CAPITOLO III

EVANGELIZZAZIONE E INCULTURAZIONE

Missione della Chiesa

55. " Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura " (Mc 16, 15). Tale è il mandato che, prima di salire al Padre, Cristo risorto lasciò agli Apostoli: " Allora essi partirono e predicarono dappertutto " (Mc 16, 20).

" Il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa [...]. Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare ".69 Nata dall'azione evangelizzatrice di Gesù e dei Dodici, essa è a sua volta inviata, " depositaria della Buona Novella che si deve annunziare [...]. La Chiesa comincia con l'evangelizzare se stessa ". In seguito, " la Chiesa, a sua volta, invia gli evangelizzatori. Mette nella loro bocca la parola che salva ".70 Come l'Apostolo dei Gentili, la Chiesa può dire: " Predicare il Vangelo è per me un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo! " (1 Cor 9, 16).

La Chiesa annuncia la Buona Novella non solamente attraverso la proclamazione della parola che ha ricevuto dal Signore, ma anche mediante la testimonianza della vita, grazie alla quale i discepoli di Cristo rendono ragione della fede, della speranza e dell'amore che sono in essi (cfr 1 Pt 3, 15).

Questa testimonianza che il cristiano rende a Cristo e al Vangelo può condurre fino al sacrificio supremo: il martirio (cfr Mc 8, 35). La Chiesa e il cristiano, infatti, annunciano Colui che è " segno di contraddizione " (Lc 2, 34). Proclamano " un Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani " (1 Cor 1, 23). Come ho avuto modo di dire più sopra, oltre agli illustri martiri dei primi secoli, l'Africa può gloriarsi dei suoi martiri e santi dell'epoca moderna.

L'evangelizzazione ha per scopo di " trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa ".71 Nell'unico Figlio e attraverso di Lui, saranno rinnovati i rapporti degli uomini con Dio, con gli altri uomini, con la creazione tutta intera. Per questo l'annuncio del Vangelo può contribuire all'interiore trasformazione di tutte le persone di buona volontà che hanno il cuore aperto all'azione dello Spirito Santo.

56. Testimoniare il Vangelo con le parole e con gli atti: ecco la consegna che l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha ricevuto e che trasmette ora alla Chiesa del continente. " Mi sarete testimoni " (At 1, 8): questa è la posta in gioco, questi dovranno essere in Africa i frutti del Sinodo in ogni ambito della vita umana.

Nata dalla predicazione di coraggiosi Vescovi e sacerdoti missionari, efficacemente aiutati dai catechisti — " degna di lode è anche quella schiera tanto benemerita dell'opera missionaria tra le genti "72 —, la Chiesa in Africa, terra divenuta " nuova Patria di Cristo ",73 è ormai responsabile della missione nel continente e nel mondo: " Africani, voi siete ormai missionari di voi stessi ", diceva a Kampala il mio predecessore Paolo VI.74 Poiché la grande maggioranza degli abitanti del continente africano non ha ancora ricevuto l'annuncio della Buona Novella della salvezza, il Sinodo raccomanda che siano incoraggiate le vocazioni missionarie e domanda che sia favorita e attivamente sostenuta l'offerta di preghiere, di sacrifici e di aiuti concreti in favore del lavoro missionario della Chiesa.75

Annuncio

57. " Il Sinodo ricorda che evangelizzare è annunciare attraverso la parola e la vita la Buona Novella di Gesù Cristo, crocifisso, morto e risuscitato, via, verità e vita ".76 All'Africa, pressata d'ogni parte da germi d'odio e di violenza, da conflitti e da guerre, gli evangelizzatori devono proclamare la speranza della vita radicata nel mistero pasquale. È proprio quando, umanamente parlando, la sua vita sembrava destinata alla sconfitta, che Gesù instituì l'Eucaristia, " pegno dell'eterna gloria ",77 per perpetuare nel tempo e nello spazio la sua vittoria sulla morte. Ecco perché l'Assemblea speciale per l'Africa, in questo periodo in cui il continente africano per certi aspetti versa in condizioni critiche, ha voluto presentarsi come " Sinodo della risurrezione, Sinodo della speranza [...]. Cristo, nostra Speranza, è vivo, noi vivremo! ".78 L'Africa non è votata alla morte, ma alla vita!

