S. Chiara d'Assisi: Canonizzazione

SEZIONE QUARTA

 

PROCESSO

DI CANONIZZAZIONE

DI SANTA CHIARA

 

dal cod. Finaly-Landau 1975/2040

 

(Biblioteca Nazionale di Firenze)

MS. XXXVIII, 135, sec. XV

 

 

PREFAZIONE

- Processo di canonizzazione di santa Chiara -

 

 

Il processo di canonizzazione di santa Chiara – noto alla fine del ‘400 e agli inizi del ‘500 è rimasto praticamente sconosciuto fino al 1920. Spetta a P. Zeffirino Lazzeri il merito di averlo riportato alla luce, dopo accurate ricerche in numerose biblioteche, ritrovandolo nel codice miscellaneo 1975/2040 della Biblioteca privata Landau, ora nel deposito Finaly-Landau della Biblioteca Nazionale di Firenze (cod. XXXVIII, 135).

Normalmente, gli Atti di un processo canonico sono destinati a sparire, una volta avvenuta la canonizzazione del Santo e redatta la sua Leggenda ufficiale: così è avvenuto anche per gli Atti del processo di san Francesco. Il Processo di santa Chiara, invece, rimase probabilmente vivo in ambiente perugino: è da lì, infatti che, con tutta probabilità, il nostro testo – che non è in latino, ma in antico umbro – passò nella seconda metà del ‘400 nel monastero di Santa Chiara Novella di Firenze, al quale apparteneva.

Pochi documenti hanno la freschezza del Processo di santa Chiara, dove la testimonianza delle Sorelle di Chiara dà a tutto il testo quella commossa vibrazione e quella vivezza, che invano cercheremmo nella Leggenda: è la stessa vibrazione delle prime fonti francescane, quando i compagni di Francesco affermano: «noi che fummo con lui…».

L’antico umbro, flessuoso e ricco di vibrazioni, giova non poco a mantenere a queste testimonianze il sapore veridico delle cose viste con i propri occhi e toccate con mano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

 

  • Bolla di papa Innocenzo IV a Bartolomeo, vescovo di Spoleto

  • Prima testimonia

  • Seconda testimonia

  • Terza testimonia

  • Quarta testimonia

  • Quinta testimonia

  • Sesta testimonia

  • Settima testimonia

  • Ottava testimonia

  • Nona testimonia

  • Decima testimonia

  • Decima prima testimonia

  • Decima seconda testimonia

  • Decima terza testimonia

  • Decima quarta testimonia

  • Decima quinta testimonia

  • Decimo sesto testimonio

  • Decima settima testimonia

  • Decimo ottavo testimonio

  • Decimo nono testimonio

  • Ventesimo testimonio

 

 

 

 

SEGUITA EL PROCESSO

DELLA CANONIZZAZIONE

DE SANTA CHIARA

 

come Papa Innocenzio mandò lettere al Vescovo de Spoleto(1), imponendoli esso cum diligenzia et sollecitudine debbia ricercare della vita, conversione, conversazione et miraculi de essa santa Chiara, secondo che nella subscritta Bolla se contiene.

 

In nomine Domini nostri Jesu Christi, amen.

Io Bartolomeo, Vescovo de Spoleto, recevve lettere dal santissimo padre messere Innocenzio Papa quarto, in questa forma, cioè:

 

(Bolla di papa Innocenzo IV

a Bartolomeo, vescovo di Spoleto)

 

2919

Innocenzio Vescovo, servo delle servi de Dio, al venerabile fratello Bartolomeo Vescovo de Spoleto salute et apostolica benedizione.

El glorioso Dio nelli santi suoi, lo quale solo fa et opera le cose maravegliose et grandi, dechiara li suoi fedeli de po el curso et transito loro con la demostrazione, in molti modi maravegliosa delli segni, li quali (fedeli) esso elegge alli premi della superna gloria, al bravio della beatitudine celestiale: acciò che, auditi li segni e prodigi e li testimoni de tali et tante cose maravigliose, le quali solamente sono possibili alla potenzia de Dio, lo quale è uno in Trinità et trino in Unità, sia quasi veduta la virtù de lo Altissimo et lo suo nome grande et maraviglioso più reverentemente sia adorato in terra, lo imperio del quale permane in eterno e la sua maestà mirabilmente intona nello eccelso.

2920

Essendo adunque da questi desiderabili premi tratta la santa memoria della beata vergine Chiara, abbadessa già delle povere donne renchiuse monache de Santo Damiano de Assisi, attendendo quello detto del profeta: O figliola, audi et vedi et inchina la tua orecchia e descòrdate del tuo populo e de la casa del padre tuo, imperò che lo Re ha desiderata la tua bellezzai, voltò le spalle alle cose caduche e transitorie, e voltandose alle cose denante, scordandose al tutto de le cose de rietro, dette lo suo audito prono e pronto al santo parlare.

2921

Non mise tempo né indugio de adempire prestamente quello che li dilettava de audire, ma subito, abnegando se medesima, li suoi parenti e tutte le cose sue, fatta già adulescentula del regno celestiale, elesse e chiamò per suo sposo Jesu Cristo povero, Re delli re, et advotendose(2) a lui totalmente, cum la mente et cum el corpo in spiritu de umilità, li promise principalmente queste doi(3) cose bone quasi per dote, cioè el dono della povertà e lo voto de la castimonia verginale.

E così la vergine pudica fu congiunta alli desiderati abbracciamenti de lo sposo vergine, e dal letto de la intemerata verginità è proceduta una prole casta et fecunda a tutti maravigliosa, la quale, sotto lo odore della sua santa conversazione et amore de professione salutare, dilatata quasi per tutte le parti del mondo, come pianta celestiale abundantemente fruttifica ad Dio(4).

2922

Questa è quella sposa la quale, mentre che visse essendo morta al mondo, in tanto piacque a Dio altissimo cum li desideri et opere de le virtù e con li studi delle sante operazioni, che da poi che essa felicemente morì, anzi più presto se partì da questa mortale vita, la pietosa degnazione de lo onnipotente Dio, remuneratore de tutti li beni, (nell’abbondanza della sua pietà) la quale trapassa li meriti e li desideri de quelli che el pregano, per la esaltazione del nome suo lo quale è glorioso in secula, intercedenti appresso de lui li chiari meriti de essa vergine Chiara, se dice concedere grandi benefizi a quelli che li domandano, e dícese Dio operare in terra molti et vari miraculi per lei e per li suoi preghi.

2923

Essendo adunque assai degna e debita cosa che sia onorata nella Chiesa militante quella, la quale la divina clemenzia se dice renderla venerabile alli suoi fedeli per li doni de simili grazie e dignità de miraculi da essere onorati, comandàmo alla tua fraternità, per lettere apostoliche, che recerchi de la vita, conversione(5) et conversazione sua, et anche delli preditti miraculi e de tutte le circumstanzie loro la verità, diligentemente e sollecitamente, secondo le interrogazioni le quali te mandàmo intercluse sotto la nostra Bolla(6).

E quello che sopra le predette cose trovarai, stùdiate de mandarle a noi sotto lo tuo sigillo, scritte fedelmente per pubblica mano(7), ad ciò che l’anima de quella, de la quale se crede già cum gaudio allegrarse in cielo cum la stola della immortalità, in questo mondo sia seguitata cum degne laude dalla multitudine delli giusti.

Data in Santo Ioanni Laterano, nel XV kalen. de novembre, del nostro pontificato anno undecimo(8).

2924

Unde, andando io Bartolomeo preditto personalmente al monastero de Santo Damiano, recevvi(9) li testimoni sopra la vita, conversione, conversazione et miraculi de la santa memoria de madonna Chiara, abbadessa già del monasterio de Santo Damiano de Assisi: li nomi e detti de li quali testimoni sono scritti qui de sotto.

A dì 24 del mese de novembre, nel chiostro de Santo Damiano: testimonia prima, madonna Pacifica de Guelfuzio de Assisi; seconda madonna Benvenuta da Perugia; terzia, madonna Filippa de messer Leonardo de Gislerio; quarta madonna Amata de messer Martino da Corozano(10); quinta, madonna Cristiana de messer Cristiano de Parisse(11); sesta, madonna Cristiana de Bernardo da Suppo; settima, madonna Benvenuta de Oportulo de Alessandro; ottava, madonna Francesca de messere Capitáneo da Coldimezzo; nona, madonna Beatrice de messere Favarone de Assisi, sorella de santa Chiara(12); decima, madonna Cecilia da Spello; undecima, madonna Balvina de messere Martino da Corozano; duodecima, madonna Agnese de Oportulo; terziadecima(13) et madonna Lucia da Roma, monache del detto monastero de Santo Damiano, giurarono de dire la verità, sopra la vita, conversione, conversazione et miraculi de la preditta santa Chiara.

In presenzia de questi testimoni, cioè: messere Leonardo, archidiacono da Spoleto; messere Iacobo, arciprete da Trieve; frate Leone, frate Angelo da Rieti et frate Marco delli frati minori, et ser Martino notario.

In presenzia del venerabile padre messere Bartolomeo, Vescovo de Spoleto.

 

Prima testimonia

 

De la conversazione de santa Chiara in casa del suo padre

 

2925

1. Sora Pacifica de Guelfuccio(14) de Assisi, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa cognosceva santa Chiara mentre che essa santa era nel seculo in casa del suo padre; e che da tutti quelli che la cognoscevano, era tenuta de grande onestà e de molto bona vita; e che era intenta et occupata circa le opere de la pietà.

 

De la sua conversione

 

2926

2. E disse che santa Chiara per ammonizione de santo Francesco incominciò l’Ordine che ora è in Santo Damiano, e che essa ce intrò vergine, e così vergine permase sempre. Essendo adimandata come sapeva le dette cose, respose che essa quando era nel seculo era sua vicina et alquanto parente, in tanto che tra la casa sua e quella della vergine Chiara non ce era in mezzo se non la piazza(15), e che spesse volte essa testimonia conversava con lei.

 

2927

3. E disse che essa madonna Chiara amava molto li poveri; e per la sua bona conversazione tutti li cittadini la avevano in grande venerazione.

Adomandata quanto tempo era che essa vergine Chiara aveva abbandonato el mondo, disse che erano circa quarantadue anni(16).

Adomandata come questo sapesse, respose che lei intrò nella Religione insieme cum essa e che quasi lo dì e la notte per la maggiore parte la serviva.

 

2928

4. Anche disse che la predetta madonna Chiara era nata de nobile generazione, e de padre e madre onesti, e che lo suo padre fu cavaliere et chiamosse messere Favarone, lo quale essa non vide. Ma la madre vide e chiamavase madonna Ortolana; la quale madonna Ortolana andò de là dal mare per cagione de orazione e devozione(17).

Et essa testimonia similmente per cagione de orazione andò oltra mare con lei: et anche andaro(no) insieme a Santo Angelo(18) et a Roma.

E disse che essa voluntieri visitava li poveri.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: però ché era sua vicina et era stata cum lei, come è detto de sopra.

 

2929

5. Anche disse che essa madonna Ortolana venne poi a quella medesima Religione che la sua santa figliola beata Chiara(19), et in essa visse cum le altre Sore in molta umilità; et in quella, ornata de religiose e sante operazione, passò de questa vita.

 

2930

6. Anche disse questa testimonia che, tre anni da poi che la detta madonna Chiara fu stata nella Religione, alli preghi et instanzia de santo Francesco, lo quale quasi la costrinse, recevve lo reggimento e governo delle sore(20).

Adomandata come questo sapesse, respose che essa ce era stata presente.

 

Della conversazione sua nel monasterio

 

2931

7. Anche disse questa testimonia che essa beata Madre vegliava tanto la notte in orazione, e faceva tante astinenzie, che le Sore se ne dolevano et lamentavano; e disse che lei medesima per questo aveva pianto alcuna volta.

Adomandato come questo sapesse, respose: perché el vidde quando essa madonna Chiara giaceva in terra et aveva al capo suo una pietra del fiume, et udivala quando essa stava in orazione.

 

2932

8. E disse che nelli cibi era tanto stretta, che le Sore maravigliavano come lo corpo suo viveva. Disse anche che la preditta beata Chiara stette molto tempo che tre dì della settimana non mangiava nessuna cosa, cioè el lunedì, el mercordì e ‘l venerdì. E disse che li altri dì faceva tanta astinenza che incurse in una certa infirmità, per la quale cosa santo Francesco insieme col vescovo de Assisi li comandò che in quelli tre dì mangiasse almeno mezzo bozzo(21) de pane al dì, lo quale può essere circa una oncia e mezza.

 

2933

9. Anche disse che essa beata Madre nella orazione era assidua e sollicita, giacendo in terra longamente, stando umilmente prostrata. E quando veniva dalla orazione, ammoniva e confortava le Sore, parlando sempre parole de Dio, lo quale sempre era nella bocca sua, in tanto che le vanità non le voleva parlare né udire.

E quando lei tornava dalla orazione, le Sore se rallegravano come se ella fusse venuta dal cielo.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: perché abitava cum lei.

 

2934

10. Anche disse che la preditta madonna Chiara, quando comandava alle Sore sue che facessero alcuna cosa, comandava cum molto timore et umilità, et lo più de le volte più presto voleva fare lei che comandare ad altre.

 

2935

11. Anche disse che, da poi che essa fu inferma in modo che non se poteva levare del letto, se faceva levare su a sedere e sostentare cum certi panni de dietro alle spalle e filava, in tanto che del suo filato ne fece fare corporali et mandonne quasi per tutte le chiese del piano e delli monti de Assisi.

Adomandata come lei sapesse le dette cose, respose che lei vide che essa filava et che se faceva el panno e quando le Sore li cucivano et erano mandati per mano delli frati alle preditte chiese, et erano dati alli sacerdoti che ce venivano(22).

 

2936

12. Anche disse che essa beata Madre inverso le Sore sue era umile, benigna et amorevole, et aveva compassione alle inferme; e mentre che essa fu sana, le serviva e lavava a loro li piedi e dava l’acqua alle mani; et alcuna volta lavava li sedili de le inferme.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che essa lo vide più volte.

 

2937

13. Anche disse che particularmente amava la povertà, però che mai podde essere indotta che volesse alcuna cosa propria, né recevere possessione, né per lei, né per lo monasterio.

Adomandata come sapesse questo, respose che essa vide et udì che la santa memoria de messere Gregorio Papa li volse dare molte cose et comparare le possessioni per lo monasterio, ma essa non volse mai acconsentire(23).

2938

14. Anche disse che la predetta madonna Chiara tanto era sollecita circa la osservanza del suo Ordine e circa lo governo de le Sore sue, quanto alcuno omo potesse essere circa la guardia del suo tesoro temporale.

E queste cose, disse, le sapeva perché sempre era stata cum lei, circa quaranta anni e più, eccetto uno anno nel quale, de licenzia de essa beata Madre, stette nel monasterio de Vallis Glorie de Spello, per informare(24) le Sore del detto loco.

 

Del miracolo de l’olio

 

2939

15. Anche disse questa testimonia che la vita de la preditta beata Chiara fu piena de miraculi.

Imperò che una volta, essendo mancato l’olio nel monasterio, in tanto che non ne avevano niente, essa beata Madre chiamò un certo frate de l’Ordine Minore, lo quale andava per le elemosine per loro, chiamato frate Bentevenga; e disseli che andasse a cercare de l’olio, e lui respose che li apparecchiassero el vaso.

Allora essa madonna Chiara tolse uno certo vaso et lavollo cum le proprie mani, e puselo sopra uno certo murello, lo quale era appresso lo uscio de la casa, ad ciò che lo preditto frate lo togliesse.

Et essendo quello vaso stato lì per una piccola ora, quello frate Bentevenga, andando per quello vaso, lo trovò pieno de olio. Et essendo cercato diligentemente, non fu trovato chi ce lo avesse messo.

Adomandata in quale modo sapesse questo, respose che, stando essa in casa, vide quando essa madonna trasse fora lo vaso voito et reportollo pieno. E diceva che non sapeva chi lo avesse empito, né come fusse stato empito. E frate Bentevenga diceva questo medesimo.

Adomandata de che tempo fu questo, respose che fu circa lo secondo anno da poi che vennero ad abitare nel monasterio de Santo Damiano.

Adomandata de che mese fu e de che dí, respose che non se recordava. Adomandata se fu de estate o de (in)verno, disse che fu de estate.

Adomandata quali Sore allora ce furono presenti, disse che ce era stata sora Agnese, sorella de santa Chiara, la quale poco innante era passata de questa vita(25); sora Balvina, la quale fu abbadessa del monasterio de Vallis Glorie, la quale anche è morta; e sora Benvenuta da Perugia, la quale ancora vive.

