ELEVAZIONE ALLA SANTISSIMA TRINITA'.

O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per fissarmi in Te, immobile e tranquilla, come se la mia anima fosse già nell'eternità. Nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da Te, o mio Immutabile, ma che ogni istante m'immerga sempre più nella profondità del tuo Mistero.
Pacifica la mia anima, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta, luogo del tuo riposo. Che non ti ci lasci mai solo, ma che sia là tutta, interamente desta nella mia fede, tutta in adorazione, pienamente abbandonata alla tua azione creatrice.
O mio Cristo amato, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il tuo Cuore, vorrei coprirti di gloria, vorrei amarti fino a morirne. Ma sento la mia impotenza, e ti chiedo di "rivestirmi di te", d'identificare la mia anima a tutti i movimenti della tua anima, di sommergermi, d'invadermi, di sostituirti a me, affinché la mia vita non sia che un'irradiazione della tua vita. Vieni in me Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarti, voglio rendermi perfettamente docile per imparare tutto da Te. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio sempre fissare Te e restare sotto la tua grande luce. O mio Astro amato, affascinami perché non possa più uscire dalla tua irradiazione.
Fuoco consumante, Spirito d'amore, "discendi in me", affinché si faccia nella mia anima come una incarnazione del Verbo e io gli sia una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi il suo Mistero.
E tu, o Padre, chinati sulla tua povera piccola creatura, "coprila della tua ombra", e non vedere in lei che "Il Diletto nel quale hai posto tutte le tue compiacenze".
O miei Tre, mio tutto, mia beatitudine, solitudine infinita, immensità in cui mi Perdo, mi abbandono a Voi come una preda.
Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in Voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce l' abisso delle vostre grandezze.

21 Novembre 1904

 

Elisabetta della Trinità: Pensieri

 

1. Umile Gesù, divino esemplare, sarò fedele agnello del tuo gregge, ti seguirò portando la mia croce, non ascol tando che la tua parola!

2. Senza di te, lo sai, non valgo niente, ma se tu mi fortifichi, Signore, sarò capace di ogni sacrificio.

3. Della tua fiamma incandescente e pura brucia l'anima mia, Spirito Santo, consumala nel tuo divino amore!

4. Incrollabile è la mia fiducia nella tua divina Provvidenza... Gesù, a te completamente m'abbandono.

5. Profonda solitudine, lontana dai rumori del mondo, come in alto l'ani ma mia sollevi, fino ai cieli!

6. La preghiera è il vincolo delle anime.

7. Che tristezza lasciare il tabernacolo, congedarsi dall'Ospite divino! Ma sei sempre con me, sei nel mio cuore ... unico mio Diletto.

8. Oggi ho avuto la gioia di offrire a Gesù molti sacrifici per vincere il mio difetto predominante. Mi sono costati tanto e riconosco perciò tutta la mia debolezza.

9.Come è breve la vita! E' un attimo. Il bambino, vedendo i capelli bianchi del vecchio, le sue spalle curve, si chiede: quando sarò anch'io così ? E quel giorno gli sembra tanto lontano. In realtà la vita è come un torrente impetuoso verso un immenso oceano... verso l'eternità.

10. Quanto desidero di riportare anime a Gesù! Darei la mia vita solo per contribuire al riscatto di una di quelle anime che Gesù ha tanto amato.

11. O Gesù, mio amore, mia vita, mio Sposo diletto, la tua croce, ti supplico, dammi la tua croce, voglio portarla insieme con te. Tu hai sofferto abbastanza per me, voglio ora consolarti. Mi carico dei peccati del mondo. Non vedere che me, non colpire che me!

12. Troveremo la sorgente della pietà nella santa Comunione, da cui attingeremo luce e forza.

13. Tu sai, Gesù, quanto desidero progredire per essere da te più amata. Sì, mio Gesù, sono gelosa del tuo amore e, per parte mia, ti amo tanto che, in certi momenti, mi sembra di morire!

14. Mio Dio, voi sapete che se io soffro, se soprattutto desidero soffrire tanto, non èperchè penso alla mia eternità, ma solo per consolarvi, per ricondurre a voi le anime, per mostrarvi il mio amore.

15. Quando ricevo un'osservazione ingiusta, mi sento come ribollire il sangue nelle vene, tutto il mio essere si ribella! ... Ma Gesù è con me, odo la sua voce in fondo al cuore, e allora mi sento disposta a sopportare tutto per amore di lui.

16. Poiché mi è quasi impossibile impormi altre sofferenze, devo pure persuadermi che la sofferenza fisica e corporale non è che un mezzo, prezioso del resto, per arrivare alla mortificazione interiore e al pieno distacco da se stessi.

17. Farò tutti gli sforzi per essere fedele a questa mia decisione di rinunciare sempre a me stessa. Non è sempre così facile, ma con te, o Gesù, mia forza, mia vita, non è forse sicura la vittoria?

18. Con quanto slancio ho pregato, supplicato Dio onnipotente per i poveri peccatori! Con quanta passione gli ho rinnovato il sacrificio della mia vita, offrendomi in olocausto, a somiglianza di Gesù, mio Sposo diletto!

19. Bisogna amare le anime, ricercarle con vera passione. E' grande la loro bellezza. Se avessimo visto la bellezza di un'anima pura, crederemmo di aver visto Dio.

20. Chiedete e riceverete. La preghiera è infallibile, bisogna pregare.
Dio lo ha detto formalmente. Non è un consiglio, ma un ordine.

21. Dio è buono. Anche la nostra anima è dotata di una squisita bontà. Sa amare, donarsi, sacrificarsi.

22. La vita possiamo riassumerla così: molti dolori, molte lacrime, molte illusioni, la speranza di una felicità sempre attesa e mai raggiunta. Tuttavia ci si attacca a questa vita. Che pazzia!

23. Ho tanta sete di soffrire, di ricondurre anime a Dio. Sono avida di sacrifici e benedico tutti quelli che incontro nel corso delle mie giornate.

24. La morte viene a colpirci nel momento che meno ce l' aspettiamo.
Dio stesso l'ha detto. Quante morti improvvise! Domani, questa notte, ci risparmierà. la morte come ha fatto oggi?

25. La penitenza è una tavola di salvezza che Gesù ci porge nel mare di questa vita. Afferriamoci ad essa!

26. Che la mia vita sia d'ora in poi un tormento continuo,. ma possa consolarti, o Gesù, e dimostrarti tutto il mio amore. Le anime, le anime! Che io possa conquistarne tante. "O soffrire, o morire! ".

27. La preghiera è così potente sul cuore di Dio! Pregare con perseveranza, senza scoraggiarsi, anche se dovessimo morire senza essere esauditi.

28. Spesso una buona parola, mormorata a proposito, può fare tanto bene. Non trascuriamo mai di dirne una, se si presenta l'occasione.

29. Se il cattivo esempio è cosa tanto terribile e funesta, quanto bene può fare il buon esempio! E' più eloquente d'ogni predica. Spesse volte, quanti si sono convertiti a contatto con persone sante, fossero pure delle donnette!

30. Stiamo pronti sempre, per non temere la morte, per poterla anzi invocare a gran voce come la liberazione definitiva da questa terra d'esilio e l'inizio dell'unione eterna con Dio, che amiamo al di sopra di tutto.

31. L' impurità. è il vizio più vergognoso, quello che più dispiace a Gesù. Grazie, mio Diletto, d' aver conservato puro questo cuore, che è tutto tuo ! Maria, madre mia, vegliate sempre su di me!

32. La sofferenza è la scala che ci conduce a Dio, al cielo.

33. Il timore è l'inizio della sapienza, ma colui che agirà solo per timore, non farà. un passo avanti in questa virtù. Bisogna pensare all'amore, alla misericordia di Dio.

34. Questo mondo non può soddisfarmi. Languisco, soffro, piango, perché cerco te, mio Diletto.

35. Quale attrattiva nella sofferenza, quando si accetta e si desidera! Che abbondante sorgente di merito ! Non esiste una via più sicura della croce. Dio stesso l'ha scelta.

36. Se la preghiera è una cosa tanto bella e consolante, se lavorare per Iddio è ammirevole, nulla tuttavia può eguagliare il merito e la bellezza della sofferenza. In essa non vi è traccia di amor proprio.

37. La carità è indispensabile. Il cristiano si riconosce dalla sua carità.

38. Dio ci ha indicato le armi contro la tentazione: Vegliate e pregate!

39. Come è difficile sopportare i
differenti caratteri! Un santo ha detto che questo è il fiore della carità.

40. L'anima che medita ha la salvezza assicurata. La meditazione consiste nel riflettere stando alla presenza di Dio, e il demonio fa di tutto per distoglierne le anime. Egli sa bene quanto è efficace questo mezzo per avanzare nelle virtù.

41. Quante persone "devote", che al mattino fanno la Comunione e poi cadono in giudizi temerari e in ogni sorta di maldicenze, più o meno abilmente celate !

42. Mi piace vedere la Madonna nell'atto di contemplare il suo Gesù morto e giacente tra le sue braccia. Che cosa non ha sofferto questo cuore di Madre?

43. Non c'è che una via, quella della croce. Fuori di questa, non c'è salvezza. Ma ciò costa alla natura.

E' duro mortificare i sensi, romperla con le cattive abitudini ...

44. L'umiltà è la sorgente delle grazie. Colui che si crede vile e miserabile, Dio lo colma dei suoi favori.

45. Lo Scapolare è l'insegna di Maria. Un'anima che lo porta e che, bene inteso, fa tutti gli sforzi per salvarsi, non può cadere nell'inferno, è impossibile.

46. Gesù mi vuole tutta per se, per amare, pregare, soffrire.

47. Si deve sentire, entrando nelle nostre case, che Dio vi è presente, che egli vi è amato e rispettato.

48. Essere umili significa essere molto amati da Gesù. I superbi non li può vedere. Ciò lo possiamo comprendere riflettendo all'antipatia che ci ispirano le persone altezzose e soddisfatte di sé. Il mondo non le può sopportare e le critica. Neppure Dio le può amare.

49. L'anima abituata al peccato veniale finisce per non scorgere più il limite che la separa dalla colpa grave.

50. La pietà deve essere guidata dall'amore e non dal timore. Si lavora sempre con passione per colui che si ama.

51. Non scoraggiarsi mai. E' più difficile liberarsi dallo scoraggiamento che dal peccato. Non inquietarsi se non si costatano progressi nello stato della propria anima. Spesso Dio permette questo per evitare un sentimento di orgoglio. Egli sa vedere i nostri progressi e contare ogni nostro sforzo.

52. Il Rosario è la catena che ci unisce a Maria. Con la pratica della recita del Rosario... Maria ci tende la mano Maria dirige la nostra barchetta sulle onde agitate di questa vita... siamo sicuri di arrivare al porto della salvezza eterna.

53. Dobbiamo assistere alla santa Messa con i sentimenti che avrebbero riempito il nostro cuore sul Calvario.

54. Come vorrei farti dimenticare, o Signore, con la piena del mio amore,tutte le ingratitudini del mondo! .Non sentirti solo, io t'amerò per quelli che ti dimenticano. Lo so, sono troppo povera e cattiva per aspirare a tanto, ma ti amo, o Gesù, ti amo fino alla morte!

55. L' Eucaristia è il colmo dell'amore divino. Qui Gesù non ci dà solo i suoi meriti e i suoi dolori, ma tutto se stesso.

56. Ti renderò amore per amore, sangue per sangue, o mio Sposo diletto!
Sei morto per me, ebbene, ogni giorno
morirò a me stessa, ogni giorno affronterà nuove sofferenze, ogni giorno sopporterà un nuovo martirio. Tutto per te, solo per te, che amo tanto!

57. Guardo il mondo, gli oggetti del mondo come cose tra le quali devo solo passare, non vi attacco per nulla il cuore.

58. Quando qualcosa mi costa, quando resto esitante, Gesù insiste in modo che mi è impossibile opporgli un rifiuto.

59. Non bisogna essere egoisti nei nostri affetti!

60. Quando penso a tutte le mie debolezze, alla mia tiepidezza verso di te, la tua bontà mi confonde. Piango allora, o Gesù, ma quelle lacrime sono così dolci!

