CAPITOLO IV

VIA ALLA COMUNIONE

" Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch'essi in noi una cosa sola " (Gv 17, 21)

La Chiesa, sacramento di comunione

33. " Davanti ad un mondo diviso e desideroso di unità è necessario proclamare con gioia e fermezza di fede che Dio è comunione, Padre, Figlio e Spirito Santo, unità nella distinzione, il quale chiama tutti gli uomini a partecipare alla medesima comunione trinitaria. E necessario proclamare che questa comunione è il progetto magnifico di Dio [Padre]; che Gesù Cristo, fattosi uomo, è il centro di questa stessa comunione, e che lo Spirito Santo opera costantemente per creare la comunione e restaurarla quando si è rotta. E necessario proclamare che la Chiesa è segno e strumento della comunione voluta da Dio, iniziata nel tempo e destinata alla perfezione nella pienezza del Regno ".(97) La Chiesa è segno di comunione perché i suoi membri, come i tralci, sono partecipi della stessa vita di Cristo, la vera vite (cfr Gv 15, 5). In effetti, mediante la comunione con Cristo, Capo del Corpo mistico, entriamo in comunione viva con tutti i credenti.

Questa comunione, esistente nella Chiesa ed essenziale alla sua natura,(98) deve manifestarsi attraverso segni concreti, " come potrebbero essere: la preghiera in comune gli uni per gli altri, l'impulso alle relazioni tra le Conferenze Episcopali, i legami tra Vescovo e Vescovo, le relazioni di fraternità tra le diocesi e le parrocchie, e la mutua comunicazione tra operatori pastorali per attività missionarie specifiche ".(99) Essa chiede di conservare il deposito della fede nella sua purezza ed integrità, nonché l'unità dell'intero Collegio dei Vescovi sotto l'autorità del Successore di Pietro. In tale contesto, i Padri sinodali hanno rilevato che " il rafforzamento del ministero petrino è fondamentale per la preservazione dell'unità della Chiesa ", e che " il pieno esercizio del primato di Pietro è fondamentale per l'identità e la vitalità della Chiesa in America ". (100) Per mandato del Signore, a Pietro ed ai suoi Successori appartiene il compito di confermare nella fede i fratelli (cfr Lc 22, 32) e di pascere l'intero gregge di Cristo (cfr Gv 21, 15-17). Così pure, il Successore del principe degli Apostoli è chiamato ad essere la pietra sulla quale la Chiesa è edificata, ed a esercitare il ministero derivante dall'essere egli depositario delle chiavi del Regno (cfr Mt 16, 18-19). Il Vicario di Cristo è, infatti, " il perpetuo principio di [...] unità e il fondamento visibile " della Chiesa. (101)

Iniziazione cristiana e comunione

34. La comunione di vita nella Chiesa si ottiene mediante i sacramenti dell'iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Il Battesimo è " la porta d'ingresso alla vita spirituale; per mezzo di esso diventiamo membra del Cristo ed entriamo a far parte del corpo della Chiesa ". (102) I battezzati, ricevendo la Confermazione, " vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l'opera la fede come veri testimoni di Cristo ". (103) L'itinerario dell'iniziazione cristiana raggiunge il suo perfezionamento ed il suo culmine con l'Eucaristia, per la quale il battezzato si inserisce pienamente nel Corpo di Cristo. (104)

" Questi sacramenti sono un'eccellente opportunità per una buona evangelizzazione e catechesi, quando la loro preparazione è affidata ad operatori dotati di fede e competenza ". (105) Benché nelle diverse Diocesi dell'America vi sia stato un innegabile progresso nella preparazione ai Sacramenti dell'iniziazione cristiana, i Padri sinodali hanno tuttavia lamentato che " sono molti coloro che li ricevono senza la sufficiente formazione ". (106) Nel caso poi del Battesimo di bambini, non si deve omettere uno sforzo catechistico nei confronti dei genitori e dei padrini.

L'Eucaristia, centro di comunione con Dio e con i fratelli

35. La realtà dell'Eucaristia non si esaurisce nel fatto di essere il Sacramento in cui culmina l'iniziazione cristiana. Mentre il Battesimo e la Confermazione hanno la funzione di iniziare ed introdurre alla vita propria della Chiesa, e non sono reiterabili, (107) l'Eucaristia costituisce il centro vivo permanente intorno al quale si raduna l'intera comunità ecclesiale. (108) I diversi aspetti di questo Sacramento ne mostrano l'inesauribile ricchezza: esso è, al tempo stesso, Sacramento-sacrificio, Sacramento-comunione, Sacramento-presenza. (109)

L'Eucaristia è il luogo privilegiato per l'incontro con Cristo vivo. Per questo, i Pastori del Popolo di Dio in America, mediante la predicazione e la catechesi, devono sforzarsi di " dare alla celebrazione eucaristica domenicale una nuova forza, come fonte e culmine della vita della Chiesa, garanzia della comunione nel Corpo di Cristo e invito alla solidarietà come espressione del mandato del Signore: "Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13, 34) ". (110) Come suggeriscono i Padri sinodali, tale sforzo deve tener conto di varie dimensioni fondamentali. Anzitutto, è necessario risvegliare nei fedeli la consapevolezza che l'Eucaristia è un immenso dono: ciò li porterà a fare il possibile per parteciparvi in modo attivo e degno almeno la domenica e i giorni di festa. Al tempo stesso, devono essere incoraggiati " gli sforzi dei sacerdoti per facilitare questa partecipazione e renderla possibile alle comunità più lontane ". (111) Occorre richiamare ai fedeli che " la partecipazione piena, cosciente ed attiva, benché essenzialmente distinta dall'ufficio del sacerdote ordinato, è un'attuazione del sacerdozio comune ricevuto nel Battesimo ". (112)