E giurò sopra le preditte cose, e disse anche essa testimonia che essa non poteria cum sua lingua esplicare li miraculi et le virtude, li quali lo Signore aveva mostrati per essa beata Chiara.

 

Come santa Chiara liberò cinque Sore inferme, col segno de la croce

 

2940

16. Anche disse questa testimonia che una volta, essendo infermate cinque Sore nel monasterio, santa Chiara fece sopra de loro lo segno de la croce cum la mano sua, et incontanente tutte furono liberate.

E spesse volte, quando alcuna de le Sore aveva qualche dolore o nel capo o in altre parte della persona, essa beata Madre le liberava col segno de la croce.

Adomandata come sapeva le dette cose, respose che essa ce fu presente.

Adomandata chi furono quelle cinque Sore, respose che essa testimonia fu una de quelle, e de le altre alcune erano morte et alcune vivevano, ma le quale non se recordava.

Adomandata quanto tempo innanti essa testimonia era stata inferma, respose che: molto tempo.

Adomandata che infermità era stata, respose che era una infermità che la faceva stridere, avere grande freddo e tremare.

Adomandata de l’altre che erano state liberate, quanto tempo innante erano state inferme, respose che non se recordava delle altre come de se medesima.

Adomandata in che tempo fu che le predette Sore furono liberate, disse: prima che essa madonna se infermasse.

 

2941

17. Adomandata de che tempo incominciò a santa Chiara quella longa infermità, respose che se credeva fussero ventinove anni(26).

 

2942

18. Et anche disse che la medicina de essa testimonia e de le altre Sore quando se infermavano, era che la loro santa Madre faceva sopra de esse lo segno della croce.

Adomandata che parole usava de dire la detta madonna Chiara quando faceva lo segno de la croce, respose che non la intendevano, però che diceva molto piano.

 

2943

19. Adomandata del mese e del dì che fu liberata essa testimonia e quelle altre Sore, respose che non se recordava.

Adomandata chi ce fu presente quando esse furono liberate, respose che ce erano state più Sore, ma quante et quali fussero non se recordava.

 

Seconda testimonia

 

2944

1. Sora Benvenuta da Perugia(27), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che madonna Chiara, già abbadessa del detto monasterio de Santo Damiano, fu de maravigliosa umilità, e tanto desprezzava se medesima, che quelle opere le quali erano più vili faceva essa.

Eziandio nettava le sedie de le Sore inferme cum le mani sue.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che essa intrò nella Religione in quello medesimo anno che lei; imperò che essa intrò el lunedì santo, et essa testimonia intrò poi nel mese di settembre.

 

2945

2. Adomandata de che tempo era santa Chiara quando intrò nella Religione, respose che era de età de diciotto anni o circa, secondo che se diceva; et era tenuta vergine nell’animo e nel corpo, et era avuta in molta venerazione da tutti quelli che la conoscevano, eziandio prima che intrasse nella Religione. E questo era per la sua molta onestà, benignità et umilità.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che essa testimonia aveva avuta notizia de lei prima che intrasse nella Religione, e stette con essa in una casa.

E da poi che intrò nella Religione, stette con lei per fine alla sua morte, cioè quasi per fine a quarantadue anni, eccetto lo preditto tempo, cioè dal lunedì santo per fine a settembre.

 

Della conversazione de santa Chiara nel monasterio

 

2946

3. E disse essa testimonia che, da poi che essa Madre santa Chiara intrò nella Religione, fu de tanta umilità che essa lavava li piedi alle Sore. Unde, una volta, lavando li piedi ad una Serviziale(28) se inchinò, volendoli baciare li piedi.

E quella Serviziale, tirando lo piede a sé, incautamente percosse la bocca de essa beata Madre col piede.

Oltre de questo, essa beata Chiara dava l’acqua alle mani de le Sore, e la notte le copriva per lo freddo.

2947

4. Anche era de tanta asperità nel corpo suo, che era contenta de una sola tonica de lazzo(29) e de uno mantello. E se alcuna volta avesse veduto che alcuna tonica de le Sore fusse stata più vile che quella che portava essa, se la toglieva per lei et dava a quella Sora la sua megliore.

 

2948

5. Anche disse essa testimonia che la detta beata Chiara una volta se fece fare una certa veste de cuoio de porco, et portava li peli e le setole tondite(30) verso la carne; e questa portava nascostamente sotto la tonica de lazzo.

Similmente un’altra volta se fece fare un’altra veste de peli de coda de cavallo, e fattone poi certe cordelle, con esse se lo stringeva al suo corpo; e così con li detti cilizi affliggeva la sua virginea carne. E disse che ancora ce ne era una di quelle vesti nel monasterio(31).

 

2949

6. Anche disse che, quantunque essa usasse così asperi cilizi e vesti per se medesima, era però molto misericordiosa alle Sore che non potevano patère quelle asperitade, e voluntieri lo’(32) dava consolazione.

 

2950

7. Adomandata come sapesse de quelle vesti, respose che le aveva vedute, però che essa le prestava alcuna volta a certe Sore; ma del cilizio de cuoio non se recordava averlo veduto, ma lo intese da la sua sorella carnale(33), la quale diceva che lo aveva veduto. Imperò che essa lo portava, come se diceva, molto nascosamente, ad ciò che non fusse de ciò ripresa da le Sore. Ma da poi che essa madonna se infermò, le Sore gli tolsero le predette vesti cusì aspere.

 

2951

8. Anche disse che la predetta Madre beata Chiara, prima che se infermasse, faceva tante astinenzie, che la quadragesima maggiore(34) e quella de Santo Martino(35) sempre le degiunava in pane et acqua, eccetto lo dì de la domenica, che beveva uno poco de vino, quando ne aveva. E tre dì a settimana, cioè el lunedì, el mercordì e l’ venardì non mangiava nessuna cosa, per fine a quello tempo che santo Francesco li comandò che, per ogni modo, ogni dì mangiasse uno poco; et allora, per fare la obbedienzia, pigliava uno poco de pane et acqua.

Adomandata come questo sapeva, disse che lo aveva veduto e che era stata presente quando santo Francesco li fece quello comandamento.

 

2952

9. Disse anche essa testimonia che la predetta Madre santa Chiara era molto assidua in orazione lo dì e la notte; e circa la mezzanotte essa resvegliava le Sore in silenzio, con certi segni, ad laudare Dio. Essa accendeva le lampade nella chiesa, e spesse volte essa sonava la campana a Mattutino(36). E quelle Sore che non se levavano per lo sono de la campana, essa le chiamava per li suoi segni.

 

2953

10. Anche disse che lo suo parlare sempre era de cose de Dio, e non voleva parlare de cose seculari, né voleva che le Sore le recordassero. E se alcuna volta fusse accaduto che alcuna persona mundana avesse fatto qualche cosa contro Dio, essa maravigliosamente piangeva et esortava quella tale persona, et predicavali sollicitamente che tornasse a penitenzia.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: però che essa era con lei e vedeva le dette cose.

 

2954

11. E disse che essa madonna Chiara spesse volte se confessava, e con grande devozione e tremore pigliava spesso lo santo sacramento del Corpo de nostro Signore Iesu Cristo, in tanto che, quando essa lo pigliava, tutta tremava.

 

2955

12. Delli corporali fatti del suo filato, disse quello medesimo che aveva detto sora Pacifica, testimonia de sopra. Ma aggiunse che essa fece fare caselle de carta(37) per tenerli, e quelle fece foderare de seta, e fecele benedire dal Vescovo.

 

Come liberò una Sora che aveva perduta la voce

 

2956

13. Anche disse che, avendo essa testimonia perduta la voce, in tanto che a pena poteva pianamente parlare, la notte de la Assunzione de la Vergine Maria ebbe in visione che la preditta madonna Chiara, fattole con la mano sua lo segno de la croce, la liberava. E così fu fatto: ché in quello dì medesimo fu liberata, fatto che essa ebbe sopra di lei lo segno della croce.

E disse che questa infermità li era durata quasi due anni.

Adomandata quanto tempo era che la detta Sora fu liberata, respose che non se recordava.

Adomandata chi ce fu presente, respose che sora Pacifica predetta, la quale de sopra è stata testimonia, et alcune altre Sore, le quali erano morte.

 

2957

14. Anche del vaso de l’olio disse quello medesimo che aveva detto sora Pacifica, eccetto che non se recordava se santa Chiara lavò el vaso lei, ovvero lo fece lavare da altri.

 

Come liberò uno frate da la insania

 

2958

15. Disse anche la detta testimonia che, essendo infermato de insania uno certo frate de l’Ordine delli frati minori, lo quale se chiamava frate Stefano(38), santo Francesco lo mandò al monasterio de Santo Damiano, ad ciò che santa Chiara facesse sopra de lui lo segno de la croce. Lo quale avendo fatto, el frate dormì uno poco nel loco dove la santa Madre soleva orare; e da poi, resvegliato, mangiò uno poco e partisse liberato.

Adomandata chi fu presente a questo, respose che furono le Sore del monasterio, de le quali alcune erano vive et alcune morte.

Adomandata se lei conosceva prima quello frate, e quanti dì innanti lo aveva veduto infermo, e quanto tempo da poi fu veduto sano, e del loco donde lui era nativo: respose de tutte queste cose che lei non le sapeva, perché essa stava renchiusa, e quello frate Stefano, poi che fu liberato, se ne andò per la via sua.

 

Della liberazione da la piaga delle fistole

 

2959

16. Disse anche essa testimonia che una Sora del detto monasterio, chiamata sora Benvenuta de madonna Diambra(39), era gravemente inferma e pativa grande dolore de una grave piaga la quale aveva sotto el braccio.

E questo sapendo la pietosa Madre santa Chiara, avendoli grande compassione, se mise in orazione per lei. E poi, fatto sopra de lei lo segno de la croce, incontanente fu liberata.

Adomandata come sapeva questo, respose che essa vide prima la piaga, e da poi la vide liberata.

Adomandata se essa fu presente quando li fece lo segno della croce, disse che no, ma udì che così era stato e che così aveva fatto.

Adomandata quando fu questo, disse che non se recordava né ‘l dì né ‘l mese, né quanti dì innanti, né quanti da poi. Ma che la vide sanata e liberata subito dopo quello dì che se diceva che santa Chiara li aveva fatto lo segno de la croce.

 

2960

17. Anche disse essa testimonia che in quello loco, dove essa madonna Chiara era consueta de intrare alla orazione, lei ce vide de sopra uno grande splendore, in tanto che credette fusse fiamma de foco materiale.

Adomandata chi lo vide altro che lei, respose che allora essa sola lo vide.

Adomandata quanto tempo innanti fusse stato, respose che fu innanti che la detta madonna se infermasse.

 

Come uno mammolo fu liberato dalla pietra

 

2961

18. Anche disse che uno mammolo de la città de Spoleto, chiamato Mattiolo, de età de tre ovvero de quattro anni, se mise una petrella piccolina in una delle nari del naso suo, in modo che per nessuno modo se ne poteva cavare; et lo mammolo pareva (che) stesse in periculo.

Menato a santa Chiara, fatto da essa sopra de lui lo segno de la santa croce, subito li cascò quella petrella dal naso, e ‘l mammolo fu liberato.

Adomandata chi ce fu presente, respose che ce furono più Sore, le quali ora sono morte.

Adomandata quanto era stato innanti, respose che non se recordava, però che essa non ce fu presente, quando la santa Madre li fece lo segno de la croce. Ma affermava de saperlo per udito da le altre Sore, e che essa vide quello mammolo sanato in quello dì, ovvero lo dì seguente che fu liberato.

 

2962

19. Anche disse che non credeva che né lei, né nessuna de le Sore potesse pienamente dire la santità e la grandezza de la vita de la santa memoria de madonna Chiara, eccetto che non avesse lo Spirito Santo che glielo facesse dire.

La quale, eziandio quando era gravemente inferma, non volle mai lasciare le sue consuete orazioni.

 

Come per le orazioni de santa Chiara fu liberato

lo monasterio da li Saraceni

 

2963

20. Anche disse che, essendo una volta, al tempo de la guerra de Assisi(40), certi Saraceni montati su nel muro e discesi de la parte dentro nel chiostro de Santo Damiano la predetta santa Madre madonna Chiara, la quale allora era gravemente inferma, se levò su nel letto e fece chiamare le Sore, confortandole che non temessero. E fatta la orazione, lo Signore liberò da li nemici el monasterio e le Sore. E quelli Saraceni, li quali già erano intrati, se partirono.

 

2964

21. Anche disse che, per le virtù e grazie che Dio aveva poste in lei, tutti quelli che la cognoscevano, la tenevano come santa.

 

2965

22. Anche disse che specialmente essa tanto amò la povertà, che né papa Gregorio, né lo vescovo Ostiense(41) poddero mai fare che essa fusse contenta de recevere alcuna possessione.

Anzi, essa beata Chiara fece vendere la sua eredità e darla alli poveri.

Adomandata come sapesse queste cose, respose che essa fu presente e udì quando da messere lo Papa preditto, le si diceva che volesse recevere le possessioni; lo quale Papa venne personalmente al monasterio de Santo Damiano.

 

2966

23. Anche disse che la preditta Madre santa Chiara cognobbe per spirito che una de le Sore sue, chiamata sora Andrea, avendo certe scrofole nella gola, una notte con le proprie mani se strense la gola, in modo che perdette la parola. Unde essa subito mandò una Sora a lei, ad ciò che le desse succurso et adiutorio(42).

 

Terza testimonia

 

2967

1. Sora Filippa figliola già de messere Leonardo de Gislerio(43), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che, dopo quattro anni da poi che santa Chiara venne alla Religione per predicazione de santo Francesco, essa testimonia intrò in quella Religione medesima, però che la preditta santa li propose come el nostro Signore Iesu Cristo per la salute de la umana generazione sostenne passione e morì in croce.

E così essa testimonia, compunta, consentì de essere nella Religione e insieme con essa fare penitenzia.

E stette con la preditta madonna Chiara da quello tempo per fine al dì della sua morte, quasi per trenta otto anni.

 

2968

2. E disse che tanta fu la santità de la vita e la onestà delli costumi de essa beata Madre, che né lei né alcuna de le Sore la poteria pienamente esplicare. Imperò che essa madonna Chiara, come ella fu vergine dalla infanzia sua, così vergine dal Signore eletta permase. E che né apo essa testimonia, né apo le altre Sore, non è alcuna dubitazione de la santità sua.

Anche più, che prima che santa Chiara intrasse nella Religione, era tenuta per santa da tutti quelli che la cognoscevano. E questo era per la molta onestà de la vita, e per le molte virtù e grazie, le quali lo Signore Dio aveva poste in lei.

 

De la conversazione de santa Chiara nel monasterio

 

2969

3. E disse anche questa testimonia che, da poi che santa Chiara intrò nella Religione, lo Signore le aumentò le virtù e le grazie, imperò che sempre fu molto umile e devota, benigna e molto amatrice de la povertà, avendo compassione alle afflitte.

Era assidua in orazione e la conversazione sua e lo suo parlare sempre era de le cose de Dio, tanto che mai prestava la sua lingua né le sue orecchie alle cose mundane.

 

2970

4. Castigava lo corpo suo con li asperi vestimenti, avendo alcuna volta le vesti fatte de corde de crini o de coda de cavallo. Et aveva una tonica et uno mantello de lazzo vile. Lo letto suo era de sarmenti de le vigne, e de questi fu contenta per alcuno tempo.

 

2971

5. Anche affliggeva el corpo suo non mangiando alcuna cosa tre dì de la settimana, cioè la seconda, quarta e sesta feria; e nelli altri dì degiunava a pane et acqua.

 

2972

6. Nondimeno sempre era allegra nel Signore, e mai se vedeva turbata, e la sua vita era tutta angelica. E tanta grazia li aveva data el Signore, che spesse volte quando le Sore sue se infirmavano, essa beata, fatto lo segno de la croce con la sua mano, le liberava.

 

2973

7. Anche disse che essa beata Madre ebbe specialmente la grazia de molte lacrime, avendo grande compassione alle Sore et alli afflitti. E specialmente effundeva molte lacrime quando receveva el corpo del nostro Signore Iesu Cristo.

 

2974

8. Adomandata come sapesse tutte le preditte cose, respose: perché essa testimonia fu la terza Sora de essa madonna Chiara, e che la cognosceva da la sua puerizia, e dal preditto tempo in poi sempre stette con lei, e vide le preditte cose.