61. Che io non cerchi nulla fuori di te, o Gesù,perchè tu solo puoi contentare il mio cuore.

62. Solitudine e silenzio ... Al di dentro si può sempre essere così, perché quando il cuore è preso, nulla al mondo potrebbe distrarlo. I rumori sfiorano la superficie, nel profondo non c'è altri che Gesù.

63. Che bella cosa pregare l'uno per l'altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste più ne distanza ne separazione!

64. Mio Diletto, mentre i carnefici foravano i tuoi piedi e le tue mani, mentre subivi mille torture sulla croce, vedevi le mie colpe senza numero e tutte le mie infedeltà!

65. Ci sono delle cose che pedono il loro profumo non appena sono esposte all'aria. Così ci sono dei pensieri intimi che non possono tradursi nel linguaggio della terra senza perdere subito il loro significato profondo e celeste.

66. Mio Gesù, riceverti ogni giorno, e poi, da una Comunione all'altra vivere unita a te. Oh, quest'intimità è il paradiso sulla terra!

67. La preghiera deve essere umile, fiduciosa, perseverante, continua. Sì,
continua,perchè offrendo tutte le nostre azioni a Dio, non operando che per lui, vivendo nell'unione con nostro Signore, anche le azioni più semplici diventano
meritorie davanti a Dio.

68. Sento in questo istante suonare le campane e mi sembra che m'invitino a salire più in alto, al di sopra di questa terra, nelle regioni infinite dove non c'è che Dio.

69. Cristo è la sorgente, andiamo a dissetarci presso il nostro prediletto.
Lui solo può saziare il nostro cuore.

70. Signore, che la mia vita sia un'orazione continua, che nulla mai possa distrarmi da te, ne le preoccupazioni, ne i piaceri, ne la sofferenza. Che sia inabissata in te, che faccia tutto sotto il tuo sguardo.

71. Restiamo in raccoglimento accanto a Colui che è, accanto all'Immutabile, la cui luce risplende sempre su di noi. Noi siamo coloro che non sono.

72. " Amore ". Questa parola racchiude, mi sembra, tutta la santità. Amiamolo dunque il nostro Diletto, ma di un amore calmo e profondo!

73. Come è bello perdersi, sparire in Dio! Si sente bene che non si è più che uno strumento, che è lui che agisce, che è tutto.

74. E' duro far soffrire quelli che si amano, ma è per Gesù. Se egli non mi sostenesse, in certi momenti mi domando che cosa diventerei; ma egli è con me e con lui si può tutto.

75. Che sistemi Iddio tutte le cose secondo il suo beneplacito, non voglio che quello che lui vuole, non desidero che quello che lui desidera. Non gli chiedo che una cosa: amarlo con tutta l'anima, ma di un amore vero, forte, generoso.

76. Non ci resta che fare il vuoto, staccarci da tutto perchè non ci sia che Cristo, lui solo ... e non siamo più noi a vivere, ma lui viva in noi. Ai piedi della croce si sente così bene questo vuoto delle creature, questa sete infinita di lui.

77. La festa di Natale parla tanto all'anima e mi sembra che inviti a morire a tutto per rinascere ad una vita nuova, una vita tutta d'amore. Oh, se potessi essere piccola come Gesù e poi crescere al suo fianco mettendo i piedi sulle orme dei suoi passi divini!

78. Anche in mezzo al mondo si può ascoltare Dio nel silenzio di un cuore che non vuole essere che suo.

79. Fare la volontà del Signore è ciò che vi è di più bello.

80. Mi sembra che nulla possa distrarre da Dio quando non si agisce che per lui, sempre sua sua santa presenza, sotto quello sguardo divino che penetra nel più intimo dell'anima.

81. O dolce vita nella Trinità, tutta luce, tutta amore!

82. Gesù appare sempre di più al mio pensiero come l'aquila divina. Noi siamo la preda del suo amore. Ci afferra, ci pone sulle sue ali e ci porta lontano ad altezze sublimi dove l'anima e il cuore amano perdersi! Lasciamoci prendere e portare dove egli vuole.

83. Bisogna morire con Cristo, cioè morire a tutto per non vivere che di lui.

84. Unire, identificare la nostra volontà con quella di Gesù: allora si è sempre felici, sempre contenti.

85. Lasciamoci crocifiggere con il nostro Diletto. E' così bello soffrire per lui! Attraverso questa sofferenza cresce in noi la sua somiglianza. così gli restituiamo un po' di amore e non c'è cosa più bella che dare qualche cosa a chi si ama.

86. " Dio in me, io in lui ", sia questo il nostro motto.

87. Che importa il sentimento ? Forse Dio è anche più vicino quando meno lo sentiamo. E' qui, nel fondo dell'anima, che amo cercarlo. Preoccupiamoci di non lasciarlo mai solo e che la nostra vita sia una continua preghiera.

88. E' là, ai piedi della croce, che ci si sente la fidanzata di Cristo. Tutte le oscurità, tutte le nostre sofferenze finiscono per attaccarci al nostro unico Tutto.
Ci purificano l'anima per condurci all'unione.

89. In cielo non potremo più soffrire per colui che amiamo. Approfittiamo perciò ora di ognuna delle nostre sofferenze per consolare il nostro Diletto!

90. Che gioioso mistero la presenza di Dio dentro di noi, in questo intimo santuario delle nostre anime, dove semprelo possiamo trovare, anche quando non avvertiamo più sensibilmente la sua presenza!

91. Andiamo a Gesù attraverso la pura fede.

92. Quanto grande è la bontà del divino Fidanzato e quanto più viva sembra rifulgere nell' oscurità della prova ! Si direbbe che proprio allora ci è più vicino, che più intima è l'unione con lui. Non siamo le sue vittime? Egli ci segna con il suggello della croce perchè gli rassomigliamo di più.

93. Certe volte ho nostalgia del cielo. Come vorrei andarmene lassù, accanto a Dio!

94. Non è forse sempre Gesù che ci presenta la gioia e il dolore, la salute o la malattia, la consolazione o la croce? Sì, amiamo, benediciamo la volontà tutta amore che ci manda queste sofferenze.

95. Io lo sento, il Diletto mi chiama a vivere in quelle regioni dove l'uno con lui si consuma.

96. Gesù sia talmente in me che lo si senta avvicinandomi e si pensi a lui! Noi s.iamo le sue ostie viventi, i suoi piccoli cibori.

97. Amiamo, amiamo con quell'amore calmo, generoso, profondo, che non retrocede davanti a nessuna sofferenza, restiamo ai piedi della croce dove ci chiama il nostro Diletto e quando non ne possiamo più, limitiamoci a guardarlo.

98. Il buon Dio non restringe il cuore di coloro che si danno a lui. Al contrario lo dilata. Dietro le grate non si dimenticano quelli che si sono lasciati. Più si è vicini al buon Dio, più si ama.

99. Amo tanto questo mistero della santissima Trinità: è un abisso in cui mi perdo!

100. Rimaniamo unite sempre ai piedi della croce, immobili e silenziose presso il divin Crocifisso, ad ascoltarlo e penetrare tutti i suoi segreti. Ci svelerà tutto, è lui che ci condurrà al Padre.

101. Forse non ci rivedremo mai più sulla terra. Oh, come sarà bello ritrovarsi lassù per non più lasciarci!

102.E' tanto bello sentire che il nostro unico Tutto è qui con noi, e non c'è che lui, nient'altro che lui.

103. Ho trovato il mio cielo sulla terra in questa cara solitudine del Carmelo dove sono sola con Dio solo. Fo' tutto con lui e a tutto vado con una gioia divina. O che spazzi, o che la vori, o che sia all'orazione, tutto trovo bello e delizioso,perchè è il mio. Maestro che vedo dappertutto!

104. Dopo la Comunione, possediamo tutto il cielo nella nostra anima, eccetto la visione.

105. Mi piace tanto guardare questa cara Santa [santa Maddalena] ai piedi del Maestro. Oh come è bello restare là silenziosa... e non vedere più e non udire più altro che lui!

106. Il Carmelo non è ancora il cielo, ma non è più neppure la terra. Come è buono Dio ad avermi presa qui!

107. Si può pregare il buon Dio lavorando: basta pensare a lui. Allora tutto diventa dolce e facile,perché non si è soli ad agire, vi è Gesù.

108. Non c'è da temere che la mia felicità passi,perchè Dio ne è l'unico oggetto ed egli non cambia!

109. Tutto è delizioso al Carmelo: si trova il buon Dio al bucato come all'orazione. Non c'è che lui dappertutto! Lo si vive, lo si respira.

110. Tutti i tesori che sono rinchiusi nell'anima del Cristo sono miei. Mi sento così tanto ricca. Con quanta felicità vado ad attingere a questa sorgente per tutti coloro che amo e che mi hanno fatto del bene!

111. Mi metto lì, davanti alla nostra finestrella con il mio Crocifisso e tiro l'ago con ardore, mentre l'anima mia resta accanto a lui.

112. Il cuore della Vergine. E' un cuore che ha conosciuto tutti i tormenti e tutti gli strazi, eppure seppe conservarsi sempre calmo e forte,perchè appoggiato a quello del Cristo.

113. Non essere più che uno con il buon Dio significa possedere il cielo nella fede, aspettando la visione faccia a faccia.

114. Mi sembra che la mia preghiera sia onnipotente,perchè non sono io che prega, ma il mio Cristo che prega in me.

115. Domando a Dio di rivelarti le dolcezze della sua presenza e di fare della tua anima un santuario in cUi egli possa venire a consolarsi.

116. La fede è il faccia a faccia nelle tenebre.

117. Pur essendo Marta, si può restare come Maddalena sempre accanto al Maestro contemplandol.o con uno sguardo amorosissimo.

118. Offri a Dio tutto quello che ferisce il tuo cuore, confidagli tutto. Pensa che giorno e notte hai qualcuno nella tua anima, che non ti lascia mai sola.

119. Dio è il consolatore supremo e ci ama di un amore che noi non potremo mai comprendere.

120. Gesù dà la sua croce ai suoi veri amici per accostarsi sempre più ad essi.

121. La giornata del giovedl santo, trascorsa vicino a lui, è stata veramente bella e vi avrei passato anche la notte, ma il Maestro ha voluto che mi riposassi. In fondo che importa? Lo si trova tanto nel sonno quanto nell'orazione, perché è lui in tutto, dappertutto e sempre!

122. Dio ha disegni che noi non comprendiamo sempre, ma che dobbiamo adorare.

123. Viviamo con Dio come con un amico, rendiamo viva la nostra fede allo scopo di comunicare con Dio attraverso tutto ciò che fa i santi. Noi portiamo in noi il nostro cielo, poiché colui che sazia i glorificati nella luce della visione, si dà a noi nella fede e nel mistero.

124. Guardiamo troppo a noi stessi, vorremmo vedere e corllprendere, e non abbiamo abbastanza fiuucia in Colui che ci avvolge con il suo cuore.

125. Egli affascina. Egli rapisce. Sotto lo sguardo di Cristo l'orizzonte diviene così bello, così vasto, così luminoso! L'amo appassionatamente e in lui ho tutto! E' attraverso di lui, al riflesso della sua luce che devo guardare ogni cosa, andare a tutto!

126. Non bisogna arrestarsi davanti alla croce e guardarla in se stessa, ma, raccogliendosi nella luminosità della fede, bisogna salire più in alto e pensare che
essa è lo strumento che obbedisce all'amore di Dio.

127. L'abbandono, ecco ciò che ci affida a Dio. Quando tutto s'ingarbuglia, quando il presente è così doloroso e l'avvenire mi appare più scuro, chiudo gli occhi e mi abbandono come un bambino nelle braccia di quel Padre che è nei cieli.

128. Una carmelitana è un' anima che ha fissato il Crocifisso, che l'ha visto offrirsi come vittima al Padre per le anime, e raccogliendosi in questa grande visione della carità. del Cristo, ha capito la passione d'amore della sua anima e ha voluto donarsi come lui.

129. Io vorrei essere tutta silenziosa, tutta adorante per poter penetrare sempre più nel Diletto ed essere tanto piena di lui da poterlo donare mediante la preghiera a quelle povere anime che ignorano il dono di Dio!

130. Non c' è altro legno capace come quello della croce per far divampare nell'anima il fuoco dell'amore!

131. Il Maestro è sempre con te, non lasciarlo mai. Attraverso le tue azioni, le tue sofferenze, anche quando il corpo è spezzato, rimani sotto il suo sguardo; bada al presente, vivendo dentro la tua anima.

