S. Chiara d'Assisi: Lettere

SEZIONE QUARTA

 

SCRITTI DI CHIARA D’ASSISI

- Lettere -

 

 

 

PREFAZIONE

- Lettere -

 

Le quattro Lettere di santa Chiara alla beata Agnese di Praga sono la rivelazione di un’esperienza d’amore: dell’amore di Chiara per Cristo, del suo modo di amare, della sua via e vita di contemplazione.

La povertà radicale da lei scelta, sui passi del Figlio di Dio e della sua Madre poverella – povertà che ha i suoi apici nell’obbedienza e nella castità, come spogliamento di sé e dono completo all’amore –, crea nell’anima un vuoto, dove si riversano impetuose le acque del fiume che rallegra la città di Dio (Sal. 46, 5).

Una Luce si accende, ed arde quieta e vivida nell’anima povera, la luce del Figlio di Dio che visita e pone la sua dimora nell’anima fedele, come nel grembo di Maria (Lett. III, 21-26).

Il Cristo di santa Chiara è un Bambino «deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli» (Lett. IV, 19). Ma è anche uno Sposo di sangue, «povero e crocifisso, inchiodato a un legno di croce» (Lett. IV, 23-27).

Ma dove povertà è farsi «uno» con Cristo, dove è «nulla» umano e «tutto» di Dio, lì la stessa esperienza della sofferenza, dell’umiliazione, e del disprezzo, diviene esperienza di gioia: «Te felice!…» (Lett. IV, 9.11.27.32).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE LETTERE

ALLA BEATA AGNESE DI PRAGA

 

Lettera prima

 

2859

1Alla venerabile e santissima vergine, Donna Agnese(1), figlia dell’esimio e illustrissimo re di Boemia, 2Chiara, indegna serva di Gesù Cristo ed ancella inutilei delle Donne recluse del monastero di San Damiano, sua suddita in tutto e serva, si raccomanda in ogni modo con particolare rispetto, mentre augura di conseguire la gloria della eterna felicitàii.

2860

3All’udire la stupenda fama della vostra santa vita religiosa, che non a me soltanto è giunta, ma si è sparsa magnificamente su tutta quasi la faccia della terra(2), sono ripiena di gaudio nel Signore e gioiscoiii; 4e di questo possono rallegrarsi non soltanto io, ma tutti coloro che servono o desiderano servire Gesù Cristo.

2861

5Il motivo è questo: mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l’illustre Imperatore, – unione che, del resto, sarebbe stata conveniente alla vostra e sua eccelsa condizione –, 6tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l’anima e con tutto il trasporto del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, 7per donarvi ad uno Sposo di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità.

2862

8Il suo amore vi farà casta, le sue carezze più pura, il possesso di Lui vi confermerà vergine(3). 9Poiché la sua potenza è più forte d’ogni altra, più larga è la sua generosità; la sua bellezza è più seducente, il suo amore più dolce ed ogni suo favore più fine. 10Ormai stretta nell’amplesso di Lui, Egli ha ornato il vostro petto di pietre preziose; alle vostre orecchie ha fissato inestimabili perle; 11e tutta vi ha rivestita di nuove e scintillanti gemme, come a primavera, e vi ha incoronata di un diadema d’oro, inciso col simbolo della santitàiv.

2863

12Perciò, sorella carissima, o meglio signora degna di ogni venerazione, poiché siete sposa, madre e sorellav del Signor mio Gesù Cristo, 13insignita dello smagliante stendardo della inviolabile verginità e della santissima povertà, riempitevi di coraggio nel santo servizio che avete iniziato per l’ardente desiderio del Crocifisso povero. 14Lui per tutti noi sostenne il supplizio della croce, strappandoci dal potere del Principe delle tenebrevi, che ci tratteneva avvinti con catene in conseguenza del peccato del primo uomo, e riconciliandoci con Dio Padre.

2864

15O povertà beata! A chi t’ama e t’abbraccia procuri ricchezze eterne.

16O povertà santa! A quanti ti possiedono e desiderano, Dio promette il regno dei cielivii, ed offre in modo infallibile eterna gloria e vita beata.

17O povertà pia! Te il Signore Gesù Cristo, in cui potere erano e sono il cielo e la terra, giacché bastò un cenno della sua parola e tutte le cose furono createviii, si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa. 18Disse egli, infatti: Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i nidi, ma il Figlio dell’uomo, cioè Cristo, non ha dove posare il capo; e quando lo reclinò sul suo petto, fu per rendere l’ultimo respiroix.

2865

19Se, dunque, tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole, bisognosox e povero, 20affinché gli uomini – che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste –, divenissero in Lui ricchi col possesso dei reami celesti; 21esultate e godetexi molto, ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia.

