S. Teresa d'Avila: Terze Mansioni

 

TERZE MANSIONI

Capitolo 1

Della poca sicurezza che si ha in questo esilio, nonostante la sublimità dello stato nel quale si possa essere, per cui bisogna andar sempre con timore - Alcuni avvisi importanti.

1 - A coloro che per misericordia di Dio hanno superato tutti questi combattimenti, e con la loro perseveranza sono entrati nelle terze mansioni, che cosa diremo se non: Beato l'uomo che teme il Signore?

Dato il mio rozzo ingegno, non è piccola grazia che Sua Maestà mi faccia intendere, proprio in questo momento, il senso del suaccennato versetto in lingua volgare. Sì, a ragione li chiamiamo beati, perché seguono una via che, per quanto ci è dato di vedere, li condurrà al porto della salute, purché non tornino indietro. Comprendete da ciò, sorelle, quanto importi vincere le battaglie che precedono, dopo le quali il Signore - ne son certa - non lascerà di darci sicurezza di coscienza, il che non è piccolo beneficio.

Ho detto sicurezza, ma ho detto male, perché in questa vita la sicurezza non si può mai avere, per cui, tutte le volte che ne parlerò, sottintendete sempre: a patto che non si abbandoni il cammino incominciato.

2 - Oh, la sventura di dover vivere in questa vita, nella quale occorre essere sempre come coloro che avendo i nemici alla porta, non possono lasciar le armi neppure per mangiare e dormire, ma star in continua apprensione che da qualche parte si dia l'assalto alla fortezza!

Oh, Signor mio e mio Bene! Come volete che si ami una vita così infelice, e si lasci di bramare e di chiedere d'esserne liberati?

Ciò non sarebbe che con la speranza di perderla per amor vostro, o di spenderla tutta per vostro servizio, sicuri con questo d'esser vostra volontà che continuiamo a vivere.

In caso contrario, mio Dio, moriamo pure con Voi, come disse S. Tommaso, ( Eamus et nos ut moriamur cum eo. (Gv. 11, 16)) perché vivere senza di Voi e nel timore di perdervi per sempre, non è che un morire mille volte.

Perciò vi dico, figliuole, di non domandare altra beatitudine che di entrare nella sicurezza dei beati. Che gioia si può mai avere in mezzo a tanti timori, quando non si vuol altra gioia che di contentare il Signore?

Considerate che in queste disposizioni, ed in altre ancora più perfette, erano pure certi santi che poi caddero in gravi peccati. Si aggiunga poi che non siamo sicuri che Dio abbia a stendere la mano pure a noi, mediante qualche suo aiuto particolare, per cavarci da quello stato e darci modo di far penitenza.

3 - Per conto mio, figliuole, quando questo pensiero mi si presenta alla mente - ciò che mi succede assai spesso - mi sento così rabbrividire che non so come riesca a scrivere, e nemmeno come continui a vivere. Pregate, figliuole mie, perché Sua Maestà viva sempre in me: con una vita così male impiegata come la mia, non so proprio come mettermi tranquilla.

Non affliggetevi se vi parlo così. Ho visto altre volte che, quando vi parlo in questo modo, voi vi rattristate, e ciò per il fatto che mi volete una gran santa.

Avete ragione, e lo vorrei essere anch'io. Ma che devo fare, se per colpa mia ho perduto ogni cosa? Certamente non posso lamentarmi di Dio, perché Egli mi ha dato tutti gli aiuti sufficienti per realizzare i vostri desideri, e io mai me ne ricordo senza versare grandi lacrime. Che confusione, intanto, dover scrivere per anime che mi possono fare da maestre! Che dura obbedienza è mai questa per me!

Piaccia a Dio, per amor del quale io scrivo, che ciò vi sia di vantaggio, e pregatelo di perdonare a questa miserabile e temeraria creatura!

Sa bene il Signore che non posso in altro sperare che nella sua misericordia. Ed essendomi impossibile di non essere quella che sono, non mi resta che di appoggiarmi alla sua clemenza e di confidare nei meriti di suo Figlio e della Vergine sua Madre di cui indegnamente porto l'abito.

E voi, figliuole mie, che pure lo portate, ringraziate Iddio di essere le vere figlie di questa Signora, perché avendo in lei una Madre così grande, non siete costrette a vergognarvi di me, che sono tanto cattiva. Imitatela, considerate la grandezza e il vantaggio che abbiamo nell'avercela a Patrona, e come non siano stati sufficienti i miei peccati e la mia misera vita a scemare, neppur di poco, lo splendore del suo sacro Ordine.