132. Gesù ha pianto quand'era sulla terra; unisci le tue lacrime a quelle divine di lui, adora con lui la volontà del Padre che non ferisce se non perché ama.

133. In tutto e per tutto viviamo ogni nostro momento in comunione con questo divino Verbo Incarnato, con Gesù che abita in noi e vuole svelarci ogni suo mistero.

134. Nel silenzio, nella solitudine, in una orazione che non termina mai perché si continua in tutto, la carmelitana vive già come in cielo " di Dio solo ".

135. Dio è il principio e il vincolo indissolubile di ogni vera e profonda amicizia.

136. Gesù Cristo è sempre vivo in noi, sempre operante nella nostra anima. Lasciamoci costruire da lui e sia l'anima della nostra anima, la vita della nostra vita, affinché possiamo dire con san Paolo: Per me vivere è Cristo.

137. Mi sento immersa nel mistero della carità di Cristo e quando mi metto a guardare indietro, vedo come una divina persecuzione d'amore sulla mia anima.

138. Le nostre anime si uniscono
per consolare il Maestro. Quante offese riceve nel mondo e come è dimenticato! Apriamogli noi la porta e non lasciamolo mai solo in quel santuario che è la nostra anima.

139. Mi sembra che bisognerebbe avvicinarsi tanto al Maestro, avere tanta comunione con la sua anima, accordarsi in tutto ai suoi movimenti e poi andare come lui a compiere la volontà del Padre.

140. Come sarà bello quando il velo cadrà, finalmente, e godremo l'eterno " faccia a faccia " con Colui che unicamente amiamo. Nell'attesa vivo nell'amore, mi ci getto dentro e mi ci perdo. E' l' Infinito, quell' Infinito di cui è affamata l'anima mia.

141. Il sacerdote e la carmelitana possono irradiare Dio, donarlo alle anime solo se restano a contatto con le sorgenti divine.

142. Durante la quaresima vorrei, come dice san Paolo: Seppellirmi con Cristo in Dio, perdermi in quella Trinità che sarà un giorno la nostra visione e, sotto il suo divino fulgore, sprofondarmi nell'abisso del mistero.

143. Se siamo fedeli nel vivere della vita del Cristo, se ci immedesimiamo con tutti i moti dell'anima del Crocifisso, con tutta semplicità, allora non abbiamo più da temere le nostre debolezze: egli sarà la nostra forza, nessuno ci potrà separare da lui.

144. Ora non ho più che un desiderio: amare il Crocifisso, amarlo in ogni momento, zelare il suo onore e formare la sua felicità come una vera sposa, renderlo contento preparandogli una dimora e un rifugio nella mia anima dove fargli dimenticare, a forza di amore, tutte le ingiurie e il male della terra!

145. E' così bella la fede! E' il cielo nelle tenebre, ma un giorno il velo cadrà e contempleremo nella sua luce Colui che amiamo.

146. Amo tanto la mia cara clausura e qualche volta mi sono domandata se non amassi troppo questa cara celletta dove si sta così bene " sola con il Solo ".

147. Aspettando il " Veni " dello Sposo, bisogna spendersi, soffrire per lui e soprattutto amarlo molto.

148. Dentro di me c'è una solitudine dove Cristo dimora, e questa nessuno me la potrà rapire.

149. Mi sembra che nulla ci dica l'amore che è nel cuore di Dio più dell'Eucaristia. E'l'unione consumata, è lui in noi e noi in lui.

150. Quanto si è felici quando si vive nell'intimità col buon Dio, quando si fa della propria vita un cuore a cuore con lui, un continuo scambio d'amore, quando si sa trovare il Maestro in fondo alla propria anima. Allora non si è più soli mai, si sente il bisogno della solitudine per gioire della presenza dell'Ospite adorato.

151. Avviciniamoci alla Vergine tutta pura, tutta luminosa, affinché ci introduca in colui che essa penetra così profondamente, e la nostra vita divenga così una continua continua comunione, tutta un moto spontaneo verso Dio.

152. Il nostro motto deve essere questa parola di san Paolo: La nostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

153. La salute non le permette di stare occupata. Ma può restare con il Signore. Lo renda vivo con la sua fede, pensi che dimora dentro di lei, gli faccia sempre compagnia.

154. Per me la cella è qualcosa di sacro, è il santuario intimo dello Sposo, nulla che non sia per lui e la sua piccola sposa. Ci stiamo così bene tutti e due. Io taccio e ascolto ... Che gioia non udire altra voce che la sua. Io l'amo! E continuo ad amarlo pur tirando l'ago e lavorando in questo ruvido saio che tanto ho desiderato indossare.

155. Dio è così buono che bisogna tutto sperare dal suo amore.

156. Che importa l'occupazione in cui [Dio] mi vuole? Dal momento che egli è sempre con me, l'orazione, il cuore a cuore non può averne fine mai. Lo sento così vivo nella mia anima, non ho che da raccogliermi per incontrarlo dentro di me e qui sta tutta la mia felicità.

157. La Professione [religiosa] nonè che un'aurora ed ogni giorno la mia " vita di sposa " mi appare più bella, più luminosa, più immersa nella pace e nell'amore.

158. Compresi che il mio cielo cominciava sulla terra, il cielo della fede, con la sofferenza e l'immolazione per colui che amo.

159. AI Carmelo gustiamo la calma, la pace di Dio. Apparteniamo a lui e stiamo sotto la sua protezione.

160. Gesù ha messo nel mio cuore una sete d'infinito e un bisogno così grande di amare che lui solo lo può saziare. Perciò vado a lui come il bambino alla mamma, affinché egli mi riempia di sé, m'invada, mi prenda e porti fra le sue braccia. Mi sembra che occorra essere semplici così col buon Dio.

161. La Regola è là, dal mattino alla sera, per esprimerci istante per istante, la volontà del buon Dio. Come amo questa Regola, che è la forma nella quale egli mi vuole santa!

162. Come è bello dare quando si ama! ed io l'amo tanto quel Dio che è geloso di avermi tutta per se. Sento tanto amore intorno alla mia anima. E' come un oceano in cui mi getto e mi perdo.

163. Il sacrificio è un sacramento che ci dà Dio. Egli lo invia a quelli che ama e che vuole vicini a se.

164, Bisogna separarsi da tutto per possedere Colui che è tutto.

165. Noi siamo così deboli, anzi non siamo altro che miseria; ma il Signore lo sa bene, ed ama perdonarci. risollevarci e poi rapirci con se, nella sua purità, nella sua santità infinita.

166. Non ho che da amare Dio e lasciarmi amare, ad ogni istante, in ogni cosa: svegliarmi nell'amore, muovermi nell'amore, addormentarmi nell'amore, con l'anima nella sua anima, il cuore nel suo cuore, gli occhi nei suoi occhi, affinché attraverso il contatto egli mi purifichi, mi liberi dalla mia miseria.

167. Sono " Elisabetta della Trinità ", cioè Elisabetta che scompare, si perde nei Tre e si lascia invadere da loro.

168. Mi sembra che i santi siano delle anime che ad ogni istante " si dimenticano ", che si perdono in Colui che amano, senza ritorni su se stesse, senza rimpianti delle creature.

169. Quando viene la sera, dopo un dialogo d'amore che non è mai cessato nel nostro cuore, addormentiamoci ancora nell'amore. Forse vedremo dei difetti, delle infedeltà: abbandoniamole all'amore.E' un fuoco che consuma. Facciamo così il nostro purgatorio nell'amore!

170. E'così bello essere bambini del buon Dio, lasciarsi portare sempre da lui, riposare nel suo amore.

171. E' tutta la Trinità. che dimora in noi e sarà la nostra visione nel cielo.

172. Se guardo le cose dal lato terreno, vedo la solitudine ed anche il vuoto, perchè non posso dire che il mio cuore non abbia sofferto. Ma se il mio sguardo rimane sempre fisso su Cristo, mio astro luminoso, allora tutto il resto scompare ed io mi perdo in lui come una goccia d'acqua nell'oceano, in una calma e serenità sconfinata: la stupenda pace di Dio.

173. Lo Sposo divino scava abissi nella mia anima, abissi che lui solo può riempire. Per questo mi conduce dentro un silenzio profondo dal quale non vorrei uscire mai più.

174. C'è tanto da espiare, tanto da domandare e credo che per venire incontro a tante necessità bisogna diventare una preghiera continua ed amare molto: è così grande la potenza di un'anima abbandonata all'amore.

175. Eccomi divenuta una rispettabile zia ... Non ho ancora visto la nipotina altro che in fotografia; me la devono condurre al primo raggio di sole ed è per me una gioia adorare la santissima Trinità in questa animuccia divenuta il suo tempio col battesimo: che che mistero!

176. Quale potenza esercita sulle anime l'apostolo che resta sempre unito alla sorgente delle acque vive! Allora la sua anima può traboccare e riversare tutt'intorno la vita senza vuotarsi mai, perchè comunica coll'Infinito.

177. Dio si china su di noi con tutta la sua carità, di giorno e di notte, per comunicarci, infonderci la sua. vita divina allo scopo di trasformarci in creature deificate che lo riflettano dovunque.

178. Lasciamoci invadere dalla linfa divina, che il Maestro sia la vita della nostra vita, l'anima della nostra anima e restiamo consapevolmente, giorno e notte, sotto la sua protezione divina.

179. Mi pare che le anime sulla terra e i glorificati nella luce della visione siano così vicini gli uni agli altri, perchè tutti sono in comunione con uno stesso Dio, con un medesimo Padre, che si dona agli uni nella fede e nel mistero, e sazia gli altri dei suoi splendori divini, ma è pur sempre lo stesso Dio che portiamo dentro di noi.

180. Gesù è il mio tutto, il mio unico tutto. Che gioia, che pace dona all'anima questo pensiero!

181. Non sono mai sola: il mio Cristo è qui, sempre orante in me, ed io mi unisco alla sua preghiera.

182. L 'anima ha bisogno di silenzio
per adorare.

183. Che cosa vi può essere di più dolce che donare a Colui che si ama?

184. E' la legge di quaggiù: il sacrificio accanto alla gioia. Il buon Dio vuol ricordarci che ancora non siamo arrivati al termine della felicità, ma vi siamo orientati e lui stesso vuole guidarci nelle sue braccia.

185. Una carmelitana deve essere una silenziosa, ma se la sua penna tace, la sua anima e il suo cuore dimenticano lo spazio per portarsi accanto a quelli a cui essa rimane profondamente unita.

186. E' qualche cosa di così grande, di così divino la sofferenza! Mi sembra che se i Beati in cielo potessero invidiarci qualcosa, c'invidierebbero questo tesoro. E' una leva così potente sul cuore del buon Dio!

187. Se tu conoscessi il Maestro, la preghiera non ti annoierebbe più. In realtà. è un riposo, una distensione. E' un andare con tutta semplicità da colui che si ama.

188. Viviamo d'amore, d'adorazione, d'oblio di noi stessi, in una pace tutta gioia e confidenza, perchè noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

189. Gesù è ancora e sempre vivo. Vivo nell'adorabile sacramento del tabernacolo, vivo nelle nostre anime ... Poiché vive in noi, teniamogli compagnia come l'amico all'amico!

190. I santi, loro avevano appreso la vera scienza: quella che ci fa evadere dalle cose create, e soprattutto da noi stessi, per lanciarci in Dio e non vivere che di lui!

191. La vita del Carmelo è una comunione con Dio dal mattino alla sera e dalla sera al mattino. Se non fosse lui a riempire le nostre celle e i nostri chiostri, come tutto sarebbe vuoto! Ma noi lo scorgiamo in tutto perchè lo portiamo in noi, e la nostra vita è un cielo anticipato.

192. Il buon Dio talvolta fa attendere, ma la sua provvidenza paterna governa tutto.

193. Cerchiamo di essere per Cristo in certo modo un'umanità supplementare in cui egli possa realizzare tutto il suo mistero. lo l'ho pregato di stabilirsi in me come adoratore, come riparatore, come salvatore e non so dire quanta pace mi dà il pensiero che egli supplisce alle mie impotenze.