 

2866

22Invero voi, che avete preferito il disprezzo del mondo agli onori, la povertà alle ricchezze temporali, e avete affidato i vostri tesori, piuttosto che alla terra, al cielo, 23ove non li corrode ruggine, non li consuma il tarlo, non li scoprono né rubano i ladri, voi riceverete abbondantissima ricompensa nei cieli, 24e avete meritato degnamente di essere chiamata sorella, sposa e madrexii del Figlio dell’Altissimo Padre e della glo­riosa Vergine(4).

2867

25Certamente voi sapete, – ne sono sicurissima – che il regno dei cieli il Signore lo promette e dona solo ai poverixiii, perché quando si amano le cose temporali, si perde il frutto della carità; 26e che non è possibile servire a Dio e a Mammona, perché o si ama l’uno e si ha in odio l’altro, o si serve il secondo e si disprezza il primoxiv. 27E l’uomo coperto di vestiti non può pretendere di lottare con uno ignudo, perché è più presto gettato a terra chi offre una presa all’avversario; 28e neppure è possibile ambire la gloria in questo mondo e regnare poi lassù con Cristo; ed è più facile che un cammello passi per una cruna di un ago, che un ricco salga ai reami celestixv. 29Perciò voi avete gettato le vesti superflue, cioè le ricchezze terrene, a fine di non soccombere neppure in un punto nella lotta e di poter entrare nel regno dei cieli per la via stretta e la porta angustaxvi.

2868

30È magnifico davvero e degno di ogni lode questo scambio: rifiutare i beni della terra per avere quelli del cielo, meritarsi i celesti invece dei terreni, ricevere il cento per uno e possedere la vitaxvii beata per l’eternità(5).

2869

31Per questo ho ritenuto opportuno supplicare con umili preghiere, nell’amore di Cristoxviii, la vostra maestà e la vostra santità, per quanto io posso, a voler perseverare con coraggio nel suo santo servizio, 32progredendo di bene in meglio, di virtù in virtùxix, affinché Colui, al quale servite con tutto l’amore, si degni concedervi il desiderato premio.

2870

33Vi scongiuro ancora nel Signore, come posso, di tener presenti nelle santissime vostre preghiere me, vostra serva, sebbene inutilexx, e con me tutte le altre sorelle di questo monastero, che tanto vi venerano, 34affinché, col soccorso di esse, possiamo meritarci la misericordia di Gesù Cristo e insieme con voi gioire dell’eterna visione.

35State bene nel Signore, e pregate per mexxi.

 

Lettera seconda

 

2871

1Alla figlia del Re dei re, alla serva del Signore dei dominantixxii, alla sposa degnissima di Gesù Cristo e perciò regina nobilissima Donna Agnese, 2Chiara, ancella inutilexxiii e indegna delle Donne Povere, invia il suo saluto e l’augurio di vivere sempre in perfetta povertà(1).

2872

3Rendo grazie all’Autore della grazia, dal quale, come crediamo, viene ogni bene sommo ed ogni dono perfettoxxiv, perché ti ha adornata di tanti riconoscimenti di virtù e ti ha illustrata con segni di così alte perfezioni, 4che, fatta diligente imitatrice del Padre, in cui è ogni perfezione, meriti di divenire a tua volta perfetta, talmente che i suoi occhi non trovino in te nessun segno di imperfezionexxv.

2873

5E questa è la perfezione, per la quale il Re stesso ti unirà a sé nell’etereo talamo, dove siede glorioso su un trono di stelle, 6che tu, stimando cosa vile la grandezza di un regno terreno e sdegnando l’offerta di un connubio imperiale, 7per amore della santissima povertà, in spirito di profonda umiltà e di ardentissima carità, ricalchi con assoluta fedeltà le ormexxvi di Colui del quale hai meritato d’essere sposa.

2874

8Ma ti so ricca d’ogni virtù, e perciò rinuncio ad un lungo discorso e non voglio aggravarti di troppe parole, 9anche se tu non troveresti nulla di superfluo in quelle parole che potrebbero arrecarti qualche consolazione. 10E giacché una sola è la cosa necessariaa1, di essa soltanto ti scongiuro e ti avviso per amore di Colui, al quale ti sei offerta come vittima santab1 e gradita.

 

 

 

2875

11Memore del tuo proposito, come un’altra Rachelec1, tieni sempre davanti agli occhi il punto di partenza. I risultati raggiunti, conservali; ciò che fai, fallo bene; non arrestartid1; 12ma anzi, con corso veloce e passo leggero, con piede sicuro, che neppure alla polvere permette di ritardarne l’andare, 13avanza confidente e lieta nella via della beatitudine che ti sei assicurata.

2876

14E non credere, e non lasciarti sedurre da nessuno che tentasse sviarti da questo proposito o metterti degli ostacoli su questa via, per impedirti di riportare all’Altissimo le tue promessee1 con quella perfezione alla quale ti invitò lo Spirito del Signore.