 

2975

9. Anche disse che tanta fu la umilità de essa beata Madre, che desprezzava al tutto se medesima, e ponevase innante le altre Sore, facendose inferiore de tutte, servendo a loro, dando l’acqua alle mani e lavando le sedie de le Sore inferme con le proprie mani, e lavando li piedi eziandio de le Serviziali.

Unde, una volta, lavando li piedi de una Serviziale del monasterio, li volse baciare li piedi, e quella ritirò lo piede a sé manco che discretamente; e così ritirando(lo) percosse la santa Madre col piede nella bocca. E nondimeno essa per sua umilità non restò per questo, ma baciò la pianta del piede de la detta Serviziale.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che le vide, però che ce fu presente.

 

De una Sora che fu liberata da una fistola

 

2976

10. Adomandata questa testimonia chi furono quelle Sore guarite da la beata Chiara col segno de la croce, disse che fu sora Benvenuta de madonna Diambra, la quale, avendo avuta per dodici anni una piaga grande sotto el braccio, la quale se chiamava fistola, fattoli dalla preditta madonna lo segno de la croce con la orazione del Signore, cioè el Pater nostro, fu liberata da essa piaga.

 

2977

11. Anche disse che sora Amata(44), monaca del detto monasterio, era gravemente inferma de idropisia e de febbre, et aveva el ventre grandissimo. Recevuto che ebbe dalla santa Madre lo segno de la croce, et avendola toccata con le mani sue, la mattina seguente fu guarita, in tanto che li rimase el corpo piccolo, come de una persona ben sana.

Adomandata come lo sapesse, respose che essa vide quando la santa Madre li fece lo segno de la croce et toccolla, e vide che era stata longo tempo innanzi inferma, e lo dì seguente preditto e così da poi la vide sana.

 

2978

12. De frate Stefano liberato, disse quello medesimo che aveva detto sora Benvenuta, testimonia de sopra(45).

 

2979

13. Anche disse che tanto fu amatrice de la povertà, che quando li elemosinarii del monasterio(46) reportavano per limosina li pani sani, essa reprendendoli li ricercava, dicendo: «Chi ve ha dati questi pani sani?». E questo diceva perché amava più recevere per elemosina li pani rotti che li sani.

 

2980

14. E mai non podde essere indotta né dal Papa, né dal vescovo Ostiense, che recevesse possessione alcuna. E lo Privilegio de la povertà, lo quale li era stato concesso, lo onorava con molta reverenzia et guardavalo bene e con diligenzia, temendo de non lo perdere.

 

Come santa Chiara liberò uno mammolo da la febbre

 

2981

15. Anche disse la preditta testimonia che uno mammolo, figliolo de messere Giovanni de maestro Giovanni, procuratore de le Sore(47), aveva la febbre gravemente; lo quale fu menato alla preditta Madre santa Chiara: e, recevuto che ebbe da lei lo segno de la croce, fu liberato.

Adomandata come lo sapesse, respose: perché fu presente quando lo mammolo venne e quando la beata Madre lo toccò e feceli lo segno de la croce.

Adomandata se quello mammolo allora aveva la febbre, e se essa lo vide da poi guarito, respose che pareva, e così se diceva, che esso allora aveva la febbre e da poi non lo vide più, perché el mammolo uscì allora del monasterio; ma el padre suo li disse che subito fu guarito(48).

 

Come liberò sora Andrea da le scrofole

 

2982

16. Disse anche essa testimonia che, patendo una delle Sore, chiamata sora Andrea da Ferrara, le scrofole nella gola, la preditta madonna Chiara cognobbe per spirito che essa era molto tentata per volerne guarire. Unde, una notte, essendo essa sora Andrea de sotto nel dormitorio, in tale modo e sì fortemente se strense la gola con le proprie mani, che perdette el parlare: e questo cognobbe la santa Madre per spirito. Unde incontanente chiamò essa testimonia, la quale dormiva lì appresso e disseli: «Descende presto de sotto nel dormitorio, ché sora Andrea sta inferma gravemente; scaldale uno ovo e daglielo a bere; e come avrà riavuto lo parlare, menala a me». E così fu fatto.

E recercando essa madonna de essa sora Andrea che avesse avuto o che avesse fatto, essa sora Andrea non li voleva dire. Unde la memorata madonna li disse ogni cosa per ordine come li era intervenuto. E questo fu divulgato intra le Sore.

 

Come liberò una Sora dalla surdità e lo monasterio

dalli Saraceni

 

2983

17. Anche disse essa testimonia che madonna Chiara liberò una sora, chiamata sora Cristiana, da la surdità de una orecchia, la quale aveva sostenuta longo tempo(49).

 

2984

18. Anche disse che, al tempo della guerra de Assisi, temendo molto le Sore lo advenimento de quelli Tartari e Saraceni ed altri inimici de Dio e de la santa Chiesa, la predetta beata Madre le incominciò a confortare, dicendo: «Sorelle e figliole mie, non vogliate temere, però che, se Iddio sarà con noi, li inimici non ce potranno offendere. Confidateve nel Signore nostro Iesu Cristo, però che esso ce liberarà. Et io voglio essere vostra recolta(50) che non ne faranno alcun male: e se essi verranno, ponete me innanti a loro».

Unde uno dì, sopravvenendo li inimici alla destruzione della città de Assisi, certi Saraceni montarono sopra lo muro del monasterio e descesero nel chiostro; unde le preditte sore temevano grandemente. Ma la santissima Madre tutte le confortava e desprezzava le forze loro, dicendo: «Non vogliate temere: però che non ce potranno nuocere». E, detto questo, recurse allo adiutorio della usata orazione. La forza de la quale orazione fu tanta che l’inimici preditti Saraceni senza fare alcuna lesione se partirono come fossero stati cacciati, in tanto che non toccarono alcuno de la casa.

Adomandata come sapesse le predette cose, respose: perché ce era stata presente.

Adomandata del mese e del dì, disse che non se recordava(51).

 

2985

19. Anche disse che, quando Vitale de Aversa, mandato da lo imperatore con grande esercito venne ad assediare la città de Assisi, se temeva molto, secondo che ad essa madonna Chiara era stato referito, che la città (non) fosse presa e pericolata, però che esso Vitale aveva detto che non se parteria per fino che non avesse preso la città.

Le quali cose avendo intese essa madonna, confidandose della potenzia de Dio, fece chiamare tutte le Sore e fecese portare de la cenere, e con essa coperse tutto lo capo suo, lo quale se aveva fatto tondire.

E poi essa medesima pose la cenere sopra li capi de tutte le Sore, e comandò loro che tutte andassero alla orazione, ad ciò che lo Signore Dio liberasse la città preditta.

E così fu fatto; imperò che lo dì sequente, de notte, lo detto Vitale se partì con tutto lo suo esercito(52).

 

2986

20. Anche disse essa testimonia che, essendo la preditta madonna et santa Madre presso alla morte, una sera de notte seguendo el sabato(53), essa beata Madre incominciò a parlare, dicendo così: «Và secura in pace, però che averai bona scorta: però che quello che te creò, innanti te santificò; e poi che te creò, mise in te lo Spirito Santo e sempre te ha guardata come la madre lo suo figliolo lo quale ama». Et aggiunse: «Tu, Signore, sii benedetto, lo quale me hai creata».

E molte cose disse parlando de la Trinità, così sutilmente che le Sore non la potevano bene intendere.

 

2987

21. E dicendo essa testimonia ad una Sora che era lì: «Tu, che hai bona memoria, tieni bene a mente quello che la madonna dice»: et essa madonna udì quella parola e disse alle Sore che erano lì presenti: «Tanto terrete a mente queste cose, che ora dico, quanto ve concederà quello che me le fa dire».

 

2988

22. Anche una Sora, chiamata Sora Anastasia, domandò (ad) essa madonna con chi o a chi parlava quando disse le prime parole dette de sopra; a la quale essa respose: «Io parlo a l’anima mia».

 

2989

23. Et aggiunse essa testimonia che per tutta la notte de quello dì, nel quale essa passò de questa vita, ammonì le Sore predicando a loro. E nella fine fece la confessione sua tanto bella e bona, che essa testimonia non la aveva mai udita tale. E questa confessione fece perché dubitava (non) avere offeso in qualche cosa la fede promessa nel battesimo.

 

2990

24. Et messere Innocenzio papa la venne a visitare(54) essendo inferma gravemente. Essa disse poi alle Sore: «Figliole mie, rendete laude a Dio, però che el cielo e la terra non basterà a tanto benefizio che ho recevuto da Dio, imperò che oggi ho recevuto Lui nel Santo Sacramento et anche ho veduto lo suo Vicario».

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: perché le vide e fu presente.

Adomandata quanto tempo fu questo, innante alla morte de essa madonna Chiara, respose: pochi dì.

 

2991

25. Disse anche la detta testimonia che essa madonna Chiara fu tanto sollicita nella contemplazione, che nel dì del venerdì santo, pensando essa sopra la passione del Signore, stette quasi insensibile per tutto quello dì et grande parte de la notte seguente.

 

2992

26. Del vaso de l’olio disse quello medesimo che avevano detto le testimonie sopra dette con giuramento per udito.

 

2993

27. Anche adomandata de le altre Sore che furono guarite, respose che ne erano state guarite più, le quali poi erano morte.

 

De li presagi de le cose da venire

 

2994

28. Anche disse la detta testimonia che essa madonna Chiara riferì alle Sore che, quando la sua madre era gravida de lei, andò nella chiesa e, stando denante alla croce, mentre che attentamente orava, pregando Dio che la sovvenisse et adiutasse nel periculo del parto, audì una voce che le disse: «Tu parturirai uno lume che molto illuminerà el mondo».

 

2995

29. Riferiva anche essa madonna Chiara che una volta, in visione, le pareva che essa portava a santo Francesco uno vaso de acqua calda, con uno asciugatoio da asciugare le mani. E saliva per una scala alta: ma andava così leggeramente, quasi come andasse per piana terra. Et essendo pervenuta a santo Francesco, esso santo trasse dal suo seno una mammella e disse ad essa vergine Chiara: «Vieni, ricevi e suggi». Et avendo lei succhiato, esso santo la ammoniva che suggesse un’altra volta; et essa suggendo, quello che de lì suggeva era tanto dolce e dilettevole che per nessuno modo lo poteria esplicare.

Et avendo succhiato, quella rotondità ovvero bocca de la poppa, donde esce lo latte, remase intra li labbri de essa beata Chiara; e pigliando essa con le mani quello che li era remaso nella bocca, le pareva che fusse oro così chiaro e lucido, che ce se vedeva tutta, come quasi in uno specchio.

 

Del mirabile audito de santa Chiara

 

2996

30. Narrava ancora la preditta madonna Chiara come, ne la notte de la Natività del Signore prossimamente passata(55), non potendo essa per la grave infermità levarse del letto per intrare nella cappella, le Sore andaro(no) tutte al Mattutino al modo usato, lassando lei sola.

Allora essa madonna suspirando disse: «O Signore Dio, ecco che so’ lassata sola ad te in questo loco».

Allora subitamente incominciò ad udire li organi e responsori e tutto lo offizio delli frati della chiesa de santo Francesco, come se fusse stata lì presente.

 

2997

31. Questi e molti altri miraculi per detto et udito riferiva questa testimonia de la sopraddetta madonna Chiara, la quale fu prima Madre et Abbadessa del monasterio de Santo Damiano, e fu la prima in esso Ordine.

Nobile de generazione e parentado, e ricca nelle cose del mondo: la quale tanto amò la povertà, che tutta la sua eredità vendette e distribuì alli poveri. E tanto amò esso Ordine, che non volle mai lasciare una minima cosa circa la osservanzia del preditto Ordine eziandio quando stava inferma.

 

2998

32. E nella fine de la vita sua, chiamate tutte le Sore sue, lo’ raccomandò attentissimamente lo Privilegio de la povertà. E desiderando essa grandemente de avere la regola de l’Ordine bollata, pure che uno dì potesse ponere essa bolla alla bocca sua e poi de l’altro dì morire: e come essa desiderava, così le addivenne, imperò che venne uno frate con le lettere bollate, la quale essa reverentemente pigliando, ben che fusse presso alla morte, essa medesima se puse quella bolla alla bocca per baciarla(56).

E poi lo dì sequente passò de questa vita al Signore la preditta madonna Chiara, veramente chiara senza macula, senza obscurità de peccato, alla clarità de la eterna luce. La quale cosa essa testimonia e tutte le Sore e tutti li altri che cognobbero la santità sua tengono indubitatamente.

 

Quarta testimonia

 

2999

1. Sora Amata de messere Martino da Coccorano(57), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che era circa venticinque anni che essa era stata in questa Religione; e cognobbe santa Chiara, et essa testimonia intrò nella Religione per ammonizione et esortazione de essa santa. La quale le diceva che essa aveva adomandato a Dio grazia per lei, che non permettesse che essa fusse ingannata dal mondo, e che non rimanesse nel seculo.

Et essa testimonia fu nepote carnale de essa santa, unde l’ha tenuta come madre.

 

3000

2. E cognosceva la sua conversazione et aveva audito come se era convertita; e che, per esortazione e predicazione de santo Francesco aveva presa la Religione: benché prima che pigliasse la Religione era tenuta santa da tutti quelli che la cognoscevano, per le molte grazie e virtude le quali Dio li aveva donate, sì come de lei udiva per pubblica fama.

 

3001

3. E da poi che la preditta testimonia intrò nella Religione, stette sempre con lei; unde cognobbe la santità della conversazione de la vita sua, la quale santità, che era nelli doni de Dio e nelle virtù che Dio li aveva date, per nessuno modo lei le averia potute esplicare, però che tutte insieme erano in lei: la verginità somma, la benignità, la mansuetudine, la compassione verso le Sore sue et anche de li altri.

 

3002

4. E nella orazione et contemplazione era assidua; e quando essa tornava da la orazione, la faccia sua pareva più chiara e più bella che ‘l sole. E le sue parole mandavano fora una dolcezza inenarrabile, in tanto che la vita sua pareva tutta celestiale.

 

3003

5. Nella parcità delli cibi era tanto stretta, che pareva fusse nutrita da li Angeli. Essa certamente affliggeva el corpo suo, in tanto che tre dì de la settimana, cioè el lunedì, el mercordì e ‘l venardì non mangiava nessuna cosa, e nelli altri dì degiunava a pane et acqua, per sino a quello tempo che santo Francesco li comandò che nelli preditti dì che non mangiava niente, mangiasse qualche cosa. Et allora, per fare la obbedienzia, mangiava un poco de pane e beveva uno poco de acqua(58).

 

3004

6. Della asperità de le vesti e del letto, disse quello medesimo che aveva detto sora Filippa testimonia detta de sopra.

 

Come essa fu liberata da la febbre, da la tosse e da la idropisia

 

3005

7. Anche disse essa testimonia che, essendo lei gravemente inferma de idropisia, febbre e tosse, et aveva dolore in uno lato, santa Chiara li fece lo segno de la croce con la sua mano, e subito la liberò.

Adomandata che parole diceva essa santa, respose che, avendole posto la mano sopra, pregò Dio che, se era el meglio per l’anima sua, la liberasse da quelle infermitade. E così incontanente fu liberata.

Adomandata quanto tempo innante era stata inferma, disse che era stata per tredici mesi; ma da poi non ebbe più la detta infermitade. Aveva allora el ventre enfiato grandemente, per modo che a pena poteva inchinare el capo.

E così, per li meriti de essa santa, el Signore la liberò perfettamente.

 

Come liberò una Sora da la fistola

 

3006

8. Similmente la detta madonna Chiara liberò certe Sore da le loro infirmitade, fattoli con la sua mano lo segno de la croce.

Adomandata chi furono quelle Sore, respose: sora Benvenuta de madonna Diambra, la quale aveva sotto el braccio certe piaghe grandi, nelle quali se mettevano cinque tasti, et aveva avuta quella infermità undici anni o circa. E fattoli de la sopraddetta madonna lo segno de la croce, fu liberata(59).

Adomandata come sapesse questo, respose che ne uscirono li tasti; et essa da poi non ebbe più quella infirmità.

Adomandata che infirmità era quella, respose che se chiamavano fistole.

 

Come liberò una Sora da la tosse

 

3007

9. Anche disse che un’altra Sora, chiamata sora Cecilia(60), aveva una tosse grave, la quale, subito che cominciava a mangiare, le sopravveniva in modo che pareva se dovesse affogare. Unde la preditta santa Madre, uno certo dì che era la sesta feria, le dette uno poco de focaccia che la mangiasse: la quale quella la prese con grande timore; nondimeno per lo comandamento de la santa Madre la mangiò, e da poi non sentì più quella infirmità.