La necessità che i fedeli partecipino all'Eucaristia e le difficoltà connesse con la scarsità di sacerdoti sottolineano l'urgenza di promuovere le vocazioni sacerdotali. (113) Occorre pure ricordare a tutta la Chiesa in America " il legame esistente tra l'Eucaristia e la carità ", (114) legame che la Chiesa primitiva esprimeva unendo l'agape con la Cena eucaristica. (115) La partecipazione all'Eucaristia deve condurre ad un'azione caritativa più intensa, come frutto della grazia ricevuta in questo sacramento.

I Vescovi, promotori di comunione

36. La comunione nella Chiesa, proprio perché segno di vita, deve crescere continuamente. Di conseguenza, i Vescovi, ricordando che " singolarmente presi, sono il principio visibile e il fondamento dell'unità nelle loro Chiese particolari ", (116) non possono non sentirsi impegnati a promuovere la comunione nelle loro Diocesi, perché più efficace risulti lo sforzo per la nuova evangelizzazione in America. La tensione comunitaria risulta favorita dagli organismi previsti dal Concilio Vaticano II a sostegno dell'attività del Vescovo diocesano, organismi che la legislazione post-conciliare ha più dettagliatamente definito. (117) " Spetta al Vescovo, con la cooperazione di sacerdoti, diaconi, consacrati e laici [...], realizzare un piano di azione pastorale coordinata, che sia organico e partecipato e che raggiunga tutti i membri della Chiesa e susciti la loro coscienza missionaria ". (118)

Ogni Ordinario non mancherà di promuovere nei sacerdoti e nei fedeli la consapevolezza che la Diocesi è l'espressione visibile della comunione ecclesiale, che si forma alla mensa della Parola e dell'Eucaristia intorno al Vescovo, unito con il Collegio episcopale e sotto il suo Capo, il Romano Pontefice. Essa, in quanto Chiesa particolare, ha il mandato di iniziare ed incrementare l'incontro di tutti i membri del Popolo di Dio con Gesù Cristo, (119) nel rispetto e nella promozione di quella pluralità e di quella diversificazione che non ostacolano l'unità, ma le conferiscono il carattere di comunione. (120) Lo spirito di partecipazione e di corresponsabilità nella vita degli organismi diocesani sarà certamente favorito da una conoscenza più approfondita della natura della Chiesa particolare. (121)

Una comunione più intensa tra le Chiese particolari

37. L'Assemblea Speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi, la prima nella storia ad aver riunito Vescovi di tutto il Continente, è stata da tutti percepita come una grazia speciale del Signore alla Chiesa pellegrina in America. Essa ha rafforzato la comunione che deve esistere tra le Comunità ecclesiali del Continente, facendo percepire a tutti l'urgenza di incrementarla ulteriormente. Le esperienze di comunione episcopale, frequenti soprattutto dopo il Concilio Vaticano II per il consolidarsi e il diffondersi delle Conferenze Episcopali, sono da intendersi come incontri con Cristo vivo, presente nei fratelli riuniti nel suo nome (cfr Mt 18, 20).

L'esperienza sinodale ha mostrato altresì le ricchezze di una comunione che si estende oltre gli ambiti della singola Conferenza Episcopale. Benché già esistano forme di dialogo che superano tali confini, i Padri sinodali hanno sottolineato l'opportunità di intensificare le riunioni interamericane, già promosse dalle Conferenze Episcopali delle diverse Nazioni americane, come espressione di solidarietà effettiva e come luogo di incontro e di studio delle comuni sfide all'evangelizzazione in America. (122) Sarà ugualmente opportuno definire con esattezza il carattere di tali incontri, in modo che siano, sempre più, espressione di comunione tra tutti i Pastori. Oltre a queste riunioni più ampie, può essere utile, quando le circostanze lo richiedano, creare commissioni specifiche per approfondire i temi comuni che riguardano tutta l'America. Settori nei quali sembra particolarmente necessario " che si dia impulso alla cooperazione sono le mutue comunicazioni pastorali, la cooperazione missionaria, l'educazione, le migrazioni, l'ecumenismo ". (123)

I Vescovi, ai quali incombe il dovere di promuovere la comunione tra le loro Chiese particolari, non mancheranno di stimolare i fedeli a vivere in misura crescente la dimensione comunitaria, assumendosi " la responsabilità di sviluppare i vincoli di comunione con le Chiese locali in altre zone dell'America mediante l'educazione, la mutua comunicazione, l'unione fraterna tra parrocchie e diocesi, progetti di cooperazione e di prevenzione comune in temi di maggiore importanza, soprattutto in quelli che riguardano i poveri ". (124)

Comunione fraterna con le Chiese cattoliche orientali

38. Il recente fenomeno dell'impiantarsi e dello svilupparsi in America di Chiese particolari cattoliche orientali, dotate di gerarchia propria, è stato oggetto di speciale attenzione da parte di alcuni Padri sinodali. Un sincero desiderio di abbracciare cordialmente ed efficacemente questi fratelli nella fede e nella comunione gerarchica sotto il Successore di Pietro, ha condotto l'Assemblea sinodale a proporre iniziative concrete di aiuto fraterno da parte delle Chiese particolari latine nei confronti di quelle cattoliche orientali presenti nel Continente. Così, per esempio, è stata avanzata l'ipotesi che sacerdoti di rito latino, soprattutto se di origine orientale, possano offrire la loro cooperazione liturgica alle comunità orientali, sprovviste di un numero sufficiente di presbiteri. Ugualmente per gli edifici sacri, i fedeli orientali potranno utilizzare, nei casi in cui ciò apparirà conveniente, le chiese di rito latino.

