Costanza nel proposito

7. Proseguirono dunque entrambi, e giunsero al luogo che Dio gli aveva detto (Gen 22, 8-9). A Mosè, giunto al luogo che il Signore gli aveva mostrato, non è consentito di salire, ma prima gli viene detto: Sciogli il legaccio dei calzari dai tuoi piedi (Es 3, 5); ad Abrahamo ed Isacco non è detto nulla di simile, ma salgono, e non depongono i calzari. In ciò, forse, il motivo è che Mosè, benché fosse grande (Es 11, 3), tuttavia veniva dall'Egitto, e vi erano alcuni legami di mortalità annodati ai suoi piedi; invece Abrahamo e Isacco non hanno nulla di ciò, ma giungono al luogo. Abrahamo edifica l'altare, pone sopra l'altare la legna, lega il fanciullo, si prepara a scannare (cf Gen 22, 9-10).

Siete in molti, nella Chiesa di Dio, che ascoltate queste cose e siete padri. Pensate che qualcuno dì voi, dalla narrazione stessa del fatto acquisti tanta costanza e forza d'animo, che, se per caso perde un figlio per la morte comune e che spetta a tutti, anche se è unico, anche se è amato, prenda come esempio Abrahamo, e si ponga davanti agli occhi la sua grandezza d'animo? Eppure da te non si richiede questa grandezza d'animo, da legare proprio tu il figlio, da forzarlo tu stesso, da essere tu a preparare la spada, da scannare tu l'unico figlio. Non ti sono domandati tutti questi servizi.

Sii almeno costante nel proposito e nell'animo: saldo nella fede offri lieto il figlio a Dio; sii sacerdote della vita del tuo figlio; giacché non conviene piangere al sacerdote che immola a Dio.

Vuoi vedere che questo ti è richiesto? Dice il Signore nel Vangelo: Se foste figli di Abrahamo, certo fareste le opere di Abrahamo (Gv 8, 39). Ecco, questa è l'opera di Abrahamo. Fate le opere che ha fatto Abrahamo, ma non con tristezza, giacché Dio ama chi dà con gioia (2 Cor 9, 7). Che se anche voi sarete tanto pronti per Dio, anche a voi si dirà: Sali a una terra elevata e al monte che io ti mostrerò; e là offrimi il tuo figlio (Gen 22, 2). Non nelle profondità della terra, non nella valle del pianto (Sal 84, 7), ma nei monti alti ed eccelsi offri il tuo figlio. Mostra che la fede in Dio è più forte degli affetti della carne. Infatti Abrahamo amava Isacco suo figlio, ma all'amore della carne antepose l'amore di Dio, e fu trovato non nelle viscere della carne, ma nelle viscere di Cristo (Fil 1, 8), cioè nelle viscere del Verbo di Dio, della verità, della sapienza.

Non risparmiò il proprio figlio

8. Dice: E Abrahamo stese la sua mano, per prendere la spada, e scannare il suo figlio. E l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo, e disse: Abrahamo, Abrahamo. Ed egli disse: Eccomi. E disse: Non mettere la tua mano sopra il fanciullo, e non fargli niente [di male]. Ora infatti so che tu temi Dio (Gen 22, 10-12). Riguardo a questo discorso ci si obietta di solito che Dio dice che ora sa che Abrahamo teme Dio, come se prima lo avesse ignorato.

Dio lo sapeva, e non gli era nascosto, in quanto è colui che conosce tutte le cose prima che siano (Dn 13, 42), ma per te sono state scritte, poiché anche tu, certo, hai creduto a Dio, ma se non compirai le opere della fede (cf 2 Ts 1, 11), se non sarai obbediente in tutti i comandamenti, anche i più difficili, se non offrirai il sacrificio e non mostrerai che non preferisci a Dio né il padre, né la madre, né i figli (cf Mt 10, 37), non si riconoscerà che temi Dio, e non si dirà di te: Poiché ora so che tu temi Dio(Gen 22, 12).