È dunque necessario " che la nuova evangelizzazione sia centrata sull'incontro con la persona vivente di Cristo ".79 " Il primo annuncio deve mirare a far fare questa esperienza sconvolgente ed entusiasmante di Gesù Cristo che chiama e trascina al suo seguito in un'avventura di fede ".80 Compito, questo, singolarmente facilitato dal fatto che " l'Africano crede in Dio creatore a partire dalla sua vita e dalla sua religione tradizionale. È dunque aperto anche alla piena e definitiva rivelazione di Dio in Gesù Cristo, Dio con noi, Verbo fatto carne. Gesù, la Buona Novella, è Dio che salva l'Africano [...] dall'oppressione e dalla schiavitù ".81

L'evangelizzazione deve raggiungere " l'uomo e la società a tutti i livelli della loro esistenza. Essa si manifesta in attività diverse, in particolare in quelle specificamente prese in considerazione dal Sinodo: annuncio, inculturazione, dialogo, giustizia e pace, mezzi di comunicazione sociale ".82

Perché questa missione riesca pienamente, occorre fare in modo che " nell'evangelizzazione il ricorso allo Spirito Santo sia insistente, così che si realizzi una continua Pentecoste, nella quale Maria, come già nella prima, avrà il suo posto ".83 In effetti, la forza dello Spirito Santo guida la Chiesa alla verità tutta intera (cfr Gv 16, 13) e le dona di andare incontro al mondo per testimoniare Cristo con fiduciosa sicurezza.

58. La parola che esce dalla bocca di Dio è viva ed efficace, e non ritorna mai a Lui senza effetto (cfr Is 55, 11; Eb 4, 12-13). Bisogna dunque proclamarla senza sosta, insistere " in ogni occasione opportuna e non opportuna [...] con ogni magnanimità e dottrina " (2 Tm 4, 2). Affidata in primo luogo alla Chiesa, la parola di Dio scritta " non va soggetta a privata spiegazione " (2 Pt 1, 20); spetta alla Chiesa di offrirne l'autentica interpretazione.84

Per far sì che la parola di Dio sia conosciuta, amata, meditata e serbata nel cuore dei fedeli (cfr Lc 2, 19.51) è necessario intensificare gli sforzi per facilitare l'accesso alla Sacra Scrittura, specialmente mediante traduzioni integrali o parziali della Bibbia, fatte per quanto possibile in collaborazione con le altre Chiese e Comunità ecclesiali e accompagnate da guide di lettura per la preghiera, lo studio in famiglia o in comunità. Occorre inoltre promuovere la formazione biblica per i membri del clero, per i religiosi, per i catechisti e per gli stessi laici in generale; predisporre adeguate celebrazioni della Parola; favorire l'apostolato biblico con l'aiuto del Centro Biblico per l'Africa e il Madagascar e di altre strutture simili, da incoraggiare ad ogni livello. In breve, si dovrà cercare di porre la Sacra Scrittura nelle mani di tutti i fedeli sin dall'infanzia.85

Urgenza e necessità dell'inculturazione

59. I Padri sinodali hanno a più riprese sottolineato l'importanza particolare che riveste per l'evangelizzazione l'inculturazione, quel processo cioè mediante il quale la " catechesi "s'incarna" nelle differenti culture ".86 L'inculturazione comprende una duplice dimensione: da una parte, " l'intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo " e, dall'altra, " il radicamento del cristianesimo nelle varie culture ".87 Il Sinodo considera l'inculturazione come una priorità e un'urgenza nella vita delle Chiese particolari per un reale radicamento del Vangelo in Africa,88 " un'esigenza dell'evangelizzazione ",89 " un cammino verso una piena evangelizzazione ",90 una delle maggiori sfide per la Chiesa nel continente all'approssimarsi del terzo millennio.91

Fondamenti teologici

60. " Ma quando venne la pienezza del tempo " (Gal 4, 4), il Verbo, seconda Persona della Santissima Trinità, Figlio unico di Dio, " si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo ".92 È il sublime mistero dell'Incarnazione del Verbo, un mistero che ha avuto luogo nella storia: in circostanze di tempo e di luogo ben definite, in mezzo ad un popolo con una sua propria cultura, che Dio aveva eletto ed accompagnato lungo l'intera storia della salvezza allo scopo di mostrare, mediante quanto operava in esso, ciò che intendeva fare per tutto il genere umano.