In questo spirito di comunione meritano di essere considerate varie proposte dei Padri sinodali: che, là dove è necessario, si dia vita, nelle Conferenze Episcopali nazionali e negli organismi internazionali di cooperazione episcopale, ad una commissione mista incaricata di studiare i problemi pastorali comuni; che la catechesi e la formazione teologica per i laici ed i seminaristi della Chiesa latina includano la conoscenza della tradizione viva dell'Oriente cristiano; che i Vescovi delle Chiese cattoliche orientali partecipino alle Conferenze Episcopali latine delle rispettive Nazioni. (125) Non c'è dubbio che questa cooperazione fraterna, mentre offrirà un aiuto prezioso alle Chiese orientali, di recente fondazione in America, permetterà alle Chiese particolari latine di arricchirsi con il patrimonio spirituale della tradizione dell'Oriente cristiano.

Il presbiterio come segno di unità

39. " Come membro di una Chiesa particolare, ogni sacerdote dev'essere segno di comunione con il Vescovo essendo suo immediato collaboratore, unito ai suoi fratelli nel presbiterio. Con carità pastorale esercita il suo ministero, principalmente nella comunità che gli è stata affidata, e la conduce all'incontro con Cristo Buon Pastore. La sua vocazione richiede che egli sia segno di unità. Per questo deve evitare qualunque partecipazione all'attività politica di tipo partitico, che dividerebbe la comunità ". (126) E auspicio dei Padri sinodali che " si sviluppi un'azione pastorale a favore del clero diocesano, che renda più solida la sua spiritualità, la sua missione e la sua identità, il cui centro consiste nella sequela di Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, sempre teso al compimento della volontà del Padre. Egli è il modello della dedizione generosa, della vita austera e del servizio fino alla morte. Il sacerdote sia cosciente del fatto che, in forza del sacramento dell'Ordine, è portatore di grazia, che distribuisce ai fratelli nei sacramenti. Egli stesso si santifica nell'esercizio del ministero ". (127)

Immenso è il campo in cui si svolge l'azione dei sacerdoti. Conviene, pertanto, " che essi pongano al centro della loro attività ciò che è essenziale per il ministero: lasciarsi configurare a Cristo Capo e Pastore, fonte della carità pastorale, offrendo se stessi quotidianamente con Cristo nell'Eucaristia, per aiutare i fedeli a vivere l'incontro personale e comunitario con Gesù Cristo vivo ". (128) Come testimoni e discepoli di Cristo misericordioso, essi sono chiamati a farsi strumenti di perdono e di riconciliazione, impegnandosi generosamente al servizio dei fedeli secondo lo spirito del Vangelo.

I presbiteri, in quanto pastori del Popolo di Dio in America, devono inoltre essere attenti alle sfide del mondo attuale e sensibili ai problemi e alle speranze della loro gente, condividendone le vicissitudini e, soprattutto, assumendo un atteggiamento di solidarietà con i poveri. Avranno cura di discernere i carismi e le qualità dei fedeli capaci di contribuire all'animazione della comunità, ascoltandoli e dialogando con essi, per stimolarne così la partecipazione e la corresponsabilità. Questo favorirà una migliore distribuzione dei compiti, permettendo loro di " dedicarsi a ciò che è più strettamente connesso con l'incontro e l'annuncio di Gesù Cristo, così da rappresentare al meglio, in seno alla comunità, la presenza di Gesù che raduna il suo popolo ". (129)

Quest'opera di discernimento dei carismi s'estenderà anche alla valorizzazione di quei sacerdoti che appaiono atti a compiere particolari ministeri. A tutti i sacerdoti, peraltro, si chiede di prestare il loro aiuto fraterno nel presbiterio e di ricorrere ad esso con fiducia in caso di bisogno.

Di fronte alla splendida realtà di tanti sacerdoti in America che, con la grazia di Dio, si sforzano di far fronte ad una mole di lavoro veramente notevole, faccio mio il desiderio dei Padri sinodali di riconoscere e lodare il loro " infaticabile impegno di pastori, evangelizzatori e animatori della comunione ecclesiale, esprimendo loro gratitudine ed incoraggiandoli a continuare ad offrire la loro vita al servizio del Vangelo ". (130)

Promuovere la pastorale vocazionale

40. Il ruolo indispensabile del sacerdote in seno alla comunità deve render consapevoli tutti i figli della Chiesa in America dell'importanza della pastorale vocazionale. Il Continente americano possiede una gioventù numerosa, ricca di valori umani e religiosi. Per questo, occorre coltivare gli ambienti in cui nascono le vocazioni al sacerdozio ed alla vita consacrata, e invitare le famiglie cristiane ad aiutare i figli qualora si sentano chiamati a seguire tale cammino. (131) In effetti, le vocazioni " sono un dono di Dio " e " nascono nelle comunità di fede, anzitutto nella famiglia, nella parrocchia, nelle scuole cattoliche e in altre organizzazioni della Chiesa. I Vescovi e i presbiteri hanno la speciale responsabilità di stimolare tali vocazioni mediante l'invito personale, e principalmente con la testimonianza di una vita di fedeltà, gioia, entusiasmo e santità. La responsabilità di promuovere vocazioni al sacerdozio compete a tutto il Popolo di Dio e trova il suo principale compimento nella preghiera costante e umile per le vocazioni ". (132)