2877

15Riguardo a questo, perché tu possa percorrere più sicura la strada dei divini mandatif1, attieniti ai consigli del venerabile padre nostro frate Elia, ministro generale, 16ed anteponili ai consigli di qualsiasi altro e ritienili più preziosi per te di qualsiasi dono.

2878

17E se qualcuno ti dice o ti suggerisce altre iniziative, che impediscano la via di perfezione che hai abbracciata o che ti sembrino contrarie alla divina vocazione, pur portandoti con tutto il rispetto, non seguire però il consiglio di lui, 18ma attaccati, vergine poverella, a Cristo povero.

2879

19Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor suo, spregevole in questo mondo. 20Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli uominig1, divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso e in tutto il corpo ripetutamente flagellatoh1, e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce. Medita e contempla e brama di imitarlo.

2880

21Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai; se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia di Lui moriraii1 sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi, 22e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vitaj1 e diverrà famoso tra gli uomini. 23Perciò possederai per tutta l’eternità e per tutti i secoli la gloria del regno celeste, in luogo degli onori terreni così caduchi; parteciperai dei beni eterni, invece che dei beni perituri, e vivrai per tutti i secoli.

2881

24Addio sorella e, a causa del Signore tuo Sposo, signora carissima.

2882

25Abbi a cuore di raccomandare al Signorek1 nelle tue devote orazioni me, assieme alle mie sorelle, che tutte godiamo per i beni che il Signore opera in te con la sua grazia. E raccomandaci con insistenza anche alle preghiere delle tue sorelle.

 

 

 

Lettera terza

 

2883

1Alla signora in Cristo veneratissima e sorella degna d’amore più di tutte le creature mortali, Agnese, germana dell’illustre Re di Boemia, ma ora soprattutto sorella e sposal1 del sommo Re dei cieli, 2Chiara, umilissima e indegna ancella di Cristo e serva delle Donne Povere, augura salutare gaudio nell’Autore della salvezzam1 e quanto di meglio essa possa desiderare(1).

2884

3Le liete notizie del tuo benessere, del tuo stato felice e dei tuoi prosperi progressi nella corsa che hai intrapresa per la conquista del celeste palion1, mi riempiono di tanta gioia; 4e tanto più respiro di esultanza nel Signore, perché so e ritengo che tu supplisci magnificamente alle imperfezioni che sono in me e nelle altre sorelle nella nostra imitazione degli esempi di Gesù Cristo povero ed umile.

2885;*2886

5Davvero posso rallegrarmi, e nessuno potrebbe strapparmi da questa gioia, 6poiché ho raggiunto quello che ho desiderato sotto il cielo, dal momento che vedo te trionfare in una maniera, direi, terribile e incredibile, sostenuta da una prerogativa meravigliosa della sapienza che procede da Dio medesimo, sulle astuzie dello scaltroo1 serpente, sulla superbia, che è rovina dell’umana natura, e sulla vanità, che rende fatui i cuori degli uomini. 7E ti ammiro ancora stringere a te, mediante l’umiltà, con la forza della fede e le braccia della povertà, il tesoro incomparabile, nascosto nel campop1 del mondo e dei cuori umani, col quale si compra Colui che dal nulla trasseq1 tutte le cose; 8*e, per avvalermi delle parole medesime dell’Apostolo, ti stimo collaboratricer1 di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo ineffabile Corpo(2).

2887

9Chi potrebbe, dunque, impedirmi di rallegrarmi per sì mirabili motivi di gaudio?

10Gioisci, perciò, anche tu nel Signore sempre, o carissima. 11Non permettere che nessun’ombra di mestizia avvolga il tuo cuore, o signora in Cristo dilettissima, gioia degli Angeli e coronas1 delle tue sorelle.

2888

12Colloca i tuoi occhi davanti allo specchio dell’eternità, colloca la tua anima nello splendore della gloriat1, 13colloca il tuo cuore in Colui che è figura della divina sostanza, e trasformati interamente, per mezzo della contemplazione, nella immagineu1 della divinità di Lui.

2889

14Allora anche tu proverai ciò che è riservato ai soli suoi amici, e gusterai la segreta dolcezzav1 che Dio medesimo ha riservato fin dall’inizio per coloro che lo amano. 15Senza concedere neppure uno sguardo alle seduzioni, che in questo mondo fallace ed irrequieto tendono lacci ai ciechi che vi attaccano il loro cuore, con tutta te stessa ama Colui che per amor tuo tutto si è donato.

2890

16La sua bellezza ammirano il sole e la luna; i suoi premi sono di pregio e grandezza infinitiw1. 17Voglio dire quel Figlio dell’Altissimo, che la Vergine ha partorito, senza cessare di essere vergine. 18Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figlio tale che i cieli non potevano contenerex1, 19eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del suo santo seno e lo portò nel suo grembo verginale.

