S. Chiara d'Assisi: Testamento

SEZIONE QUARTA

 

SCRITTI DI CHIARA D’ASSISI

- Testamento -

 

 

 

 

PREFAZIONE

- Testamento -

 

Tra gli scritti di santa Chiara, il Testamento è certamente il più discusso nella sua autenticità, perché nessuna delle fonti antiche ne tramanda il ricordo, e non ha una tradizione manoscritta che dia garanzia di autenticità.

Nel suo contenuto si rivela come uno degli scritti più aderenti al cuore e all’anima di santa Chiara, il più ricco di ricordi autobiografici. Nessun altro, infatti, dei suoi scritti – ad eccezione del cap. VI della Regola – vibra come il Testamento nel riandare agli inizi dell’Ordine delle Povere Sorelle, il legame con san Francesco e i suoi frati, l’amore per la povertà e umiltà del Figlio di Dio, che è la vita del «piccolo gregge» suscitato dal Padre nella Chiesa.

La forma, invece, è spesso pesante e farraginosa: ed è qui che, eventualmente, si insinua il dubbio sulla sua autenticità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TESTAMENTO

 

2823

1Nel nome del Signorei. Amen.

2Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto ed ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordieii, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive azioni di grazie, 3grande è quello della nostra vocazione. E quanto più essa è grande e perfetta, tanto maggiormente siamo a lui obbligate. 4Perciò l’Apostolo ammonisce: «Conosci bene la tua vocazioneiii«.

2824

5Il Figlio di Dio si è fatto nostra via; e questa con la parola e con l’esempioiv ci indicò e insegnò il beato padre nostro Francesco, vero amante e imitatore di lui.

2825

6Dobbiamo, perciò, sorelle carissime, meditare gli immensi benefici di cui Dio ci ha colmate, 7specialmente quelli che Egli si è degnato di operare tra noi per mezzo del suo diletto servo, il beato padre nostro Francesco, 8e non solo dopo la nostra conversione, ma fin da quando eravamo ancora tra le vanità del secolo(1).

2826

9Mentre infatti, lo stesso Santo, che non aveva ancora né frati né compagni, quasi subito dopo la sua conversione, 10era intento a riparare la chiesa di San Damiano, dove, ricevendo quella visita del Signore nella quale fu inebriato di celeste consolazione, 11sentì la spinta decisiva ad abbandonare del tutto il mondo(2), in un trasporto di grande letizia e illuminato dallo Spirito Santo, profetò a nostro riguardo ciò che in seguito il Signore ha realizzato.

2827

12Salito sopra il muro di detta chiesa, così infatti allora gridava, a voce spiegata e in lingua francese, rivolto ad alcuni poverelli che stavano lì appresso: 13»Venite ed aiutatemi in quest’opera del monastero di San Damiano, 14perché tra poco verranno ad abitarlo delle donne, e per la fama e santità della loro vita si renderà gloria al Padre nostro celestev in tutta la sua santa Chiesa».

2828

15Possiamo, dunque, ammirare in questo fatto la grande bontà di Dio verso di noi: 16Egli si è degnato, nella sovrabbondante sua misericordia e carità, di ispirare tali parole al suo Santo a proposito della nostra vocazione ed elezionevi. 17Non solo di noi, però, il beatissimo nostro padre predisse queste cose, ma anche di tutte le altre che avrebbero seguito questa santa vocazione, alla quale il Signore ci ha chiamate.

18Con quanta sollecita disponibilità e con quanta applicazione di spirito e di corpo dobbiamo perciò eseguire i comandamenti di Dio e del padre nostro Francesco, perché, con l’aiuto divino, possiamo riconsegnare a lui, moltiplicati, i talentivii ricevuti!

2829

19Infatti, proprio il Signore ha collocato noi come modello, ad esempio e specchio non solo per gli altri uomini, ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore stesso ha chiamato a seguire la nostra vocazione, 20affinché esse pure risplendano come specchio ed esempio per tutti coloro che vivono nel mondo.

2830

21Avendoci, dunque, Egli scelte per un compito tanto elevato, quale è questo, che in noi si possano specchiare tutte coloro che chiama ad essere esempio e specchio degli altri, 22siamo estremamente tenute a benedire e a lodare il Signore, ed a crescere ogni giorno più nel bene. 23Perciò, se vivremo secondo la predetta forma di vita, lasceremo alle altre un nobile esempio e, attraverso una fatica di brevissima durata, ci guadagneremo il pallioviii della beatitudine eterna(3).