I seminari, quali luoghi di accoglienza e di formazione dei chiamati al sacerdozio, devono preparare i futuri ministri della Chiesa a vivere " in una solida spiritualità di comunione con Cristo Pastore e di docilità all'azione dello Spirito, che li renderà capaci in modo speciale di discernere le attese del Popolo di Dio e i diversi carismi, e di lavorare insieme ". (133) Per questo, nei seminari " si deve insistere specialmente sulla formazione specificamente spirituale, in modo che con la costante conversione, l'atteggiamento di preghiera, l'accostamento ai sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza, i candidati si formino all'incontro con il Signore e si preoccupino di fortificarsi per il generoso impegno pastorale ". (134) I formatori abbiano cura di accompagnare e guidare i seminaristi verso una maturità affettiva che li renda atti ad abbracciare il celibato sacerdotale e capaci di vivere in comunione con i confratelli nella vocazione sacerdotale. Inoltre, promuovano in essi la capacità di osservazione critica della realtà circostante, così che siano in grado di discernere valori e disvalori, essendo questo un requisito indispensabile per stabilire un dialogo costruttivo con il mondo di oggi.

Particolare attenzione sarà riservata alle vocazioni sbocciate tra gli indigeni: occorre curare una formazione inculturata nel loro ambiente. Questi candidati al sacerdozio, mentre ricevono l'adeguata formazione teologica e spirituale per il loro futuro ministero, non devono smarrire le radici che hanno nella loro cultura. (135)

I Padri sinodali hanno poi voluto ringraziare e benedire tutti coloro che consacrano la vita alla formazione dei futuri presbiteri nei seminari. Hanno pure invitato i Vescovi a destinare a tale compito i sacerdoti più adatti, dopo averli preparati mediante una formazione specifica atta ad abilitarli ad una missione così delicata. (136)

Rinnovare l'istituzione parrocchiale

41. La parrocchia è un luogo privilegiato in cui è possibile per i fedeli fare l'esperienza concreta della Chiesa. (137) Oggi, in America come altrove nel mondo, la parrocchia attraversa talora alcune difficoltà nello svolgimento della propria missione. Essa ha bisogno di un rinnovamento continuo partendo dal principio fondamentale che " la parrocchia deve continuare ad essere primariamente comunità eucaristica ". (138) Tale principio implica che " le parrocchie sono chiamate ad essere accoglienti e solidali, luogo dell'iniziazione cristiana, dell'educazione e della celebrazione della fede, aperte alla varietà di carismi, servizi e ministeri, organizzate in modo comunitario e responsabile, capaci di coinvolgere i movimenti di apostolato già esistenti, attente alla diversità culturale degli abitanti, aperte ai progetti pastorali e sovraparrocchiali ed alle realtà circostanti ". (139)

Una speciale attenzione meritano, per le loro problematiche specifiche, le parrocchie nei grandi agglomerati urbani, dove le difficoltà sono così grandi che le normali strutture pastorali risultano inadeguate e le possibilità di azione apostolica notevolmente ridotte. L'istituzione parrocchiale, tuttavia, conserva la sua importanza e va mantenuta. Per ottenere questo obiettivo, occorre " continuare la ricerca di mezzi con i quali la parrocchia e le sue strutture pastorali giungano ad essere più efficaci nelle zone urbane ". (140) Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità e di movimenti. (141) Appare perciò opportuno il formarsi di comunità e di gruppi ecclesiali di dimensione tale da permettere vere relazioni umane: ciò consentirà di vivere più intensamente la comunione, avendo cura di coltivarla non solo " ad intra ", ma anche con la comunità parrocchiale alla quale tali raggruppamenti appartengono, e con l'intera Chiesa diocesana e universale. Sarà inoltre più facile, all'interno di un simile contesto umano, raccogliersi in ascolto della Parola di Dio, per riflettere alla sua luce sui vari problemi umani, e maturare scelte responsabili ispirate all'amore universale di Cristo. (142) L'istituzione parrocchiale così rinnovata " può suscitare una grande speranza. Può formare la gente in comunità, offrire aiuto alla vita familiare, superare la condizione di anonimato, accogliere le persone e aiutarle ad inserirsi nell'ambito del vicinato e della società ". (143) In tal modo, ogni parrocchia oggi, e particolarmente quelle operanti nelle città, potrà promuovere un'evangelizzazione più personale, e al tempo stesso incrementare le relazioni positive con gli altri operatori sociali, educativi e comunitari. (144)

Inoltre, " questo tipo di parrocchia rinnovata richiede una figura di pastore che, anzitutto, coltivi una profonda esperienza di Cristo vivo, spirito missionario, cuore paterno, sia animatore della vita spirituale ed evangelizzatore capace di promuovere la partecipazione. La parrocchia rinnovata ha bisogno della collaborazione dei laici, di un animatore dell'attività pastorale e della capacità del pastore di lavorare con gli altri. Le parrocchie in America debbono segnalarsi per lo spirito missionario, che le spinga ad estendere la loro azione ai lontani ". (145)

