Precetti e Norme

(Praecepta et Instituta)

del nostro padre Pacomio, uomo di Dio,

che fondò alle origini la comunità di santa vita

secondo il comando di Dio

 

 

 

In che modo si debba tenere la sinassi si debbano riunire i fratelli per ascoltare la parola di Dio secondo i precetti degli anziani e l’insegnamento delle sante Scrittu­re perché le anime siano liberate dall’errore e diano gloria a Dio nella luce dei viventi (Sal 55,13), perché sappiano come devono comportarsi nella casa di Dio (1Tm 3,15) senza rovina né scandalo (cf. Sir 32,25), perché non si la­scino inebriare da alcuna passione, ma restino fedeli alla norma della verità e alle tradizioni degli apostoli e dei pro­feti (cf. Ef 2,20), osservino le solennità stabilite prenden­do a modello, nella casa di Dio, l’assemblea degli apostoli e dei profeti e compiendo i digiuni e le preghiere secondo gli usi.

Quelli che adempiono rettamente il loro servizio seguo­no la regola delle Scritture.

Questo è il servizio che dovranno compiere i ministri della chiesa:

1. Riuniscano i fratelli al momento della preghiera e facciano tutto nel modo dovuto per non offrire occasioni di recriminazione e non permettano ad alcuno di comportarsi in contrasto con le norme.

2. Se chiederanno loro un codice, lo diano.

3. Se uno arriva da fuori di sera e non si presenta per ricevere il lavoro che dovrà compiere il giorno seguente, glielo assegnino al mattino.

4. Se uno termina il lavoro che stava facendo, avver­tano il superiore e facciano ciò che egli ordinerà.

5. Chi ne ha l’incarico abbia cura che nel monastero nessun lavoro sia mal fatto in nessuno dei mestieri esercita­ti dai fratelli. Se qualcosa viene rovinato e il danno è dovu­to a negligenza, sarà rimproverato dal padre l’incaricato dei singoli lavori e questi a sua volta rimprovererà colui che ha rovinato quel lavoro, ma soltanto su volontà e decisione del padre; senza di lui nessuno potrà rimproverare un fra­tello.

6. Se si troverà una veste esposta al sole da tre gior­ni il proprietario sarà rimproverato e farà pubblicamen­te penitenza nella sinassi e resterà in piedi in refetto­rio

7. Se viene perduta una pelle di capra, i sandali, la cintura o qualche altra cosa, chi li ha perduti sia ripreso.

8. Se uno prende una cosa non sua, gliela si metterà sulle spalle e farà pubblicamente penitenza nella sinassi e resterà in piedi in refettorio.

9. Se si troverà che un fratello agisce con spirito di contesa o si oppone a un ordine di un superiore, sarà ripre­so secondo la gravità del suo peccato

10. Chi mente o si scopre che nutre odio verso qualcu­no oppure che è disobbediente, che scherza più del conve­niente, che è ozioso, risponde con durezza oppure ha l’abitudine di sparlare dei fratelli e degli estranei e, in generale, compie qualcosa che è in contrasto con la regola delle Scrit­ture e la disciplina del monastero, il padre del monastero lo ascolterà e lo castigherà secondo la gravità e la natura del suo peccato.

11. Il preposito della casa incorrerà nella colpa e sog­giacerà al rimprovero se, entro tre giorni, non avrà avverti­to il padre di ciò che è andato perduto per strada o nei cam­pi o in monastero, e farà pubblicamente penitenza secondo la forma stabilita.

12. Se un uomo fugge e (il preposito) non avrà avver­tito il padre entro tre ore, sarà responsabile della sua perdi­ta, a meno che non lo ritrovi. Questo è il castigo che toc­cherà a colui che avrà perso un fratello della sua casa: farà pubblicamente penitenza per tre giorni. Ma se avrà infor­mato il padre al momento stesso in cui (il fratello) è fuggi­to, non sarà colpevole.

13. Se il preposito vedrà compiere un peccato nella sua casa e non riprenderà subito il colpevole né avvertirà il padre del monastero, soggiacerà egli stesso al rimprovero previsto.

14. La sera nelle singole case reciteranno le sei pre­ghiere e i salmi secondo il rito della sinassi maggiore che è celebrata in comune da tutti i fratelli.

15. Ogni settimana i prepositi terranno due istruzio­ni, cioè due catechesi.

16. Nessuno’ nella casa non faccia nulla che non sia stato ordinato dal preposito.

17. Se tutti i fratelli di una stessa casa vedranno che il preposito è troppo negligente, che riprende i fratelli con durezza trasgredendo le norme del monastero, lo riferiran­no al padre che lo riprenderà. Il preposito poi non faccia niente se non ciò che avrà ordinato il padre, soprattutto in caso di novità; per le cose abituali infatti si atterrà alle re­gole del monastero.

18/1 Il preposito non si ubriachi (Ef 5,18; Pr 23,31).

18/2 Non sieda nei luoghi più vili accanto al vasellame del monastero.

18/3 Non spezzi i vincoli che Dio ha stabilito in cielo perché siano rispettati sulla terra.

18/4 Non faccia lutto nel giorno di festa del Signore Salvatore.

18/5 Domini la sua carne secondo la misura dei santi (cf. Rm 8, 13).