4 - Vi voglio dare un consiglio.Non per questo che siete in un tal Ordine e con una tal Madre e Patrona dovete credervi sicure.

David era molto santo, ma ben sapete chi sia stato Salomone. (Salomone era figlio di David, ma nella sua tarda età rinnegò il vero Dio per darsi al culto degli dei stranieri.) Non fidatevi né della stretta clausura, né della penitenza che fate. Nemmeno vi assicuri la vostra costante occupazione nelle cose di Dio, nel, continuo esercizio dell'orazione e nel ritiro assoluto dal mondo, che vi pare anzi di odiare. Tutto questo è buono; ma non deve bastare a farvi smettere di temere.

Ripetete invece quel che dice il salmo, e ricordatelo spesso: Beatus vir qui timet Dominum!

5 - Mi sono tanto divagata che non ricordo più cosa stavo dicendo. Quando penso alla mia miseria, mi si tarpano le ali e divengo incapace di dir alcunché di buono, per cui non voglio più parlarne. Torniamo, dunque, a quello che ho cominciato a dire circa le anime che sono entrate nelle terze mansioni.

Non è piccola la grazia che il Signore ha fatto loro nell'aiutarle a vincere le prime difficoltà. Esse ora - e credo che ve ne siano molte nel mondo, per misericordia di Dio - desiderano ardentemente di non offendere il Signore, si guardano anche dai peccati veniali, amano la penitenza, hanno le loro ore di raccoglimento, impiegano bene il tempo, si esercitano in opere di carità verso il prossimo, sono molto regolate nel parlare e nel vestire, e quelle che hanno famiglia la tengono assai bene.

Il loro stato è degno d'invidia, e non vi è nulla, a quanto sembra, che possa loro impedire anche l'ultima mansione, come di certo non lo impedirà loro il Signore, purché esse lo vogliano, essendo troppo bella questa loro disposizione per non attirarsi tutte le grazie di Gesù.

6 - O Gesù!.. Chi è fra voi, sorelle, che innanzi a un bene così grande abbia a dire di non volerne sapere, specialmente dopo aver già superato quello che è più penoso? Nessuna certo.

Sì, diciamo tutte di volerlo, ma per divenire vere anime di Dio non basta volerlo, come non è bastato al giovane che fu interrogato dal Signore se voleva essere perfetto. Da quando ho cominciato a parlare di queste mansioni, l'immagine di quel giovane mi è sempre dinanzi, perché qui ci troviamo nelle sue medesime condizioni, né più né meno.

Le aridità che si provano nell'orazione hanno varie cause, ma il più delle volte derivano da questo. Non parlo già di quelle pene interiori, veramente intollerabili che molte anime buone soffrono senza loro colpa, e dalle quali il Signore le fa poi uscire con vantaggio. Nemmeno parlo di coloro che van soggetti a melanconia o ad altre infermità, dato che in ogni cosa bisogna sempre risalire ai giudizi di Dio.

Io tengo per certo che causa ordinaria delle aridità sia appunto quello che ho detto.

Siccome queste anime sentono che per nulla al mondo commetterebbero un sol peccato - e molte di esse neppure un peccato veniale avvertito - e vedono che impiegano bene la loro vita e le loro ricchezze, non sanno sopportare con pazienza di trovar chiusa la porta dell'appartamento del Re, di cui si tengono e sono vassalle. Non riflettono però che molti sono i vassalli anche intorno ai re della terra, ma che non tutti possono entrare nella loro stanza.

Figliuole mie, rientrate in voi stesse e non curatevi dei vostri piccoli atti di virtù, giacché, come cristiane, siete obbligate a farne di ben altri.

Contentatevi di essere le vassalle di Dio e non pretendete di più, per non rischiare di perdere ogni cosa. Considerate i santi che sono entrati nell'appartamento reale, ed esaminate la differenza che ci separa da loro.

Non domandate quello che non avete meritato.

Veramente, dopo aver offeso Dio, non dovremmo neppur pensare di aver diritto a qualche cosa, nemmeno se poi l'avessimo servito molto! ...

7 - O umiltà, umiltà!... Non so per che motivo non posso lasciar di credere che sia per mancanza di umiltà se costoro tanto si affliggono per le aridità che soffrono. Ripeto che non parlo di quelle grandi pene interiori a cui ho accennato e che sono assai di più d'una semplice mancanza di devozione.