I diaconi permanenti

42. Per seri motivi pastorali e teologici, il Concilio Vaticano II ha deciso di ristabilire il diaconato come grado permanente della gerarchia nella Chiesa latina, lasciando alle Conferenze Episcopali, con l'approvazione del Sommo Pontefice, di valutare l'opportunità di istituire i diaconi permanenti e in quali luoghi. (146) Si tratta di un'esperienza assai varia non solo tra le diverse zone dell'America, ma addirittura tra le diocesi di una medesima regione. " Alcune diocesi hanno formato e ordinato non pochi diaconi, e sono pienamente soddisfatte della loro integrazione e del loro ministero ". (147) Qui si vede con gioia come i diaconi, " sostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero (diaconia) della liturgia, della parola e della carità sono al servizio del Popolo di Dio, in comunione col Vescovo e il suo presbiterio ". (148) Altre diocesi non hanno intrapreso questo cammino, mentre altrove esistono difficoltà nell'integrazione dei diaconi permanenti all'interno della struttura gerarchica.

Fatta salva la libertà delle Chiese particolari di ristabilire, consentendolo il Sommo Pontefice, il diaconato come grado permanente, è chiaro che il buon esito di tale ripristino implica un diligente processo di selezione, una formazione seria ed un'attenzione scrupolosa ai candidati, come pure un sollecito accompagnamento non solo di questi sacri ministri, ma, nel caso dei diaconi sposati, anche della loro famiglia, della loro moglie e dei loro figli. (149)

La vita consacrata

43. La storia dell'evangelizzazione in America costituisce un'eloquente testimonianza dello sforzo missionario compiuto da tante persone consacrate, che, fin dall'inizio, hanno annunciato il Vangelo, hanno difeso i diritti degli indigeni e, con amore eroico a Cristo, si sono dedicati al servizio del Popolo di Dio nel Continente. (150) L'apporto delle persone consacrate all'annuncio del Vangelo in America continua ad essere di enorme importanza; si tratta di un apporto differenziato secondo i carismi propri di ogni gruppo: " gli Istituti di vita contemplativa che testimoniano l'assoluto di Dio, gli Istituti apostolici e missionari che rendono presente Cristo nei più svariati campi dell'esistenza umana, gli Istituti secolari che aiutano a risolvere la tensione tra apertura reale ai valori del mondo moderno e profonda offerta del cuore a Dio. Nascono inoltre nuovi Istituti e nuove forme di vita consacrata, che richiedono discernimento evangelico ". (151)

Poiché " il futuro della nuova evangelizzazione [...] è impensabile senza un rinnovato contributo delle donne, specialmente delle donne consacrate ", (152) è urgente favorirne la partecipazione in vari settori della vita ecclesiale, inclusi i processi nei quali si elaborano le decisioni, soprattutto in ciò che le riguarda direttamente. (153)

" Anche oggi la testimonianza della vita pienamente consacrata a Dio è un'eloquente proclamazione del fatto che Egli basta a dare pienezza all'esistenza di qualunque persona ". (154) Questa consacrazione al Signore deve prolungarsi nel generoso servizio alla diffusione del Regno di Dio. Per tale ragione, alle soglie del terzo millennio occorre far sì " che la vita consacrata sia maggiormente stimata e promossa da Vescovi, sacerdoti, e comunità cristiane, e che i consacrati, consapevoli della gioia e della responsabilità della loro vocazione, si integrino pienamente nella Chiesa particolare alla quale appartengono e promuovano la comunione e la mutua collaborazione ". (155)

I fedeli laici e il rinnovamento della Chiesa

44. " La dottrina del Concilio Vaticano II sull'unità della Chiesa, come Popolo di Dio radunato nell'unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, sottolinea che sono comuni alla dignità di tutti i battezzati l'imitazione e la sequela di Cristo, la comunione reciproca ed il mandato missionario ". (156) E necessario, pertanto, che i fedeli laici siano consapevoli della loro dignità di battezzati. Da parte loro, i Pastori abbiano profonda stima " della testimonianza e dell'azione evangelizzatrice dei laici che, inseriti nel Popolo di Dio con spiritualità di comunione, conducono i fratelli all'incontro con Gesù Cristo vivo. Il rinnovamento della Chiesa in America non sarà possibile senza la presenza attiva dei laici. Per questo, appartiene in gran parte ad essi la responsabilità per il futuro della Chiesa ". (157)

Due sono gli ambiti in cui si realizza la vocazione dei fedeli laici. Il primo, e più proprio del loro stato laicale, è quello delle realtà temporali, che sono chiamati ad ordinare secondo la volontà di Dio. (158) Infatti, " col loro peculiare modo di agire, il Vangelo è portato dentro le strutture del mondo e "operando santamente dappertutto consacrano a Dio il mondo stesso" ". (159) Grazie ai fedeli laici, " la presenza e la missione della Chiesa nel mondo si realizza, in modo speciale, nella varietà di carismi e ministeri che possiede il laicato. La secolarità è la nota caratteristica e propria del laico e della sua spiritualità, che lo porta ad agire nei vari ambiti della vita familiare, sociale, professionale, culturale e politica, in vista della loro evangelizzazione. In un Continente nel quale si riscontrano la competizione e l'aggressività, il consumo sregolato e la corruzione, i laici sono chiamati ad incarnare valori profondamente evangelici come la misericordia, il perdono, l'onestà, la trasparenza di cuore e la pazienza nelle situazioni difficili. Si attende dai laici una grande forza creativa in gesti e opere che manifestino una vita coerente con il Vangelo ". (160)