Adomandata quanto tempo innanti avesse avuta la detta infirmità, respose che non se recordava, ma credeva che la avesse avuta longo tempo.

 

Come liberò una Sora da la sordità de una orecchia

 

3008

10. Disse anche che un’altra, chiamata sora Cristiana(61), era stata sorda da una orecchia molto tempo, eziandio prima che intrasse nel monasterio, e da poi. Nondimeno, essa madonna Chiara toccandole la orecchia sorda e fattole lo segno de la croce, fu liberata. De le altre Sore disse non se recordava, benché più altre ne fussero state liberate.

 

Come liberò uno mammolo da la macchia de l’occhio

 

3009

11. Anche disse che uno mammolo de Perugia aveva nell’occhio una certa macchia che li copriva tutto l’occhio. Unde fu menato a santa Chiara, la quale toccò l’occhio del mammolo e poi li fece lo segno della croce. E poi disse: «Menatelo alla mia madre sora Ortolana (la quale era nel monasterio de Santo Damiano), e faccia sopra de lui lo segno de la croce». La quale cosa fatta, el mammolo fu liberato: onde santa Chiara diceva che la sua madre lo aveva liberato; e per lo contrario la madre diceva che madonna Chiara sua figliola lo aveva liberato. E così ciascheduna dava questa grazia all’altra.

Adomandata quanto tempo innanti aveva veduto el mammolo con quella macchia, respose che lo aveva veduto con quella macchia quando fu portato nel monasterio alla detta madonna Chiara; né innanti lo vide né da poi che fu guarito, però che subito uscì fora del monasterio. Et essa testimonia stette sempre renchiusa nel monasterio per tutto lo tempo sopraddetto.

 

3010

12. Adomandata de la umilità de la preditta santa, disse quello medesimo che aveva detto sora Filippa, testimonia de sopra(62), con giuramento.

 

3011

13. Anche de lo amore de la povertà e de la orazione de essa santa, disse quello medesimo che la detta sora Filippa.

 

3012

14. Disse anche essa testimonia che, temendo le Sore lo advenimento de li Saraceni e Tartari e de li altri infedeli, pregarono la santa Madre che facesse tanto col Signore che lo monasterio loro fusse defeso. Et essa Madre santa lo’ respuse: «Sorelle e figliole mie, non vogliate temere, perché el Signore ve defenderà. Et io voglio essere vostra recolta(63): e se occurrerà che li inimici vengano giù al monasterio, ponete me denanti a loro». E così poi, per le orazioni de tanto santa Madre, lo monasterio, le Sore e la roba rimase senza alcuna lesione.

 

3013

15. De lo assedio e liberazione de la città de Assisi, disse quello medesimo che aveva detto sora Filippa(64).

 

3014

16. Del miraculo de la madre de santa Chiara, e de la visione de santa Chiara e de la mammella de santo Francesco, e del miraculo de la notte de la Natività del Signore: de tutte queste cose disse quello medesimo che sora Filippa(65). Ma ce aggiunse che essa udì da la predetta madonna Chiara, che in quella notte de la Natività del Signore, vide anche el presepio del Signore nostro Iesu Cristo.

 

3015

17. Anche disse essa testimonia che bene el Signore provvide che la prima in quello Ordine fusse tanto santa nella quale non fusse veduto alcuno difetto, ma se vedessero in lei accumulate tutte le virtù e le grazie: in tanto che mentre ancora viveva era tenuta santa da tutti quelli che la cognoscevano. Fu nobile de progenie secondo la carne, ma fu molto più nobile nella osservanza de la santa Religione et Ordine suo. La quale eziandio nel tempo de la sua infermità non volle mai lasciare alcuna cosa de esso Ordine, e così nella sua santità governò sé e le Sore sue quasi per quarantatrè anni.

 

3016

18. Amava le Sore sue come se medesima. Et esse Sore in vita e dopo la morte sua hanno lei in reverenzia come santa e Madre de tutto l’Ordine. E disse anche che de la santità sua e de la sua bontà più erano li beni e le virtù sue che lei sapesse o potesse dire.

 

3017

19. Anche disse che, essendo essa madonna Chiara presso al fine de passare de questa vita, cioè el venardì prossimo innanti la sua morte(66), disse alla testimonia che era rimasta sola con lei: «Vedi tu lo Re della gloria, lo quale vedo io?».

E questo le disse più volte, e pochi dì da poi spirò.

 

3018

20. Anche disse che essa testimonia udì da una donna Pisana, che lo Signore la aveva liberata da cinque demoni per li meriti de santa Chiara, e che li demoni confessavano che le orazioni de essa madonna Chiara li incendiavano. E per questo la detta donna era venuta al monasterio, al loco dove se parla alle Sore(67), ad ciò che rendesse grazie a Dio prima et alla madonna sopra detta.

Adomandata quanto tempo era stato innanti, respose che quattro anni o circa.

 

Quinta testimonia

 

3019

1. Sora Cristiana de messere Cristiano de Parisse, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essendo essa testimonia stata molto tempo sorda da una orecchia, et avendoce fatte molte medicine, le quali non le giovarono mai niente, l’ultimo santa Chiara segnò el capo suo col segno de la croce et toccolli la orecchia. E così la orecchia sua li fu aperta, in tanto che udiva molto bene.

Adomandata quanto tempo era che questo fu fatto, disse che era circa un anno.

Adomandata del mese e del dì, respose: del mese de giugno o de luglio; del dì non se recordava.

 

3020

2. Anche disse essa testimonia che per nessuno modo saperia esplicare la santità de la vita de essa madonna Chiara e la onestà de li suoi costumi. Con ciò sia cosa che, come essa credeva fermamente, lei fusse stata piena de grazie e de virtude e de sante operazioni. E credeva che tutto quello de santità che se pò dire de alcuna santa donna dopo la Vergine Maria, in verità se possa dire de lei; ma era a lei impossibile potere raccontare tutte le sue virtù e grazie.

 

3021

3. De la liberazione de sora Benvenuta da le piaghe, disse quello medesimo che aveva detto sora Amata, testimonia de sopra.

 

3022

4. Anche disse che non erano finiti ancora sette anni che essa testimonia era intrata nel monasterio.

 

3023

5. Disse anche che, essendo cascato uno uscio del monasterio, lo quale era molto greve, addosso alla preditta madonna Chiara, una Sora, chiamata sora Angeluccia da Spoleto(68), chiamò forte, temendo che (non) la avesse morta, imperò che essa per se medesima non poteva levare quello uscio che tutto stava sopra essa madonna. Unde essa testimonia e le altre Sore cursero: e vide essa testimonia che ancora lo uscio le stava addosso, lo quale era de tanta gravezza che appena tre frati lo poddero levare e reponere nel loco suo.

Nondimeno essa madonna disse che non le aveva fatto alcuno male, ma era stato sopra de lei come fusse stato uno mantello.

Adomandata quanto tempo innanti era stato questo, respose: che erano sette anni o circa, nel mese del luglio, nella ottava de santo Pietro.

 

Sesta testimonia

 

3024

1. Sora Cecilia figliola de messere Gualtieri Cacciaguerra(69) da Spello, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa udì la santa memoria de madonna Chiara, già abbadessa del predetto monasterio, che potevano essere quarantatrè anni o circa che essa madonna era stata nel regimento de le Sore. E dopo tre anni essa testimonia intrò nella Religione, dopo che la predetta madonna per la predicazione de santo Francesco intrò nella Religione.

Et essa testimonia ce entrò per le esortazioni de essa madonna Chiara e de la bona memoria de frate Filippo(70).

E da quello tempo in qua, poi che furono anni quaranta, stette sotto il santo regimento de la detta madonna Chiara, de la vita de la quale, quanto fusse laudabile e maravigliosa, e de la sua santa conversazione essa testimonia non era sufficiente a parlarne pienamente.

 

3025

2. Però che Iddio la elesse in madre de le vergini e prima e principale abbadessa de l’Ordine, ad ciò che essa guardasse il gregge e con lo suo esemplo confirmasse nel proposito de la santa Religione le altre Sore de li monasteri de esso Ordine. E certamente essa fu diligentissima circa la esortazione e guardia de le Sore, avendo compassione de le Sore inferme; et era sollicita circa de li loro servizi, sottomettendosi umilmente eziandio alle minime Serviziali, disprezzando sempre se medesima.

 

3026

3. Era vigilante in orazione in contemplazione sublime, in tanto che alcuna volta, tornando essa da la orazione, la sua faccia pareva più chiara che lo usato, e da la bocca sua ne usciva una certa dolcezza.

 

3027

4. Nella orazione aveva abbondanza di lacrime, e con le Sore mostrava letizia spirituale. Mai era turbata, ma con molta mansuetudine e benevolenzia ammaestrava le Sore et alcuna volta, quando era bisogno, reprendeva le Sore diligentemente .

 

3028

5. Non volle mai perdonare al corpo suo; più presto nel giacere e nel vestire fu asperissima; e nel mangiare e nel bere fu strettissima, sì che pareva essa tenesse vita angelica, per tale modo che la sua santità è manifesta a tutti quelli che l’hanno conosciuta ovvero udita.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che stette con lei quasi per quaranta anni, e vide la sua santa vita e conversazione; la quale cosa non podde essere per alcuno modo, se non che lo Signore infuse in lei le sopraddette grazie abbondantemente, e molte altre, le quali non saperìa nominare, de le quali essa era ornata.

 

3029

6. Anche disse che la preditta madonna Chiara era in tanto fervore de spirito, che voluntieri voleva sostenere el martirio per amore del Signore: e questo lo dimostrò quando, avendo inteso che nel Marocco erano stati martirizzati certi frati, essa diceva che ce voleva andare(71). Onde per questo essa testimonia pianse: e questo fu prima che così se infermasse.

Adomandata chi era stato presente a questo, respose che quelle che furono presenti, erano morte.

 

3030

7. De la umilità de la preditta santa, e de la asperità del letto e de le vesti, e de la sua astinenzia e del digiuno, disse quello medesimo che aveva detto sora Filippa.

Et anche ce aggiunse che con le mani sue lavava le sedie de le Sore inferme, nelle quali alcuna volta erano li vermini. E come essa medesima madonna diceva, non sentiva de ciò alcuno fetore, ma più presto ne sentiva bono odore.

 

3031

8. Anche disse che lo Signore le aveva data grazia che, fatto lo segno de la croce con la sua mano, aveva guarite più Sore da le loro infermità, cioè sora Amata, sora Benvenuta, sora Cristiana, sora Andrea, come disse sora Filippa, la quale de sopra rendette testimonianza; e liberò essa medesima sora Cecilia, come disse sora Amata.

 

3032

9. E vide alcuni altri, li quali furono portati al monasterio a la preditta santa Madre ad essere curati; et essa fece lo segno de la croce sopra de loro, e furono liberati.

Nondimeno non li sapeva nominare, né li vide da poi, né prima li aveva mai veduti: però che essa testimonia stette sempre renchiusa nel monasterio.

 

3033

10. De lo amore de la povertà e de la virtù de la orazione de essa madonna Chiara, e de la liberazione de la città e del monasterio, disse quello medesimo che sora Filippa.

 

3034

11. Anche disse che sempre, quando era per venire qualche periculo, tutte le Sore, per comandamento della santa Madre, recurrevano a lo adiutorio de la orazione.

 

3035

12. Disse anche essa testimonia che essa udì da la madre de santa Chiara che, essendo essa gravida de questa figliola, e stando denanti alla croce a pregare che lo Signore la aiutasse nel periculo del parto, audì una voce, la quale le disse che essa partorirebbe uno grande lume, lo quale grandemente illustrerà el mondo.

Adomandata quanto tempo era che da essa lo aveva udito, respose che fu circa quello tempo nel quale santo Francesco passò de questa vita(72).

 

3036

13. Anche disse de la visione de la mammella de santo Francesco, quello che sora Filippa, eccetto che non se recordava de quello che essa aveva detto de la bocca de la mammella, che santa Chiara retenne ne la bocca sua.

 

3037

14. Anche disse che la detta madonna Chiara, non volendo mai per alcuno tempo stare oziosa, eziandio nel tempo de la sua infermità, de la quale passò de questa vita, se faceva levare a sedere nel letto e filava. Del quale (filato) poi fece fare panno sottile e de quello ne fece fare molti corporali e le case(73) per tenerli, coperte de seta o de sciamito; e poi li mandò al Vescovo de Assisi che li benedicesse; e poi li mandò a le chiese de la città e del Vescovado de Assisi.

E come essa credeva, furono dati per tutte le chiese.

 

3038

15. Anche disse che la preditta madonna Chiara aveva spirito de profezia, però che, mandando uno dì santo Francesco cinque donne che fussero ricevute nel monasterio, santa Chiara se levò su e ne recevette quattro de loro, ma la quinta disse che non la voleva recevere, perché non persevererebbe nel monasterio, se eziandio ce stesse tre anni. Ma, avendola poi per la molta importunità recevuta, la preditta donna appena ce stette per mezzo anno.

Adomandata chi fu quella donna, respose che fu madonna Gasdia figliola de Taccolo. E questo fu mentre che santo Francesco ancora viveva.

Adomandata chi fu presente quando santa Chiara disse quelle parole, respose che c’era sora Agnese sua sorella, la quale è poco che passò de questa vita(74); de l’altre Sore non se recordava.

 

De la maravigliosa refezione

 

3039

16. Anche disse che uno dì, non avendo le Sore se non mezzo pane, la metà del quale innanzi era stata mandata alli frati, li quali stavano de fora(75), la preditta madonna comandò ad essa testimonia che de quello mezzo pane ne facesse cinquanta lesche(76) et le portasse alle Sore, che erano andate alla mensa. Allora disse essa testimonia alla preditta madonna Chiara: «Ad ciò che de questo se ne facessero cinquanta lesche, saria necessario quello miraculo del Signore, de cinque pani e due pesciii«.

Ma essa madonna le disse: «Và et fà come io te ho detto». E così el Signore moltiplicò quello pane per tale modo che ne fece cinquanta lesche bone e grandi, come santa Chiara le aveva comandato.

 

3040

17. Anche dell’uscio che cadde sopra essa madonna e come lei rimase senza lesione, in ogni cosa disse quello medesimo che aveva detto sora Cristiana, dicendo che essa lo aveva veduto quando le stava addosso.

 

Settima testimonia

 

3041

1. Sora Balvina de messere Martino da Coccorano(77), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa testimonia fu nel monasterio de Santo Damiano trentasei anni e più, sotto lo regimento de la santa memoria de madonna Chiara, allora abbadessa del preditto monasterio, la vita e conversazione de la quale lo Signore Dio la adornò de molti doni e virtù, le quali per nessuno modo se poteriano contare.

 

3042

2. Imperò che essa madonna stette vergine da la sua natività; intra le Sore essa era la più umile de tutte et aveva tanto fervore de spirito, che voluntieri per lo amore de Dio averia portato el martirio per la defensione de la fede e de l’Ordine suo. E prima che essa se infermasse, desiderava de andare alle parti del Marocco, dove se diceva che erano menati li frati al martirio.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che essa testimonia stette con essa per tutto lo preditto tempo, e vedeva et udiva lo amore de la fede e de l’Ordine che aveva la preditta madonna.

 

3043

3. E disse come essa era diligentissima e molto sollecita nella orazione e nella contemplazione e nella esortazione delle Sore; e circa de questo aveva tutta la intenzione sua.

 

3044

4. De la sua umilità e de la virtù delle sue orazioni e de l’asperità del vestire e del letto e de l’astinenza e del degiuno, disse tutto quello che ne aveva detto sora Filippa(78), eccetto che non le vide lo letto de li sarmenti, ma lo intese dire che lo aveva avuto per alquanto tempo. Nondimeno vide che aveva lo letto de una tavola assai vile.

 

3045

5. Anche de lo lavare le sedie de le Sore inferme, disse quello medesimo che aveva detto sora Cecilia.

 

3046

6. De la liberazione de la città de Assisi, avendola assediata Vitale de Aversa e de la liberazione del monasterio da li Saraceni e da li altri inimici per le sue orazioni, disse quello medesimo che sora Filippa.