Dimostrazione evidente dell'amore di Dio per gli uomini (cfr Rm 5, 8), Gesù Cristo, con la sua vita, con la Buona Novella annunciata ai poveri, con la passione, la morte e la gloriosa risurrezione, ha operato la remissione dei nostri peccati e la nostra riconciliazione con Dio, suo Padre e, grazie a Lui, nostro Padre. La Parola che la Chiesa annuncia è precisamente il Verbo di Dio fatto uomo, soggetto e oggetto Egli stesso di tale Parola. La Buona Novella è Gesù Cristo.

Come " il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi " (Gv 1, 14), così la Buona Novella, la parola di Gesù Cristo annunciata alle nazioni, deve calarsi dentro l'ambiente di vita dei suoi ascoltatori. L'inculturazione è precisamente questo inserimento del messaggio evangelico nelle culture.93 In effetti, l'Incarnazione del Figlio di Dio, proprio perché integrale e concreta,94 è stata anche incarnazione in una specifica cultura.

61. Data la stretta e organica relazione che esiste tra Gesù Cristo e la parola che annuncia la Chiesa, l'inculturazione del messaggio rivelato non potrà non seguire la " logica " propria del mistero della Redenzione. L'Incarnazione del Verbo, in effetti, non costituisce un momento isolato, ma tende verso " l'Ora " di Gesù e il mistero pasquale: " Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto " (Gv 12, 24). " Io, dice Gesù, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me " (Gv 12, 32). Questo annientamento di sé, questa kenosi necessaria all'esaltazione, itinerario di Gesù e di ciascuno dei suoi discepoli (cfr Fil 2, 6-9), è illuminante per l'incontro delle culture con Cristo e il suo Vangelo. " Ogni cultura ha bisogno di essere trasformata dai valori del Vangelo alla luce del mistero pasquale ".95

È guardando al mistero dell'Incarnazione e della Redenzione che si deve operare il discernimento dei valori e degli anti-valori delle culture. Come il Verbo di Dio è divenuto in tutto simile a noi, ad eccezione del peccato, così l'inculturazione della Buona Novella assume tutti gli autentici valori umani purificandoli dal peccato e restituendoli al loro pieno significato.

L'inculturazione ha profondi legami anche con il mistero della Pentecoste. Grazie all'effusione e all'azione dello Spirito, che unifica doni e talenti, tutti i popoli della terra, entrando nella Chiesa, vivono una nuova Pentecoste, professano nella loro lingua l'unica fede in Gesù Cristo e proclamano le meraviglie che il Signore ha operato per loro. Lo Spirito, che sul piano naturale è sorgente originaria della saggezza dei popoli, conduce con un'illuminazione soprannaturale la Chiesa alla conoscenza della Verità tutta intera. A sua volta la Chiesa, assumendo i valori delle diverse culture, diviene la " sponsa ornata monilibus suis ", la " sposa che si adorna dei suoi gioielli " (cfr Is 61, 10).

Criteri e ambiti dell'inculturazione

62. È un compito difficile e delicato, poiché pone in questione la fedeltà della Chiesa al Vangelo e alla Tradizione apostolica nell'evoluzione costante delle culture. Giustamente, quindi, i Padri sinodali hanno osservato: " Circa i rapidi cambiamenti culturali, sociali, economici e politici, le nostre Chiese locali dovranno lavorare ad un processo d'inculturazione sempre rinnovato, rispettando i due criteri seguenti: la compatibilità con il messaggio cristiano e la comunione con la Chiesa universale [...]. In ogni caso si avrà cura di evitare ogni sincretismo ".96

" Come cammino verso una piena evangelizzazione, l'inculturazione mira a porre l'uomo in condizione di accogliere Gesù Cristo nell'integralità del proprio essere personale, culturale, economico e politico, in vista della piena adesione a Dio Padre, e di una vita santa mediante l'azione dello Spirito Santo ".97