194. Se io cado ad ogni istante che passa, Gesù è pronto a rialzarmi e portarmi più avanti nella sua intimità, nell'abisso di quella essenza divina che abitiamo già. per la grazia e nella quale vorrei seppellirmi a tale profondità, che nulla potesse più farmene uscire.

195. Mio Dio, Trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi interamente per stabilirmi in voi, immobile e' quieta come se la mia anima fosse già nell'eternità; che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.

196. Sforziamoci di essere delle anime sacrificate! Vale a dire, delle anime sincere nel loro amore.

197. O Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi, voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre voi e restare sotto la vostra grande luce.

198. O Spirito d' amore, scendete sopra di me, aflinche si faccia nella mia anima come un' incarnazione del Verbo ed io sia per lui un'aggiunta d'umanità nella quale egli rinnovi tutto il suo mistero.

199. Mio Dio, pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del vostro riposo; che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice!

200. Sento la mia impotenza, o mio amato Gesù, e vi chiedo di rivestirmi di voi stesso, di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra anima, di sommergermi, di invadermi, di sostituirvi a me, affinche la mia vita non sia che un'irradiazione della vostra vita.

201. Quando si fissa lo sguardo in questo mondo divino che ci avvolge fin da questo esilio e nel quale possiamo già muoverci, come si dileguano le cose di quaggiù!

202.E' l'unione tutta intima con il Signore che forma la nostra vita al Carmelo, ne costituisce l'essenza e ci rende tanto cara la nostra solitudine.

203. Ci sono due parole che per me riassumono tutta la santità, tutto l'apostolato: " unione, amore ".

204. Santifichiamoci per le anime: poiché siamo tutti membra d'un solo corpo, nella misura in cui possediamo la vita divina, potremo comunicarla e diffonderla
nel grande organismo della Chiesa.

205. Chiediamo al Bambino Gesù che ci consumi nella sua fiamma divina, in quel fuoco che è venuto a portare sulla terra.

206. Tutto consiste nel fare la volontà del buon Dio.

207. Perché Dio sia veramente il nostro re, eclissiamoci, dimentichiamoci, siamo soltanto la lode della sua gloria, secondo la bella espressione dell' Apostolo.

208. Dio è il santo ed abita in noi allo scopo di salvarci, di purificarci, di trasformarci in lui.

209. Mi ha amato e si è sacrificato per me. Mi sembra che tutta la dottrina dell'amore, quello vero e forte, sia racchiusa in queste poche parole.

210. Ama sempre la preghiera... e quando dico la preghiera, non intendo tanto l'imporsi una quantità di preghiere vocali ogni giorno, ma quella elevazione dell'anima a Dio attraverso tutte le cose, che ci mette in una specie di continua comunione con la santissima Trinità, così semplicemente, facendo tutto sotto il suo sguardo.

211. Un'anima unita a Gesù è un vivente sorriso che lo riflette e lo dona.

212. La vita È una sequela di sofferenze e credo che i beati di questo mondo siano coloro che hanno scelto la croce come loro porzione di eredità, e l'hanno fatto per amore di Cristo.

213. Dobbiamo accettare tutto come se ci arrivasse direttamente dalla mano divina del Padre celeste che ci ama e si serve di tutte le cose per unirci più intimamente a lui.

214. Solo per la via della rinunzia si perviene al traguardo divino.

215. La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell'esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell'eredità dei Santi nella luce.

216. La mia anima: santuario interiore nel quale vivo giorno e notte con colui che è l'Amico di tutti i momenti.

217. Qui, sulla terra, tutto si compie nel sacrificio.

218. Che il Dio tutto amore sia la sua immutabile dimora, la sua cella e il suo chiostro in mezzo al mondo! Si ricordi ch'egli abita nel centro più intimo dell' anima come in un santuario dove vuol essere amato senza posa fino all'adorazione.

219. Mi piace contemplare la croce. Essa mi rivela gli eccessi d'amore del mio Maestro e mi dice che l'amore non si paga che con l'amore.

220. Anche il matrimonio è una vocazione. Quanti Santi vi hanno glorificato Dio!

221. Più si dà a Dio, più egli si dà a noi.

222. Che mistero inafferrabile è la morte e, al tempo stesso, che atto semplice per chi è vissuto di fede!

223. Sono convinta che la carmelitana attinga realmente tutta la sua felicità a questa sorgente divina: la fede.

224. Uno solo È il segreto della nostra purezza verginale: restare nell'amore, cioè in Dio.

225. Guardi ad ogni sofferenza e ad ogni prova come ad una prova d'amore che le viene direttamente da parte del buon Dio per unirla a lui.

226. Credo che il segreto della pace e della felicità sia quella di dimenticarsi, di disinteressarsi di se stessi.

227. Mi sembra che l' anima più debole, perfino la più colpevole, sia quella che ha più margine di speranza e l'atto che essa compie, per dimenticarsi e gettarsi nelle braccia di Dio, lo glorifichi più che tutti i ripiegamenti su se stessa.

228. Nulla deve sembrare un ostacolo per andare a Dio.

229. Sembrerà difficile dimenticarsi. Invece è tanto semplice. Basta pensare a Dio che abita in noi come nel suo tempio.

230. Non è guardando alla nostra miseria che saremo purificati, ma guardando a Colui che È tutto purezza e santità.

231. Facciamo il vuoto nella nostra anima perchè Cristo possa slanciarsi in essa e comunicarle quell' eterna vita che è la sua.

232. La vita del sacerdote, come quella della carmelitana, è un avvento che prepara l'Incarnazione nelle anime.

233. Domandiamo a Gesù di renderci veri nel nostro amore, cioè di trasformarci in vittime di sacrificio,perchè mi sembra che il sacrificio non sia altro che l'amore tradotto in azione.

234. Ascoltiamo il Maestro nel silenzio dell'orazione! Egli È il Principio, che parla al di dentro di noi.

235. [Gesù] ad ogni istante del giorno voglio uscir da me stessa e, sotto il tuo sguardo soltanto, immolarmi in silenzio.

236. Beata l'anima che è arrivata al distacco totale! Essa ama veramente.

237. Il buon Dio ha tanto bisogno di sacrifici per compensare tutto il male che si fa, ed è una cosa, questa, così poco compresa nel mondo.

238. Forse andrò presto a perdermi nel focolare dell'amore. In cielo o in terra, che importa? Viviamo nell'amore e per glorificare l'Amore!

239. Il buon Dio mi fa comprendere nella sua luce quale tesoro è la sofferenza e non capiremo mai abbastanza fino a che punto egli ci ama quando ci prova.

240. Quando il velo cadrà, con quale gioia mi innabisserò fin nel segreto del volto divino! E' qui che passerò la mia eternità. Nel seno di questa Trinità che già fu la mia dimora quaggiù nella terra.

241. Se hai da soffrire, pensa che sei più amato ancora e canta sempre " grazie! ".

242. Vediamo nel Vangelo che il buon Dio vuole talvolta farci attendere, ma non rifiuta nulla alla fede, alla confidenza, all'amore. Bisogna "prenderlo dalla parte del cuore ", diceva una piccola carmelitana, morta in odore di santità! ... [Santa Teresa di Lisieux].

243. La croce è un pegno dell'amore di Dio.

244. Nella solitudine della mia piccola infermeria, siamo cosi felici tutti e due. E' un cuore a cuore [con Dio]
che dura notte e giorno. E' così delizioso!

245. Prepariamo la nostra eternità, viviamo con Dio,perchè lui solo ci può accompagnare ed aiutare in questo grande passaggio.

246. E' un segno di predilezione e di misericordia da parte del Maestro l'aver inviato questa malattia alla sua piccola sposa.

247. Il Signore ama i cuori forti e generosi.

248. Solo in Dio tutto È puro, bello e santo. Fortunatamente, fin da questo, esilio possiamo vivere in lui! E pertanto la felicità del mio Maestro basta a rendermi felice e mi abbandono ìn lui perchè faccia in me quello che desidera.

249. Quant'è dolce vivere nell'attesa dello Sposo!

250. Ah, come sarei felice se Dio volesse far cadere il velo e la mia anima potesse slanciarsi in lui e contemplare la sua bellezza in un eterno faccia a faccia! In questa prospettiva, vivo nel cielo della fede, al centro della mia anima, e mi studio di essere la felicità del Maestro, cercando di essere già sulla terra la lode della sua gloria.

251. Quali che siano i disegni del Maestro sopra di lei, viva con lui al di dentro.

252. Da vera figlia di santa Teresa, desidero essere apostolo per dare la più grande gloria a Colui che amo.

253. Sia fedele alla sua risoluzione, si eserciti nella via del sacrificio e della rinuncia,perchè questa dev'essere la grande legge per ogni vita cristiana.

254. La prospettiva di andare a vedere Colui che amo nella sua ineffabile bellezza, e di inabissarmi in quella Trinità che È stata il mio cielo già qui sulla terra, mi mette nell'anima una gioia immensa. Oh, quanto mi costerebbe tornare sulla terra! Mi sembra cosi vuota quando esco dal mio bel sogno.

255. Si ritiri nell'intimo della sua anima e vi troverà il suo Diletto pronto a farle tante grazie.

256. L'amore deve culminare nel sacrificio.

257. Quanto è soave e dolce la morte per le anime che non hanno amato che Dio, che, secondo il linguaggio di san Paolo, non hanno ricercato le cose visibili perchè sono passeggere, ma le cose invisibili perchè durano eterne!

258. Sono sempre qui sul mio lettino [di ammalata], completamente abbandonata nelle mani del Maestro, serena e contenta in anticipo per tutto quello che a lui piacerà.

259. Come in cielo non si dimenticano quelli che sono sulla terra, cosi io penso a quelli che ho lasciato e prego perloro.

260. Pensa che la tua anima è il tempio di Dio, ad ogni istante del giorno e della notte le tre Persone Divine abitano in te. Quando si ha coscienza di questo, si entra in una intimità davvero adorabile, non si è più soli mai.

261. La caratteristica dell'amore è di dare sempre e di sempre ricevere.

262. Oh, come sarei felice se il mio Maestro volesse anche che versassi il sangue per lui! Ma se non posso essere martire del sangue, voglio esserlo dell'amore.

263. Amare è tanto semplice, è l'abbandono a tutte le volontà del Maestro, come lui si è abbandonato a quelle del Padre; è dimorare in lui,perchè il cuore che ama non vive piùin se stesso, ma in colui che forma l'oggetto del suo amore; è soffrire con lui, raccogliendo con gioia ogni sacrificio, ogni immolazione che ci permettono di dare gioia al suo cuore.

264. Ci si immagina talvolta che nel chiostro non si sappia più amare, ma è vero tutto il contrario! Per parte mia non ho avuto mai più affettto di ora;
mi sembra che il mio cuore si sia dilatato.

265. Quale opera di distruzione sento in tutto il mio essere! E'la via del calvario che si è aperta ed io sono felicissima di camminarvi come una sposa accanto al divino Crocifisso.

266. La caratteristica dell'amore è di non ricercare mai se stesso, di non riservarsi nulla, ma di dare tutto a Colui che si ama.

267. Non perdiamo un solo sacrificio, ce ne sono tanti da raccogliere in una giornata!

268. Che importa ciò che sentiamo? Dio è l'immutabile, colui che non cambia mai. T' ama oggi come t'amava ieri, come t'amerà domani, anche se lo hai fatto soffrire.

269. Sarebbe così bello ed io non me ne sento degna: partecipare alle sofferenze del mio Sposo Crocifisso ed andare incontro con lui alla mia passsione, per essere come lui redentrice.

270. Amo tanto la solititdine con Dio solo e conduco una piccola vita eremitica davvero deliziosa. Essa È lontana dall'essere esente da impotenze: ho bisogno anch'io di cercare il mio Maestro che sa nascondersi, ma allora risveglio la mia fede e sono piùcontenta di non godere della sua presenza, per far godere lui del mio amore.

271. Con quale pace, con quale raccoglimento Maria si avvicinava ad ogni cosa, faceva ogni cosa! Come anche le cose più banali erano da lei divinizzate! In tutto e per tutto la Vergine restava in adorazione del dono di Dio. E questo non le impediva di prodigarsi al di fuori, quando si trattava di esercitare la carità.