2891

20Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico dell’umano genere, che facendo brillare innanzi agli occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie fallaci, tenta annientare ciò che è più grande del cielo?

2892

21Sì, perché è ormai chiaro che l’anima dell’uomo fedele, che è la più degna di tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. 22Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenerey1 il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto a motivo della carità, di cui gli empi sono privi. 23È la stessa Verità che lo afferma: Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio, e io pure lo amerò; e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra dimoraz1.

2893

24A qual modo, dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, 25tu pure, seguendo le sue vestigiaa2, specialmente dell’umiltà e povertà di lui, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. 26E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenuteb2, e possederai ciò che è bene più duraturo e definitivo anche a paragone di tutti gli altri possessi transeunti di questo mondo(3).

2894

27Come si ingannano, molte volte, al riguardo, re e regine di questo mondo! 28Quand’anche elevassero la loro superbia fino al cielo e toccassero quasi col capo le nubi, alla fine saranno dissolti nel nulla, come spazzatura.

2895

29Passando ora al quesito che mi hai sottoposto, credo di poterti rispondere così. 30Tu mi domandi quali feste il gloriosissimo padre nostro san Francesco ci raccomandò di celebrare con particolare solennità, pensando, se ben ho capito, che si possa in esse usare una certa maggior larghezza nella varietà dei cibi. 31Nella tua prudenza certamente saprai che, salvo le deboli e le inferme, – verso le quali ci insegnò e ci comandò di usare ogni discrezione con qualsiasi genere di cibi –, 32nessuna di noi, che sia sana e robusta, dovrebbe prendere se non cibi quaresimali, tanto nei giorni feriali che nei festivi, digiunando ogni giorno 33ad eccezione delle domeniche e del Natale del Signore, nei quali giorni possiamo prendere il cibo due volte. 34Ed anche nei giovedì, dei periodi non di digiuno, ciascuna può fare come le piace, cioè chi non volesse digiunare non vi è tenuta.

2896

35Ma noi, che siamo in buona salute, digiuniamo tutti i giorni, eccetto le domeniche e il Natale. 36Non siamo però tenute al digiuno – così ci ha insegnato il beato Francesco in un suo scritto(4) –, durante tutto il tempo pasquale e nelle feste della Madonna e dei santi Apostoli, a meno che cadessero il venerdì. 37Ma, come ho detto sopra, noi che siamo sane e robuste, consumiamo sempre cibi quaresimali.

 

 

2897

38Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granitoc2, 39anzi siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale, 40ti prego e ti supplico nel Signore, o carissima, di moderarti con saggia discrezione nell’austerità, quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata, 41affinché, vivendo, la tua vita sia loded2 del Signore, e tu renda al Signore, un culto spirituale ed il tuo sacrificio sia sempre condito col salee2 della prudenza.

2898

42Ti auguro di stare sempre bene nel Signore, con la premura con la quale lo potrei augurare a me stessa. Raccomanda me e le mie sorelle nelle tue sante orazioni.

 

Lettera quarta

 

2899

1A colei che è la metà dell’anima sua e santuario di un singolare e cordialissimo amore, all’illustre regina, sposa dell’Agnello e Re eterno, a Donna Agnese(1), madre sua carissima e figlia tra le altre la più amata, 2Chiara, serva indegna di Cristo ed ancella inutile delle serve del Signore dimoranti nel monastero di San Damiano in Assisi, invia il suo saluto 3e l’augurio di poter sciogliere un cantico nuovo, in compagnia delle altre santissime vergini, davanti al trono di Dio e dell’Agnello e di accompagnare l’Agnello ovunque vadaf2.

2900

4O madre e figlia, sposag2 del Re di tutti i secoli, non stupirti se non ti ho scritto di frequente come l’anima tua e la mia parimenti desiderano e bramano, 5e non credere assolutamente che l’incendio dell’amore verso di te sia divenuto meno ardente e dolce nel cuore della tua madre. 6Il solo ostacolo alla nostra corrispondenza è stato la scarsità dei messaggeri e l’insicurezza delle strade.

7Ma oggi, che si presenta l’occasione di scrivere alla tua carità, ecco mi rallegro con te e con te gioisco nel gaudio dello Spirito, o sposah2 di Cristo, 8poiché, come quell’altra santissima vergine Agnese, tu, slacciandoti da tutte le ricchezze e vanità del mondo, ti sei meravigliosamente unita in sposa all’Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondoi2.

2901

9Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui, 10la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. 11L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. 12La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria. 13Al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celestej2.