Proviamoci da noi stesse, sorelle! Meglio, ci provi il Signore che sa farlo assai bene, malgrado ogni nostra ripugnanza!..

Veniamo ora a queste anime così ben regolate, osserviamo cosa fanno per Iddio e vedremo subito che non c'è motivo di lamentarci di Lui.

Se quando ci dice quello che dobbiamo fare per essere perfette, noi gli volgiamo le spalle e ce ne andiamo con tristezza, come il giovane del Vangelo, cosa volete che faccia, dato che ci deve premiare a seconda dell'amore che gli portiamo?

Si pensi inoltre che quest'amore non dev'esser frutto di immaginazione, ma provato con opere. Però non bisogna neppur credere che Egli abbia bisogno di queste opere: ciò che importa è la determinazione della volontà.

8 - Ci parrà di aver fatto ogni cosa perché portiamo l'abito religioso, assunto di nostra spontanea volontà, e abbiamo abbandonato per Iddio tutte le cose del mondo e quanto in esso avevamo.

Forse non saranno state che le povere reti di S. Pietro. Tuttavia a chi dà quanto ha, sembra di dar molto. E questa è già una buonissima disposizione, purché si perseveri e non si torni fra i rettili delle prime mansioni, neppure con il desiderio.

Se si persevera in questo spogliamento ed abbandono di ogni cosa, si otterrà quanto si brama, a condizione però - e lo raccomando moltissimo - che ci si tenga per servi inutili, come dice S. Paolo, ovvero Gesù Cristo, (Servi inutiles sumus: quod debuimus facere fecimus. Appunto Gesù Cristo in Luca 17, 10.) né mai si creda che Dio sia obbligato a darci quei favori quasi a premio di quello che si fa.

Non bisogna inoltre dimenticare che chi più riceve, più è obbligato a dare. E allora, che cosa possiamo fare per un Dio così generoso che è morto per noi, che ci ha creati e ci conserva nell'essere, se non ritenerci felici di ripagare, almeno in parte, il molto che gli dobbiamo per i grandi servizi che ci ha resi? Sì, è a malincuore che uso queste espressioni, ma è la pura verità: in tutto il tempo di sua vita il Signore non ha fatto che servirci. E noi oseremo chiedergli anche delizie e favori?

9 - Considerate attentamente, figliuole, alcuni avvisi che qui ho accennato solo in confuso per non sapermi spiegare. Il Signore ve li farà meglio comprendere per aiutarvi a ricavare dalle aridità, non già inquietudine, come il demonio pretende, ma sentimenti di umiltà. Quando un'anima è veramente umile, anche se Dio non le dà consolazioni, le darà sempre - siatene persuase - tal pace e conformità da sentirsi più contenta delle altre, nonostante tutte le loro delizie.

Le consolazioni Egli le comparte ai più deboli: spesso è così, e l'avrete letto anche voi. E questi non le cambierebbero di sicuro con le energie delle anime che camminano nelle aridità, perché, purtroppo, siamo più amici delle consolazioni che delle croci.

Ma voi, o Signore, che sapete ogni cosa, metteteci alla prova, per farci conoscere chi siamo!

 


 

 

Capitolo 2

Prosegue sul medesimo argomento e tratta delle aridità dell'orazione e di quello che ne potrebbe venire. - E' necessario che ci mettiamo alla prova - Come il Signore provi le anime che si trovano in queste mansioni.

1 - Ho conosciuto alcune anime - anzi, credo di poter dire molte - che avendo raggiunto questo stato, vivevano da molti anni, a quanto se ne poteva giudicare, in grande rettitudine e regolarità di vita, sia interna che esterna.

Ciò nonostante, quando pareva che già dominassero tutto il mondo, o per lo meno che ne fossero pienamente disingannate, bastava che Sua Maestà le mettesse alla prova, e in cose non gravi, che subito cadevano in tanta inquietitudine e turbamento di spirito che io ne rimanevo attonita e molto turbata.Dar consigli è inutile.

Col pretesto che da tanto tempo fan professione di virtù, si credono in grado di insegnare agli altri, e pensano di aver tutte le ragioni per essere sensibili a quelle prove.

2 - Io non ho trovato e non trovo altro rimedio per consolare tali anime, che mostrarsene grandemente afflitti, come del resto se n'ha motivo nel vederle soggette a cosa grande miseria.