 

3047

7. Anche de li miraculi fatti verso le Sore sue, fatto sopra de loro lo segno de la croce con la mano sua, disse quello medesimo che la preditta sora Filippa. Et aggiunse che similmente fu liberata sora Benvenuta da Perugia da quella infirmità de che aveva perduta la voce, da la preditta santa, la quale le fece lo segno de la croce.

Adomandata in quale modo lo sapesse, respose che lo udì da lei medesima.

 

3048

8. De lo amore e Privilegio de la povertà, disse quello medesimo che la preditta sora Filippa.

 

3049

9. Anche disse questa testimonia che essa udì da la preditta madonna Chiara che, nella notte de la Natività del Signore prossimamente passata(79), lei udì el mattutino et li altri divini uffici che se facevano in quella notte nella chiesa de Santo Francesco, come se essa fusse stata lì presente. Unde diceva alle Sore sue: «Voi me lassaste qui sola, andando nella cappella ad udire el mattutino, ma lo Signore me ha ben provveduta, perché non me poteva levare del letto».

 

3050

10. Et anche disse che essa udì da la preditta madonna la visione della mammella de santo Francesco, come dice sora Filippa.

 

3051

11. Anche disse essa testimonia che lei per la sua simplicità non saperia per alcuno modo dire li beni et le virtude che erano in essa, cioè: la sua umilità, la benignità, la pazienzia e le altre virtude, de le quali essa abbondava, in tanto che lei credeva fermamente che, da la Vergine Maria in qua, niuna donna fusse de maggiore merito che essa madonna.

Adomandata come sapesse questo, respose che de molte altre Sante aveva udito nelle loro leggende la santità loro, ma de questa madonna Chiara vide la santità de la sua vita per tutto lo preditto tempo, eccetto uno anno e cinque mesi, nelli quali, per comandamento de essa madonna Chiara, stette nel monasterio de Arezzo(80), in compagnia de una donna la quale era stata mandata là.

Et essa testimonia, perché era nepote carnale de santa Chiara, attendeva diligentemente a la sua vita e costumi, la quale vita considerata, le pareva molto maravigliosa.

Adomandata perché le pareva maravigliosa, respose: per la molta astinenzia, la quale non pareva se dovesse potere fare da uomo, e per le altre quasi infinite maravigliose cose, le quali Dio operava per lei et in lei, sì come è detto de sopra.

 

Come liberò una Sora da dolore de febbre e da una postema

 

3052

12. Et aggiunse essa testimonia che lei medesima, essendo inferma, una notte era molto afflitta de uno grave dolore nell’anca; incominciò a dolerse e lamentarse. Et essa madonna le domandò che aveva. Allora essa testimonia le disse lo suo dolore, et essa Madre le si gettò diritto sopra quella anca nel loco del dolore, e poi ce pose uno panno che aveva sopra lo capo suo, e subitamente el dolore al tutto se partì da lei.

Adomandata quanto tempo fusse che questo era stato, respose: sono dodici anni e più.

Adomandata chi ce era presente, respose che era essa testimonia sola con lei in una camera, dove essa soleva stare alla orazione. Del mese e del dì ovvero notte, non se recordava.

 

3053

13. Un’altra volta, innanti al preditto tempo, essa testimonia per la preditta santa Chiara fu liberata dalla febbre continua e da una postema che aveva nel petto dal canto destro, con ciò sia cosa che le Sore credettero che lei morisse. E questo fu sono già venti anni.

Adomandata quanto la aveva avuta, respose: tre dì.

 

3054

14. Anche disse che essa testimonia udì da una donna che lo Signore la aveva liberata da cinque demoni, per li meriti della detta santa.

Adomandata donde era quella donna, respose che era da Pisa, secondo che diceva quella donna, la quale venne al monasterio dove se parla a le Sore, per rendere grazie a Dio et alla preditta santa.

Adomandata quanto tempo era, respose: sono circa quattro anni. E diceva essa donna che li demoni dicevano: Le orazioni de quella santa ce incendono.

 

Ottava testimonia

 

3055

1. Sora Lucia da Roma, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che tanta fu la santità e la bontà de madonna Chiara, già abbadessa del monasterio de Santo Damiano, che per nessuno modo lo poteria dire appieno.

Adomandata in che cosa fu questa santità e bontà, respose che fu nella molta sua umilità, nella benignità, onestà e pazienzia.

 

3056

2. Adomandata quanto tempo essa fusse stata nel monasterio, respose che, quanto alle bone operazioni, secondo a lei pareva, ce era stata poco; ma secondo el tempo ce era stata tanto che non se recordava. Imperò che essa madonna Chiara la recevette nel monasterio per amore de Dio che era molto piccola.

E disse che sempre vide essa madonna Chiara conversare in grande santitade.

 

3057

3. Adomandata in che santitade, respose: in molta macerazione de la carne sua e molta asperità de la vita. Et in quanto lei poteva, se studiava de piacere a Dio et ammaestrare le Sore sue nello amore de Dio, et aveva molta compassione per le Sore nell’anima e nel corpo. Et aggiunse essa testimonia che, se lei non avesse la scienza de li santi, non poteria esprimere quella bontà e santità che lei vide in essa madonna Chiara.

 

3058

4. E disse che udì che lo Signore liberò più Sore per li suoi meriti. Ma essa non ce fu presente, perché fu inferma.

 

Nona testimonia

 

3059

1. Sora Francesca de messere Capitaneo da Col de Mezzo(81), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa testimonia stette nel detto monasterio anni ventuno e tanto più, quanto era dal mese de maggio passato in qua, al tempo de santa Chiara, abbadessa allora del detto monasterio. E disse che se lei avesse tanta sapienzia quanta ebbe Salomone e tanta eloquenzia quanta de santo Paulo, non credeva potere dire appieno la bontà e la santità che per tutto lo preditto tempo aveva veduta in essa madonna Chiara.

 

3060

2. Adomandata che vide in lei, respose che una volta, essendo li Saraceni intrati nel chiostro del detto monasterio, essa madonna se fece menare per fino ad lo uscio del refettorio, e fecese portare innanti una cassetta dove era el santo Sacramento del Corpo del nostro Signore Iesu Cristo. E gittandosi prostrata in orazione in terra, con lacrime orò, dicendo queste parole intra le altre: «Signore, guarda tu queste tue serve, però che io non le posso guardare». Allora essa testimonia audì una voce de maravigliosa soavità, la quale diceva: «Io te defenderò sempre mai!». Allora la preditta madonna orò anche per la città, dicendo: «Signore, piacciate defendere anche questa città». E quella medesima voce sonò e disse: «La città paterà molti periculi, ma sarà defesa». Et allora la madonna preditta se voltò alle Sore e disse a loro: «Non vogliate temere, però che io sono a voi recolta(82), che ora non averete alcuno male, né anche per lo avvenire in altro tempo, per fine che vorrete obbedire alli comandamenti de Dio». Et allora li Saraceni se partirono per tale modo, che non fecero alcuno nocumento o danno.

Adomandata quanto tempo era stato innanti, respose che non se recordava.

Adomandata anche del mese, del dì e de l’ora, respose: del mese de settembre e, secondo (che) le pareva, fu de venardí, quasi nella ora de terza.

Adomandata chi ce era presente, respose: le Sore le quali stavano alla orazione.

Adomandata che altre Sore udirono quella voce, respose che la udì essa testimonia et un’altra Sora, la quale è morta, però che esse sostenevano essa madonna.

Adomandata come lei sapesse che quella altra Sora udisse quella voce, respose: però che essa Sora lo diceva. E santa Chiara in quella sera le chiamò tutte due e comandò loro che, mentre essa vivesse, non lo dicessero a persona alcuna.

Adomandata del nome de quella Sora, la quale diceva che era morta, respose che se chiamava sora Illuminata da Pisa(83).

 

3061

3. Anche disse che, essendo un’altra volta detto da alcuno alla preditta madonna Chiara che la città de Assisi doveva essere tradita(84), essa madonna chiamò le Sore sue e disse a loro: «Molti beni avemo recevuti da questa città, et imperò dovemo pregare Dio che esso la guardi». Unde comandò che la mattina per tempo venissero a lei; e così le Sore come lo’ era stato comandato, vennero la mattina per tempo denanti a lei. Et essendo venute, la preditta madonna se fece portare de la cenere, e puse giù tutti li panni del capo suo, e così fece fare a tutte le altre Sore. E poi prendendo la cenere, ne puse prima sopra lo capo suo, in grande quantitade, che se lo aveva fatto tondire novamente; e poi ne puse sopra li capi de tutte le Sore. E fatto questo, comandò che tutte andassero alla orazione nella cappella; et in tale modo fu fatto, che nel sequente dì, la mattina, se partì quello esercito, essendo rotto e sconquassato. E da poi la città de Assisi non ha avuto più alcuno esercito sopra di sé. Et in quello dì de la orazione, le Sore fecero astinenza degiunando in pane et acqua. Et alcune de loro non mangiarono in quello dì nessuna cosa.

Adomandata quanto tempo era stato innanti, respose che fu nel tempo de Vitale de Aversa.

 

3062

4. Anche disse che, una volta, nel dì de calendimaggio, essa testimonia vide nel grembo de essa madonna Chiara, innanti al petto suo, uno mammolo bellissimo, in tanto che la bellezza sua non se poteria esprimere; et essa testimonia medesima, per lo vedere de quello mammolo, sentiva una indicibile soavità de dolcezza. E senza dubbio essa credeva che quello mammolo fusse lo Figliolo de Dio. Anche disse che allora essa vide sopra el capo de essa madonna Chiara due ali, splendide come el sole, le quali alcuna volta se levavano in alto, et alcuna volta coprivano el capo de la preditta madonna.

Adomandata chi altri fu che vedesse questo, respose che essa sola lo vide e che non lo aveva mai revelato ad alcuna persona; né allora lo averia revelato, se non per laude de tanto santa Madre.

 

3063

5. Disse anche essa testimonia come la preditta santa Chiara, con lo segno de la croce e con le sue orazioni, liberò sora Benvenuta di madonna Diambra da la piaga che aveva sotto el braccio e sora Cristiana da la surdità de la orecchia, come disse sora Filippa detta de sopra e sora Cristiana disse de sé medesima.

 

3064

6. Anche disse che una volta vide portare al monasterio alla preditta santa Chiara lo figliolo de messere Ioanni de maestro Ioanni de Assisi, lo quale aveva la febbre e le scrofole; et essa santa gli fece lo segno de la croce e toccollo, e così lo liberò.

Adomandata come sapesse questo, respose che udì poi che el padre suo disse al parlatorio che subitamente fu liberato. Ma essa testimonia non lo vide innanti che fusse portato a santa Chiara, ma poco tempo da poi lo vide retornare al monasterio guarito.

Adomandata quanti anni aveva el mammolo, respose: cinque anni.

Adomandata del nome del mammolo, disse (che) non lo sapeva.

 

3065

7. Anche disse che, patendo essa testimonia una infermitade molto grave, la quale le pigliava nel capo e facevala stridere molto e toglievale la memoria, fece voto a questa santa Madre, quando essa era in fine che passava de questa vita, et incontanente fu liberata. E dopo non sentì più de quella infermitade.

Adomandata quanto tempo la aveva avuta, respose: più de sei anni.

 

3066

8. Disse anche essa testimonia che una volta la preditta madonna Chiara non se poteva levare dal letto per la sua infermitade; e domandando che le fusse portata una certa tovagliola, e non essendo chi gliela portasse, ecco che una gattuccia, la quale era nel monasterio, incominciò a tirare e strascinare quella tovagliola per portargliela come poteva. Et allora essa madonna disse a quella gatta: «Cattiva! Tu non la sai portare; perché la strascini per terra?». Allora quella gatta, come se avesse intesa quella parola, incominciò ad involgere quella tovagliola, acciò che non toccasse terra.

Adomandata come sapesse le preditte cose, respose: che la preditta madonna glielo aveva detto essa medesima.

 

3067

9. Anche de li corporali fatti de lo suo filato, disse essa testimonia che lei medesima ne aveva contati cinquanta paia; li quali furono distribuiti per le chiese, come hanno detto le Sore testimonie de sopra.

 

3068

10. Anche disse che, una volta, credendo le Sore che essa beata Madre fusse in estremo presso alla morte e lo sacerdote le desse la sacra Comunione del Corpo del nostro Signore Iesu Cristo, essa testimonia vide sopra el capo de la sopraddetta madre santa Chiara uno splendore molto grande; e parve a lei che el Corpo del Signore fusse uno mammolo piccolo e molto bello. E da poi che essa santa Madre lo ebbe recevuto con molta devozione e lacrime, come sempre era usata, disse queste parole: «Tanto benefizio me ha dato oggi Iddio, che el cielo e la terra non gli si potrebbero pareggiare».

Adomandata se fu alcuna delle altre Sore che vedesse questo, respose che non lo sapeva, ma sapeva bene de sé medesima.

Adomandata quando fu questo, respose che circa la festa de santo Martino passato aveva fatto tre anni.

Adomandata in che ora del dì fu, respose: la mattina dopo la Messa.

 

Decima testimonia

 

3069

1. Sora Agnese già figliola de messere Oportulo de Bernardo de Assisi(85), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che nel tempo nel quale essa testimonia, essendo molto mammola, intrò nel monasterio, madonna Chiara, abbadessa già del preditto monasterio, usava un cilicio fatto de peli de cavallo innodati. E disse che essa madonna lo prestò una volta ad essa testimonia per tre dì, nelli quali, portandolo, le parve tanto aspero, che per nullo modo lo poteva sostenere.

 

3070

2. Et anche disse essa testimonia che per nessuno modo poteria esprimere la umilità, la benignità, la pazienzia e la grandezza de la vita santa e de le virtude de essa madonna Chiara, come essa vide in tutto lo tempo che stette nel monasterio. Imperò che pareva che tutti li beni fussero in lei, e nulla cosa ce fusse de reprensione, ma poteva esser commendata come santa.

Adomandata come sapesse questo, respose: perché essa stette nel monasterio sotto la cura sua trentatrè anni o circa.

 

3071

3. E disse che essa madonna Chiara, la sera dopo Compieta, stava longamente in orazione con abundanzia de lacrime. E circa la mezzanotte similmente se levava alla orazione, mentre essa fu sana, e resvegliava le Sore toccandole con silenzio. E poi spezialmente orava ad ora de sesta, però che a quella ora diceva che lo Signore nostro fu posto in croceiii.

 

3072

4. Anche disse che la preditta santa se affliggeva molto degiunando.

Adomandata come sapesse le preditte cose, respose: come è detto de sopra, perché era presente.

 

3073

5. Disse anche che, se la preditta madonna Chiara alcuna volta avesse veduta alcuna delle Sore patère qualche tentazione o tribulazione, essa madonna la chiamava secretamente e con lacrime la consolava, et alcuna volta le si gettava alli piedi.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: che ne vide più, che essa le chiamava per consolare. Et alcuna de loro le disse che essa madonna le si era gittata alli piedi.

Adomandata del nome de quella Sora, respose che se chiamava sora Illuminata de Pisa, la quale è morta.

 

3074

6. Anche disse de la umilità de essa madonna, che fu tanta che lavava li piedi alle Sore et alle Serviziali; tanto che una volta, lavando li piedi ad una delle dette Serviziali, e volendoli baciare come soleva, quella non voluntariamente la percosse nella bocca col piede. Et essa madonna de questo se ne rallegrò, e baciolle la pianta de quello piede.

Adomandata come sapesse questo, respose: perché el vide.

Adomandata de che tempo fu questo, respose: nella quadragesima.

Adomandata del dì, respose: uno giovedì.

 

3075

7. Anche disse che, la maggiore parte del tempo che essa testimonia stette nel monasterio, la preditta madonna ebbe una stuoia per letto et uno poco de paglia sotto el capo; e de questo letto era contenta. E questo lo sapeva perché lo vide. Disse anche (di) avere udito che, innanti che essa testimonia fusse nel monasterio, la preditta madonna Chiara aveva lo letto de sarmenti; ma, dopo che fu infirmata, per comandamento de santo Francesco, teneva uno saccone de paglia.

 

3076

8. Anche disse essa testimonia che la preditta madonna Chiara molto se dilettava de udire la parola de Dio. E, benché essa non avesse studiato in lettere, nondimeno voluntieri udiva le prediche letterate. E predicando uno dì frate Filippo de Atri, de l’Ordine de li frati minori(86), essa testimonia vide appresso a santa Chiara uno mammolo bellissimo, e parevale de età quasi de tre anni. Et orando essa testimonia nel suo core che Dio non permettesse che essa fusse ingannata, le fu risposto nel suo core in queste parole: «Io so’ in mezzo de loroiv«, significando per queste parole come el mammolo era Iesu Cristo, lo quale sta in mezzo de li predicatori e de li auditori, quando stanno et odono come debbono.