L'America ha bisogno di laici cristiani in grado di assumere ruoli direttivi nella società. E urgente formare uomini e donne capaci di incidere, secondo la propria vocazione, nella vita pubblica, orientandola al bene comune. Nell'esercizio della politica, vista nel suo senso più nobile ed autentico di amministrazione del bene comune, essi possono trovare la via della propria santificazione. A tale scopo, è necessario che siano formati sia nei principi e nei valori della dottrina sociale della Chiesa, che nelle nozioni fondamentali della teologia del laicato. La conoscenza approfondita dei principi etici e dei valori morali cristiani consentirà loro di farsene paladini nel loro ambiente, proclamandoli anche nei confronti della cosiddetta " neutralità dello Stato ". (161)

Vi è un secondo ambito nel quale molti fedeli laici sono chiamati a lavorare, ed è quello che si potrebbe definire " intraecclesiale ". Non sono pochi i laici in America che nutrono la legittima aspirazione di contribuire con i loro talenti e carismi " alla costruzione della comunità ecclesiale, come delegati della Parola, catechisti, visitatori di malati o di carcerati, animatori di gruppi, ecc. ". (162) I Padri sinodali hanno espresso l'auspicio che la Chiesa riconosca alcuni di questi compiti come ministeri laicali, fondati nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione, ferma restando la specificità dei ministeri propri del sacramento dell'Ordine. Si tratta di un tema vasto e complesso per il cui studio, già da qualche tempo, ho costituito un'apposita Commissione (163) e circa il quale gli organismi della Santa Sede sono andati offrendo di volta in volta alcune linee direttive. (164) E necessario promuovere la proficua collaborazione di fedeli laici ben preparati, uomini e donne, nelle diverse attività all'interno della Chiesa, evitando tuttavia che ci sia confusione con i ministeri ordinati e con le azioni proprie del sacramento dell'Ordine, al fine di ben distinguere il sacerdozio comune dei fedeli da quello ministeriale.

A questo riguardo, i Padri sinodali hanno raccomandato che i compiti affidati ai laici siano ben " distinti da quelli che costituiscono tappe verso il ministero ordinato ", (165) e che i candidati al sacerdozio ricevono prima del presbiterato. Come pure è stato osservato che tali compiti laicali " non devono essere conferiti se non a persone, uomini e donne, che abbiano acquisito la formazione richiesta, secondo precisi criteri: una certa permanenza, una reale disponibilità nei confronti di un determinato gruppo di persone, l'obbligo di rendere conto al proprio Pastore ". (166) In ogni caso, benché l'apostolato intraecclesiale dei laici debba essere stimolato, occorre far sì che esso coesista con l'attività propria dei laici nella quale essi non possono essere sostituiti dai sacerdoti: il campo cioè delle realtà temporali.

Dignità della donna

45. Speciale attenzione va riservata alla vocazione della donna. In altre occasioni ho voluto esprimere il mio apprezzamento per lo specifico apporto della donna al progresso dell'umanità e riconoscere la legittimità delle sue aspirazioni a partecipare in modo pieno alla vita ecclesiale, culturale, sociale ed economica. (167) Senza tale contributo verrebbero a mancare alcune ricchezze che solo il " genio femminile " (168) può apportare alla vita della Chiesa e della società stessa. Non riconoscerlo costituirebbe un'ingiustizia storica specialmente in America, se si tien conto del contributo dato dalle donne allo sviluppo materiale e culturale del Continente, come pure nella trasmissione e conservazione della fede. In effetti, " il loro ruolo fu decisivo soprattutto nella vita consacrata, nell'educazione, nell'assistenza sanitaria ". (169)

Purtroppo, in non poche regioni del Continente americano la donna è ancora oggetto di discriminazioni. Per questo, si può dire che il volto dei poveri in America è anche il volto di molte donne. Ecco perché i Padri sinodali hanno parlato di un " aspetto femminile della povertà ". (170) La Chiesa si sente in dovere di insistere sulla dignità umana comune ad ogni persona. Essa " denuncia la discriminazione, l'abuso sessuale e la prepotenza maschile come azioni contrarie al piano di Dio ". (171) In particolare, deplora come abominevole la sterilizzazione, a volte programmata, delle donne, soprattutto delle più povere ed emarginate, che viene praticata spesso in maniera surrettizia, all'insaputa delle stesse interessate; ciò è tanto più grave quando vien fatto per ottenere aiuti economici a livello internazionale.

La Chiesa nel Continente si sente impegnata ad intensificare l'attenzione per le donne e a difenderle " affinché la società in America aiuti maggiormente la vita familiare fondata sul matrimonio, protegga maggiormente la maternità ed abbia più rispetto per la dignità di tutte le donne ". (172) Occorre aiutare le donne americane a prendere parte attiva e responsabile alla vita ed alla missione della Chiesa, (173) come pure bisogna riconoscere la necessità della saggezza e della collaborazione delle donne nei ruoli dirigenziali della società americana.

