Dov'è Sara?

4. Che cosa dunque dice il Signore ad Abrahamo? Dov'è Sara, tua moglie? E lui: Eccola, risponde, nella tenda. E dice il Signore: Verrò sicuramente da te a un certo tempo, e proprio in questo tempo, Sara tua moglie avrà un figlio. Sara ascoltava, stando dietro la porta della tenda, dietro ad Abrahamo (cf Gen 18, 9-10).

Imparino le donne dall'esempio dei patriarchi, imparino, dico, le donne, a seguire i loro mariti; infatti non senza motivo è stato scritto che Sara stava dietro Abrahamo, ma per mostrare che, se l'uomo va avanti verso il Signore, la moglie deve seguirlo; dico cioè che la donna deve seguire, se vede il suo marito stare presso il Signore.

Del resto eleviamoci a un grado più alto di intelligenza, e diciamo che, in noi, l'uomo è il senso spirituale, e la donna, a lui congiunta come a marito, è la nostra carne. Dunque la carne segua sempre il senso spirituale, e non si giunga mai a tal punto di pigrizia, che il senso spirituale, ridotto in schiavitù, obbedisca alla carne che ondeggia nella lussuria e nei piaceri.

Sara stava dietro Abrahamo: ma in questo tratto possiamo anche cogliere l'aspetto mistico, se consideriamo come, nell'Esodo, Dio andava avanti, di notte nella colonna di fuoco, e di giorno nella colonna di nube (cf Es 13, 21), e la sinagoga del Signore andava dietro, dopo di lui. Così anche intendo che Sara seguiva, o stava dietro Abrahamo.

Cosa dice dopo? Erano entrambi presbiteri, cioè anziani, e avanzati negli anni (Gen 18, 11): per quel che riguarda l'età del corpo, molti prima di loro avevano condotto una vita molto più longeva per gli anni, ma nessuno è stato chiamato presbitero; per cui si vede che tale nome è attribuito non in ragione della longevità, ma della maturità.

Il Signore è disceso

5. E che dunque accadde dopo un tale e tanto convito, offerto da Ahrahamo al Signore e agli angeli sotto l'albero della visione?

Gli ospiti se ne vanno. Abrahamo poi li accompagnava e camminava con loro. E il Signore disse: Non posso celare ad Abrahamo, mio servo, quel che farò, poiché Abrahamo diventerà un popolo grande e numeroso, e in lui saranno benedette tutte le genti della terra. Sapeva infatti che avrebbe dato ordini ai suoi figli, e avrebbero osservato le vie del Signore, per fare giustizia e giudizio, affinché il Signore adempisse con Abrahamo quel che gli aveva rivelato. E disse: Il clamore di Sodoma e di Gomorra è giunto al colmo, e i loro peccati sono troppo grandi. Dunque sono disceso per vedere se sono giunti al grado estremo, secondo il loro stesso clamore, arrivato fino a me; o se altrimenti, per saperlo (Gen 18, 16-21).

Queste sono le parole della Scrittura divina: vediamo dunque ora che cosa, in esse, si debba degnamente comprendere.

Sono disceso per vedere: quando sono trasmessi messaggi ad Abrahamo, non si dice che Dio discende, ma che sta su di lui, come abbiamo spiegato sopra: Stettero tre uomini su di lui (Gen 18, 2); ma ora, che si tratta di peccatori, è detto che Dio discende.

Sta' attento a non intenderlo come una ascensione e discesa nello spazio; questo si trova spesso nelle lettere divine, per esempio nel profeta Michea: Ecco, il Signore è uscito dal suo santo luogo, è disceso e camminerà sopra le alture della terra (Mic 1, 3). Si dice dunque che Dio discende, quando si degna di aver cura della fragilità umana; e questo dobbiamo pensano in maniera speciale del nostro Signore e Salvatore, il quale non stimò una rapina l'essere uguale a Dio, ma annientò se stesso, assumendo la forma dello schiavo (Fil 2, 7): dunque è disceso. Nessuno è salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo, che è in cielo (Gv 3, 13).

Infatti il Signore è disceso, non solo per curare, ma anche per portare ciò che è nostro: Infatti assunse forma di schiavo, ed essendo egli invisibile per natura, in quanto eguale al Padre, tuttavia prese una forma visibile, e fu trovato nel sembiante come uomo (cf Fil 2, 7). Ma, anche quando discese, per alcuni è in basso, per altri invece ascese ed è in alto. Infatti, scelti alcuni apostoli, salì in un monte eccelso, e là si trasfigurò davanti a loro (cf Mc 9, 1): dunque, per coloro che ammaestra riguardo ai misteri del regno dei cieli (cf Mt 13, 11), è in alto; ma per le folle e i Farisei, ai quali rimprovera i peccati, è in basso, ed è là con loro, ov'è l'erba (cf Mt 14, 19).