2831

24Dopo che l’altissimo Padre celeste(4) si fu degnato, per sua misericordia e grazia, di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza, dietro l’esempio e l’ammaestramento del beatissimo padre nostro Francesco, 25poco tempo dopo la sua conversione, io, assieme alle poche sorelle che il Signore mi aveva donate poco tempo dopo la mia conversione, liberamente gli promisi obbedienza, 26conforme alla ispirazione che il Signore ci aveva comunicata attraverso la lodevole vita e l’insegnamento di lui.

2832

27Il beato Francesco poi, costatando che, nonostante la debolezza e fragilità del nostro corpo, non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, 28che, anzi, sull’esempio dei santi e dei suoi frati, tutto ciò stimavamo sommo diletto – cosa questa che lui stesso ed i suoi frati avevano potuto verificare più volte –, molto se ne rallegrò nel Signore.

 

2833

29Perciò, mosso da un sentimento di paterno affetto verso di noi, obbligò se stesso e la sua Religione ad avere sempre diligente cura e speciale sollecitudine di noi, allo stesso modo che per i suoi frati.

2834

30E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare accanto alla chiesa di San Damiano. 31Qui, in breve tempo il Signore, per sua misericordia e grazia, ci moltiplicò assai, perché si adempisse quanto egli stesso aveva preannunciato per bocca del suo Santo. 32Prima, infatti, avevamo dimorato, ma solo per poco tempo, in altro luogo.

2835

33In seguito egli scrisse per noi una forma di vita, e principalmente che perseverassimo nella santa povertà.

2836

34Né si accontentò, durante la sua vita terrena, di stimolarci con molte esortazioniix e col suo esempio all’amore e alla osservanza della santissima povertà, ma anche ci lasciò molti ammaestramenti scritti(5), affinché, dopo la sua morte, non ci allontanassimo in nessun modo da essa; 35poiché anche il Figlio di Dio, mentre viveva sulla terra, mai volle allontanarsi da questa santa povertà.

2837

36Ed il beatissimo padre nostro Francesco, seguendo le sue ormex, scelse per sé e per i suoi frati questa santa povertà del Figlio di Dio, né mai, finché visse, se ne allontanò in nessuna maniera, né con la parola né con la vita(6).

2838

37Ed io, Chiara, che sono, benché indegna, la serva di Cristo e delle Sorelle Povere del monastero di San Damiano e pianticella del padre santo, poiché meditavo, assieme alle mie sorelle, la nostra altissima professione e la volontà di un tale padre, 38ed anche la fragilità delle altre che sarebbero venute dopo di noi, temendone già per noi stesse dopo la morte del santo padre nostro Francesco – che ci era colonna e nostra unica consolazione dopo Dio e sostegnoxi –, 39perciò più e più volte liberamente ci siamo obbligate alla signora nostra, la santissima povertà, perché, dopo la mia morte, le sorelle che sono con noi e quelle che verranno in seguito abbiano la forza di non allontanarsi mai da essa in nessuna maniera.

2839

40E come io sono stata sempre diligente e sollecita nell’osservare io medesima, e nel fare osservare la santa povertà, che abbiamo promessa al Signore e al santo padre nostro Francesco, 41così le sorelle che succederanno a me in questo ufficio, siano obbligate ad osservarla e a farla osservare dalle altre fino alla fine.

2840

42Ma ancora, per maggior sicurezza, mi preoccupai di ricorrere al signor papa Innocenzo, durante il pontificato del quale ebbe inizio il nostro Ordine, ed ai successori di lui, perché confermassero e corroborassero con i loro papali privilegi(7), la nostra professione della santissima povertà, che promettemmo al nostro beato padre, 43affinché mai, in nessun tempo ci allontanassimo da essa.

2841

44Per la quale cosa, piegando le ginocchia e inchinandomi profondamente, anima e corpo, affido in custodia alla santa madre Chiesa romana, al sommo Pontefice, e specialmente al signor cardinale che sarà deputato per la Religione dei frati minori e nostra, tutte le mie sorelle, le presenti e quelle che verranno, 45perché, per amore di quel Signore, che povero alla sua nascita fu posto in una greppiaxii, povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce, 46abbia cura di far osservare a questo suo piccolo greggexiii – questo che l’altissimo Padre, per mezzo della parola e dell’esempio del beato padre nostro Francesco, generò nella sua santa Chiesa, proprio per imitare la povertà e l’umiltà del suo diletto Figlio e della sua gloriosa Madre vergine(8) –, 47la santa povertà, che a Dio e al beato padre nostro Francesco abbiamo promessa, e si degni ancora di infervorare e conservare le sorelle in detta povertà.