2902

14E poiché questa visione di lui è splendore dell’eterna gloria, chiarore della luce perenne e specchio senza macchia, 15ogni giorno porta l’anima tua, o regina, sposak2 di Gesù Cristo, in questo specchio e scruta in esso continuamente il tuo volto, 16perché tu possa così adornarti tutta all’interno e all’esterno, vestita e circondata di varietàl2, 17e sii adorna dei variopinti fiori di tutte le virtù e ancora di vesti splendenti, quali convengono alla figlia e sposa del sommo Re.

2903

18In questo specchio(2) poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità; e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio.

2904

19Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe avvolto in poveri pannicelli. 20O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! 21Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terram2, è adagiato in una mangiatoia!

22Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la beata povertà, le fatiche e pene senza numero ch’Egli sostenne per la redenzione del genere umano.

23E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante. 24Perciò è lo stesso specchio che, dall’alto del legno della croce, rivolge ai passanti la sua voce perché si fermino a meditare: 25O voi tutti, che sulla strada passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mion2; 26e rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: Non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima miao2.

 

2905

27Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità!

2906

28Contempla ancora le indicibili sue delizie(3), le ricchezze e gli onori eterni, 29e grida con tutto l’ardore del tuo desiderio e del tuo amore: 30Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumop2.

31Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante. 32Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbracci deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua boccaq2.

2907

33Stando in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, 34ben sapendo ch’io porto il tuo caro ricordo inseparabilmente impresso nel profondo del mio cuorer2, perché tu sei per me la più cara tra tutte.

2908

35Che cosa potrei ancora dirti? E meglio che la parola umana rinunci qui ad esprimerti il mio affetto per te; solo l’anima, nel suo linguaggio silenzioso, riuscirebbe a fartelo sentire. 36E poiché, o figlia benedetta, la mia lingua è del tutto impotente ad esprimerti meglio l’amore che ti porto; queste poche cose che ti ho scritto in modo così imperfetto, quasi dimezzando il pensiero, sono tutto quanto ho potuto dirti.

2909

37Ti prego però, che tu voglia ugualmente accogliere queste mie parole con benevolenza e devozione, ascoltando in esse soprattutto l’affetto materno di cui sono ripiena, in ardore di carità verso di te e delle tue figlie ogni giorno; e ad esse raccomanda assai in Cristo me e le mie figlie. 38Queste stesse mie figlie poi, in particolare la vergine prudentissima Agnese(4), sorella nostra, si raccomandano vivamente nel Signore a te e alle tue figlie.

2910

39Addio, figlia mia carissima, a te e alle tue figlie, fino al trono di gloria del gran Res2, e pregate per noi.

2911

40Con tutta la premura e l’amore che posso raccomando finalmente alla tua carità i latori della presente lettera, i nostri carissimi frate Amato, caro a Dio e agli uominit2, e frate Bonagura(5). Amen.

 

 

LETTERA

A ERMENTRUDE DI BRUGES

 

2912

1A Ermentrude(1), sorella carissima, Chiara d’Assisi, umile ancella di Gesù Cristo, augura salute e pace.

2913

2Ho appreso, sorella carissima, che, con l’aiuto della grazia del Signore, sei fuggita dal fango di questo mondo; 3ne provo grande allegrezza e mi congratulo con te; e ancor più grande è la mia gioia perché so che tu e le tue figlie con coraggio camminate nella via della virtù.

2914

4Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita. 5Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del mondo, che passa come ombrau2. 6Non ti sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili dell’inferno e spezza da forte le sue tentazioni. 7Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non rigonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono.

2915

8Rendi fedelmente a Dio quello che hai promesso con votov2, ed Egli ti darà la ricompensa. 9Alza i tuoi occhi al cielo, o carissima, poiché è un invito per noi, e prendi la croce e segui Cristo che ci precede. 10Poiché dopo molte e varie tribolazioni, è Lui che ci introdurrà nella sua gloriaw2.

11Ama con tutto il cuore Dio, e Gesù, suo Figlio crocifisso per noi peccatori, e non cada mai dalla tua mente il ricordo di Lui. 12Medita senza stancarti il mistero della croce e i dolori della Madre ritta ai piedi della crocex2.

2916

13Sii sempre attenta e vigile nella preghiera. 14Porta alla sua consumazione il bene che hai incominciato, e adempiy2 il mistero che hai abbracciato in santa povertà e in umiltà sincera.

2917

15Non temere, o figlia: Dio, che è fedele in tutta le sua promesse e santo nelle sue operez2, effonderà su di te e su tutte le tue figlie la sua benedizione copiosa. 16Egli sarà il vostro aiuto, il vostro insuperabile conforto, come è il nostro Redentore e la nostra eterna ricompensa.

2918

17Preghiamo Dio l’una per l’altra, e così, portando il giogo della carità vicendevole, con facilità adempiremo la legge di Cristoa3. Amen.