272. Una " lode di gloria " È una anima di silenzio, che si tiene come una lira sotto il tocco dello Spirito Santo per farne uscire delle armonie divine. Essa sa che la sofferenza È una corda che produce dei suoni piùbelli ancora ed ama farsene il suo strumento per commuovere più deliziosamente il cuore di Dio.

273. La Trinità, ecco la nostra dimora, la nostra casa, la casa paterna dalla quale non dobbiamo uscire più. Il Signore l'ha detto un giorno: Lo schiavo non dimora sempre nella casa, ma il figlio vi dimora sempre.

274. E' così semplice l'intimità con Dio e riposa piùche stancare, come un bambino si riposa sotto lo sguardo della mamma.

275. Una " lode di gloria " è una anima che dimora in Dio, che lo ama di un amore puro e disinteressato, senza ricercare se stessa nella dolcezza di questo amore, che lo ama al di sopra di tutti i suoi doni come se nulla avesse ricevuto, fino a desiderare il bene dell'oggetto così amato.

276. Se sapessimo apprezzate il valore della sofferenza, ne saremmo affamati.

277. Le ricchezze immense che Dio ha per natuta, noi le possiamo conquistare mediante I'amote, che fa vivere Dio in noi e noi in Dio.

278. Una " lode di gloria " È uno specchio che tiflette Dio in tutto ciò che egli è, è come un abisso senza fondo in cui egli può fluire ed espandersi.

279. Come soddisfare le esigenze dello sguardo divino, se non restando semplicemente e amotosamente volti verso di lui,perchè possa riflettere in noi
la sua immagine, come il sole si riflette attraverso un limpido cristallo?

280. La forma dell' anima è Dio, che deve imprimersi in lei come il sigillo sulla cera, come la matca sul proprio oggetto.

281. Con calma e forza, insieme con il divino Crocifisso, saliremo anche noi il calvario cantando nel profondo delle nostre anime e facendo salire verso il Padre un inno di ringraziamento, perchè quelli che camminano per questa via dolorosa sono proprio coloro che egli ha conosciuto e predestinato per essere conformi all'immagine del Figlio suo divino, il Crocifisso per amore.

282. L'amore, ecco ciò che attira, che trascina Dio alla sua creatura. Non un amore di sensibilità, ma quell'amore forte come la morte e che le grandi acque non possono estinguere.

283. Finchè la nostra anima ha dei capricci estranei all'unione divina, delle fantasie di si e no, restiamo allo stato d'infanzia, non camminiamo a passi di gigante nell'amore,perchè il fuoco non ha ancora bruciato tutta la scoria, l'oro non è puro, siamo ancora i cercatori di noi stessi, Dio non ha consumato tutta la nostra ostilità a lui.

284. Quotidie morior. Muoio ogni giorno. Diminuisco, rinunzio ogni giorno più a me stessa,perchè il Cristo cresca e sia esaltato in me.

285. Dimorate in me! E'il Verbo di Dio che dà quest'ordine, che esprime questa volontà. Dimorate in me non per qualche istante, qualche ora che deve passare, ma dimorate in modo permanente, abituale. Dimorate in me, pregate in me, adorate in me, amate in me, soffrite in me, lavorate, agite in me.
Dimorate in me per essere presenti ad ogni persona e ad ogni cosa.

286. Saremo glorificati nella misura in cui saremo stati conformi all'immagine del Figlio divino. Contempliamo perciò quest' Immagine adorata, teniamoci senza posa sotto la luce che da lei emana, affinchè s'imprima in noi. Poi andiamo a tutte le cose con quell'atteggiamento dell'anima col quale vi andava il nostro Maestro santo.

287. Mai ,l'umile collocherà Dio troppo in alto o se stesso troppo in basso.

288. Si scires donum Dei! Vi è una creatura, Maria, che conobbe questo dono di Dio, una creatura che non ne perdette neppure una goccia, una creatura che fu tanto pura e luminosa da sembrare la luce stessa. "Speculum iustitiae ": una creatura la cui vita fu così semplice e perduta in Dio, che è quasi impossibile parlarne.

289. Adoriamo Dio in spirito, cioè, teniamo il cuore e il pensiero fissi in lui, lo spirito pieno della sua conoscenza, mediante il lume della fede. Adoriamolo in verità, cioè, con le nostre opere, perchè è soprattutto attraverso le nostre azioni che siamo veri. Ciò equivale a far sempre quello che piace al Padre, di cui siamo figli.

290. Aiutami a preparare la mia eternità: sembra che la strada non sia più tanto lunga.

291. Oh, non l'ho mai tanto amata come ora la santa Vergine! Piango di gioia pensando che questa creatura tutta serena, tutta luminosa, È mia madre.

292. poiché è l'amore che unisce l'anima a Dio, più intenso è l'amore, più essa entra profondamente in Dio e si concentra in lui.

293. Ogni circostanza, ogni avvenimento, ogni sofferenza come ogni gioia, è un sacramento che ci dà Dio.

294. Nell' attesa che il Padre mi glorifichi, voglio essere la lode incessante della sua gloria.

295. Con il Maestro divino si accomoda tutto tanto facilmente.

296. Guardando lassù, è un riposo per l'anima, se si pensa che il cielo È la casa del Padre, che vi siamo attesi come figli tanto amati che tornano al focolare dopo un periodo di esilio, e che per condurci a quella meta Dio stesso si è fatto nostro compagno di viaggio.

297. So bene che il buon Dio esaudisce le preghiere dei piccoli ed io sono la sua bambina. Egli si comporta con me come una mamma piena di tenerezza.

298. La beatitudine mi attira sempre di più. Ormai tra il Maestro e me non si tratta che di questo e tutta la sua occupazione non mira che a prepararmi alla vita eterna.

299. Desid'ererei tanto che il Padre potesse riconoscere in me l'immagine del Crocifisso per amore, poiché san Paolo, il mio caro Santo, dice che Dio nella sua prescienza ci ha predestinato a questa rassomiglianza e conformità.

300. Ah, come vorrei dire a tutte le anime quali sorgenti di forza, di pace e anche di felicità troverebbero se acconsentissero a vivere in questa intimità [col Signore]. Esse però non sanno aspettare. Se Dio non si dà loro in maniera sensibile, abbandonano la sua santa presenza, e, quando egli arriva armato di tutti i suoi doni, non trova nessuno: l'anima è al di fuori, nelle cose esteriori, non abita più nel proprio intimo.

301. Che gioia credere che Dio ci ama fino al punto di abitare in noi, di farsi il compagno del nostro esilio, il confidente, l'amico di tutti i momenti!

302. Se cado ad ogni istante, nella fede, con piena confidenza, da Gesù mi farò rialzare. So che mi petdonerà e cancellerà tutto con cura gelosa, soprattutto mi spoglierà e libererà da tutte le mie miserie, di quanto in me si oppone all'azione di Dio.

303. L' anima che, attraverso la profondità del suo sguardo interiore, contempla in tutte le cose Dio nella semplicità che da tutto la separa, è un'anima " risplendente ", è un giorno che trasmette al giorno il messaggio della sua gloria.

304. Ecco una verità tanto consolante. Le mie impotenze, i miei disgusti, le mie oscurità, le mie stesse colpe narrano la gloria dell' Eterno. Anche le mie sofferenze dell'anima e del corpo narrano la gloria del mio Maestro.

305. E' la fede, la bella luce della fede che m' illumina. Essa sola deve rischiarare il mio cammino incontro allo Sposo.

306. L'anima che conserva ancora qualche cosa nel suo dominio interiore, le cui potenze non sono tutte " incluse " in Dio, non può essere una perfetta " lode di gloria ", non è in grado di cantare senza interruzione quel canticum magnum di cui parla san Paolo.

307. L' anima che vuole servire Dio notte e giorno nel suo tempio, voglio dire il santuario interiore di cui parla San Paolo quando dice: Il tempio di Dio è santo, e voi siete questo tempio, quest'anima deve essere decisa a prendereparte, realmente, alla passione del suo Maestro.

308. Anche la preghiera della vergine, come quella di Cristo, fu sempre questa: Ecce Eccomi! Chi? L' ancella del Signore, l'ultima delle sue creature, lei, la sua Madre! Fu cosi
vera nella sua umiltà,perchè fu sempre dimentica, ignara, libera di se stessa.

309. Un'anima che discute sul proprio io, che s'occupa delle sue sensibilità, che tien dietro ad un pensiero inutile, ad un qualunque desiderio, quell'anima disperde le sue forze, non è tutta ordinata a Dio ... la sua lira non vibra all'unisono, e quando il Maestro la tocca, non può cavarne armonie divine. Vi è ancora troppo d'umano, È come stonata.

310. Quando sarò totalmente identificata con questo divino esemplare [il Crocifisso], tutta passata in lui, e lui in me, allora adempirò la mia vocazione eterna, quella per la quale Dio mi ha scelta in Cristo " in principio ", quella che seguirà" in aeternum ", allorche, lanciata
nel seno della mia Trinità, sarò l'incessante lode della sua gloria.

311. La mia anima È sempre tra le mie mani. Sono le parole che risuonavano nell'anima del Maestro, ed ecco perché , in mezzo a tutte le angosce, egli restava sempre il Mite, il Forte. La mia anima è sempre tra le mie mani ... che altro significano queste parole se non il perfetto possesso di se alla presenza del Dio della pace, del Re Pacifico?

312. La Vergine conservava queste cose nel suo cuore. Tutta la sua vita si può riassumere in queste poche parole. Viveva nel suo cuore, a tale profondità, che lo sguardo umano non la può seguire. Quando leggo nel Vangelo che Maria percorse in tutta fretta le montagne della Giudea, per andare a compiere il suo ufficio di carità presso la sua cugina Elisabetta, la vedo passare così bella, così calma e maestosa, tutta raccolta dentro di sé col Verbo di Dio.

313. Nescivi. - Non so più niente! , non voglio sapere più niente al di fuori della conoscenza di lui, della comunione alle sue sofferenze, della conformità alla sua morte.

314. L'adorazione È una parola del cielo più che della terra. Mi sembra che si possa definire l'estasi dell'amore. E' l'amore schiacciato dalla bellezza, dalla forza, dalla grandezza immensa dell'oggetto amato, che cade in una specie di deliquio, in un silenzio pieno e profondo ... È la lode piùbella,perchè È quella che si canta in seno alla beata Trinità.

315. Fissiamo il Maestro, e questo sguardo di fede semplice e amoroso ci separi da tutto e metta come una nube tra noi e le cose di quaggiù.

316. Se tu sapessi il dono di Dio e chi È colui che ti crocifigge! E' l'Amore!

317. Mi sembra di aver trovato la mia abitazione: È quest'immenso dolore che fu quello del Maestro, in una parola, È lui stesso, l'Uomo dei dolori.

318. Se il buon Dio non mi guarisce, è perchè questo È il suo beneplacito: vedere la sua piccola ostia in stato di immolazione.

319. Tutta la Trinità: abita nell'anima che ama nella verità, cioè custodendo la sua parola.

320. Ah, non disprezziamo la nostra felicità! Senza dubbio la natura può avere le sue angosce di fronte alla sofferenza. Il Maestro ha voluto Conoscere quest'umiliazione, ma la volontà deve intervenire per dominare ogni impressione e dire al Padre: Sia fatta la tua volontà e non la mia!

321. Alla luce dell'eternità, l'anima vede le cose al punto giusto. Oh, come tutto ciò che non è stato fatto per Iddio e con Dio è vuoto!

322. La vita è una cosa tanto seria: ogni minuto ci è stato dato per radicarci di più in Dio, secondo l'espressione di San Paolo,perchè sia più sorprendente la nostra somiglianza col nostro divino modello, più intima l'unione. Ma per realizzare questo piano, che è quello di Dio stesso, ecco ii segreto: " dimenticarsi, mettersi in disparte ", non tener conto di se, guardare al Maestro, non guardare che a lui, ricevere in egual modo, come direttamente provenienti dal suo amore, la gioia o il dolore, questo colloca l'anima ad altezze tanto serene.

323. La sposa appartiene allo sposo. Il mio Gesù mi ha presa. Vuole che sia per lui una " umanità aggiunta " nella quale egli possa ancora soffrire per la gloria del Padre, per correre incontro ai bisogni della sua Chiesa.