 

2842

48Inoltre, come il Signore donò a noi il beatissimo padre nostro Francesco come fondatore, piantatore e sostegno nostro nel servizio di Cristo e in quelle cose che promettemmo a Dio ed al medesimo nostro padre, 49ed egli, finché visse, ebbe sempre premurosa cura di coltivare e far crescere noi, sua pianticella, con la parola e con le opere sue; 50così io affido le mie sorelle, presenti e future al successore del beato padre nostro Francesco e ai frati tutti del suo Ordine, 51perché ci siano d’aiuto a progredire sempre di più nel bene nel servizio di Dio e soprattutto nell’osservare meglio la santissima povertà(9).

2843

52Se poi dovesse succedere in qualche tempo, che le dette sorelle lasciassero questo monastero di San Damiano e si trasferissero altrove, siano nondimeno tenute, ovunque abitassero dopo la mia morte, ad osservare la stessa forma della povertà, che abbiamo promessa a Dio e al beatissimo padre nostro Francesco(10).

2844

53Tuttavia, tanto colei che sarà in ufficio [di abbadessa], quanto le altre sorelle, abbiano sempre sollecitudine e precauzione di non acquistare né accettare terreno attorno al sopraddetto monastero, se non in quella quantità che esigesse l’estrema necessità di un orto per coltivarvi degli erbaggi. 54Se poi in qualche tempo dovesse occorrere, per un conveniente isolamento del monastero, di avere un po’ di terreno fuori del recinto dell’orto, non permettano d’acquistarne più di quanto richiede l’estrema necessità; 55detto terreno poi non sia lavorato né seminato, ma rimanga sempre inarato e incolto.

2845

56Ammonisco ed esorto nel Signore Gesù Cristo tutte le mie sorelle, presenti e future, che si studino sempre di imitare la via della santa semplicità, dell’umiltà e della povertà, ed anche l’onestà di quella santa vita, 57che ci fu insegnata dal beato padre nostro Francesco fin dal principio della nostra conversione a Cristo.

2846

58Per mezzo di queste virtù, e non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia del Donatore, lo stesso Padre delle misericordie, effondano sempre il profumoxiv della loro buona fama su quelle che sono lontane, come su quelle che sono vicine.

2847

59E amandovi a vicenda nell’amore di Cristoxv, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, 60affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità.

2848

61Ancora prego colei che sarà al governo delle sorelle, che si studi di presiedere alle altre più con le virtù e la santità della vita, che per la dignità, 62affinché, animate dal suo esempio, le sorelle le prestino obbedienza, non tanto per l’ufficio che occupa, ma per amore. 63Sia essa, inoltre, provvida e discreta verso le sue sorelle, come una buona madre verso le sue figlie; 64e specialmente si studi di provvedere a ciascuna nelle sue necessità con quelle elemosine che il Signore manderà. 65Sia ancora tanto affabile e alla portata di tutte, che le sorelle possano manifestarle con fiducia le loro necessità e 66ricorrere a lei ad ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, per sé o a favore delle sorelle.

2849

67Le sorelle poi, che sono suddite, ricordino che è per amore del Signore che hanno rinunciato alla propria volontà. 68Quindi voglio che obbediscano alla loro madre, come di loro spontanea volontà promisero a Dio(11); 69affinché la loro madre, osservando la carità, l’umiltà e l’unione che regna tra loro, trovi più leggero il peso che sostiene per ufficio 70e, per merito della loro santa vita, ciò che è molesto e amaro si tramuti per lei in dolcezza(12).

2850

71Ma poiché stretta è la via e il sentiero, ed angusta la porta per la quale ci si incammina e si entra nella vita, pochi son quelli che la percorrono e vi entranoxvi; 72e se pure vi sono di quelli che per un poco di tempo vi camminano, pochissimi perseverano in essa. 73Beati però quelli cui è concesso di camminare per questa via e di perseverarvi fino alla fine!xvii

2851

74E perciò noi, che siamo entrate nella via del Signore, guardiamoci di non abbandonarla mai, per nostra colpa o negligenza o ignoranza. 75Recheremmo ingiuria a così grande Signore, alla sua Madre vergine, al beato padre nostro Francesco, a tutta la Chiesa trionfante ed anche alla Chiesa di quaggiù. 76Sta scritto, infatti: Maledetti quelli che si allontanano dai tuoi comandamentixviii.

 

2852

77Per questa ragione, io piego le mie ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristoxix, affinché, per i meriti della gloriosa santa Vergine Maria sua Madre, del beatissimo padre nostro Francesco e di tutti i santi, 78lo stesso Signore, che ci ha donato di bene incominciare, ci doni ancora di crescerexx nel bene e di perseverarvi fino alla fine. Amen.