Le sfide per la famiglia cristiana

46. " Dio Creatore, formando il primo uomo e la prima donna, e comandando loro "siate fecondi e moltiplicatevi" (Gn 1, 28), costituì definitivamente la famiglia. In questo santuario nasce la vita ed è accolta come dono di Dio. La Parola divina, letta assiduamente nella famiglia, la costruisce a poco a poco come chiesa domestica e la rende feconda in umanità e virtù cristiane; lì si trova la sorgente delle vocazioni. La devozione mariana, alimentata dalla preghiera, conserverà la famiglia unita e in attitudine orante con Maria, come i discepoli di Gesù prima della Pentecoste (cfr At 1, 14) ". (174) Molte sono le insidie che minacciano la solidità dell'istituzione familiare nella maggior parte dei Paesi dell'America, e costituiscono altrettante sfide per i cristiani. Vanno menzionate, tra le altre, l'aumento dei divorzi, la diffusione dell'aborto, dell'infanticidio e della mentalità contraccettiva. Di fronte a questa situazione occorre ribadire " che il fondamento della vita umana è la relazione coniugale tra il marito e la moglie, relazione che tra i cristiani è sacramentale ". (175)

E perciò urgente un'ampia opera di catechesi circa l'ideale cristiano della comunione coniugale e della vita familiare, che includa una spiritualità della paternità e della maternità. Maggior attenzione pastorale va dedicata al ruolo degli uomini come mariti e padri, così come alla responsabilità che condividono con le mogli riguardo al matrimonio, alla famiglia ed all'educazione dei figli. Né va omessa una seria preparazione dei giovani prima del matrimonio, nella quale sia presentata con chiarezza la dottrina cattolica su questo sacramento, a livello teologico, antropologico e spirituale. In un Continente caratterizzato da un notevole sviluppo demografico, com'è l'America, devono essere continuamente incrementate le iniziative pastorali rivolte alle famiglie.

Per essere veramente " chiesa domestica ", (176) la famiglia cristiana è chiamata a costituire l'ambito in cui i genitori trasmettono la fede, dovendo essere " per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede ". (177) Non manchi nella famiglia la pratica della preghiera, nella quale si ritrovino uniti i coniugi tra loro e con i figli. Sono, in proposito, da favorire momenti di vita spirituale in comune: la partecipazione all'Eucaristia nei giorni di festa, la pratica del sacramento della Riconciliazione, la preghiera quotidiana in famiglia e gesti concreti di carità. Si consoliderà così la fedeltà nel matrimonio e l'unità della famiglia. In un ambiente familiare con queste caratteristiche non sarà difficile che i figli sappiano scoprire la loro vocazione al servizio della comunità e della Chiesa e che apprendano, specialmente guardando all'esempio dei loro genitori, che la vita familiare è una via per realizzare l'universale vocazione alla santità. (178)

I giovani, speranza del futuro

47. I giovani sono una grande forza sociale e di evangelizzazione. Essi " costituiscono una parte numerosissima della popolazione in molte Nazioni dell'America. Nel loro incontro con Cristo vivo si fondano le speranze e le aspettative di un futuro di maggior comunione e solidarietà per la Chiesa e le società in America ". (179) Sono evidenti gli sforzi che le Chiese particolari compiono nel Continente per accompagnare gli adolescenti nell'itinerario catechetico prima della Confermazione e degli altri supporti che loro offrono perché crescano nell'incontro con Cristo e nella conoscenza del Vangelo. L'itinerario formativo dei giovani dev'essere costante e dinamico, atto ad aiutarli a trovare il loro posto nella Chiesa e nel mondo. Pertanto, la pastorale giovanile deve essere tra le preoccupazioni primarie dei Pastori e delle comunità. In realtà, molti sono i giovani americani in cerca d'un significato vero da dare alla vita ed assetati di Dio, ma molto spesso mancano le condizioni adatte per mettere a frutto le loro capacità e realizzare le loro aspirazioni. Purtroppo, la carenza di lavoro e di prospettive di futuro li conduce a volte all'emarginazione ed alla violenza. La sensazione di frustrazione, che sperimentano a causa di tutto ciò, non di rado li conduce ad abbandonare la ricerca di Dio. Dinanzi a così complessa situazione, " la Chiesa si impegna a mantenere la sua opzione pastorale e missionaria per i giovani, perché possano incontrare oggi Gesù Cristo vivo ". (180)

L'azione pastorale della Chiesa raggiunge molti di questi adolescenti e giovani mediante l'animazione cristiana della famiglia, la catechesi, le istituzioni educative cattoliche e la vita comunitaria nella parrocchia. Ma ve ne sono molti altri, specialmente tra quanti soffrono varie forme di povertà, che rimangono fuori del raggio di attività ecclesiale. Devono essere i giovani cristiani, formati ad una matura coscienza missionaria, gli apostoli dei loro coetanei. E necessaria un'azione pastorale che raggiunga i giovani nei loro vari ambienti: nei collegi, nelle università, nel mondo del lavoro, negli ambienti rurali, con appropriato adattamento alla loro sensibilità. In ambito parrocchiale e diocesano sarà opportuno sviluppare pure un'attività pastorale della gioventù che tenga conto dell'evoluzione del mondo dei giovani, che cerchi il dialogo con loro, che non tralasci le occasioni propizie per incontri più ampi, che animi le iniziative locali e valorizzi ciò che già si realizza a livello interdiocesano ed internazionale.