324. Oh, come comprendo il valore della sofferenza! Non credevo che tanta dolcezza si nascondesse nel fondo del calice e vado ripetendo che la felicità, che ho trovato al Carmelo, così grande, così vera, aumenta in proporzione della sofferenza.

325. Non ho paura della mia debolezza. Da qui deriva la mia confidenza perchè il Forte è in me e la sua virtù è onnipotente. Essa opera, dice l' Apostolo, al di là di ciò che possiamo operare noi.

326. Dio ha tanto amato la compagnia del dolore che l'ha scelta per il suo Figlio e il Figlio si è coricato su questo letto e si è accordato con il Padre in questo amore.

327. Mai il cuore del Maestro fu così traboccante d'amore come nell'istante supremo in cui stava per lasciare i suoi!
Mi sembra che accada qualche cosa di analogo nella sua piccola sposa, alla sera della sua vita, ed io sento come un'onda che sale dal mio cuore fino al suo! ...

328. Un' anima che vive unita a Dio non fa che del soprannaturale, e le azioni più banali, anziché separarla da lui, la ravvicineranno invece sempre di più.

329. E' il buon Dio che si compiace di immolare la sua piccola ostia, ma questa messa che egli celebra insieme con me e di cui il suo amore è il sacerdote, Può durare molto tempo ancora: la piccola vittima non trova lungo il tempo tra le mani di colui che la sacrifica e può dire che, se attraversa il sentiero della sofferenza, molto più ancora si trova sulla strada della felicità, del vero, di colui che nessuno le potrebbe rapire.

330. La sofferenza mi attira sempre di più, questo desiderio la vince quasi su quello del cielo, che pure era fortissimo.

331. Mi sembra che felici in questo mondo siano coloro che hanno abbastanza disprezzo e dimenticanza di sé per scegliere la croce come loro eredità.

332. Ad ogni nuova sofferenza bacio la croce del mio Maestro e gli dico: " grazie, non ne sono degna ",perchè penso che la sofferenza fu la compagna della sua vita ed io non merito di essere trattata come lui dal Padre suo.

333. L'orgoglio si pasce dell'amore di sé. Ebbene, bisogna che l'amore di Dio sia così forte, da spegnere ogni amore di noi stessi.

334. Il Maestro mi ha ricordato che egli è la mia dimora e non spetta a me scegliere le mie sofferenze. Mi getto perciò con lui nel mare del dolore con tutte le sue paure e le sue angosce.

335. Che splendido ideale la morte per coloro che Dio ha custodito per se e che non hanno ricercato le cose visibili, perchè sono passeggere, ma le cose invisibili,perchè sono eterne!

336. Mi sento cosi disfatta, cosi sfinita che vorrei gettare un grido! Ma l'Essere che è la pienezza dell'amore mi viene a visitare e mi fa compagnia concedendomi la sua intimità e facendomi comprendere che non mi risparmierà sofferenze fino a tanto che sarò sulla terra.

337. Sento che il Maestro incalza. Non mi parla più che dell'eternità d'amore, in tono sempre più grave, più serio: vorrei vivere cosi intensamente ogni minuto!

338. Noi non dovremmo avere altro ideale che di conformarci a questo modello divino [Gesù Crocifisso]. Quale ardore ci porterebbe al sacrificio, al disprezzo di noi stessi, se avessimo sempre gli occhi del cuore orientati verso di lui!

339. Come è bello vivere qui al Carmelo! Credo che lo lascerò presto per il cielo, ma il passaggio mi sembra tanto semplice e l'attesa tanto dolce per la sposa che aspira a vedere nella sua grande luce Colui che ama!

340. Sulla mia croce, dove gusto gioie sconosciute, comprendo che il dolore è la rivelazione dell'amore ed io mi ci precipito. E' la mia residenza prediletta, è là che trovo la pace e il riposo, là dove sono sicura di incontrare il Maestro e di dimorare in lui.

341. Prima di morire, sogno di essere trasformata in Gesù Crocifisso e questo mi dà tanta forza nella sofferenza.

342. Mai la mia felicità È stata così grande, così vera come dopo che Dio si è degnato associarmi ai dolori del divino Crocifisso, perchè soffra nella mia carne quel che manca alla sua passione, come diceva san Paolo.

343. Non posso dire di amare la sofferenza in se stessa, ma l'amo perchè mi rende conforme a colui che è il mio Sposo e il mio amore.

344. Come si vive di fede al Carmelo e come l'immaginazione e il sentimento sono esclusi dai nostri rapporti con Dio!

345. Oh, se tu sapessi come la sofferenza è necessaria perchè si compia nell'anima l'opera di Dio!

346. E'una gioia cosi grande per il buon Dio vedere un'anima riconoscere la propria incapacità.

347. Ho compassione profonda per le anime che non vivono più su dellaterra e delle sue banalità. Penso che sono delle schiave e vorrei dir loro: Scuotete questo giogo che pesa su di voi, che ne fate di questi ceppi che v' incatenano a voi stesse e a cose inferiori a voi?

348. Il buon Dio ha un desiderio immenso di arricchirci delle sue grazie, ma siamo noi che ne fissiamo la misura nella proporzione in cui ci lasciamo immolare da lui, immolare nella gioia, nel rendimento di grazie, come il Maestro, dicendo con lui: Non berrò il calice, che il Padre mio mi ha preparato?

349. Bisogna prendere coscienza che Dio si trova nel più intimo di noi ed affrontare tutto con lui. Allora non si è mai banali, neppure facendo le azioni più ordinarie,perchè non si vive in queste cose, ma si va al di là di esse.

350. Quando si sa porre la propria gioia nella sofferenza, che pace deliziosa!

351. Come sono felice al pensiero che il Maestro verrà presto a prendermi!

352. Sono tutta presa dalla Passione e quando si vede tutto ciò che il Maestro ha sofferto nel cuore, nell'anima, nel corpo, si sente come il bisogno di ricambiargli tutto questo: sembra che si desidererebbe soffrire tutto quello che egli ha sofferto.

353. L'amore sia il suo chiostro e lo porti così sempre con se e troverà la solitudine in mezzo al rumore e alla folla.

354. Nutri la tua anima dei grandi pensieri della fede, che le rivelano tutta la sua ricchezza e il fine per il quale Dio l'ha creata.

355. Un'anima soprannaturale non tratta mai con le cause seconde, ma solo con Dio. Allora È veramente grande, veramente libera,perchè essa ha incluso la sua volontà in quella di Dio.

356. Penso di andare presto in seno alla luce e all'amore.

357. Un'anima che vivesse nella fede, sotto lo sguardo di Dio, che avesse quell'occhio semplice di cui parla il Cristo nel Vangelo, cioè quella purezza d' intenzione che non mira che a Dio, quell' anima, mi sembra, vivrebbe anche nell'umiltà e saprebbe riconoscere i doni che egli le ha elargito,perchè l'umiltà è verità. Non s'approprierebbe di nulla, ma tutto riferirebbe a Dio, come faceva la santa Vergine.

358. Quando ci si presenta una grande sofferenza o un minimo sacrificio, oh, pensiamo immediatamente che è la
nostra ora, l'ora in cui ci disponiamo a dare la prova del nostro amore a Colui, che ci ha amato troppo.

359. Mi sembra che l'anima più libera sia quella piùdimentica di sé. Se mi si chiedesse il segreto della felicità, direi che sta nel non tenere più conto di se, nel negarsi ogni momento. Ecco un buon modo di far morire l'orgoglio. E' come un prenderlo per fame.

360. Ogni anima gettata nella sofferenza vive a fianco del Maestro; essa abita con Gesù Cristo quell' immensità del dolore che ha cantato il profeta: è la dimora dei predestinati, di coloro che il Padre ha conosciuto e che vuole conformi al suo divin Figlio, il Crocifisso

361. Vorrei gridare a tutte le anime e dir loro la vanità, il nulla di tutto quello che passa senza essere fatto per Iddio

362. Mi rifugio interamente nella preghiera del Maestro e resto piena di fiducia nella sua vlrtù onnipotente

363. Mi sembra che in cielo la mia missione sarà quella di attirare le anime aiutandole ad uscire da se $tesse per aderire a Dio, con un moto tutto spontaneo e pieno d'amore, e di tenerle in quel grande silenzio interno, che permette a Dio d'imprimersi in loro, di trasformarle in lui stesso.

364. La mia mano non può più tenere la penna ... E' arrivato, credo, il grande giorno, cosi ardentemente desiderato, del mio incontro con lo Sposo, uncamente amato, adorato.

365. In quest'ultima ora del mio esilio, in questa bella sera della mia vita, come tutto mi appare nella sua importanza alla luce che viene dall'eternità!

366. A Dio, lo ringrazi per me, perchè la sua bontà È immensa. Le dò appuntamento nell'eredità dei Santi.

367. Viviamo d'amore per morire d'amore e glorificare il Dio tutto amore!

Breve profilo biografico della

Serva di Dio Madeleine Delbrêl:

 

Madeleine DelbrêlMadeleine Delbrêl, nata nel 1904 in una famiglia cattolica ma poco praticante, a 15 anni è “strettamente atea”, a 17 sintetizza il suo ateismo proclamando “ Dio è morto…viva la morte”, a 20 anni è folgorata da Dio e inizia il suo cammino di conversione. A questa sua radicale inversione di marcia non è certamente estraneo un gruppo di coetanei credenti con i quali si confronta e, in particolare, un certo Jean Maydieu, amico carissimo cui lei da tempo ha messo gli occhi addosso e che un bel giorno preferisce Dio a lei, decidendo di farsi prete. La ribelle, anticonformista ed emancipata ragazza, con la stessa foga con cui ha fatto aperta professione di ateismo, si tuffa in un’appassionata ed instancabile riscoperta del Dio che ha folgorato i suoi 20 anni ed attraversato così impetuosamente la sua vita. Si “tuffa” nella preghiera, coltiva il desiderio di scoprire ed approfondire il messaggio evangelico, diventa un’efficiente caposcout e, insieme all’amore per la natura, ritrova la passione per la vita semplice e la solidarietà verso gli indifesi. Si diploma assistente sociale e nel 1933 si trasferisce a Ivry-sur-Seine, all’estrema periferia di Parigi, chiamata “la città delle 300 fabbriche” e che è un crogiuolo di tensioni, rivendicazioni salariali, lotte operaie, scontri sociali ed ideologici.
È in questa realtà che si immerge Madeleine, insieme alle due capiscout che hanno accettato di fare vita comune con lei, scoprendo tutte le contraddizioni e le fragilità di quel quartiere, autentica roccaforte del marxismo, in cui non è facile testimoniare il Vangelo, anche perché molti dei proprietari delle 310 fabbriche della città sono cattolici che versano somme ingenti per la costruzione delle due nuove chiese, mentre ignorano deliberatamente la miseria dei 43 mila operai delle loro fabbriche. In questo clima ostile al cristianesimo, anche la “strada”, il bar, l’ufficio o la fabbrica possono e devono trasformarsi in luoghi in cui Do può e deve essere annunciato. Con la loro “spiritualità di strada”, Madeleine e compagne proclamano che “la strada”, cioè il pezzo di mondo in cui Dio di volta in volta le manda, “è il luogo della santità”, come lo è il monastero per le persone consacrate. È la vocazione specifica della “gente qualunque”, in un “luogo qualunque”, che svolge “un lavoro qualunque”, assieme ad altri “uomini qualunque” e che, tuttavia, “si tuffa in Dio” con lo stesso movimento con cui “si immerge nel mondo”.
Alla luce del Vangelo, meditato ogni giorno, diventa chiara la distinzione fra l’ideologia marxista e le persone concrete, che meritano attenzione e amore qualunque sia la loro militanza politica. Lottando a fianco dei comunisti in favore dei poveri e della giustizia, scopre la dura realtà in cui vivono molte famiglie di operai, ma anche la generosità di numerosi militanti comunisti, con i quali collabora. La questione dei rapporti tra cattolici e comunisti non è teorizzata o discussa, ma risolta di schianto in base a un semplicissimo principio: “Dio non ha mai detto: Amerai il prossimo tuo come te stesso, eccetto i comunisti”, perciò c’è solo da accogliere l’evidenza: i comunisti sono di fatto “il suo prossimo” più immediato. E, in quanto tali, le fanno anche scoprire che “la giustizia senza tenerezza umana è pane raffermo…Non c’è autentica carità di Dio senza carità fraterna, e non c’è carità fraterna senza bontà”. Che si manifesta anche con un mazzo di rose rosse, regalato da Madeleine ad una donna, per farsi perdonare di averle consegnato un pacco, da parte della parrocchia, contenente soltanto luridi stracci e non gli indumenti che quella si attendeva. Così per trent’anni fino a che muore improvvisamente il 13 ottobre di 50 anni fa.
La Chiesa parigina, riconoscendo il suo ruolo fondamentale nella spiritualità del Novecento e ritenendola “una delle più grandi mistiche del XX secolo”, ha avviato fin dal 1993 il processo per la sua beatificazione, perché Madeleine possa farsi compagna di viaggio di chi si interroga seriamente sulle ragioni del credere, di chi sceglie gli ultimi e l'ultimo posto e di chi si consuma amando Cristo nei fratelli.