Adomandata quanto tempo è che fu questo, respose: circa ventuno anni.

Adomandata de che tempo fu, respose: in quella settimana dopo Pasca, nella quale se canta: Ego sum pastor bonus(87)v.

Adomandata chi ce era presente, respose: che ce erano le Sore.

Adomandata se alcuna de loro vide quello mammolo, respose che una Sora disse ad essa testimonia: «Io so che tu hai veduto qualche cosa».

Adomandata per quanto spazio stette lì quello mammolo, respose: per grande parte de la predica. E disse che allora pareva che uno grande splendore fusse intorno alla preditta madre santa Chiara, non quasi de cosa materiale, ma quasi splendore de stelle. E disse che essa testimonia per la apparizione preditta sentiva una soavità inesplicabile.

E dopo questo, vide un altro splendore, non quasi de quello colore che era el primo, ma tutto rosso, in modo che pareva gittasse fora certe scintille de foco; e circundò tutta la preditta santa, e coperse tutto el capo suo. E dubitando essa testimonia che cosa fusse questa, le fu risposto, non con la voce, ma le fu detto nella mente sua: Spiritus sanctus superveniet in tevi.

 

3077

9. Anche disse che per la virtù de la orazione de essa santa Chiara, se credeva essere stato difeso lo monasterio dalli Saraceni e la città de Assisi essere liberata da lo assedio de li inimici, come essa medesima testimonia vide la preditta madre santa Chiara, orare per questo con lacrime molto umilmente, con le mani gionte e con gli occhi elevati al cielo.

 

3078

10. Anche disse che, essendo essa santa Chiara in transito, ammoniva essa testimonia e le altre Sore che stessero alla orazione, e che essa testimonia dicesse la orazione de le cinque piaghe del Signore(88). E come se poteva comprendere, però che parlava molto piano, essa reteneva continuamente la passione del Signore nelle labbra sue; e così el nome del nostro Signore Iesu Cristo.

E circa la ultima parola che la santa madre disse alla detta testimonia, fu questa: Pretiosa in conspectu Domini mors sanctorum eiusvii.

 

3079

11. Anche disse che una volta alla preditta madre santa Chiara, per la molta istanzia de essa testimonia, essendole lavati li piedi, essa testimonia bevve de quella lavatura de essi piedi, la quale le parve tanto dolce e tanto saporosa, che appena essa lo poteria dire.

Adomandata se da nessuna altra Sora ne fu gustata più de quella acqua, respose che no; però che incontanente la preditta madre santa Chiara la gettò via, ad ciò che non ne fusse più gustata.

 

Decima prima testimonia

 

3080

1. Sora Benvenuta de Madonna Diambra de Assisi, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che, avendo essa testimonia sostenute certe piaghe sotto el braccio e nel petto, le quali se chiamavano fistole, nelle quali se mettevano cinque tasti, però che avevano cinque capi, et avendo essa portata questa infirmità dodici anni, una sera andò a la sua madre santa Chiara, con lacrime adomandando da lei adiutorio. Allora essa benigna madre, commossa da la sua usata pietà, discese dal suo letto; et inginocchiata, orò al Signore. E, finita la orazione, se voltò ad essa testimonia, e fattose lo segno de la croce, prima a sé medesima e poi lo fece anche sopra essa testimonia, e disse el Pater nostro e toccò le sue piaghe con la sua mano nuda. E così fu liberata da quelle piaghe, le quali parevano incurabili.

Adomandata quanto tempo era che questo fu, respose che nel mese di settembre prossimo passato, fece due anni, come a lei pareva; e de quella infirmità non ne sentì poi più niente.

 

3081

2. Anche disse che erano più de ventinove anni che essa testimonia era venuta al monasterio, e da allora in poi sempre stette sotto lo governo de la santissima madre madonna Chiara; et essa madonna le insegnò de amare Dio sopra omne altra cosa; secondo, le insegnò che integralmente e spesso confessasse li suoi peccati; terzio, la ammaestrò che sempre, nella memoria sua, avesse la passione del Signore.

 

Del maraviglioso avvenimento de la corte celestiale al felice

transito de santa Chiara

 

3082

3. Anche disse essa testimonia che, la sera del venardì seguendo lo dì del sabato, lo quale fu lo terzo dì innanti alla morte de la beata memoria de madonna santa Chiara(89), essa testimonia con altre Sore, lacrimando per lo transito de tale e tanta loro madre, sedeva appresso lo letto de essa madonna. E, non parlandole persona alcuna, essa madonna incominciò a commendare l’anima sua, dicendo così: «Và in pace, perché averai bona scorta; però che quello che te creò, innanti te previde da essere santificata; e poi che te ebbe creata, infuse in te lo Spirito Santo; e poi te ha guardata come la madre lo suo figliolo piccolino».

Et adomandando una Sora, chiamata sora Anastasia, la preditta madonna a chi essa parlasse e dicesse quelle parole, essa madonna respose: «Io parlo a l’anima mia benedetta».

 

3083

4. Et allora essa testimonia incominciò sollicitamente a pensare de la molta e maravigliosa santità de essa madonna Chiara; et in quella cogitazione le pareva che se movesse tutta la corte celestiale, e se apparecchiasse ad onorare questa santa. E specialmente la nostra gloriosa madonna beata Vergine Maria apparecchiava de li suoi vestimenti, per vestire questa novella santa. E mentre che essa testimonia stava in questa cogitazione et immaginazione, subito vide con gli occhi del capo suo una grande multitudine de vergini, vestite de bianco – le quali avevano tutte le corone sopra li capi loro –, che venivano et intravano per l’uscio de quella stanza dove giaceva la preditta madre santa Chiara. Intra le quali vergini era una maggiore e sopra e più che dire non se poteria, sopra tutte le altre bellissima, la quale aveva nel suo capo maggiore corona che le altre. E sopra la corona aveva uno pomo de oro, in modo de uno turibolo, dal quale usciva tanto splendore, che pareva illustrasse tutta la casa.

Le quali vergini se approssimarono al letto della detta madonna santa Chiara, e quella Vergine che pareva maggiore in prima la coperse nel letto con un panno suttilissimo, lo quale era tanto suttile che per la sua grande suttilitade essa madonna Chiara, benché fusse coperta con esso, nondimeno se vedeva.

Da poi essa Vergine delle vergini, la quale era maggiore, inchinava la faccia sua sopra la faccia della preditta vergine santa Chiara, ovvero sopra el petto suo, però che essa testimonia non podde bene discernere l’uno da l’altro; la quale cosa fatta, tutte sparirono.

Adomandata se essa testimonia allora vegliava ovvero dormiva, respose che vegliava e bene, e fu la sera de notte, come è detto.

Adomandata chi ce era presente, respose che ce erano più Sore, de le quali alcune dormivano et alcune vegliavano; ma non sapeva se esse videro quelle cose che vide lei; però che essa testimonia non le revelò mai più a persona, se non ora.

Adomandata quando e de che dì fu questo, respose: de venardì, la sera; et essa santissima madonna Chiara morì poi lo lunedì sequente.

 

3084

5. Anche disse essa testimonia che tutto quello che se diceva de la santità de la vita de la sopraddetta madonna Chiara, era vero, et essa non saperia tanto dire de la sua santità, che in lei non fusse stato più; e non credeva che da la nostra madonna beata Vergine Maria in qua, fusse stata mai alcuna donna de maggiore santità, che la preditta madonna santa Chiara. Imperò che essa fu vergine, fu umile, accesa nello amore de Dio, nella orazione e contemplazione continua, nella asperità del cibo e del vestire allegra, e nelli degiuni e vigilie maravigliosa; in tanto che molte se maravigliavano come essa potesse vivere de tanto poco cibo.

Aveva compassione grande alle afflitte; era benigna e liberale verso tutte le Sore. E tutta la sua conversazione fu in Dio; e de le cose del mondo, non ne voleva parlare, né udire. E nel regimento del monasterio e de le Sore era provvida e discreta, più che non se pò dire.

Adomandata come sapesse tutte le predette cose, respose: perché fu presente con lei nel monasterio per tutto lo preditto tempo de ventinove anni; e vide tutte le preditte cose; e se bisognasse, saperia dire in particulare tutte le cose sopraddette.

 

Decima seconda testimonia

 

3085

1. Sora Beatrice de messere Favarone de Assisi(90), monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: che essa testimonia fu sorella carnale de la santa memoria de madonna Chiara, la vita de la quale fu quasi angelica da la sua puerizia, però che fu vergine e sempre permase in verginità. Et era sollicita circa le bone opere de santità, in tanto che la sua bona fama era divulgata tra tutti quelli che la conoscevano.

 

De la conversione de santa Chiara

 

3086

2. E disse che, avendo santo Francesco audito la fama de la sua santità, più volte andò a lei predicandole, in tanto che essa vergine Chiara acconsentì alla sua predicazione e rinunziò al mondo e a tutte le cose terrene, et andò a servire a Dio quanto più presto podde.

 

3087

3. Però che vendette tutta la sua eredità e parte de la eredità de essa testimonia, e dettela alli poveri.

 

3088

4. E poi santo Francesco la tondì denante allo altare, nella chiesa de la Vergine Maria, detta de la Porziuncola, e poi la menò alla chiesa de Santo Paulo de Abbatissis(91). E volendola li suoi parenti trarre fora, essa madonna Chiara prese li panni de lo altare e scoperse lo suo capo, mostrandoli che era tondito, e per nessuno modo lo’ acconsentì, né se lassò cavare de lì, né remenare con loro.

 

3089

5. Da poi santo Francesco, frate Filippo e frate Bernardo la menarono alla chiesa de Santo Angelo de Panzo(92), dove, stata che fu poco tempo, fu menata alla chiesa de Santo Damiano, nel quale loco lo Signore le dette più Sore nel suo regimento.

Adomandata come sapesse tutte le preditte cose, respose: che, essendo lei sua sorella, alcune cose vide et alcune udì da essa medesima madonna Chiara e da li altri.

Adomandata quanto tempo era, respose: circa quarantadue anni.

 

De la conversazione de santa Chiara nel monasterio

 

3090

6. Anche disse essa testimonia che, essendo essa madonna Chiara abbadessa nel preditto monasterio, nel suo regimento se portò sì santamente e così prudentemente e tanti miraculi Dio mostrò per lei, che tutte le Sore e tutti quelli che ebbero notizia de la vita sua la tengono et hanno in reverenzia come santa.

Adomandata in che era la santità de essa madonna Chiara, respose: che era nella verginità, nella umilità, nella pazienzia e benignità, nella correzione necessaria, nelle dolci ammonizioni alle Sore, nella assiduità della orazione e contemplazione, nella astinenzia e degiuni, nella asperità del letto e del vestire, nel desprezzo de sé medesima, nel fervore de lo amore de Dio, nel desiderio del martirio; e massimamente nello amore del Privilegio della povertà(93).

 

3091

7. Adomandata come sapesse le preditte cose, respose: perché vide tutte queste cose essere fatte da lei, e perché era sua sorella carnale e stette con lei nel monasterio per tempo de anni ventiquattro o circa. Et innanti praticava e conversava con lei come con sua sorella. E disse che de la bontà de essa madonna Chiara, la sua lingua non ne poteria dire tanto quanto ne era in lei.

 

3092

8. Adomandata anche che miraculi lo Signore Dio avesse operati per lei, respose: che Dio per lei liberò più Sore, fatto da essa lo segno de la croce sopra de loro. Et altri molti miraculi: però che Dio per le sue orazioni defese lo monasterio da li Saraceni e la città de Assisi da lo assedio de li inimici, sì come manifestamente se crede.

Adomandata come sapesse questo, respose: perché vide quando lei faceva la orazione e quando li Saraceni se partirono senza fare nocimento ad alcuna, né al monasterio. E de poi, fatta la orazione, lo dì sequente lo esercito, lo quale era alla città de Assisi, se partì.

 

3093

9. Adomandata de la liberazione de le Sore de le infermità, respose: che furono liberate per essa madonna Chiara, sora Benvenuta, sora Cristiana e più altre Sore.

Adomandata come lo sapesse, respose: che in prima le aveva vedute inferme e stare assai male, per fine a tanto che la santa madre, fatto lo segno de la croce, con la orazione le liberò; e poi le vide sane.

 

Decima terza testimonia

 

3094

1. Sora Cristiana de messere Bernardo da Suppo de Assisi, monaca del monasterio de Santo Damiano, giurando disse: de la conversazione e modo de essa conversazione, quello medesimo che aveva detto sora Beatrice et aggiunse che la vergine de Dio Chiara se partì de la casa seculare del padre per modo maraviglioso.

Però che, temendo che la sua via non fusse impedita, non volle uscire per l’uscio consueto, ma andò ad un altro uscio de la casa, dove, ad ciò che non se potesse aprire, ce erano contrapposti certi legni grevi et una colonna de pietra, le quali cose appena averiano potute essere remosse da molti omini. Et essa sola, con lo adiutorio de Iesu Cristo, le remosse et aperse quello uscio. E la mattina sequente, vedendo molti quello uscio aperto, se maravigliarono assai come una giovincella lo avesse potuto fare.

Adomandata come sapesse queste cose, respose che essa testimonia allora era in quella casa et innanti era stata con lei et aveva avuta notizia de lei, perché abitava con essa in Assisi.

Adomandata quanto tempo era che questo fu, respose: sono quarantadue anni, ovvero uno poco più.

Adomandata de che età era allora essa santa Chiara, respose che era de diciotto anni, secondo che se diceva.

 

3095

2. Anche disse che allora nella casa del padre era da tutti tenuta onesta e santa, e disse che trentaquattro anni seriano nel mese de maggio, che essa testimonia intrò nel monasterio. E stette sotto la disciplina e governo de essa madonna santa Chiara; de la quale la santità de la vita illustrò tutto lo monasterio et informollo con tutte le virtù e costumi che se richiedono da le sante donne.

 

3096

3. De le quali (virtù) essa testimonia disse che poderia respondere pienamente e veramente, se da lei fusse recercato de tutte le virtù in particulare. E massimamente, che essa madonna Chiara tutta era accesa de caritade et amava le Sore sue come sé medesima; e se qualche volta udiva alcuna cosa che non piacesse a Dio, avendo grande compassione se studiava correggerlo senza indugio. E perché essa fu tale e così santa e tanto ornata de virtù, Dio volle che lei fusse la prima madre e maestra nell’Ordine. E tanto bene guardò el monasterio e l’Ordine e sé medesima da tutte le contagioni de li peccati, che la sua memoria sarà avuta in reverenzia in eterno. E le Sore credono che essa santa madre preghi Dio per loro in cielo, la quale tanto prudentemente, benignamente e vigilantemente in terra le governò ne la Religione e nel proposito de la povertà.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose che le vide e fu presente con lei nel monasterio per spazio del sopraddetto tempo et innante abitò con lei et ebbe de lei notizia, come è detto de sopra.

 

3097

4. De la asperità de li vestimenti e cilizi, e de la astinenzia e de la orazione disse che mai udì che ne fusse stata una simile a lei nel mondo, ovvero che nelle preditte cose la passasse.

E queste cose disse: le sapeva perché le vide.

 

3098

5. De la liberazione de sora Benvenuta da le fistole, disse tutto quello che aveva detto essa medesima sora Benvenuta, perché ce fu presente.

 

3099

6. Anche de la liberazione de sora Amata da la idropisia, disse quello che aveva detto essa medesima sora Amata, perché ce fu presente.

 

3100

7. E de la liberazione de sora Cristiana, disse quello medesimo che essa sora Cristiana.

 

3101

8. Anche de la liberazione de sora Andrea da Ferrara, disse quello medesimo che aveva detto sora Filippa.

 

3102

9. Anche de la orazione fatta per la defensione e liberazione del monasterio da li Saraceni e de la orazione fatta per la liberazione de la città de Assisi, la quale era assediata da li inimici, disse quello medesimo che la preditta sora Filippa. Et aggiunse che essa medesima testimonia fu quella che, per comandamento de la santa madre madonna Chiara, chiamò le Sore che stessero alla orazione.

 

3103

10. Anche disse che la preditta madonna Chiara, nella infermità de la quale passò de questa vita, non cessava mai da laudare Dio, ammonendo le Sore alla perfetta osservazione de l’Ordine, e massimamente a lo amore de la povertà.

Adomandata come sapesse questo, respose che spesse volte ce era presente.