E che fare di fronte ai giovani che indugiano in atteggiamenti adolescenziali di una certa incostanza e difficoltà ad assumere impegni seri e definitivi? Davanti a questa carenza di maturità è necessario invitare i giovani ad avere coraggio, formandoli ad apprezzare il valore dell'impegno per tutta la vita, quale si ha nel caso del sacerdozio, della vita consacrata e del matrimonio cristiano. (181)

Accompagnare il bambino nel suo incontro con Cristo

48. I bambini sono dono e segno della presenza di Dio. " Occorre accompagnare il bambino nel suo incontro con Cristo, dal Battesimo fino alla prima Comunione, giacché fa parte della comunità vivente di fede, speranza e carità ". (182) La Chiesa è riconoscente per le fatiche dei genitori, degli insegnanti, degli operatori pastorali, sociali e sanitari, e di tutti coloro che sono al servizio della famiglia e dei bambini con il medesimo atteggiamento di Gesù Cristo che dice: " Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio " (Mt 19, 14).

A ragione i Padri sinodali lamentano e condannano la condizione dolorosa di molti bambini in tutta l'America, privati della dignità, dell'innocenza e persino della vita. " Questa condizione include la violenza, la povertà, la carenza di casa, la mancanza di adeguata assistenza sanitaria e di educazione, i danni delle droghe e dell'alcool, e altri stati di abbandono e di abuso ". (183) A questo proposito, nel Sinodo si è fatta speciale menzione della problematica dell'abuso sessuale dei bambini e della prostituzione infantile, ed i Padri hanno lanciato un accorato appello " a tutti coloro che sono investiti di autorità nella società, perché, come realtà prioritaria, facciano tutto ciò che è in loro potere per alleviare la sofferenza dei bambini in America ". (184)

Elementi di comunione con le altre Chiese e Comunità ecclesiali

49. Tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese e Comunità ecclesiali esiste uno sforzo di comunione che ha la sua radice nel Battesimo amministrato in ognuna di esse. (185) E uno sforzo che si alimenta mediante la preghiera, il dialogo e l'azione comune. I Padri sinodali hanno voluto esprimere una speciale volontà di " collaborazione al dialogo già avviato con la Chiesa ortodossa, con la quale abbiamo in comune molti elementi di fede, di vita sacramentale e di pietà ". (186) Le proposte concrete dell'Assemblea sinodale circa l'insieme delle Chiese e Comunità ecclesiali cristiane non cattoliche sono molteplici. Si suggerisce, in primo luogo, " che i cristiani cattolici, pastori e fedeli, promuovano l'incontro dei cristiani delle diverse confessioni, nella collaborazione, in nome del Vangelo, per rispondere al grido dei poveri, con la promozione della giustizia, la preghiera comune per l'unità e la partecipazione alla Parola di Dio ed all'esperienza della fede in Cristo vivo ". (187) Vanno altresì favorite, quando sia opportuno e conveniente, le riunioni di persone esperte delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali per facilitare il dialogo ecumenico. L'ecumenismo dev'essere oggetto di riflessione e di comunicazione di esperienze tra le diverse Conferenze Episcopali cattoliche del Continente.

Sebbene il Concilio Vaticano II si riferisca a tutti i battezzati e i credenti in Cristo come a " fratelli nel Signore ", (188) è necessario saper distinguere con chiarezza le comunità cristiane, con le quali è possibile stabilire relazioni ispirate alla dinamica ecumenica, dalle sette, culti ed altri fallaci movimenti religiosi.

Rapporto della Chiesa con le comunità ebraiche

50. Nella società americana esistono altresì comunità di ebrei, con le quali la Chiesa ha instaurato in questi ultimi anni una collaborazione crescente. (189) Nella storia della salvezza è evidente la nostra speciale relazione con il popolo ebreo. Del popolo ebreo fa parte Gesù, che diede inizio alla sua Chiesa all'interno della Nazione giudaica. Gran parte della Sacra Scrittura, che noi cristiani leggiamo come Parola di Dio, costituisce un patrimonio spirituale comune con gli ebrei. (190) Va, pertanto, evitato ogni atteggiamento negativo nei loro confronti, poiché " per benedire il mondo è necessario che gli ebrei e i cristiani siano prima benedizione gli uni per gli altri ". (191)

Religioni non cristiane

51. Quanto alle religioni non cristiane, la Chiesa cattolica nulla rigetta di ciò che in esse vi è di vero e di santo. (192) Per questo, nei confronti delle altre religioni i cattolici intendono sottolineare gli elementi di verità dovunque possano trovarsi, ma al tempo stesso testimoniano fortemente la novità della rivelazione di Cristo, custodita nella sua integrità dalla Chiesa. (193) Coerentemente con questo atteggiamento, essi rifiutano come estranea allo spirito di Cristo ogni discriminazione o persecuzione contro persone a motivo della razza, del colore o della condizione di vita o della religione. La differenza di religione mai deve essere causa di violenza o di guerra. Al contrario, persone di credenze diverse devono sentirsi portate, proprio in ragione della loro adesione ad esse, a lavorare unite per la pace e per la giustizia.

" I musulmani, come i cristiani e gli ebrei, chiamano Abramo loro padre. Questo fatto deve assicurare che in tutta l'America queste tre comunità vivano in armonia e lavorino insieme per il bene comune. Ugualmente, la Chiesa in America deve sforzarsi di aumentare il mutuo rispetto e le buone relazioni con le religioni native americane ". (194) Analogo atteggiamento va promosso verso i gruppi induisti e buddisti o di altre religioni che i recenti flussi immigratori, provenienti da paesi orientali, hanno condotto in terra americana.

 

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