 

 

 

 

 

 

(1) Agnese di Praga, figlia del re di Boemia Ottocaro I, nata nel 1205, promessa sposa a Enrico VII, figlio dell’imperatore Federico II e poi a Enrico II di Inghilterra, rifiutò energicamente tali proposte, interponendo appello a papa Gregorio IX. Avendo conosciuto dai frati minori la fama di Francesco e di Chiara, dopo aver costruito un ospedale ad onore di san Francesco, fece costruire un monastero e vi vestì l’abito, l’11 giugno 1234; due mesi dopo il Papa la poneva alla guida della comunità che aveva fondato. Essa si regolava in conformità alla vita delle suore di San Damiano. Così fino al 1238, quando papa Gregorio IX le imporrà di adottare la Regola che lui aveva elaborata, e che va sotto il nome di «Costituzioni ugoliniane» (1218-1219).

Ad Agnese di Praga Chiara ha scritto ben quattro lettere, delle quali, se non conosciamo l’originale, ci rimangono però trascrizioni in parecchi codici, sia in latino che nella versione tedesca.

Si noti in questa prima lettera, che è l’approccio con la discepola, quanto lontana nello spazio, tanto nobile per l’esempio, l’uso del «voi» da parte di Chiara. La quale esprime tutta la sua gioia perché Agnese ha preferito a tutti gli onori mondani le nozze con Cristo nella verginità e nella povertà, ed esalta l’incomparabile via della santa povertà, alla quale è promesso il regno dei cieli.

(2) Sembra un esplicito accenno alla lode che Gregorio IX aveva fatto di Agnese di Praga, in una lettera scritta a Beatrice, regina di Castiglia, il 5 giugno 1235. Se si accetta questa interpretazione, la Lettera prima dovrebbe essere collocata nel 1235, dopo quella data.

(3) Chiara si ispira all’ufficio di santa Agnese (21 gennaio), quale era nel breviario prima dell’ultima riforma: I notturno, III responsorio; I notturno, II antifona, II responsorio; III notturno, II antifona.

I ricordi biblici affluiscono in continuità sulle labbra di Chiara, che ne è imbevuta. Poco più sotto (15-19) invece, è la sua esperienza a dettare frasi entusiaste in lode della povertà.

(4) C’è qui certamente un’eco del pensiero espresso da Francesco con parole entusiaste nella Lettera a tutti i fedeli (cfr. IX, 48-60); ma dove Francesco dichiara «sposi, fratelli e madri» del Cristo coloro che manifestano nelle opere la loro obbedienza a Dio mediante l’osservanza di tutto il Vangelo, Chiara applica questi titoli evangelici particolarmente alla vita in santissima povertà.

(5) Enumerati vari motivi che giustificano la scelta della povertà per il regno dei cieli, desumendoli dai testi del breviario – particolarmente dalle lezioni per il Comune dei martiri –, Chiara conclude con la promessa di Cristo. Sulla sua parola, la speranza delle realtà celesti come premio diventa certezza vivificante.

(1) Questa seconda lettera si può datare, grazie ad un riferimento interno al ministro generale in carica, frate Elia, espressamente nominato, tra il 1235 e il 1238. Chiara è preoccupata per le continue pressioni della Chiesa per introdurre addolcimenti riguardo alla povertà. Temendo che questo avvenga anche per il monastero di Praga, supplica calorosamente Agnese di perseverare nella povertà promessa, di cui canta le prerogative: è la perfezione del Vangelo, è la liberazione dell’anima, è via sicura per stringersi in unione beatificante con Cristo, che la vergine povera deve guardare, meditare, bramare di imitare. Si è passati dal «voi» al «tu» confidenziale.

(1) Questa terza lettera è il canto gioioso della «sequela» di Cristo, lo Sposo, attraverso la verginità e la povertà. Chiara ha saputo che Agnese vuole mantenersi fedele alla assoluta povertà, e subito le scrive piena di gioia, congratulandosi con lei per i suoi progressi nella virtù. Trascinata da questa gioia, partecipa ad Agnese quanto ha raccolto nella sua esperienza sponsale con Cristo: dolcezze riservate da Dio a coloro che lo amano, gioia inebriante della presenza di Cristo nell’anima. Passa poi a risolvere un dubbio sottopostole da Agnese. La lettera deve essere stata scritta prima che Gregorio IX imponesse anche al monastero di Praga la «sua» Regola, prima cioè del 1238.

(2) Dalla meditazione dei testi paolini, Chiara trae questa ricchissima definizione della vita contemplativa nell’ambito della Chiesa. Materialmente recluse e separate, apparentemente non partecipi dell’azione pastorale e missionaria, queste suore, viventi nell’assoluta povertà, sono «collaboratrici di Dio stesso», e il sostegno più valido della Chiesa, particolarmente delle membra più deboli e vacillanti. Non si può non ricordare la frequente esortazione di Francesco ai suoi frati semplici: essi sono come la donna sterile della Bibbia, che genera più figli della donna maritata.