Non bisogna contraddirle nel loro modo di vedere, perché sanno illudersi così bene con i loro ragionamenti da credere che patiscono per amor di Dio, giungendo infine - altro inganno per anime tanto avanzate! - a non mai persuadersi della loro imperfezione. Nessuna meraviglia che le prove si sentano, ma mi pare che ciò dovrebbe essere per poco.

Iddio, volendo che i suoi eletti tocchino con mano la loro miseria, sottrae un poco il suo favore: e questo basta per dar loro a conoscere chi sono.

L'esito della prova si manifesta immediatamente, ed essi non tardano molto a riconoscere quanto siano imperfetti giacché la pena che alle volte ne hanno, è meno per la causa che dovrebbe produrla, che per l'umiliazione di vedersi tanto sensibili, benché non lo vogliano, per delle cose di così scarsa importanza.

Tuttavia, credo che anche questo sia una grande grazia di Dio, perché, sebbene imperfezione, è molto utile per l'umiltà.

3 - Non così invece delle persone di cui sopra. Esse canonizzano nella loro mente le prove che soffrono e vorrebbero che le canonizzassero anche gli altri. Ne voglio dare qualche esempio per poterci meglio conoscere e saperci mettere alla prova prima che ci provi il Signore, essendo assai vantaggioso conoscerci e farci trovar preparate.

4 - Una persona ricca, senza figli ed eredi a cui lasciare i suoi beni subisce una perdita di denaro. Tuttavia con quello che le rimane, può sopperire ai bisogni suoi e della casa, e ne ha pure d'avanzo.

Ora, se questa persona si lascia andare a tanta pena come se non le sia rimasto neppure un pane per cibarsi, in che modo il Signore potrà chiederle di abbandonare tutto per amor suo?

Vi dirà che se ne affligge perché ne scapitano i poveri... Ma io credo che, più dell'elemosina, il Signore desideri che io mi conformi al suo volere, mantenendomi in pace.

Se quella persona non arriva a tanto, perché Dio non l'ha portata a grande perfezione, poco importa: si persuada però di non avere ancora libertà di spirito, e in tal modo si disporrà a riceverla, purché la domandi.

Ecco un'altra che, quanto al suo sostentamento, ne ha abbastanza ed anche d'avanzo. Le si presenta un'occasione di fare acquisto di maggiori ricchezze. Riceverle, se vengono date, passi; ma procurarle, e, dopo averle ottenute, affaticarsi per acquistarne di più, abbia pure le migliori intenzioni del mondo - e veramente ottime dovrà averle, trattandosi di persona virtuosa e di orazione - stia pur sicura che non arriverà mai alle mansioni superiori, più vicine al Re.

5 - Altrettanto si dica qualora accada qualche cosa per cui siano disprezzate, o perdano un po' del loro onore. Il Signore, che pubblicamente ama onorare la virtù, spesso darà loro grazia di sopportare quell'affronto, affinché non ne scapiti la virtù di cui sono credute in possesso, oppure per ricompensarle - sempre buono questo nostro Bene! - dei servizi che gli hanno resi.

Tuttavia rimarranno con una certa inquietudine da cui non sapranno liberarsi, o per lo meno non tanto presto. Dio buono! E non son essi, che meditano da tempo sulla passione del Signore, sui vantaggi dei patimenti e che patire desiderano?... E poi vogliono che tutti vivano come loro!... E piaccia a Dio che ancora non credano di soffrire in pena dei peccati altrui, ritenendo meritorie quelle loro afflizioni! ...

6 - Ciò, sorelle, vi parrà fuor di luogo, o, per lo meno, non detto per voi, perché qui queste cose non avvengono. Non solo non abbiamo ricchezze, ma non le cerchiamo e neppure le vogliamo; e non vi è alcuno che ci dica ingiurie.

Ma questi son paragoni, non fatti. Tuttavia si applicano assai bene a molte evenienze della nostra vita, che qui non è il caso di specificare, non essendovene motivo.

Da ciò intanto potete conoscere se siete veramente staccate da quello che avete lasciato. Mezzi per mettervi alla prova non vi mancano, perché certe cosette, sia pure di genere diverso, si presentano anche qui, e con esse vi è dato di vedere se siete padrone delle vostre passioni.

L'importante - credetemi - non è nel portare o nel non portar l'abito religioso, ma nel praticare 1a virtù, nel sottometterci in tutto allo volontà di Dio, affinché la nostra vita scorra in conformità delle sue disposizioni, e nel non volere che si faccia la nostra, ma la sua volontà.