 

3104

11. Anche nel vendere de la sua eredità, disse essa testimonia che li parenti de madonna Chiara le vollero dare più prezzo che nessuno de li altri, e che essa non volle vendere a loro, ma vendette ad altri, ad ciò che li poveri non fussero defraudati.

E tutto quello che recevette de la vendita de essa eredità, lo distribuì alli poveri.

Adomandata come questo sapesse, respose: perché lo vide et udì.

 

Decima quarta testimonia

 

3105

1. Sora Angeluccia de messere Angeleio da Spoleto, monaca del monasterio de Santo Damiano, con giuramento disse: che erano ventotto anni che essa testimonia era stata nel detto monasterio de Santo Damiano, e per tutto questo tempo che stette in esso monasterio sotto lo regimento de la santa memoria de madonna Chiara, vide tanti e sì grandi beni de lei, che in verità se poteria dire de lei quello che se potesse dire de alcuno santo che sia in paradiso.

 

3106

2. Adomandata che beni erano, respose che in quello tempo che essa testimonia intrò nel monasterio, la madonna Chiara stava inferma(94) e nondimeno la notte se levava su nel letto e vegliava in orazione con moltitudine de lacrime.

E quello medesimo faceva la mattina circa la ora de terza.

 

3107

3. E credese fermamente che le orazioni sue liberassero una volta lo monasterio da l’impeto de li Saraceni, li quali erano già intrati nel chiostro del monasterio. Et un’altra volta liberò la città de Assisi da lo assedio de li inimici.

 

3108

4. Anche disse che tanta fu la sua umilità e benignità verso le Sore e tanta la pazienzia e costanzia nelle tribulazioni e tanta la austerità de la vita e tanta strettezza nel mangiare e nel vestire e tanta carità verso de tutte e tanta prudenzia e custodia nella esortazione de le Sore sue suddite, e tanto era graziosa e dolce nello ammonire esse Sore e nelle altre bone e sante cose, le quali erano in essa madonna Chiara, che la sua lingua non le poteria dire ovvero comprendere per alcuno modo: però che molto più de santità era in lei, che essa mai potesse dire. E così de lo amore de la povertà, che massimamente era in lei.

Adomandata come sapesse le preditte cose, respose: perché stette con lei per tutto lo preditto tempo, e vide la santità de la vita sua, come è detto.

 

3109

5. E nessuna de le Sore dubita che Dio non abbia operati per lei molti miraculi, eziandio ne la vita sua, come è detto de sopra.

Adomandata come lo sapesse, respose: perché vide quando sora Benvenuta fu subitamente liberata da le sue piaghe per lo segno de la croce fatto sopra de lei da essa madonna Chiara con la mano sua. Et udì che più altre Sore e forestieri erano stati liberati per lo detto modo.

 

3110

6. Vide anche essa testimonia quando, serrandosi l’uscio del palazzo, cioè del monasterio, cadde addosso ad essa madonna Chiara; e credettero le Sore che quello uscio l’avesse fatta morire: unde levarono uno grande pianto. Ma essa madonna remase senza alcuno nocumento e disse che, per nessuno modo, aveva sentito lo peso de quello uscio, lo quale era de tanto peso che appena tre frati(95) lo poddero reponere al loco suo.

Adomandata in che modo sapesse questo, respose: perché lo vide et era lì presente.

Adomandata quanto tempo era che fu questo, respose che era presso a sette anni.

Adomandata del dì, disse che fu nella ottava de Santo Pietro, la sera del dì della domenica.

Et allora, al grido de essa testimonia, prestamente vennero le Sore e trovarono che ancora lo detto uscio le stava addosso, però che essa testimonia non lo poteva levare sola.

 

7. Anche disse essa testimonia che la morte de la preditta madonna Chiara fu maravigliosa e gloriosa, però che pochi dì innanti a la sua morte, una sera, incominciò a parlare de la Trinità e dire altre parole de Dio tanto suttilmente, che appena molti dotti le averiano potute intendere; e più altre cose disse.

Adomandata che altre parole disse, respose e disse come di questo aveva detto sora Filippa, detta de sopra.

 

3111

8. Anche disse essa testimonia che, avendo una volta la preditta santa madre madonna Chiara udito cantare dopo Pasqua Vidi aquam egredientem de templo a latere dextro(96), tanto se ne rallegrò e lo tenne a mente, che sempre, dopo mangiare e dopo Compieta se faceva dare a sé et alle Sore sue l’acqua benedetta, e diceva ad esse Sore: «Sorelle e figliole mie, sempre dovete recordare e tenere nella memoria vostra quella benedetta acqua, la quale uscì dal lato destro del nostro Signore Iesu Cristo pendente in croce».

 

3112

9. Anche disse che, quando essa santissima madre mandava le Sore servitrici de fora del monasterio, le ammoniva che, quando vedessero li arbori belli, fioriti e fronduti, laudassero Iddio; e similmente quando vedessero li omini e le altre creature, sempre de tutte e in tutte (le) cose laudassero Iddio(97).

 

Decima quinta testimonia

 

3113

1. A dì ventotto del mese de novembre, nella infermeria del monasterio, presente frate Marco e sora Filippa e le altre Sore(98), sora Balvina da Porzano, monaca del monasterio de Santo Damiano, con giuramento disse assai pienamente de la santità de la vita de madonna Chiara e de la sua molta bontà.

 

3114

2. Anche disse che essa medesima testimonia vide quello uscio sopra la detta madre santa Chiara, che le era caduto addosso, che ancora non era stato levato. E disse che essa santa Chiara diceva che quello uscio in nessuno modo le aveva fatto alcuno male, ma era stato sopra de lei come uno mantello.

E disse essa testimonia che quello uscio era de grande peso, e che essa corse con le altre Sore alle grida di sora Angeluccia, però che tutte temevano che quello uscio non la avesse morta. Adomandata del tempo, disse che era circa sette anni.

 

* * *

 

3115

1. Anche nel medesimo dì, ventotto de novembre, nel palazzo del chiostro de Santo Damiano, essendo presente messere Leonardo, Arcidiacono spoletano, don Iacobo, plebano de Trevi, li quali erano in compagnia del sopraddetto messere Bartolomeo vescovo de Spoleto e frate Marco de l’Ordine de li frati minori, cappellano del detto monasterio, congregato tutto el convento de le monache renchiuse del monasterio de Santo Damiano, avendo certe monache giurato de dire la verità et avendo renduto testimonio sopra la vita, conversione e conversazione de la santa memoria de madonna santa Chiara, e sopra li miraculi, li quali se dicevano essere stati fatti per li suoi meriti, madonna sora Benedetta(99), allora abbadessa, con le altre monache del preditto monasterio de Santo Damiano, dissero de una voluntà, in presenzia del preditto venerabile padre messere lo Vescovo spoletano, che tutto quello che se trovava de santità in alcuna santa, che sia dopo la Vergine Maria, se pò veramente dire e testificare de la santa memoria de madonna Chiara, già loro abbadessa e madre santissima.

E questo se pò trovare e comprendere in lei, nella vita sua. Unde, tutte erano apparecchiate de così giurare e dire e testificare. Imperò che esse videro la sua conversione maravigliosa, e per li tempi nelli quali stettero con lei nel detto monasterio, videro la santità de la vita sua e la sua angelica conversazione; le quali cose, con umani parole mai non se poteriano totalmente esplicare.

 

Decimo sesto testimonio

 

3116

1. In quello medesimo dì, nella chiesa de Santo Paulo de Assisi(100) denanti al venerabile padre messere lo Vescovo de Spoleto, presente anche Andriolo de Bartolo, Vianello del Benvenuto Lucchese e più altri, messere Ugolino de Pietro Girardone(101), cavaliere de Assisi, giurando sopra la vita, conversione, conversazione e miraculi, li quali se dicono essere fatti per li meriti de la santa memoria de madonna Chiara, disse: che santa Chiara fu de nobilissima progenie de Assisi; però che messere Offreduccio de Bernardino fu suo avo e de esso Offreduccio fu figliolo messere Favarone, padre de santa Chiara.

 

3117

2. La quale santa Chiara fu vergine et in casa del padre fu de onestissima conversazione et a tutti benigna e graziosa; e come santo Francesco fu el primo nell’Ordine de li frati minori et esso Ordine con lo adiutorio de Dio ordinò e principiò, cosl questa santa vergine Chiara, come Dio volse, fu la prima ne l’Ordine de le donne renchiuse. Et esso Ordine governò in omne santità e bontà, come se vede e rendese de ciò testimonio per pubblica fama.

 

3118

3. Anche disse che alla predicazione de santo Francesco et a sua ammonizione, la detta vergine santa Chiara intrò nella Religione, come è pubblico.

 

3119

4. Anche disse che, avendo esso testimonio lassata la sua donna, chiamata madonna Guiduzia, e avendola remandata a casa del padre e de la madre sua, et essendo stato per tempo de ventidue anni e più senza lei, e non potendo mai essere indotto da persona che la volesse remenare e recevere, benché più volte ne fusse stato ammonito, eziandio da persone religiose, finalmente gli fu detto per parte de la sopraddetta santa madonna Chiara, come lei aveva inteso in visione che esso messere Ugolino la doveva presto recevere e de lei generare uno figliolo, del quale se doveva molto rallegrare et averne consolazione: unde esso testimonio, udito questo, le rincrebbe assai.

Ma dopo pochi dì, fu costretto da tanta voluttà, che remenò e recevè la detta sua donna, la quale tanto tempo innanzi aveva lassata. E poi da lei, come era stato veduto in visione dalla sopraddetta madonna santa Chiara, generò uno figliolo, lo quale anco vive e de esso molto se rallegra et hanne grande consolazione.

 

3120

5. Adomandato se esso vide la sopraddetta madonna Chiara stare in casa del suo padre e de la madre, come che aveva detto de sopra, respose che sì, che la vide conversare così santa et onesta, come de sopra disse.

 

3121

6. Adomandato in che modo sapesse che la vergine de Dio Chiara fusse intrata nella Religione per le prediche de santo Francesco, respose che questo era cosa pubblica e nota a tutti. E che esso udì che santo Francesco la tondì nella chiesa de Santa Maria de la Porziuncola. E dopo che essa intrò nel monasterio de Santo Damiano, audì e così è manifesto e noto, che fu de tanta santità e bontà ne l’Ordine suo, quanto ne sia un’altra santa in cielo.

 

* * *

 

3122

In quella medesima ora e loco, presenti testimoni messere Angelo de Pelcio e Bonamanzia Barbieri, innanti al sopraddetto messere lo Vescovo, madonna Bona de Guelfuccio, Ranieri de Bernardo e Pietro de Damiano, giurarono sopra la vita, conversione, conversazione et miraculi de santa Chiara.

 

Decima settima testimonia

 

3123

1. Madonna Bona de Guelfuccio de Assisi(102), giurando disse: che essa cognobbe santa Chiara da quello tempo che lei era in casa del suo padre, imperò che essa conversava e stava in casa con lei; e per la molta santità de la sua vita, che lei aveva prima e dopo che essa intrò nella Religione, credeva fermamente che essa fusse stata santificata nel ventre de la madre sua. Però che lei, li cibi li quali diceva mangiare, essa li mandava alli poveri, et essa testimonia testificava che più volte li portò.

 

3124

2. Essa madonna Chiara fu sempre da tutti tenuta vergine purissima, e aveva grande fervore de spirito come potesse servire a Dio e a lui piacere.

 

3125

3. Unde per questo essa testimonia più volte andò con lei a parlare a santo Francesco, e andava secretamente per non essere veduta da li parenti.

Adomandata che le diceva santo Francesco, respose che sempre le predicava che se convertisse ad Iesu Cristo, e frate Filippo(103) faceva similmente. E lei li udiva voluntieri e consentiva a tutti i beni che le erano detti.

Adomandata quanto tempo è che furono le dette cose, respose che più de quarantadue anni; però che quarantadue anni erano che ella era intrata nella Religione.

 

3126

4. E disse che in quello tempo che essa intrò nella Religione, era una giovane prudente de etade de circa diciotto anni, e stava sempre in casa; e stava celata, non volendo essere veduta e così stava per modo che non poteva essere veduta da quelli che passavano innanti alla casa sua.

Era anche molto benigna et attendeva a le altre opere bone.

Adomandata come sapesse le dette cose, respose: perché conversava con lei.

 

3127

5. Adomandata come la detta madonna Chiara se convertì, respose che santo Francesco le tagliò li capelli nella chiesa de Santa Maria de la Porziuncola, come lei aveva udito, però che essa testimonia non fu presente, perché allora era andata a Roma per fare la quarantena.

 

3128

6. Anche disse che essa madonna Chiara, innanti che le fussero tagliati li capelli, la aveva mandata a visitare la chiesa de Santo Iacobo(104), però che essa madonna Chiara era piena de grazia e voleva ancora che le altre ne fussero piene.

 

3129

7. Anche essa madonna Chiara, mentre che era nel seculo, dette ad essa testimonia (per) devozione certa quantità de denari e comandolle che li portasse a quelli che lavoravano in Santa Maria de la Porziuncola, ad ciò che comperassero de la carne(105).

 

3130

8. De la santità de santa Chiara, disse che fu tanta che nel core ne aveva infinite cose, le quali con la lingua non sapeva dire, però che el parlare de essa madre santa Chiara era sempre tutto ammaestramento de li altri.

 

Decimo ottavo testimonio

 

3131

1. Messere Ranieri de Bernardo de Assisi, con giuramento disse: che esso non dubitava de la santità de la bona memoria de madonna santa Chiara, che lei non sia santa in cielo: e se de lei se dubitasse da alcuno, de nessuna altra se deveria credere; ancor più presto pareria che la fede nostra se dovesse avere per niente.

Però che esso testimonio cognobbe la preditta madonna Chiara quando era mammola in casa del suo padre; e che era vergine e dal principio de la sua età incominciò attendere circa le opere de santità, come se fusse stata santificata nel ventre de la madre.

 

3132

2. Però che, essendo lei bella de la faccia, se trattava de darle marito; unde molti de li suoi parenti la pregavano che consentisse de pigliare marito; ma essa mai non volle acconsentire. Et avendola esso medesimo testimonio pregata più volte che volesse consentire a questo, essa non lo voleva pure udire; anzi più, che lei predicava a lui el disprezzo del mondo.

Adomandato come sapesse le dette cose, respose: perché la donna sua era parente de la preditta madonna Chiara, et imperò esso testimonio confidentemente conversava in casa sua e vedeva le sopraddette sue bone opere.

 

3133

3. Adomandato che bone opere faceva, respose che degiunava, orava, faceva de le elemosine quante poteva e voluntieri. E quando stava a sedere con quelli de casa, sempre voleva parlare de le cose de Dio; e quanto più presto podde, se fece tondire li capelli da santo Francesco. E volendola li suoi parenti cavare de Santo Paulo(106) e remenarla ad Assisi, non poddero per nessuno modo, però che lei non volle e mostrò a loro el capo tondito: e così la lassarono stare.

 

3134

4. E la preditta madonna Chiara fu de li più nobili de la città de Assisi, da ciascuna parte, de padre e de madre.

Adomandato come sapesse le preditte cose, respose che era pubblico per tutta la contrada.

 

3135

5. Anche disse esso testimonio che, poi che la preditta madonna Chiara andò a stare al loco de Santo Damiano, come che era santa lei, così insegnò alle figliole sue che in santitade servissero a Dio, sì come oggi se vede in esse sue figliole.

 

3136

6. E fermamente se crede da tutti li cittadini che, per le orazioni e meriti de la detta madonna santa Chiara, fu defeso lo monasterio e la città fu liberata da li inimici.

 

3137

7. Adomandato quanto tempo era che santa Chiara intrò nella Religione, respose che era più de quaranta anni.

 

Decimo nono testimonio

 

3138

1. Pietro de Damiano de la città de Assisi, con giuramento disse: che esso testimonio era vicino, lui e lo suo padre, a la casa de santa Chiara e del padre e de li altri suoi de casa.

E cognobbe essa madonna Chiara mentre che stette nel seculo, e cognobbe lo suo padre messere Favarone, lo quale fu nobile e magno e potente de la città, lui e li altri de casa sua.

Et essa madonna Chiara fu nobile, e de nobile parentado, de conversazione onesta; e de la casa sua erano sette cavalieri, tutti nobili e potenti.

Adomandato come sapesse queste cose, respose che le vide, perché era suo vicino.