Non avrebbe potuto trasfigurarsi in basso, ma sale in alto con quelli che hanno potuto seguirlo, e là si trasfigura.

Il Signore conosce quelli che sono suoi

6. Dunque sono disceso, per vedere se i peccati sono giunti al grado estremo, secondo il loro clamore, arrivato fino a me; o se altrimenti, per saperlo (Gen 18, 21).

Sulla base di questo discorso, gli eretici sogliono impugnare il mio Dio, dicendo: Ecco, il Dio della legge non avrebbe saputo quel che accadeva a Sodoma, se non fosse disceso per vedere, e non avesse mandato inviati a saperlo. Ma noi, ai quali è stato dato l'ordine di combattere le battaglie del Signore, affiliamo contro di loro la spada della parola di Dio e avanziamo contro di loro a battaglia; stiamo in campo cinti i fianchi nella verità, e, presentando lo scudo della fede (cf Ef 6, 14-17), riceviamo i dardi velenosi delle loro dispute, e rivolgiamoli di nuovo contro di loro, diligentemente librati.

Infatti queste sono le battaglie del Signore, combattute da David e dagli altri patriarchi. Resistiamo contro di loro per i nostri fratelli: Infatti per me è meglio morire (cf 1 Cor 9, 15) piuttosto che rapiscano e facciano preda di qualcuno dei miei fratelli, e con scaltre insinuazioni di parole, facciano prigionieri i fanciullini e lattanti in Cristo (cf 1 Cor 3, 1). Infatti con i perfetti non potranno venire alle mani, né oseranno attaccare battaglia: noi dunque, per prima cosa pregando il Signore, con l'aiuto delle vostre orazioni, intraprenderemo contro di loro la battaglia della parola.

Diciamo dunque con franchezza che, secondo le Scritture, Dio non conosce tutti. Dio non conosce il peccato, e Dio non conosce i peccatori, ignora quanti sono estranei a lui. Ascolta la Scrittura che dice: Conosce il Signore quelli che sono suoi, e: Si allontani dall'iniquità chiunque invoca il nome del Signore (2 Tm 2, 19 (cf Num 16, 5). Il Signore conosce i suoi, ma non conosce gli iniqui e gli empi. Ascolta il Salvatore che dice: Allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità, non vi conosco (Mt 7, 23). E ancora Paolo dice: Se vi è fra voi un profeta o uomo spirituale, riconosca che le cose che scrivo sono del Signore. Ma chi non lo conosce, non è conosciuto (1 Cor 14, 37-38).

Queste cose poi le diciamo non avendo di Dio una nozione blasfema, come fate voi, o attribuendogli ignoranza, ma intendiamo così, che coloro le cui azioni sono indegne di Dio, siano giudicati anche indegni della conoscenza di Dio. Dio non si degna di conoscere colui che si è distolto da lui, e lo ignora; per questo l'Apostolo dice: Chi non lo conosce, non è conosciuto .

Ora dunque, tale significato ha quello che si dice di coloro che abitano a Sodoma: così che, se, secondo il clamore, salito a Dio, i loro peccati sono giunti al grado estremo (cf Gen 18, 21), siano giudicati indegni della conoscenza di Dio; se invece c'è in loro una qualche conversione, o se almeno dieci fra loro saranno trovati giusti (cf Gen 18, 32), di nuovo il Signore li conoscerà.

Per questo ha detto: O se altrimenti, per saperlo (Gen 18, 21). Non ha detto: per conoscere che cosa fanno, ma per conoscere loro, e per farli degni della mia conoscenza, se troverò fra loro alcuni giusti, alcuni penitenti, alcuni tali che io debba conoscerli. E alla fine, poiché non fu trovato alcuno che si pentisse, alcuno che si convertisse, all'infuori di Lot, egli solo è riconosciuto, egli solo è liberato dall'incendio (cf Gen 19). Neppure i generi, avvertiti, lo seguono, neppure i vicini e i parenti, nessuno volle conoscere la clemenza di Dio, nessuno rifugiarsi nella sua misericordia; perciò anche nessuno è riconosciuto.

Queste cose siano dette contro coloro che parlano altezzosamente iniquità (Sal 73, 8).

Quanto a noi, adoperiamoci che tali siano i nostri atti, tale la nostra vita, che siamo ritenuti degni della conoscenza di Dio, che egli si degni di conoscerci, che siamo ritenuti degni della conoscenza del Figlio suo Gesù Cristo, e della conoscenza dello Spirito Santo, affinché, conosciuti dalla Trinità, anche noi meritiamo di riconoscere pienamente, totalmente e perfettamente, il mistero della Trinità, rivelandolo a noi il Signore Gesù Cristo, al quale è la gloria e il dominio nei secoli dei secoli. Amen (cf 1 Pt 4, 11).

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