Dobbiamo poi considerare che si riferisce che un angelo dice queste cose ad Abrahamo, e che nel seguito questo angelo appare chiaramente come il Signore . Per cui ritengo che, come fra noi uomini fu trovato nel sembiante come uomo (Fil 2, 7), così anche fra gli angeli sia stato trovato nel sembiante come angelo. E, seguendo il suo esempio, gli angeli nel cielo si rallegrano per un solo peccatore che faccia penitenza (Lc 15, 10), e si gloriano dei progressi degli uomini. Essi hanno come l'incarico delle nostre anime, e a loro, mentre ancora siamo piccoli, siamo affidati come a tutori e amministratori fino al tempo stabilito dal padre (cf Gal 4, 3-2). Dunque, essi stessi, ora, riguardo al progresso di ciascuno di noi dicono: Ora so che tu temi Dio.

Per esempio, se ho il proposito del martirio, non per questo l'angelo mi potrà dire: Ora so che tu temi Dio; poiché il proposito dell'anima è noto solo a Dio. Ma se accederò ai combattimenti, proferirò la bella confessione (1 Tm 6, 12), sosterrò senza vacillare tutte le prove che mi verranno inflitte, allora l'angelo, come per confermarmi e darmi forza, potrà dire: Ora so che tu temi Dio.

Ma in verità queste cose sono state dette ad Abrahamo, ed è stato proclamato che egli teme Dio. Perché? Perché non ha risparmiato il suo figlio. E noi ora rapportiamo questo alle parole dell'Apostolo, ove dice di Dio: Egli che non risparmiò il proprio Figlio, ma lo consegnò per noi tutti (Rm 8, 32). Vedi che Dio lotta con gli uomini con magnifica liberalità: Abrahamo offri a Dio un figlio mortale, che non sarebbe morto; Dio, per gli uomini, consegnò alla morte il Figlio immortale. Che diremo noi di fronte a queste cose? Che cosa renderemo al Signore, per tutto quello che egli ci ha donato (cf Sal 116, 12)?

Iddio Padre, per noi, non risparmiò il proprio Figlio .

Secondo te, chi di voi udrà una buona volta la voce dell'angelo che dice: Ora so che tu temi Dio, poiché non hai risparmiato il tuo figlio , la tua figlia, o la tua moglie, o non hai risparmiato il denaro, o gli onori del secolo e le ambizioni del mondo, ma hai disprezzato tutto, e tutto hai stimato come sterco, per guadagnare Cristo (Fil 3, 8), hai venduto tutto, e l'hai dato ai poveri e hai seguito la parola di Dio (cf Mt 19, 21)? Secondo te, chi di voi udrà dall'angelo parole di tal genere?

Intanto, Abrahamo ode questa voce e gli viene detto: Poiché non hai risparmiato il tuo figlio diletto per me.

Cristo patisce nella carne

9. E volgendosi indietro a guardare, Abrahamo vide coi suoi occhi, ed ecco un ariete era impigliato per le corna in un roveto (Gen 22, 13).

Abbiamo detto, mi pare, in precedenza, che Isacco era figura del Cristo, ma qui anche l'ariete sembra altrettanto figura del Cristo; vale la pena di conoscere come l'uno e l'altro convengano al Cristo, sia Isacco, che non è stato sgozzato, sia l'ariete, che è stato sgozzato.

Il Cristo è il Verbo di Dio, ma il Verbo si è fatto carne (Ap 19, 13; Gv 1, 14): per un aspetto, dunque, il Cristo è dall'alto, per un altro è assunto dall'umana natura e dall'utero verginale. Infatti il Cristo patisce, ma nella carne; e ha sopportato la morte, ma nella carne, di cui è figura l'ariete; come diceva anche Giovanni: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che prende il peccato del mondo (Gv 1, 29).

Quanto al Verbo, rimase nella incorruzione (cf 1 Cor 15, 42), e questo è il Cristo secondo lo Spirito, di cui è immagine Isacco: perciò egli stesso è vittima e sacerdote. Infatti secondo lo Spirito offre la vittima al Padre, secondo la carne egli stesso viene offerto sull'altare della croce, poiché, come è stato detto di lui: Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che prende il peccato del mondo (Gv 1, 29), così è stato detto di lui: Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec (Sal 110, 4). Dunque l'ariete è impigliato per le corna in un cespuglio (Gen 22, 13).