Giacché a tanto non siamo ancora arrivate, umiltà, ripeto. Essa è l'unguento di ogni ferita, e se ne fossimo ben fornite, Dio, che è il chirurgo, non tarderebbe molto a guarirci.

7 - Le penitenze di queste anime sono così ben misurate, come tutta la loro vita. Ci tengono molto alla vita! Ciò, dicono, per poter servire il Signore: il che non è male.

E così, di penitenze, ne fanno con molta discrezione, per non compromettere la salute. Non abbiate paura che si ammazzino!... In questo i loro occhi sono molto aperti, né l'amore in esse è così forte da farle andare in delirio.

Ma io vorrei che non ci contentassimo di servire Iddio in questo modo, sempre così lento da non mai giungere alla meta. Eppure crediamo di camminare, ed anche di stancarci!...

Ma è un camminare faticoso; e sarà molto se non perderemo la strada. Se per recarci, da un paese a un altro sono sufficienti otto giorni di viaggio, vi par forse ben fatto impiegarvi un anno intero, per nevi ed acque, fra alberghi e cattivi sentieri?

Non è meglio far tutto in un istante, specialmente quando vi sia anche il pericolo dei serpenti?... Che buone prove potrei addurvi intorno a ciò!

Voglia Iddio che io non sia ancora a questo punto, perché molte volte mi sembra di sì!...

8 - Camminando con tante precauzioni, si vedono pericoli dovunque, si prende paura di tutto, e non si ha coraggio di andare innanzi. Oh, poter arrivare a quelle mansioni, lasciando agli altri far la strada per noi!...

Ma siccome questo è impossibile, facciamoci coraggio; sorelle mie, mettiamo nelle mani di Dio le nostre ragioni e i nostri timori, dimenticandoci della nostra naturale debolezza che ci potrebbe preoccupare.

La cura del nostro corpo l'abbiano i Superiori: ci pensino essi!

A noi soltanto l'accelerare il passo per poter vedere il Signore. Benché in questa casa non abbiate che poco o nessun sollievo, tuttavia la preoccupazione della salute vi potrebbe molto ingannare, senza che per questo ne aveste una migliore. Io lo so per esperienza, come so che l'importante non sta nelle austerità corporali, le quali, dopo tutto, non sono che accessorie. Accelerare il passo vuol dire grande umiltà.

E se mi avete bene intesa, avrete capito che in questo è il torto di coloro che non vanno innanzi.

Quanto a noi, non crediamo mai, anzi, sforziamoci di credere di non aver fatto che pochi passi, e di pensare che le nostre consorelle ne facciano assai di più.

Non solo dobbiamo desiderare di essere tenute per le più miserabili, ma procurare che ne siano tutti persuasi.

9 - In questo modo saliremo di molto. In caso contrario staremo tutta la vita nel medesimo posto, fra mille pene e miserie. Non essendoci mortificate, il viaggio ci diverrà noiosissimo e pesante, mentre gli altri, liberatisi da ogni impaccio, saliranno alle mansioni, di cui mi resta da parlare.

Iddio giusto e misericordioso, i cui doni sono sempre superiori ai nostri meriti, non lascia senza ricompensa neppur coloro che dimorano in queste terze mansioni, e dà loro contenti così grandi che superano di molto tutti i piaceri e i divertimenti della terra.

Ma credo che non li favorisca di troppi gusti spirituali, se non per qualche volta e a ragione d'invito, allo scopo di far loro vedere quello che si gode nelle altre mansioni, affinché si dispongano ad entrarvi.

10 - Vi sembrerà che i contenti e i gusti spirituali siano un tutt'uno, e mi domanderete perché ne faccio la distinzione.

A me pare, che siano molto diversi, ma potrei anche ingannarmi.

Dirò quello che ne penso nelle quarte mansioni che verranno dopo, nelle quali il discorso sarà più a proposito, dovendosi parlare delle delizie che il Signore vi comparte.

Benché sembri inutile trattarne, può darsi che ne ricaviate vantaggio, perché, conoscendo bene una cosa e l'altra, vi sforzerete per seguire la migliore. Oltre a ciò, le anime che Dio eleva fin là, vi troveranno un soggetto di consolazione, mentre ne avranno confusione quelle che già credono di aver tutto.

Però, se queste sono umili, ne ringrazieranno il Signore, mentre in caso contrario ne avranno un segreto dispiacere, quantunque senza motivo, perché 1a perfezione, come pure il premio, non è di chi ha più delizie, ma di chi ama di più, e meglio opera secondo giustizia e verità.