2853

79Questo scritto, perché sia meglio osservato, io lascio a voi, sorelle mie amatissime e carissime, presenti e future, in segno della benedizione del Signore, del beatissimo padre nostro Francesco e della benedizione della vostra madre e serva.

 

 

 

 

 

 

(1) Il Testamento di santa Chiara segue la traccia di quello di Francesco: narra gli inizi della sua vita nel monastero di San Damiano, ma per fissare la sostanza della vocazione del suo Ordine, facilmente deducibile da quella singolare esperienza. Premette però alla narrazione una esortazione morale, collocando la piccola vita del suo Ordine e la sua vocazione nell’ampio orizzonte della misericordia di Dio, il «nostro Donatore».

(2) Si noti questa osservazione: per Chiara è l’incontro col Crocifisso di San Damiano, il momento decisivo della conversione di Francesco.

(3) Qui finisce l’esortazione introduttiva, che mette bene in risalto la coscienza che Chiara aveva della apertura apostolica del suo Ordine e dell’importanza di tale vocazione.

(4) Ora inizia la storia dell’esperienza religiosa nel monastero di San Damiano. Chiara la rievoca con commozione, specie quando ricorda la vicinanza paterna di san Francesco e la sua parte di fondatore, raccogliendola tutta attorno al punto centrale: la scoperta e la difesa della vita nell’altissima povertà. Il tratto da 27 a 36 riproduce con parole spesso identiche il capitolo VI della Regola, 1-9, ma tralasciando i due scritti di Francesco e aggiungendo particolari più familiari.

(5) Di questi «plura scripta», ci rimangono oggi soltanto la «forma di vita» e la «ultima volontà», inserite nella Regola, al capitolo VI. Nella Introduzione a questa IV sezione, per la prima volta viene riportato un terzo scritto ritenuto con molte probabilità autentico.

(6) Testimonianza di un valore unico, perché dettata da Chiara, che aveva scelto l’altissima povertà come sua via di vita e per la difesa di questo privilegio, veramente eccezionale, aveva lottato tutta la sua vita.

(7) Preciso riferimento a quel «Privilegio della povertà», che Chiara ottenne una prima volta da Innocenzo III nel luglio 1216, e si premurò di farsi confermare dai successori di lui, fino alla morte.

(8) In un solo periodo Chiara sintetizza l’essenza della sua vita: imitazione dell’umiltà e povertà di Cristo e della sua Madre, per amore di Cristo che nei momenti principali della sua vita terrena fu povero; e rivela la sicura coscienza che aveva della missione ecclesiale del suo Ordine.

(9) Questi i due legami per conservare l’Ordine nella sua vocazione: con la Chiesa e con l’Ordine dei frati minori.

(10) Quasi profetizzando quello che si compirà tra il 1257-1260, quando le suore di San Damiano si trasferiranno in quello che diverrà l’attuale monastero di Santa Chiara, accanto alla basilica eretta per custodire e onare le spoglie della loro madre.

(11) L’ablativo modale «sua spontanea voluntate» potrebbe riferirsi sia alla promessa iniziale fatta al Signore, sia al modo di obbedienza alla abbadessa.

(12) La frase è carica di tutta l’esperienza di Chiara. L’autorità era per lei un peso, anche se esercitata con quell’amore e umiltà e spirito di servizio ed esemplarità, di cui ha parlato (61-66). Coraggiosamente applica all’esercizio dell’autorità i sentimenti che segnarono l’inizio della vita nuova di Francesco, nell’incontro e abbraccio del lebbroso.

i Col. 3, 17

ii 2 Cor. 1, 3

iii 1 Cor. 1, 26

iv Cf.: Gv. 14, 6 e… 1 Tm. 4, 12

v Cf. Mt. 5, 16

vi Cf. 2 Pt. 1, 10

vii Cf. Mt. 25, 15-23

viii Cf. 2 Mac. 6, 28.31 e… Fil. 3, 14

ix Cf. At. 20, 2

x Cf. 1 Pt. 2, 21

xi Cf. 1 Tm. 3, 15

xii Lc. 2, 12

xiii Cf. Lc. 12, 32

xiv Cf. 2 Cor. 1, 3 e 2, 15

xv Cf. Gc. 2, 18

xvi Cf. Mt. 7, 14

xvii Sal. 118, 1 e Mt. 10, 22

xviii Sal. 118, 21

xix Ef. 3, 14

xx Cf. 2 Cor. 8, 6.11 e 1 Cor. 3, 6.7