 

Dal sito www.santiebeati.it

Breve profilo biografico di

San Josemaría Escrivá de Balaguer

San Josemaría Escrivá de Balaguer

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di "Superiore". Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.

Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.

 

Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato.

Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità. 
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di S. Maria della Pace, a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi - più di un terzo dell’episcopato mondiale - che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell'Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo di San Josemaría Escrivá riposa nell'altare della chiesa prelatizia di S. Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell'Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall'esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell'Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

Fonte: Ufficio Informazioni dell'Opus Dei

 

Alcuni scritti di Madeleine Delbrêl

La passione delle pazienze 

Tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco

La passione, la nostra passione, sì, noi l'attendiamo.
Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo
viverla con una certa grandezza.
Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che
ne scocchi l'ora.
Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover
essere consumati. Come un filo di lana tagliato
dalle forbici, così dobbiamo essere separati. Come un giovane
animale che viene sgozzato, così dobbiamo essere uccisi.
La passione, noi l'attendiamo. Noi l'attendiamo, ed essa non viene.
 
Vengono, invece, le pazienze.
Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno lo
scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria, di
ucciderci senza la nostra gloria.
 
Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:
sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,
è l'autobus che passa affollato,
il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,
i bambini che imbrogliano tutto.
Sono gl'invitati che nostro marito porta in casa
e quell'amico che, proprio lui, non viene;
è il telefono che si scatena;
quelli che noi amiamo e non ci amano più;
è la voglia di tacere e il dover parlare,
è la voglia di parlare e la necessità di tacere;
è voler uscire quando si è chiusi
è rimanere in casa quando bisogna uscire;
è il marito al quale vorremmo appoggiarci
e che diventa il più fragile dei bambini;
è il disgusto della nostra parte quotidiana,
è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.
 
Così vengono le nostro pazienze, in ranghi serrati o in
fila indiana, e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.
 
E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando –
per dare la nostra vita – un'occasione che ne valga la pena.
Perché abbiamo dimenticato che come ci sono rami
che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che
i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.
Perché abbiamo dimenticato che se ci son fili di lana
tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno
per giorno si consumano sul dorso di quelli che l'indossano.
Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso:
ce ne sono di sgranati da un capo all'altro della vita.
 
E' la passione delle pazienze.

Il nuovo giorno 

Tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco

Inizia un altro giorno.
 
Gesù vuol viverlo in me. Lui non si è isolato.
Ha camminato in mezzo agli uomini.
Con me cammina tra gli uomini d'oggi.
 
Incontrerà
ciascuno di quelli che entreranno nella mia casa,
ciascuno di quelli che incrocerò per la strada,
altri ricchi come quelli del suo tempo, altri poveri,
altri eruditi e altri ignoranti,
altri bimbi e altri vegliardi,
altri santi e altri peccatori,
altri sani e altri infermi.
Tutti saranno quelli che egli è venuto a cercare.
Ciascuno, colui che è venuto a salvare.
A coloro che mi parleranno, egli avrà qualche cosa
da dire.
A coloro che verranno meno, egli avrà qualche cosa
da dare.
Ciascuno esisterà per lui come se fosse il solo.
Nel rumore egli avrà il suo silenzio da vivere.
Nel tumulto, la sua pace da portare.
Gesù, in tutto, non ha cessato di essere il Figlio.
Vuole in me rimanere legato al Padre.
Dolcemente legato,
ogni secondo,
sospeso su ciascun secondo,
come un sughero sull'acqua.
Dolce come un agnello
di fronte a ogni volontà del Padre.
Tutto sarà permesso in questo giorno che viene,
tutto sarà permesso ed esigerà che io dica il mio sì.
Il mondo dove Lui mi lascia per esservi con me
non può impedirmi di essere con Dio;
come un bimbo portato sulle braccia della madre
non è meno con lei
per il fatto che lei cammina tra la folla.
 
Gesù, dappertutto, non ha cessato d'essere inviato.
Noi non possiamo esimerci d'essere,
in ogni istante,
gl'inviati di Dio nel mondo.
Gesù in noi, non cessa di essere inviato,
durante questo giorno che inizia,
a tutta l'umanità, del nostro tempo, di ogni tempo,
della mia città e del mondo.
 
Attraverso i fratelli più vicini ch'egli ci farà
servire amare salvare,
le onde della sua carità giungeranno
sino in capo al mondo,
andranno sino alla fine dei tempi.
 
Benedetto questo nuovo giorno che è Natale
per la terra,
poiché in me Gesù vuole viverlo ancora.

Liturgia laica 

Tratto da Madeleine Delbrêl, Il piccolo monaco

Tu ci hai condotto stanotte in questo bar che ha nome "chiaro di luna".
Volevi esserci Tu, in noi,
per qualche ora, stanotte. Tu hai voluto incontrare,
attraverso le nostre povere sembianze,
attraverso il nostro miope sguardo,
attraverso i nostri cuori che non sanno amare,
tutte queste persone venute ad ammazzare il tempo.

E poiché i Tuoi occhi si svegliano nei nostri
E il tuo Cuore si apre nel nostro cuore,
noi sentiamo il nostro labile amore aprirsi in noi
come una rosa espansa,
approfondirsi come un rifugio immenso e dolce
per tutte queste persone,
la cui vita palpita intorno a noi.

Allora il bar non è più un luogo profano,
quell'angolo di mondo che sembrava voltarti le spalle.
Sappiamo che, per mezzo di Te, noi siamo diventati
la cerniera di carne,
la cerniera di grazia,
che lo costringe a ruotare su di sé ,
a orientarsi suo malgrado
e in piena notte
verso il Padre di ogni vita.

In noi si realizza il sacramento del Tuo amore.
Ci leghiamo a Te
Con tutta la forza della nostra fede oscura,
ci leghiamo a loro
con la forza di questo cuore che batte per Te,
Ti amiamo,
li amiamo,
perché si faccia di noi tutti una cosa sola.

In noi, attira tutto a Te…
Attira il vecchio pianista,
dimentico del posto in cui si trova,
che suona soltanto per la gioia di suonare;
la violinista che ci disprezza e offre in vendita
ogni colpo d'archetto,
il chitarrista e il filarmonicista
che fan della musica senza saperci amare.
Attira quest'uomo triste, che ci racconta storie cosiddette gaie.
Attira il bevitore che scende barcollando
la scala del primo piano;
attira questi esseri accasciati, isolati dietro un tavolo
e che son qui soltanto per non essere altrove;
attirali in noi perché incontrino Te,
Te cui solo è il diritto di aver pietà.
Dilataci il cuore, perché vi stiano tutti;
incidili in questo cuore,
perché vi rimangano scritti per sempre.

Tu fra poco ci condurrai
Sulla piazza ingombra di baracconi da fiera.
Sarà mezzanotte o più tardi.
Soli resteranno sul marciapiede
Quelli per cui la strada è il focolare,
quelli per cui la strada è la bottega.
Che i sussulti del Tuo cuore affondino i nostri
Più a fondo dei marciapiedi,
perché i loro tristi passi
camminino sul nostro amore
e il nostro amore
gl'impedisca di sprofondare più a fondo
nello spessore del male.

Resteranno, intorno alla piazza,
tutti i mercanti di illusioni,
venditori di false paure, di falsi sports,
di fase acrobazie, di false mostruosità.
Venderanno i loro falsi mezzi di uccidere la noia,
quella vera, che rende simili tutti i volti scuri.
Facci esultare nella Tua verità e sorridere loro
Un sorriso sincero di carità.
Più tardi saliremo sull'ultimo metrò.
Delle persone vi dormiranno.
Porteranno impresso su di sé
Un mistero di pena e di peccato.
Sulle banchine delle stazioni quasi deserte,
anziani operai,
deboli, disfatti, aspetteranno che i treni si fermino
per lavorare e riparare le vie sotterranee.

E i nostri cuori andranno sempre dilatandosi,
sempre più pesanti
del peso di molteplici incontri,
sempre più grevi del Tuo amore,
impastati di Te,
popolati dai nostri fratelli, gli uomini.
Perché il mondo
Non sempre è un ostacolo a pregare per il mondo.
Se certuni lo devono lasciare per trovarlo
E sollevarlo verso il cielo,
altri visi devono immergere
per levarsi
con lui
verso il medesimo cielo.
Nel cavo dei peccati del mondo
Tu fissi loro un appuntamento:
incollati al peccato,
con Te essi vivono
un cielo che li respinge e li attira.
Mentre Tu continui
A visitare in loro la nostra scura terra,
con Te essi scalano il cielo,
votati a un'assunzione pesante,
inguaiati nel fango, bruciati dal Tuo spirito,
legati a tutti,
legati a Te,
incaricati di respirare nella vita eterna,
come alberi con radici che affondano.

Solitudine

Come colui che lascia Parigi per il deserto sorride da lontano alla solitudine; come il viaggiatore che attende con cuore ansioso le lunghe giornate al mare; come il monaco che accarezza con gli occhi i muri della sua clausura, così, fin dal mattino, apriamo la nostra anima alle piccole solitudini della giornata.
Perché le nostre piccole solitudini sono grandi, esaltanti, sante al pari di tutti i deserti del mondo; esse, che sono abitate da Dio stesso, il Dio che fa santa la solitudine.
Solitudine del nero asfalto che separa la nostra casa dalla fermata del tram, solitudine di un banchetto al quale altri esseri portano la loro parte di mondo, solitudine dei lunghi corridoi in cui scorre il flusso continuo di tutte le vite in cammino verso una nuovo giornata. Solitudine dei momenti in cui, accovacciati davanti alla stufa, si attende la fiamma del pezzetto di legna prima di mettere il carbone; solitudine della cucina davanti alla pentola dei legumi. Solitudine quando si lucida ginocchioni il pavimento, lungo il sentiero dell'orto in cui si va a cogliere un mazzo d'insalata. Piccole solitudini della scala che si scende e si sale cento volte al giorno. Solitudine delle lunghe ore di bucato, di rammendo, di stiratura.
Solitudini che potremmo temere e che sono lo svuotamento del nostro cuore: persone care che se ne vanno e che vorremmo con noi; amici che si aspettano e che non arrivano; cose che si vorrebbero dire e che nessuno ascolta; estraneità del nostro cuore in mezzo agli uomini.
Il primo passo verso la solitudine è una partenza. Il vero deserto lo si raggiunge, nel duplice senso del termine, prendendo il treno, la nave o l'aereo. Noi non sappiamo distinguere le numerose piccole partenze che si susseguono in una giornata perché non arriviamo mai alle solitudini che sono nostre, alle solitudini che ci sono state preparate. Per il solo fatto che uno stato di solitudine non è separato da noi che dallo spessore di una porta o dal periodo di un quarto d'ora, non gli riconosciamo il suo valore di eternità, non lo prendiamo sul serio, non lo affrontiamo come un complesso unitario, adatto alle rivelazioni essenziali.
Poiché il nostro cuore non sa attendere, i pozzi di solitudine di cui sono disseminate le nostre giornate ci rifiutano l'acqua vitale di cui traboccano.
Noi abbiamo la superstizione del tempo.
Se “il nostro amore richiede tempo”, l'amore di Dio si fa gioco delle ore, e un'anima disponibile può essere sconvolta da Lui in un istante.
“Ti condurrò nella solitudine e parlerò al tuo cuore”.
Se le nostre solitudini sono per noi dei cattivi conduttori della Parola, è perché il nostro cuore è assente.