18/6 Non si faccia trovare nei posti d’onore imitando il costume dei gentili (cf. Lc 14,8).

18/7 Non sia doppio.

18/8 Non segua i pensieri del suo cuore, ma la legge di Dio.

18/9 Non resista con animo superbo alle autorità supe­riori (cf. Rm 13,1).

18/10 Non vada in collera, non perda la pazienza con i fratelli più semplici.

18/11 Non sposti i confini (cf. Dt 27,17).

18/12 Non sia fraudolento, né mediti pensieri di in­ganno (cf. Pr 12,20).

18/13 Non trascuri il peccato della sua anima.

18/14 Non si lasci vincere dalla passione della carne (cf. Gal 5,19).

18/15 Non si comporti con negligenza.

18/16 Non si affretti a dire una parola inutile (cf. Mt 12,36).

18/17 Non metta inciampi davanti ai piedi del cieco (cf. Lv 19,14).

18/18 Non insegni la concupiscenza alla sua anima.

18/19 Non si abbandoni al riso degli sciocchi e alle fa­cezie (cf. Pr 10,23).

18/20 Il suo cuore non si lasci allettare da chi proferi­sce parole sciocche e adulatrici (cf. Rm 16,18).

18/21 Non si faccia comprare con doni (cf. Es 23,8).

18/22 Non si lasci sedurre dalle parole dei bambini.

18/23 Non si affligga nella prova (cf. 2Cor 4,8).

18/24 Non tema la morte (cf. Mt 10,28), ma Dio.

18/25 Non trasgredisca la legge per timore di un peri­colo incombente.

18/26 Non abbandoni la vera luce per un po’ di cibo.

18/27 Non sia né esitante, né instabile nelle sue azioni.

18/28 Non muti parere, ma sia fermo e saldo nei suoi giudizi; sia giusto, esamini ogni cosa e giudichi secondo ve­rità senza brama di gloria, sia sincero con Dio e con gli uo­mini rifuggendo qualsiasi inganno.

18/29 Non ignori la vita dei santi e non sia cieco di fronte alla loro scienza.

18/30 Non faccia il male ad alcuno per orgoglio.

18/31 Non segua la concupiscenza dei suoi occhi (cf. 1Gv 2,16).

18/32 Non lo dominino le attrattive dei vizi (cf. Sir 5,2).

18/33 Non tralasci mai la verità.

18/34 Abbia in odio l’ingiustizia.

18/35 Non giudichi mai con parzialità in cambio di do­ni (cf. Is 5,23).

18/36 Non condanni un innocente per orgoglio.

18/37 Non rida tra i ragazzi.

18/38 Non abbandoni la verità vinto da timore.

18/39 Non mangi pane ottenuto con inganno.

18/40 Non desideri la terra altrui.

18/41 Non opprima un altro per procacciarsi dei beni.

18/42 Non disprezzi chi ha bisogno di misericordia (cf. Sal 9,13; Pr 11,12).

18/43 Non dica falsa testimonianza sedotto da un gua­dagno (cf. Es 20,16; Ger 5,2).

18/44 Non menta per orgoglio.

18/45 Non combatta la verità per la superbia del suo cuore.

18/46 Non abbandoni la giustizia per stanchezza.

18/47 Non lasci che la sua anima si perda per rispetto umano (cf. Sir 20,24).

18/48 Non guardi i cibi di una mensa troppo suntuosa (cf. Sir 40,29).

18/50 Non trascuri (di consultare) gli anziani per poter discernere sempre i suoi pensieri.

18/51 Non si ubriachi di vino (Sir 19,1; Pr 23,31; Ef 5,18), ma unisca l’umiltà alla verità.

18/52 Quando giudica, segua i precetti degli anziani e la legge di Dio predicata nel mondo intero.

18/53 Se trasgredisce uno di questi precetti, useranno con lui la stessa misura con cui ha misurato (cf. Mt 7,2; Mc 4,24; Lc 6,38) e riceverà secondo le sue opere (cf. Mt 16,27; Rm 2,6) poiché ha commesso adulterio con il legno e la pietra (cf. Ger 3,9) e ha trascurato la giustizia a motivo del fulgore dell’oro e del luccichio dell’argento e, per il de­siderio di un guadagno temporale, si è lasciato irretire dagli empi.

Lo colga la rovina di Eli e della sua discendenza (cf. 1Sam 4,18), la maledizione che Davide scagliò contro Doeg (cf. Sal 51), il marchio con cui fu segnato Caino (cf. Gen 4,15), la sepoltura dell’asino di cui parla Geremia (cf. Ger 22,19), la rovina con cui la voragine della terra inghiottì i peccatori (cf. Nm 16,32), la morte dei Cananei (cf. Es 34,11); gli avvenga d’esser infranto come la brocca alla fon­te (cf. Qo 12,6), disperso come la sabbia della riva colpita dalle onde del mare, spezzato come la verga gloriosa di Isaia (cf. Is 14,5; Ger 48,17) cosicché diventi come cieco che tasta il muro con la mano (cf. Is 59,10).

Tutte queste cose gli accadranno perché non ha osser­vato la verità nei suoi giudizi ed ha agito con iniquità in tut­to ciò che gli è stato affidato.

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