11 - Se ciò è vero, come infatti è, mi domanderete a che serve trattare di queste grazie interiori e far intendere che cosa siano. Non lo so neppur io: bisogna domandarlo a chi mi ha comandato di scrivere.

Mio dovere non è già di disputare con i Superiori - ciò che è affatto sconveniente - ma di obbedire. Tuttavia, ecco quello che vi posso dire.

Prima ancora di ricevere queste grazie, quando non solo non ne avevo l'esperienza, ma neppure pensavo di averla - e ciò a ragione, perché troppo bello sarebbe stato per me se avessi potuto supporre che almeno in qualche cosa piacevo a Dio - se mi avveniva di leggere le grazie e le consolazioni di cui Egli favorisce le anime che lo servono, ne provavo vivissima gioia, e la mia anima lodava molto il Signore.

Ora, se facevo io così, nonostante la mia grande miseria, forse che non lo loderanno assai di più le anime virtuose e umili? Perciò, se non si ottenesse che di farlo lodare anche solo da un'anima, sarebbe sempre ben fatto, a mio avviso, comprendere e far comprendere le delizie che per colpa nostra perdiamo.

Si aggiunga inoltre che se questi favori procedono da Dio, producono tanto amore ed energia da permetterci di camminare con minor fatica e di andar crescendo in buone opere e virtù. Quello che importa è di non fermarci colpevolmente.

Se ciò non avviene, il Signore è giusto e ci darà per altre vie quello che ci nega per questa!

Egli ne conosce i motivi, e i suoi segreti sono occulti, ma è fuor di dubbio che è sempre per un nostro maggior bene.

12 - Le anime che per bontà di Dio sono giunte a questo stato - favore non piccolo, per essere vicinissime a salire più in alto - approfitteranno molto, secondo me, se cercheranno di esercitarsi attentamente nella prontezza dell'obbedienza.

Pur non trattandosi di persone religiose, sarebbe assai utile, come molti già fanno, avere una guida da cui dipendere per rinnegare in tutto la propria volontà, causa ordinaria di ogni nostra rovina: perciò, non una guida che abbia le stesse nostre vedute e agisca con troppi riguardi, ma che sia staccata da tutto, non essendovi nulla che più ci aiuti a ben conoscerci quanto il trattare con persone che apprezzino il mondo per quello che vale.

Oltre a ciò, vi sono cose che sembrano impossibili; ma se vediamo che altri le fanno facilmente, ne prendiamo coraggio e osservando il loro volo ci eccitiamo a volare pure noi, come gli uccelli che quando imparano a volare imitano a poco a poco i loro genitori, senza far subito grandi voli. E so che questo è molto utile.

Sebbene tali persone siano fermamente decise di non offendere Dio, è sempre bene che si allontanino da ogni occasione, perché essendo ancora vicine alle prime mansioni, vi potrebbero facilmente ritornare. Le loro forze non sono ancora fondate sulla roccia, come quelle di coloro che, essendosi esercitati nei patimenti, già conoscono le tempeste del mondo, sanno che non si devono temere e che i piaceri della terra non sono da desiderarsi.

Esse invece potrebbero tornare indietro anche per una sola di quelle grandi tempeste che il demonio sa ordire a nostro danno.

Se mosse da retto zelo, volessero impedire i peccati altrui, potrebbero non saper resistere ai pericoli in cui verrebbero a trovarsi.

13 - Badiamo ai nostri difetti, e non occupiamoci degli altrui...

Ma è proprio di queste persone circospette meravigliarsi di tutto, mentre in quello che più importa, forse potrebbero molto imparare da quelli stessi di cui tanto si meravigliano! Forse li superano nella compostezza esteriore e nella modestia del tratto, ma per buono che ciò sia, non è quello che più valga.

Non è ragionevole pretendere che camminino tutti per la nostra strada: tanto meno poi insegnare il cammino della perfezione quando non si sa neppure cosa sia.

Anche se questi desideri del bene altrui ci siano ispirati da Dio, vi si possono commettere molti sbagli. Per cui è meglio attenerci a quanto prescrive la nostra Regola, vale a dire: Vivere sempre nel silenzio e nella speranza.

Delle anime altrui avrà cura Iddio; e noi saremo ad esse più utili se cercheremo di raccomandarle al Signore. Sia Egli per sempre benedetto!