Il Signore ha veduto

10. Dice: E prese l'ariete, e l'offri in olocausto al posto di Isacco suo figlio, e Abrahamo chiamò il nome di quel luogo: Il Signore ha veduto (Gen 22, 13-14).

Per chi sa ascoltare queste cose, si spalanca con evidenza la via dell'intelligenza spirituale; infatti, tutte le cose che si sono compiute giungono alla visione; giacché è detto che il Signore ha veduto.

La visione, poi, che il Signore ha veduto, è nello spirito, affinché anche tu veda in spirito queste cose che sono state scritte, e, come in Dio nulla è corporeo, così anche tu non intenda nulla di corporeo in tutte queste cose, ma generi anche tu nello spirito il figlio Isacco, quando incomincerai ad avere il frutto dello spirito, la gioia, la pace (Gal 5, 22).

Questo figlio, tuttavia, allora soltanto lo genererai, se, come è stato scritto di Sara che erano cessati a Sara i corsi delle donne (Gen 18, 11), e allora generò Isacco, parimenti anche nella tua anima cessi ciò che è femminile, così che tu non abbia più nella tua anima nulla di muliebre e di effeminato, ma ti comporti virilmente (cf Dt 31, 6), e virilmente cinga i tuoi fianchi, se il tuo petto sarà difeso dalla corazza della giustizia, se ti rivestirai dell'elmo della salvezza e della spada dello spirito (cf Ef 6, 14. 17).

Se dunque verrà meno ciò che è femminile nella tua anima, genererai dalla tua moglie - la virtù e la sapienza -, un figlio: la gioia e la pace.

Generi poi la gioia, se tutto stimerai gioia, quando ti imbatterai in varie tentazioni (Gc 1, 2), e offrirai questa gioia in sacrificio a Dio; e quando ti avvicinerai lieto a Dio, ti renderà nuovamente quello che avrai offerto, e ti dirà: Di nuovo mi vedrete, e gioirà il vostro cuore, e nessuno vi toglierà la vostra gioia (cf Gv 16, 22. 17). Così dunque riceverai moltiplicato quel che avrai offerto a Dio.

Qualcosa di simile, anche se sotto altra figura, è riportato negli Evangeli, quando è detto in parabola che un tale ricevette una mina, per trafficarla e guadagnare il denaro per il padre di famiglia (cf Lc 19, 12 ss. e Mt 25, 14 ss.); ma se tu ne porterai cinque moltiplicate in dieci, saranno donate e concesse proprio a te. Senti infatti quel che dice: Prendete a questi la mina, e datela a quello che ne ha dieci (Lc 19, 24).

Così dunque sembra che traffichiamo per il Signore, ma i guadagni del commercio sono ceduti a noi; e sembra che offriamo vittime al Signore, ma esse sono ridonate a noi che offriamo. Dio infatti non ha bisogno di nessuno, ma vuole che noi siamo ricchi, desidera il nostro profitto in ogni cosa.

Questa figura ci è mostrata anche in quel che si è compiuto per Giobbe: anch'egli infatti, essendo ricco, perdette tutto per Dio. Ma poiché sopportò bene i combattimenti della pazienza, e fu magnanimo in tutto quello che patì, e disse: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; come è piaciuto al Signore, cosi è accaduto, sia benedetto il Nome del Signore (Gb 1, 21), vedi, alla fine, ciò che si scrive di lui: Ricevette il doppio di tutto quello che aveva perduto (Gb 42, 10).

Vedi cosa vuol dire perdere qualcosa per Dio? Riceverla per te moltiplicata. Ma a te, gli Evangeli promettono qualcosa di più abbondante: ti offrono il centuplo, e per di più la vita eterna (cf Mt 19, 29 e par.) in Gesù Cristo nostro Signore, al quale è la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen (1 Pt 4, 11).

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