(3) L’anima povera non solo è collaboratrice di Dio nel generare figli per il regno, ma è, come Maria, spiritualmente madre del Cristo medesimo, e dimora di tutta la Trinità.

(4) Al quesito circa il digiuno nei giorni festivi e in genere, Chiara risponde appellandosi direttamente alle costumanze di San Damiano: cibi quaresimali sempre e digiuno continuo. Ma qui si inserisce il criterio di moderazione e prudenza suggerito da Francesco medesimo: sia rispetto alle giovani, deboli e inferme e suore esterne, sia allentando tale norma nei giorni di domenica, nelle feste del Signore, della Vergine e degli apostoli, il giovedì e finalmente nel tempo pasquale. Nella Regola di santa Chiara (1253) si dice soltanto: «digiunino in ogni tempo», eccetto nel Natale del Signore, ma si dispensi «misericordiosamente» con le giovani, ecc. Purtroppo neppure questo scritto di Francesco ci è pervenuto.

Quella parola «misericordiosamente» nasce da una personale esperienza della debolezza e fragilità umana, specie in un monastero che ha come unica ricchezza la povertà assoluta. Si capisce allora la successiva esortazione di Chiara ad Agnese ad usare moderazione e a badare di più al culto spirituale.

(1) Chiara ha taciuto per tanti anni, certamente per motivi che ella stessa porta: difficoltà di corrieri e pericolosità delle strade; ma c’è stato anche qualcosa d’altro. Papa Gregorio ha imposto a tutti i monasteri sorti qua e là per il mondo a similitudine di quello di San Damiano, la Regola che egli stesso aveva elaborato. Da spalti diversi e così lontani, Chiara difende, attraverso la carta del «privilegio della povertà» l’originalità della sua forma di vita in assoluta povertà; Agnese di Praga ricorre al sucessore di Gregorio IX, papa Innocenzo IV, ma il Papa non accede alle richieste, anzi nel 1247 pubblica una nuova Regola, causando enorme confusione. Chiara sta preparando l’ultimo tentativo. Siamo verso il termine della sua vita; già la sorella Agnese le sta vicino; approfittando di due frati che stanno per recarsi in Boemia, finalmente scrive alla beata Agnese questa Lettera (1253 quindi), che è l’esaltazione della vita contemplativa e un addio in cielo.

(2) Dalla contemplazione della Gerusalemme celeste, Chiara trapassa alla contemplazione di Cristo povero, umile, amante, fissandone la vita nel tondo di uno specchio, che si anima e diventa una persona vivente e implorante dalla croce.

(3) Il nuovo passaggio trasporta nell’atmosfera che Chiara in quei giorni – gli ultimi della sua vita – ormai viveva pienamente, ed essa tenta di dire l’inesprimibile gioia delle realtà celesti che sta per toccare con la mano. Da questa altezza di gioia di un Dio ormai presente e toccabile, anche l’amore materno e ardente per questa figlia di predilezione trova accenti, forse mai conosciuti da nessuno dei mistici, e così profondamente umani.

(4) Agnese, sorella di Chiara, inviata altrove per fondare o formare nuovi monasteri di vergini che volevano vivere l’ideale che Chiara con le sue sorelle viveva a San Damiano, è ritornata nel suo monastero solo durante le ultime settimane di vita della sorella. L’accento con cui ne parla Chiara, mentre rivela il profondo amore e la sublime stima che aveva della sorella minore, dimostra che Agnese le era ormai accanto. Quindi questa quarta lettera ad Agnese di Praga è dettata proprio nell’ultimo mese di vita di Chiara. Del resto gli accenti con i quali parla della beatitudine celeste, la rivelano già in possesso di tale gioiosa realtà.

(5) Null’altro sappiamo di questi due frati, che erano in procinto di partire, o di ripartire per la Boemia. Da tempo i frati minori vi lavoravano, pronti a tutto, anche a subire persecuzioni e morte – particolarmente quando si era profilato il pericolo dell’avanzata dei Tartari –, e vi avevano ormai costituito una fiorente provincia. Accanto a loro si diffondeva il movimento femminile delle recluse che si ispiravano alla vita evangelica di San Damiano, di cui Agnese di Praga era la più valida sostenitrice, anche in mezzo alle offerte e ai consigli più autorevoli (vedi lettera seconda, 15-18) perché accettassero mitigazioni, specialmente riguardo alla povertà comunitaria.

