave.

 

 

FEDE, PREGHIERA, CORAGGIO E AVANTI IN DOMINO! (43)

 

 

... Così Iddio ci aiuti, o miei cari Figli, Alunni e Benefattori, e ci conforti sino alla morte et ultra!

Amare nostro Signore, la nostra celeste Madre e Fondatrice Maria Santissima; amare il Papa, i Vescovi, la Chiesa; amare i piccoli e i poveri più abbandonati; mi pare di esser già un po' in Paradiso; non sento più la stanchezza, non le calunnie, non i dolori, che pur, grazie a Dio, non sono pochi.

Allora, anzi, Gesù mi porta a chiedergli ardore nell'operare la salvezza della anime:

fede, più fede, "ma di quella", come diceva il Cottolengo; amore alle angustie, alle ostilità - alla Croce: o beata tribolazione, o pane di consolazione!

Fede, preghiera e coraggio, figliuoli e amici miei, e avanti in Domino!

Cercate costantemente di avere l'umiltà e la carità: state buoni, pii, lavorate, camminate sotto lo sguardo di Dio: il mio cuore è con voi!

 

 

SEMPRE AVANTI NEL BENE! (44)

 

 

O gran Dio Padre di bontà, di misericordia e di pace, benedite ai miei Figli lontani, alunni ed ex alunni; benedite ai miei padroni prediletti, ai miei Poveri, raccolti sotto le ali della Divina Provvidenza!

O miei fratelli, tanto cari e tanto amati, mi par di sentire le campane della mia Patria lontana, echeggianti a gloria per le città e per i villaggi: quel loro inno risveglia in me i più santi ricordi: esse cantano la Resurrezione di Cristo e mi fanno piangere di fede, di gioia, di amore a Dio, di amore a voi, di amore alla nostra Italia.

Fratelli, codest'eco di gioia, non sia, per me e per voi, un semplice ricordo che venti secoli fa risorgeva a vita novella Gesù, ma faccia risorgere per sempre la nostra anima alla più alta vita spirituale.

Coraggio, miei fratelli:

sursum corda! sursum corda! e avanti, sempre avanti nel bene! Christus heri, hodie et in saecula!

Buona Pasqua! Buona Pasqua a tutti!

Alleluja! Alleluja! Alleluja!

E la benedizione di questo povero prete, di questo vostro amico e padre, sia auspicio di quella benedizione grande che Iddio misericordioso vorrà concederci nel giorno infinito del santo Paradiso!

Cristo è risorto!

Alleluja! Alleluja! Alleluja!

Buona Pasqua a tutti e a ciascuno!

E pregate per me sempre!

 

 

CRISTO E’ RISORTO E ANCORA E’ CON NOI! (45)

 

 

Fratelli, siamo a Pasqua! Il nostro Agnello, l'Agnello di Dio, che cancella i peccati del mondo", è stato già immolato: Egli si è fatto nostro Sacrificio, nostra Redenzione, nostro Convito. Ed è risorto, per essere il divino nostro lievito, nostra risurrezione e nostra vita.

Cristo è risorto, e ancora è con noi! Nostra speranza, piena d'immortalità: Cristo è risorto e ci precede, Re vittorioso, Re invincibile: Alleluia!

Siamo a Pasqua! Oh perché, miei fratelli, non passeremo dalla tiepidezza al fervore di spirito? Perché, se mai qualcuno si sentisse lontano dalle divine sorgenti della grazia, non vorrà risorgere dalla morte del peccato alla vita in Cristo e dare alla sua anima la pace, la pieno serenità, la fede viva ed energica del bene?

Cristo è risorto! Ora che rimane a noi, o fratelli, in questo tempo degli azzimi pasquali? Che con le risoluzioni più sante, con le intenzioni più pure, col cuore più umile, andiamo a Gesù allo spuntare del sole, cioè dopo esserci spogliati con una buona confessione, della veste tenebrosa dei nostri vizi. E portiamo a Lui i balsami e gli aromi: l'incenso delle nostre azioni e delle nostre virtù.

Non ci spaventi la pietra enorme, cioè la legge scritta sulle tavole di pietra: è pietra ormai rimossa, e fatta leggera. La risurrezione di Gesù ha reso facili tutte le leggi, ha illuminato tutti i misteri: ha confortato di celeste speranza tutta la nostra vita.

La gioia e la felicità della risurrezione renda consolante alle intelligenze la fede, renda soave ai cuori la parola del Signore, e ci faccia pregustare il gaudio della nostra stessa risurrezione alla vita eterna e aria gloria di Gesù Cristo! Alleluja! Alleluja! Alleluja!

È Pasqua! Esultiamo e celebriamo con ineffabile gaudio questa grande solennità cristiana, con gli azzimi santi della purezza, della verità e della carità. Redenti e santificati per la virtù di Cristo, proponiamo di mantenerci sempre azzimi di fede, di onestà, di illibatezza, sì che il Signore ci riempia di tutta la più santa letizia, e la vita nostra sia fervore di santità, e il cuore viva in Cristo, splenda e incendi tutti della carità di Cristo.

 

 

SENTI, GESU’ IL GRIDO ANGOSCIOSO

DELLE TURBE CHE ANELANO A TE! (46)

 

Cristo è risorto!

Fratelli, risorgiamo con Lui!

Allarghiamo i nostri orizzonti, eleviamo il nostro spirito a tutto che è alta vita, che è luce, che è bello, buono, vero, santo! Alleluja! Alleluja! Alleluja!

Cristo è risorto! Andiamo a Lui: Lui solo ha le parole di vita eterna che rigenerano, e quella legge di amore e di libertà da cui ogni uomo, ogni popolo, può sperare incremento e salvezza.

Fratelli, i popoli sono stanchi, sono disillusi; sentono che tutta è vana tutta è vuota la vita, senza Dio.

Siamo noi all'alba d'una grande rinascita cristiana?

Cristo ha pietà delle turbe: Cristo vuole risorgere, vuol riprendere il suo posto: Cristo avanza: l'avvenire è di Cristo!

Cristo è risorto! Vedo Gesù che torna: non è un fantasma, no!

E’ Lui, il Maestro, è Gesù che cammina sulle acque limacciose di questo mondo così torbido, così spaventoso.

L'avvenire è di Cristo!

T'avanza, t'avanza, o divino Risorto! La barca di questo povero mondo fa acqua da tutte le parti, senza di Te va a fondo: vieni, o Signore, vieni!

Risuscita in tutti i cuori, in tutte le famiglie: su tutte le plaghe della terra, o Cristo Gesù, risorgi e risorgi!

Senti il grido angoscioso delle turbe che anelano a Te: vedi i popoli che vengono a Te, o Signore. A Te appartengono, sono la tua conquista, o Gesù, mio Dio e mio Amore!

Stendi, o Chiesa del Dio vivente, le tue grandi braccia, e avvolgi nella tua luce salvatrice le genti. O Chiesa veramente cattolica,

Santa Madre Chiesa di Roma, unica vera Chiesa di Cristo, nata non a dividere, ma ad unificare in Cristo, e a dar pace agli uomini!

Mille volte ti benedico e mille volte ti amo!

Bevi il mio amore e la mia vita, o Madre della mia Fede e della mia anima! Oh come vorrei delle lacrime del mio sangue e del mio amore far un balsamo da confortare i tuoi dolori e da versare sulle piaghe de' miei fratelli!