Nel rendere grazie a Dio per i frutti che gli sforzi dell'inculturazione hanno già portato alla vita delle Chiese del continente, particolarmente alle antiche Chiese orientali d'Africa, il Sinodo ha raccomandato " ai Vescovi e alle Conferenze episcopali di tenere conto che l'inculturazione ingloba tutti gli ambiti della vita della Chiesa e dell'evangelizzazione: teologia, liturgia, vita e struttura della Chiesa. Tutto ciò sottolinea il bisogno di una ricerca nell'ambito delle culture africane in tutta la loro complessità ". Proprio per questo il Sinodo ha invitato i Pastori " a sfruttare al massimo le molteplici possibilità che la disciplina attuale della Chiesa già accorda al riguardo ".98

Chiesa come Famiglia di Dio

63. Non solo il Sinodo ha parlato dell'inculturazione, ma l'ha anche concretamente applicata, assumendo come idea-guida per l'evangelizzazione dell'Africa quella di Chiesa come Famiglia di Dio.99 In essa i Padri sinodali hanno riconosciuto una espressione della natura della Chiesa particolarmente adatta per l'Africa. L'immagine pone, in effetti, l'accento sulla premura per l'altro, sulla solidarietà, sul calore delle relazioni, sull'accoglienza, il dialogo e la fiducia.100 La nuova evangelizzazione tenderà dunque ad edificare la Chiesa come famiglia, escludendo ogni etnocentrismo e ogni particolarismo eccessivo, cercando invece di promuovere la riconciliazione e una vera comunione tra le diverse etnie, favorendo la solidarietà e la condivisione per quanto concerne il personale e le risorse tra le Chiese particolari, senza indebite considerazioni di ordine etnico.101 " È vivamente auspicabile che i teologi elaborino la teologia della Chiesa-Famiglia in tutta la ricchezza insita in tale concetto, sviluppandone la complementarietà mediante altre immagini della Chiesa ".102

Ciò suppone una riflessione approfondita sul patrimonio biblico e tradizionale che il Concilio Vaticano II ha raccolto nella Costituzione dogmatica Lumen gentium. Il mirabile testo espone la dottrina sulla Chiesa ricorrendo ad immagini, tratte dalla Sacra Scrittura, quali Corpo mistico, popolo di Dio, tempio dello Spirito, gregge ed ovile, casa in cui Dio dimora con gli uomini. Secondo il Concilio, la Chiesa è sposa di Cristo ed è madre nostra, città santa e primizia del Regno venturo. Di queste suggestive immagini occorrerà tener conto nello sviluppare, secondo il suggerimento del Sinodo, una ecclesiologia centrata sul concetto di Chiesa-famiglia di Dio.103 Si potrà allora apprezzare in tutta la sua ricchezza e densità l'affermazione da cui prende le mosse la Costituzione conciliare: " La Chiesa è in Cristo come il sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano ".104

Campi di applicazione

64. Nella pratica, senza alcun pregiudizio per le tradizioni proprie di ciascuna Chiesa, latina o orientale, " dovrà essere perseguita l'inculturazione della liturgia, avendo cura che nulla cambi quanto agli elementi essenziali, affinché il popolo fedele possa meglio comprendere e vivere le celebrazioni liturgiche ".105

Il Sinodo ha inoltre riaffermato che, anche quando la dottrina è difficilmente assimilabile nonostante un lungo periodo di evangelizzazione, o, ancora, quando la sua pratica pone seri problemi pastorali, soprattutto nella vita sacramentale, occorre restare fedeli all'insegnamento della Chiesa e, al tempo stesso, rispettare le persone nella giustizia e con vera carità pastorale. Ciò presupposto, il Sinodo ha espresso l'auspicio che le Conferenze episcopali, in collaborazione con le Università e gli Istituti cattolici, creino delle commissioni di studio, specialmente per quanto riguarda il Matrimonio, la venerazione degli antenati e il mondo degli spiriti, al fine di esaminare a fondo tutti gli aspetti culturali dei problemi posti dal punto di vista teologico, sacramentale, rituale e canonico.106

Dialogo

65. " L'atteggiamento di dialogo è il modo d'essere del cristiano all'interno della sua comunità, come nei confronti degli altri credenti e degli uomini e donne di buona volontà ".107 Il dialogo anzitutto va praticato all'interno della Chiesa-Famiglia, a tutti i livelli: tra Vescovi, Conferenze episcopali o Assemblee della Gerarchia e Sede Apostolica, fra le Conferenze o Assemblee episcopali delle varie nazioni dello stesso continente e quelle degli altri continenti e, in ciascuna Chiesa particolare, tra il Vescovo, il presbiterio, le persone consacrate, gli operatori pastorali ed i fedeli laici; come pure tra i differenti riti all'interno della stessa Chiesa. Sarà cura dello S.C.E.A.M. dotarsi " di strutture e di mezzi che garantiscano l'esercizio di questo dialogo ",108 in particolare per favorire una solidarietà pastorale organica.