*****

Non c'è solitudine senza silenzio.
Il silenzio è talvolta tacere, ma è sempre ascoltare. Un'assenza di rumore che fosse vuota della nostra attenzione alla parola di Dio non sarebbe silenzio. Una giornata piena di rumori, piena di voci, può essere una giornata di silenzio se il rumore diventa per noi l'eco della presenza di Dio, se le parole sono per noi messaggi e sollecitazioni di Dio.
Quando parliamo di noi stessi, quando parliamo tra noi, usciamo dal silenzio.
Quando ripetiamo con le nostre labbra gli intimi suggerimenti della Parola di Dio nel profondo di noi stessi, lasciamo il silenzio intatto.
Il silenzio non ama la confusione delle parole.
Sappiamo parlare o tacere, ma non sappiamo accontentarci delle parole necessarie. Oscilliamo senza posa tra un mutismo che affossa la carità e una esplosione di parole che svia la verità.
Il silenzio è carità e verità.
Esso risponde a colui che chiede qualcosa, ma non dà che parole cariche di vita. Il silenzio, come tutti gli impegni della vita, ci induce al dono di noi stessi e non ad un'avarizia mascherata. Ma esso ci tiene uniti per mezzo di questo dono. Non ci si può donare quando ci si è sprecati. Le vane parole di cui rivestiamo i nostri pensieri sono un continuo sperpero di noi stessi.
“Vi sarà chiesto conto di ogni parola”.
Di tutte quelle che bisognava dire e che la nostra avarizia ha frenato.
Di tutte quelle che bisognava tacere e che la nostra prodigalità avrò seminato ai quattro venti della nostra fantasia o dei nostri nervi.

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Anche se il gruppo appartiene a Dio, anche se non esiste che per questo, è ciascuno di noi che appartiene unicamente e totalmente solo a Gesù Cristo, Dio e Signore.
Ciò comporta che, se non siamo stati chiamati a una certa solitudine, non saremo al nostro posto qui.
Ci sono molti modi di concepire i consigli evangelici e gli insegnamenti di Cristo, senza per questo essere in disaccordo con la Chiesa.
Ci sono una povertà, un celibato, un'obbedienza, che non portano con sé una solitudine. Si può per esempio, scegliere il celibato per essere più disponibili al prossimo, a un certo prossimo, facendo di questo celibato un dono a Dio.
Al contrario, una religiosa contemplativa sceglierà il celibato a causa di Dio ed ella sa che il suo prossimo visibile, tangibile, sarà ridotto.
Per noi, c'è il rischio dell'equivoco.
Se scegliamo il celibato è per appartenere al Signore; per appartenere, con Lui, per Lui ed in Lui, a coloro che egli ama come noi e che dobbiamo amare come noi stessi.
Qui corriamo il rischio di due errori che un giorno o l'altro ci daranno delle sorprese se non ci sono state svelate: o, avendo scelto il Signore, non avremo compreso che egli ci riservasse un prossimo così grande; oppure, avendo accettato fin dall'inizio il prossimo che egli ci prometteva, saremo stupiti, ad un certo momento, che la terra ci appaia, per così dire, spopolata.
Ora, nell'una o nell'altra ipotesi, il Signore non ci dà alcuna garanzia. Dobbiamo dunque essere preparati ad entrambe. E ciò che dico del celibato potrei dirlo ugualmente di tutte le altre esigenze evangeliche, quando esse saranno accettate o scelte da Cristo, o perché servano a qualcuno dei fini cui egli le ha designate.
L'equivoco per noi aumenta, per il fatto che ci aspettiamo una solitudine quando si tratta di un'altra; per il fatto che non sappiamo fino a qual punto un semplice avvenimento fa sì che quelli che ci circondano rimangano nostro “prossimo” pur diventando estranei e talvolta ostili.
La solitudine di cui si tratta non ci sarà mai risparmiata o, se fosse, sarebbe una grande sventura, perché essa non è scindibile dalla nostra appartenenza al Signore. Non aver conosciuto questa solitudine nella nostra vita sarebbe un segno che tra noi e Dio qualcosa si è spezzato.
E', innanzitutto in noi che la ritroveremo. Un celibe normale trascina con sé per tutta la vita la coppia di cui era la metà; il suo “complemento” lo segue come un'ombra, anonima per alcuni, con volti via via diversi per altri.
Bisogna prender coscienza della solitudine: essa è utile a condizione che sia assunta volontariamente e, da questo momento, pienamente individuata, portata con gioia da un essere libero, contento di scegliere liberamente ciò che preferisce, anche se fa soffrire. Malgrado ciò, dobbiamo sapere che in certi giorni essa sarà terribile, crudelmente faticosa: sarà quando avremo una grande gioia o una grande stanchezza da condividere.
Accettare la solitudine di qualche momento, avendola preferita di propria volontà, costituirà forse, in punto di morte, la prova d'amore meno falsata che potessimo offrire a Dio.
Ma la solitudine non verrà soltanto in noi. Più una vita diventa apostolica, più essa diventa, in qualche modo, solitaria.
L'amore apostolico, infatti, conosce come si conosce ciò che si ama, e non può non creare legami. I peccatori, o gli indifferenti, gli increduli, gli atei che noi amiamo in tal modo, sono per noi un prossimo sensibilmente vicino. Ma ciò che li rende “apostolicamente” più vicini è ciò in cui essi differiscono da noi e che crea tra noi e loro delle zone di solitudine.
La solitudine sarà tanto più difficile da sopportare, e sembrerà più anormale, quanto più si imporrà al livello delle relazioni più cordiali e delle amicizie più calorose. In quel momento, se non ci si sarà messi in guardia, essa potrà diventare una tentazione pericolosa o creare un clima favorevole alle tentazioni.
Dobbiamo guardare sotto un aspetto positivo la solitudine; sia quella di cui stiamo parlando, sia quella di cui si va in cerca in qualche “deserto”.
Perché se certuni cercano dei deserti, è bene sappiano che la solitudine imposta, trovata in sé stessi è un bene.
Che la solitudine sia un bene è una verità ce richiede tempo per essere appresa; che la solitudine sia inevitabile per l'uomo è una verità che si apprende più alla svelta, e a maggior ragione, da parte del cristiano.
L'uomo tende sempre, anche di fronte a colui che egli ama di più, verso una solitudine inevitabile che racchiude in sé qualcosa di ciascuno. Il cristiano, dall'altra estremità di se stesso, quella medesima che lo separa dagli increduli, va contro ciò che, in Dio, si manifesta alla sua ragione senza che questa faccia appello alla fede. E' tutto ciò che, per l'uomo lasciato a sé stesso, gli fa apparire Dio come un estraneo. E' questo primo incontro con la solitudine che il cristiano deve salutare come il vero punto d'incontro col Signore. Dovremo fare di questa solitudine iniziale, accresciuta di ciò che le nostre condizioni di vita vi apporteranno, un luogo prediletto in cui Dio viene a raggiungerci. Molte tristezze umane sono solitudini. Se rendiamo a Dio l'onore della nostra gioia, è perché tutte le nostre solitudini saranno state colmate da lui.
La vita di fraternità con gli altri deve aiutarci a trovare, a conservare, ad amare la nostra solitudine. Se non diamo importanza ai mezzi che essa ci offre, rischiamo di non riconoscerli quando ce li troveremo dinanzi.
Accanto all'idea di unità, al desiderio di realizzarla, c'è tutta una folla di ansie che, una volta espresse, sono per noi i segni della solitudine, una specie di indicatori della solitudine.
Non saremmo donne se, ad un certo momento, non soffrissimo amaramente per non essere comprese da qualche nostra sorella o, il che è lo stesso, da tutte.
Ora, in ognuno, c'è qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno. Questo qualcosa è la causa stessa della nostra solitudine, della solitudine che ci è connaturale. E' questa solitudine rudimentale che dobbiamo accettare in primo luogo.
I modi per non accettarla sono diversi. Per alcuni sarà il ripiegamento su se stessi, il silenzio (ma non quello buono), l'atteggiamento classico dell'”incompreso”. Per altri sarà, al contrario, l'accanimento a spiegare a se stessi o, più spesso, a far comprendere l'ultima delle ultime sfumature del proprio modo di pensare. Nell'uno e nell'altro caso, ciascuno si cristallizzerà, sia nel silenzio, sia nella parola, il che gli darà l'impressione di una discordanza; in realtà, è una nota di noi stessi che nessun orecchio umano potrà mai intendere.
Il giorno in cui comprenderemo che la falla insanabile tra noi e gli altri è – attraverso tutti gli amori, tutte le influenze, tutte le prove – il luogo di ciò che ci fa essere quello che siamo; quando avremo compreso che è in questo stesso luogo che Dio ci parla chiamandoci per nome, avremo operato il grande capovolgimento che fa della cattiva solitudine una solitudine benedetta.

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In una città comunista, quello che può colpirci più sensibilmente è spesso la scomparsa di un Dio fin allora manifesto, apparente per noi.
Questa scomparsa ha per emblema una totale “inutilità” di Dio che esplode nella vita dei comunisti ed in quella della città in quanto tale.
Come corollario a questo stato di cose si verifica un' “epifania” dell'uomo, del suo valore, della sua potenza, del suo destino collettivo. Perché se un ambiente comunista tutto particolare come per esempio quello di Ivry (con responsabili nazionali, regionali e locali, tutti dottrinalmente formati secondo il grado delle loro responsabilità) è la dimostrazione, ad un tempo, di virtù umane indispensabili e di una efficacia umana in pieno lavorio, sembra che non ci si curi affatto di Dio, ed è come se Dio non mancasse a nessuno ed a nessuna cosa.
Un tale ambiente può metterci in una tentazione nella quale non riconosciamo la prova . Tentazione tanto più forte in quanto possiamo man mano vedere, con gli occhi dei nostri compagni e dei nostri amici, quelli che altre volte erano per noi segni di Dio.
Questi segni ci appaiono allora illeggibili per colui che non sa in anticipo ciò che essi vogliono dire.
Nello stesso tempo, nonostante i più grandi affetti, ci accorgiamo di diventare estranei agli altri proprio per la fede che ce li fa amare sempre di più. Può accadere, a questo punto, che noi accusiamo apertamente o sottovoce la fede di essere estranea al nostro mondo. E' una grande sofferenza. Se non vediamo, sotto le apparenze della tentazione, la prova necessaria, possiamo soccombere molto facilmente. Ma se, al contrario, crediamo in colui che, avendoci chiamati, “è fedele”; se ci lasciamo ammaestrare da lui, egli ci dirà in questo caso ciò che abbiamo dimenticato, ciò che non abbiamo mai saputo per essere dei convertiti viventi: “La fede è un dono di Dio”.
La fede, dono di Dio, estranea al mondo, è data al mondo. Credere è stabilire, tra la fede e il mondo, un'alleanza eterna: se essa fa sorgere dei fedeli, non si tratta di una fedeltà di sangue, di patria o di persona, ma d'una fedeltà personale al Dio vivente che chiama ed al quale colui che è chiamato deve rispondere liberamente e sempre, col suo cuore di uomo libero.
Alla chiamata, come alla risposta, è necessaria la solitudine; essa non è più tentazione, ma l'indispensabile punto di contatto con Dio. La preghiera rinsalda le sue radici. La nostra visione di ogni comunità nella Chiesa si trasforma. Gli alberi che debbono insieme formare una foresta vivono ciascuno delle sue radici solitarie. Impariamo che Dio, per proporci la fede, chiama ciascuno col suo nome, che la fede non è un privilegio dovuto all'eredità o alla nostra buona condotta, che essa è la grazia di sapere che Dio fa grazia; la grazia di essere, nel mondo, votati col Cristo alla sua missione di redenzione.
Messi di nuovo in stato di conversione, impariamo che la fede nel Figlio di Dio e nel Figlio dell'uomo ci lega indissolubilmente a Dio che la dona e all'uomo, all'uomo della creazione, all'umanità tutta intera. Perché anche noi possiamo dire di essere “uno per tutti”. E' per tutti che ciascuno di noi riceve la fede.
La solitudine in cui Dio ci ha spinti ci rende consapevolmente solidali con ogni uomo che viene in questo mondo, con tutte le nazioni che Cristo convocherà nell'ultimo giorno.

 

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