(1) Come è incerta la redazione di questa lettera, così anche l’autenticità della medesima. Il Wadding, che la riporta, traccia anche ampiamente la vita di Ermentrude, cui si deve la diffusione dell’Ordine delle Clarisse nelle Fiandre. Ma tale vita abbonda di elementi difficilmente accettabili. Quando sia stata scritta e inviata è perciò una questione del tutto improponibile, finché non si scoprano elementi nuovi. Resta il fatto di un certo parallelismo di pensieri con le altre lettere certe e autentiche di Chiara; non altrettanto però si può dire dello stile e della partecipazione viva e scoperta che troviamo invece nelle lettere alla beata Agnese di Praga.

i Cf. Lc. 17, 10

ii Cf. Sir. 50, 5

iii Ab. 3, 18

iv Sir. 45, 14

v Cf. 2 Cor. 11, 2; Mt. 12, 50

vi Eb. 12, 2; Col. 1, 13

vii Cf. Mt. 5, 3

viii Sal. 32, 9; 148, 5

ix Mt. 8, 20… Gv. 19, 30

x Cf. 2 Cor. 8, 9

xi Cf. Ab. 3, 18

xii Mt. 6, 20… Mt. 5, 12… Cf. 2 Cor. 11, 2; Mt. 12, 50

xiii Cf. Mt. 5, 3

xiv Mt. 6, 24

xv Cf. Mt. 19, 24

xvi Cf. Mt. 7, 13-14

xvii Cf. Mt. 19, 29

xviii Cf. Fil. 1, 8

xix Cf. Sal. 83, 8

xx Cf. Rm. 15, 30 e… Lc. 17, 10

xxi Cf. 1 Ts. 5, 25

xxii Ap. 19, 16; 1 Tm. 6, 15

xxiii Cf. Lc. 17, 10

xxiv Gc. 1, 17

xxv Cf. Mt. 5, 48;… Sal. 138, 16

xxvi Cf. 1 Pt. 2, 21

a1 Lc. 10, 42

b1 Cf. Rm. 12, 1

c1 Cf. Gen. 29, 16

d1 Ct. 3, 4

e1 Cf. Rm. 14, 13;… Sal. 49, 14

f1 Cf. Sal. 118, 32

g1 Sal. 44, 3

h1 Cf. Mt. 19, 20; 27, 26

i1 Cf. Rm. 8, 17; 2 Tm. 2, 12; 2 Tm. 2, 11

j1 Sal. 109, 3;… Fil. 4, 3; Ap. 3, 5

k1 Cf. At. 14, 22

l1 Cf. Mt. 12, 50; 2 Cor. 11, 2

m1 Cf. Eb. 2, 10

n1 Cf. Fil. 3, 14

o1 Cf. Gen. 3, 1

p1 Cf. Mt. 13, 44

q1 Cf. Gv. 1, 3

r1 Cf. 1 Cor. 3, 9; Rm. 16, 3

s1 Cf. Fil. 4, 4 e… Fil. 4, 1

t1 Cf. Eb. 1, 3

u1 Cf. 2 Cor. 3, 18

v1 Cf. Sal. 30, 20

w1 Sal. 144, 3

x1 Cf. 1 Re 8, 27; 2 Cr. 2, 5

y1 Cf. 1 Re 8, 27; 2 Cr. 2, 5

z1 Cf. Gv. 14, 23;… Gv. 14, 21.23

a2 Cf. 1 Pt. 2, 21

b2 Sap. 1, 7; Col 1, 17

c2 Gb. 6, 12

d2 Is. 38, 19; Sir. 17, 27

e2 Cf. Rm. 12, 1 e… Lv. 2, 13; Col. 4, 6

f2 Cf. Lc. 17, 40;… Ap. 14, 3-4

g2 Cf. Mt. 12, 50

h2 Cf. 1 Ts. 1, 6 e… 2 Cor. 11, 2

i2 1 Pt. 1, 19 e Gv 1, 29

j2 Cf. Lc. 14, 15; Ap. 19,9;… Cf. Ap. 21, 2.10

k2 Eb. 1, 3;… Sap. 7, 26;… Cf. 2 Cor. 11, 2

l2 Sal 44, 10

m2 Cf. Lc. 2, 12 e… Mt. 11, 25

n2 Lam. 1, 12

o2 Lam. 3, 20

p2 Ct. 1, 3

q2 Ct. 2, 4;… Ct. 2, 6;… Ct. 1, 1

r2 Pr. 3, 3; Cf. 2 Cor. 3, 3

s2 Cf. Tt. 2, 13

t2 Sir. 45, 1

u2 Gc. 1, 12;… Cf. Sap. 10, 17; Sir. 18, 22,… Gb. 14, 2

v2 Cf. Sal. 75, 12

w2 Cf. Lc. 9, 23;… Ap. 14, 21; Lc. 24, 26

x2 Dt. 11, 1; Lc. 10, 27; 1 Cor. 16, 22;… Cf. Gv. 19, 25

y2 Cf. Mt. 26, 41 e… 2 Tm. 4, 5.7

z2 Sal. 144, 13

a3 Gc. 5, 16;… Gal. 6, 2