" Uniti a Cristo nella loro testimonianza in Africa, i cattolici sono invitati a sviluppare un dialogo ecumenico con tutti i fratelli battezzati delle altre Confessioni cristiane, affinché si realizzi l'unità per la quale Cristo ha pregato ed in tal modo il loro servizio alle popolazioni del continente renda il Vangelo più credibile agli occhi di quanti e di quante cercano Dio ".109 Tale dialogo potrà concretizzarsi in iniziative come la traduzione ecumenica della Bibbia, l'approfondimento teologico dell'uno o dell'altro aspetto della fede cristiana, o ancora offrendo insieme una testimonianza evangelica a favore della giustizia, della pace e del rispetto della dignità umana. Ci si preoccuperà per questo di creare commissioni nazionali e diocesane per l'ecumenismo.110 Insieme, i cristiani sono responsabili della testimonianza da rendere al Vangelo nel continente. I progressi dell'ecumenismo hanno anche come scopo quello di dare maggiore efficacia a questa testimonianza.

66. " L'impegno del dialogo deve abbracciare pure i musulmani di buona volontà. I cristiani non possono dimenticare che molti musulmani intendono imitare la fede di Abramo e vivere le esigenze del Decalogo ".111 A questo riguardo, il Messaggio del Sinodo sottolinea che il Dio vivo, Creatore del cielo e della terra e Signore della storia, è il Padre della grande famiglia umana che noi formiamo. Come tale, Egli vuole che gli rendiamo testimonianza nel rispetto dei valori e delle tradizioni religiose proprie di ognuno, lavorando insieme per la promozione umana e lo sviluppo a tutti i livelli. Lungi dal desiderare di essere colui in nome del quale si uccidono altri uomini, Egli impegna i credenti a mettersi insieme al servizio della vita nella giustizia e nella pace.112 Si farà dunque particolare attenzione a che il dialogo islamico-cristiano rispetti da una parte e dall'altra l'esercizio della libertà religiosa, con tutto ciò che questo comporta, comprese anche le manifestazioni esteriori e pubbliche della fede.113 Cristiani e musulmani sono chiamati ad impegnarsi nel promuovere un dialogo immune dai rischi derivanti da un irenismo di cattiva lega o da un fondamentalismo militante, e nel levare la loro voce contro politiche e pratiche sleali, così come contro ogni mancanza di reciprocità in fatto di libertà religiosa.114

67. Quanto alla religione tradizionale africana, un dialogo sereno e prudente potrà, da una parte, garantire da influssi negativi che condizionano il modo di vivere di molti cattolici e, dall'altra, assicurare l'assimilazione di valori positivi quali la credenza in un Essere Supremo, Eterno, Creatore, Provvidente e giusto Giudice che ben s'armonizzano col contenuto della fede. Essi possono anzi essere visti come una preparazione al Vangelo, poiché contengono preziosi semina Verbi in grado di condurre, come già è avvenuto nel passato, un grande numero di persone ad " aprirsi alla pienezza della Rivelazione in Gesù Cristo attraverso la proclamazione del Vangelo ".115

Occorre, pertanto, trattare con molto rispetto e stima quanti aderiscono alla religione tradizionale, evitando ogni linguaggio inadeguato ed irrispettoso. A tal fine, nelle case di formazione sacerdotali e religiose verranno date opportune istruzioni sulla religione tradizionale.116

Sviluppo umano integrale

68. Lo sviluppo umano integrale — sviluppo di ogni uomo e di tutto l'uomo, specialmente di chi è più povero ed emarginato nella comunità — si pone nel cuore stesso dell'evangelizzazione. " Tra evangelizzazione e promozione umana — sviluppo e liberazione — ci sono infatti dei legami profondi. Legami d'ordine antropologico, perché l'uomo da evangelizzare non è un essere astratto, ma condizionato dalle questioni sociali ed economiche. Legami di ordine teologico, poiché non si può dissociare il piano della creazione da quello della redenzione che arriva fino alle situazioni molto concrete dell'ingiustizia da combattere e della giustizia da restaurare. Legami dell'ordine eminentemente evangelico, quale è quello della carità: come infatti proclamare il comandamento nuovo senza promuovere nella giustizia e nella pace la vera, autentica crescita dell'uomo? ".117

Così, quando inaugurò il ministero pubblico nella sinagoga di Nazaret, il Signore Gesù scelse, per illustrare la sua missione, il testo messianico del libro di Isaia: " Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio; per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore " (Lc 4, 18-19; cfr Is 61, 1-2).

Il Signore si considera, dunque, come inviato per alleviare la miseria degli uomini e combattere ogni forma di emarginazione. È venuto a liberare l'uomo; è venuto a prendere le nostre infermità e a caricarsi delle nostre malattie: " Di fatto tutto il ministero di Gesù è legato all'attenzione di quanti, attorno a lui, erano toccati dalla sofferenza: persone nel dolore, paralitici, lebbrosi, ciechi, sordi, muti (cfr Mt 8, 17) ".118 " È impossibile accettare che nell'evangelizzazione si possa o si debba trascurare l'importanza dei problemi, oggi così dibattuti, che riguardano la giustizia, la liberazione, lo sviluppo e la pace del mondo ": 119 la liberazione che l'evangelizzazione annuncia " non può limitarsi alla semplice e ristretta dimensione economica, politica, sociale o culturale, ma deve mirare all'uomo intero, in ogni sua dimensione, compresa la sua apertura verso l'assoluto, anche l'Assoluto che è Dio ".120

Giustamente afferma il Concilio Vaticano II: " La Chiesa, perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica all'uomo la vita divina, ma anche diffonde la sua luce con ripercussione, in qualche modo, su tutto il mondo, soprattutto per il fatto che risana ed eleva la dignità della persona umana, consolida la compagine della umana società, e immette nel lavoro quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato. Così la Chiesa, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità, crede di poter contribuire molto a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia ".121 La Chiesa annuncia e comincia ad attuare il Regno di Dio sulle orme di Gesù, poiché " la natura del Regno è la comunione di tutti gli esseri umani tra di loro e con Dio ".122 Così " il Regno è fonte di liberazione piena e di salvezza totale per gli uomini: con questi la Chiesa cammina e vive, realmente e intimamente solidale con la loro storia ".123

69. La storia degli uomini assume il proprio autentico senso nell'Incarnazione del Verbo di Dio che è il fondamento della ripristinata dignità umana. È mediante Cristo, " immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura " (Col 1, 15), che l'uomo è stato redento; anzi, " con l'Incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo ".124 Come non gridare con san Leone Magno: " Cristiano, prendi coscienza della tua dignità "? 125

Annunciare Cristo è dunque rivelare all'uomo la sua dignità inalienabile, che Dio ha riscattato mediante l'incarnazione del suo unico Figlio. Il Concilio Vaticano II così prosegue: " Poiché la Chiesa ha ricevuto l'incarico di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo personale dell'uomo, essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull'uomo ".126

Dotato di tale incomparabile dignità, l'uomo non può vivere in condizioni di vita sociale, economica, culturale e politica infra-umane. Ecco il fondamento teologico della lotta per la difesa della dignità personale, per la giustizia e la pace sociale, per la promozione umana, la liberazione e lo sviluppo integrale dell'uomo e di ogni uomo. Ecco anche perché, tenendo conto di questa dignità, lo sviluppo dei popoli — all'interno di ciascuna nazione e nelle relazioni internazionali — deve realizzarsi in maniera solidale, come osservava in modo quanto mai appropriato il mio predecessore Paolo VI.127 È precisamente in questa prospettiva che egli poteva affermare: " Lo sviluppo è il nuovo nome della pace ".128 Si può, dunque, a giusto titolo dire che " lo sviluppo integrale suppone il rispetto della dignità umana, la quale non può realizzarsi che nella giustizia e nella pace ".129

Farsi voce di chi non ha voce

70. Forti della fede e della speranza nella potenza salvifica di Gesù, i Padri del Sinodo hanno concluso i lavori rinnovando l'impegno ad accettare la sfida di essere strumenti della salvezza in ogni differente ambito della vita dei popoli africani. " La Chiesa — hanno dichiarato — deve continuare ad esercitare il suo ruolo profetico ed essere la voce di coloro che non hanno voce ",130 affinché ovunque la dignità umana sia riconosciuta ad ogni persona, e l'uomo sia sempre al centro di ogni programma dei governi. Il Sinodo " interpella la coscienza dei capi di Stato e dei responsabili della cosa pubblica, perché garantiscano sempre più la liberazione e lo sviluppo delle loro popolazioni ".131 Solo a questo prezzo si costruisce la pace tra le nazioni.

L'evangelizzazione deve promuovere quelle iniziative che contribuiscono a sviluppare e a nobilitare l'uomo nella sua esistenza spirituale e materiale. Si tratta dello sviluppo di ogni uomo e di tutto l'uomo, preso non soltanto in modo isolato, ma anche e specialmente nel quadro di uno sviluppo solidale ed armonioso di tutti i membri di una nazione e di tutti i popoli della terra.132

Infine, l'evangelizzazione deve denunciare e combattere quanto avvilisce e distrugge l'uomo. " All'esercizio del ministero dell'evangelizzazione in campo sociale, che è un aspetto della funzione profetica della Chiesa, appartiene pure la denuncia dei mali e delle ingiustizie. Ma conviene chiarire che l'annuncio è sempre più importante della denuncia, e questa non può prescindere da quello, che le offre la vera solidità e la forza della motivazione più alta ".133

Mezzi di comunicazione sociale

71. " Da sempre Dio si caratterizza per la sua volontà di comunicare. Egli lo compie in modi differenti. A tutte le creature animate o inanimate egli dona l'essere. Con l'uomo particolarmente egli intreccia delle relazioni privilegiate. "Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1, 1-2) ".134 Il Verbo di Dio è, per sua natura, parola, dialogo e comunicazione. Egli è venuto a restaurare, da una parte, la comunicazione e la relazione fra Dio e gli uomini, e, dall'altra, quella degli uomini tra di loro.

I mass-media hanno attirato l'attenzione del Sinodo sotto due aspetti importanti e complementari: come universo culturale nuovo ed emergente e come un insieme di mezzi al servizio della comunicazione. Essi costituiscono dall'inizio una cultura nuova che ha il suo linguaggio proprio e soprattutto i suoi valori e controvalori specifici. A questo titolo hanno bisogno, come tutte le culture, di essere evangelizzati.135

In effetti, ai nostri giorni i mass-media costituiscono non solamente un mondo, ma una cultura e una civiltà. Ed è anche a questo mondo che la Chiesa è inviata a portare la Buona Novella della salvezza. Gli araldi del Vangelo devono dunque entrarvi per lasciarsi permeare da tale nuova civiltà e cultura, al fine però di sapersene opportunamente servire. " Il primo areopago del tempo moderno è il mondo della comunicazione, che sta unificando l'umanità rendendola — come si suol dire — "un villaggio globale". I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari e sociali ".136

La formazione all'uso dei mass-media è dunque una necessità, non soltanto per chi annuncia il Vangelo, il quale deve, tra l'altro, possedere lo stile della comunicazione, ma anche per il lettore, il recettore ed il telespettatore che, formati alla comprensione del tipo di comunicazione, devono saperne cogliere gli apporti con discernimento e spirito critico.

In Africa, dove la trasmissione orale è una delle caratteristiche della cultura, tale formazione riveste una capitale importanza. Questo stesso tipo di comunicazione deve ricordare ai Pastori, specialmente ai Vescovi ed ai sacerdoti, che la Chiesa è inviata per parlare, per predicare il Vangelo mediante la parola ed i gesti. Essa non può dunque tacere, col rischio di venir meno alla sua missione; a meno che, in certe circostanze, il silenzio non sia esso stesso un modo di parlare e di testimoniare. Noi dobbiamo dunque sempre annunciare in ogni occasione opportuna e non opportuna (cfr 2 Tm 4, 2), allo scopo di edificare nella carità e nella verità.

 

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