 

3139

2. Et allora la detta madonna Chiara, la quale era mammola in quello tempo, viveva spiritualmente, come se credeva. E vide el padre e la madre e li parenti suoi, che la vollero maritare secondo la nobiltà sua magnificamente ad omini grandi e potenti.

Ma essa mammola, che poteva essere allora de anni diciassette o circa, per nessuno modo ce podde essere indotta, perché volle permanere in verginità e vivere in povertà, come da poi dimostrò, però che vendette tutta la sua eredità e la dette a li poveri. E da tutti era tenuta de bona conversazione.

Adomandato come el sapesse, respose: perché era suo vicino, e sapeva che nessuno la podde mai indurre che accostasse l’animo suo alle cose mundane.

 

Ventesimo testimonio

 

3140

1. A dì ventinove de novembre, nella chiesa de Santo Paulo, presenti messere Leonardo Arcidiacono de Spoleto, don Iacobo plebano de Trevi, in presenzia del preditto messere lo Vescovo Spoletino, Ioanni de Ventura de Assisi giurò sopra le preditte cose e disse: che esso testimonio conversava in casa de madonna Chiara, mentre che lei era in casa del suo padre, mammola e vergine, però che lui era fameglio de casa(107).

 

3141

2. Et allora essa madonna Chiara poteva avere diciotto anni o circa, e del più nobile parentado de tutta la città de Assisi, da canto de padre e de madre. Lo suo padre se chiamò messere Favarone, e lo suo avo messere Offreduccio de Bernardino. Et allora essa mammola era de tanta onestà in vita et in abito, come se fusse stata molto tempo nel monasterio.

 

3142

3. Adomandato che vita teneva, respose: bene che la corte de casa sua fusse de le maggiori de la città et in casa sua se facessero grandi spese, nondimeno lei li cibi che le erano dati da mangiare come in casa grande, li reservava e reponeva, e poi li mandava a li poveri.

Adomandato come sapesse le dette cose, respose che, stando lui in casa, le vedeva et credevale fermamente, perché così se diceva.

 

3143

4. E che, essendo lei ancora in casa del padre, portava una stamigna(108) bianca sotto gli altri vestimenti.

 

3144

5. Disse anche che essa degiunava e stava in orazione e faceva le altre opere pietose, come lui vide; e che se credeva che dal principio fosse stata ispirata dallo Spirito Santo.

 

3145

6. Anche disse che la preditta madonna Chiara, come essa audì che santo Francesco aveva eletta la via de la povertà, propuse nel suo core di fare anche lei quello medesimo. E così da esso santo Francesco fu tondita nella chiesa de Santa Maria de la Porziuncola o nella chiesa de Santo Paulo.

E volendo li suoi parenti cavarla fora de la chiesa de Santo Paulo e remenarla ad Assisi, essa lo’ mostrò lo capo tondito.

Adomandato come lo sapesse, respose che lo udì dire et erane pubblica fama.

 

3146

7. E da poi andò al loco de Santo Damiano, dove diventò madre e maestra dell’Ordine de Santo Damiano, e lì generò molti figlioli e figliole nel Signore nostro Iesu Cristo, come oggi se vede.

 

3147

8. Anche disse che de la sua santità nessuno per alcuno modo ne doveria dubitare, però che lo Signore fa per lei molti miraculi, come è manifesto.

 

3148

9. Anche disse che quello anno, dopo la morte de la sopraddetta madonna santa Chiara, vide uno oltremontano furioso, ovvero indemoniato, legato con le funi, essere menato al sepulcro de la detta santa madonna Chiara, e in quello loco fu liberato(109).

Adomandato come sapesse questo, respose che vide lo infermo de la detta infermità e vide che lì al sepolcro de la detta santa Chiara fu subitamente liberato.

Adomandato del nome de quello infermo, respose che non lo sapeva, però che non era de queste parti.

Adomandato a la invocazione de quale santo fu liberato, respose che al sepulcro de la detta madonna santa Chiara. E questo fu pubblico e notorio.

Adomandato del mese e del dì che questo fu, respose che credeva che fusse stato del mese de settembre prossimo passato. Del dì disse (che) non se recordava.

Adomandato chi ce fu presente, respose che tutti quelli de la piazza el videro e corsero insieme con lui al sepolcro de la preditta madonna santa Chiara.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Gli Atti del Processo, nel codice, si aprono con la traduzione della bolla Gloriosus Deus di Innocenzo IV (datata 18 ottobre 1253) al Vescovo Bartolomeo Accorombani, che fu Vescovo di Spoleto dal 1236 al 1271 (cfr. C. EUBEL, Hierarchia cattolica Medii Aevi, I, Münster 1913, p. 485). Con questa bolla il Papa ordina al Vescovo di Spoleto di istruire il Processo canonico di Chiara d’Assisi, interrogando i testimoni secondo un formulario accluso. Contrariamente agli Atti del Processo, la bolla Gloriosus Deus è conosciuta e conservata anche nell’originale latino, che si trova nell’archivio del Protomonastero di Santa Chiara ad Assisi ed è pubblicata in BF, I, p. 684. La traduzione in antico umbro riesce qua e là difficoltosa alla comprensione, ma abbiamo preferito conservarla per analogia con le testimonianze che seguono.

(2) Votandosi.

(3) Due.

(4) La bolla, che di per sé dovrebbe essere solamente il freddo atto procedurale con cui, a due mesi di distanza dalla morte di Chiara, si apre l’inquisizione sulla sua vita e virtù, ha già in nuce tutti i toni di esaltazione della bolla Clara claris preclara meritis, di canonizzazione, del 1255. Non c’è nulla di strano in questo entusiasmo di Innocenzo IV, se si pensa che il giorno stesso dei funerali di Chiara il Pontefice avrebbe voluto celebrare per lei la Messa delle vergini, anziché quella dei defunti (Leggenda di santa Chiara, 47) e che il suo entusiasmo e la sua convinzione erano partecipati da tutta la Curia, come dimostra un particolare significativo della Leggenda versificata, XXIII (B. BUGHETTI, Leggenda versificata S. Clarae Assisiensis, in AFH, V [1912], p. 473).

(5) Conversione è qui nel suo senso religioso di «volgersi verso Dio» e in questo senso ritornerà anche nelle testimonianze delle Sorelle di Chiara. Nel contesto, dunque, della bolla significa di indagare in che modo Chiara si consacrò al Signore, le circostanze del suo passaggio dalla vita secolare alla vita religiosa. Domanda e risposta sono evidenti, ad esempio, nella testimonianza di Bona di Guelfuccio: «Adomandata come la detta madonna Chiara se convertì, respose che santo Francesco le tagliò i capelli nella chiesa de Santa Maria de la Porziuncola» (Proc. XVII, 5).

(6) Non ci sono rimaste queste formule per il processo di santa Chiara, che erano allegate alla bolla. Ma è evidente, dal modo di procedere nell’interrogazione delle testimoni, che tali formule corrispondevano in tutto a quelle in uso nel tempo e già note al vescovo Bartolomeo di Spoleto, che aveva condotto l’anno prima il Processo del beato Simone da Collazzone. Esse imponevano di inquisire sul modo come le testimoni avevano conosciuto il fatto; in quale tempo e mese e giorno avvenne; chi era presente; dove avvenne ecc. (Z. LAZZERI, De processu canonizationis S. Clarae, in AFH, V [1912], p. 645; e Il processo di canonizzazione di S. Chiara d’Assisi, in AFH, XIII [1920], pp. 404 e 441).

(7) Cioè per mano del notaio ser Martino, citato oltre. Il vescovo Bartolomeo si assocerà per questa inquisizione anche Leonardo, arcidiacono di Spoleto; l’arciprete di Trevi, Giacomo; frate Leone e frate Angelo, i due fedelissimi di san Francesco, presenti accanto a Chiara fino alla morte (Leggenda di santa Chiara, 45), e il cappellano del monastero di San Damiano, frate Marco.

(8) 18 ottobre 1253.

(9) Ricevetti le testimonianze.

(10) Suor Amata di Martino, come la sorella suor Balvina, settima testimone, era «nepote carnale», per sua stessa testimonianza (Proc. IV, 1) di santa Chiara. Pubblicando gli Atti, Z. LAZZERI, per analogia con le testimonianze IV e VII, corregge la località Corozano in Coccorano, castello ai confini tra Assisi, Gubbio e Perugia (in AFH, XII [1920], p. 433 e nota 2) e da lì tenta di risalire allo stesso casato di santa Chiara, che è ignoto. A. FORTINI, però, rifiuta questa tesi e corregge in Corezano, che è nome secondario del castello di Corano o Coriano o Correggiano, a poca distanza da Assisi, e fa di Amata e Balvina, giustamente, non le nipoti dirette santa Chiara (la quale non ebbe altri fratelli e sorelle, come erroneamente si continua a ripetere, oltre ad Agnese e Beatrice, che furono con lei monache a San Damiano), ma le figlie di un cugino di santa Chiara, appunto Messer Martino da Corano (A. FORTINI, Nuove notizie intorno a santa Chiara d’Assisi, in AFH, XLVI, [1953], pp. 11-15).

(11) Fin qui l’elenco corre parallelo con le testimonianze che seguono. In seguito non corrisponde per ordine; anzi, vi si notano imprecisioni ed omissioni nei nomi delle testimoni.

(12) Il beata Clara che sottostà probabilmente al testo volgare è una forte sottolineatura della fama di santità che Chiara godeva anche prima del suo riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.

(13) È evidente, nel Ms., una omissione prima di et: quella di suor Angeluccia di Angeleio da Spoleto, che figura nel testo come XIV testimone. Secondo le deposizioni che seguono, le testimonianze delle Sorelle di San Damiano sono 15, a cui va aggiunta la testimonianza generica dell’abbadessa Benedetta con tutto il monastero.

(14) Sorella di Bona di Guelfuccio, XVII testimone, Pacifica fu familiare a Chiara prima della conversione (n. 2) e fu la sua prima compagna in San Damiano (n. 3), dopo la sorella di Chiara che ricevette da san Francesco il nome di Agnese (Chronica XXIV Generalium, in AF, III, Quaracchi 1897, p. 175).

Dalle fonti, tuttavia, non risulta che Pacifica abbia accompagnato Chiara nella sua fuga verso la Porziuncola, la notte della domenica delle Palme 1211, come normalmente si ripete, e il suo completo silenzio, al riguardo, è piuttosto significativo. La frase «cum honesta societate» della Leggenda di santa Chiara, 7 è generica e lascia spazio a qualsiasi supposizione; è assai diversa, comunque, dall’espressione con cui il leggendista volle altrove designare una compagna di Chiara, che prese parte ai colloqui segreti con Francesco: «unica familiari socia comitante» (Leggenda n. 5), che è Bona di Guelfuccio (Proc. XVII, 3). La Leggenda versificata (vv. 280-281) vede Chiara sola nella sua fuga; e dal Processo come dalle altre fonti nessuna delle compagne di Chiara appare compromessa nella sua fuga, né sa che Chiara abbia avuto una compagna. Il leggendista dunque deve avere attinto la notizia a voce da altra fonte: ed è ben vero che «honesta societas», nel buio della notte, sulla lunga strada da Assisi a Santa Maria, poteva essere quella di compagni di san Francesco, noti a santa Chiara.

(15) È la piazza di San Rufino, a fianco della quale sorgeva la casa di Chiara.

(16) Non entriamo nella questione della cronologia di santa Chiara, che verte su tre date: quella, sicura, della morte, 11 agosto 1253; quella della sua fuga nella notte della domenica delle Palme, quarantadue anni prima della sua morte; e quella della nascita, diciotto anni prima del suo ingresso in Religione.

La data della fuga, sulla base degli Atti del processo e della Leggenda, sarebbe da porsi, secondo alcuni, la notte del 28 marzo 1211, il che riporterebbe alla nascita di Chiara nel 1193 (Z. LAZZERI, in Il Processo di santa Chiara, op. cit., pp. 434-435; F. CASOLINI, Vita di santa Chiara vergine d’Assisi di Fra Tommaso da Celano, Santa Maria degli Angeli 1962, p. 34, come in tutti gli altri suoi preziosi lavori su santa Chiara; C. A. LAINATI, Santa Chiara d’Assisi, Assisi 1969; Temi spirituali dagli scritti del Secondo Ordine Francescano, Assisi 1970, ecc.); secondo altri è da porsi la notte del 18 marzo 1212 (D. CRESI, Cronologia di santa Chiara, in SF, XXV [1953], pp. 260-267; L. HARDICK, Zur Chronologie im Leben der hl. Klara, in FS, XXXV [1953], pp. 174-210; A. TERZI, Cronologia della vita di san Francesco d’Assisi, Roma 1963, pp. 56-62), la quale data sposterebbe la nascita di santa Chiara al 1194.

(17) In Terra Santa.

(18) A San Michele del Monte Gargano.

(19) Non sappiamo quando Ortolana seguì le figlie a San Damiano; ma vi morì prima del 1238, perché il suo nome non appare nell’elenco delle Sorelle che in quell’anno si trovavano in San Damiano (secondo il documento di vendita di un terreno, che il WADDING ha avuto autografo tra le mani e pubblica negli Annales Minorum, ad ann. 1238: t. III, pp. 14-15).

(20) La sistemazione giuridica di San Damiano è spesso messa in relazione al Concilio Lateranense IV, del 1215, che, col suo can. XIII, prescriveva di appoggiarsi, per chi avesse intenzione di fondare una casa religiosa, alle Regole già esistenti. Anzi, è questo uno degli argomenti in forza del quale si sostiene, per l’ingresso di Chiara in San Damiano, la data del 1212 (cfr. L. HARDICK, Zur Chronolgie, op. cit.). È da osservare, tuttavia, che se si poteva prescindere da qualsiasi gerarchia, quando le compagne di Chiara erano tre o quattro, meno facile era, quando col 1214 divennero almeno sei; ed era ormai logico voler dare, da parte di san Francesco e del vescovo di Assisi, un ordine interno a quella comunità in rapida espansione.

(21) Rilevo dal LAZZERI (in AFH, XIII [1920], p. 444, nota 1) che la forma «bozzo» corrisponderebbe alla bozza fiorentina, un pane fatto con un pugno di pasta.

(22) Ai sacerdoti che venivano a San Damiano.

(23) Cfr. anche le testimonianze II, 22 e III 14. La Leg. Ch. 14 è più estesa sull’insistenza di Gregorio IX, e riporta la ferma risposta di Chiara alle pressanti insistenze del Pontefice. Chiara ha coscienza di difendere, con la povertà, la formula vitae datale da san Francesco e, in ultima analisi, la sostanza della sua vita povera e semplice, proiettata interamente nell’amore di Cristo e delle Sorelle, sull’esempio di san Francesco e dei suoi frati, e la sua stessa appartenenza all’Ordine francescano.

Non a caso è proprio da Gregorio IX che santa Chiara vuole e ottiene in forma scritta, per premunirsi contro ogni altra possibile pressione, il Privilegio della povertà (17 settembre 1228), con sapiente lungimiranza: dalla sua ascesa al papato, infatti, Ugolino dei Conti Segni-Gregorio IX si farà premura di fornire possessi e rendite fisse, con divieto di alienazione, a molti monasteri di Povere Sorelle (cfr. L. OLIGER, De origine Regularum Ordinis S. Clarae, in AFH, V [1912], pp. 414-417), nella sua ferma convinzione che le monache avrebbero potuto attendere con maggiore quiete alla preghiera, una volta eliminata la preoccupazione per il sostentamento quotidiano. Il Privilegio della povertà salverà santa Chiara da questi possessi e in seguito la salverà dal dover accettare la regola di Innocenzo IV del 1247 (BF, I pp. 476-483) con la sua ampia facoltà di possesso in comune, ultima tappa di evoluzione della regola ugoliniana del 1219 verso la Regola di Urbano IV del 1263.

La fermezza evangelica di Chiara, umile e decisa, non le alienò mai l’affetto e la profonda devozione del Pontefice, che fin dal 1220 la chiamava «madre della sua salvezza» e indirizzò a lei e alle sue figlie lettere dense di calore e di stima per la loro scelta radicale (in I. OMAECHEVARRIA, Escritos de santa Clara y Documentos contemporaneos, Madrid 1970, pp. 291-297; cfr. anche Santa Chiara d’Assisi. Studi e cronaca del VII centenario. 1253-1953, Assisi 1954, pp. 532-533).

(24) «Informare» equivale a avviare nell’osservanza della forma di vita di San Damiano. Fin dai suoi prossimi anni, il monastero delle Povere Sorelle di San Damiano fu monastero di fervidissima seminagione dell’ideale di san Francesco, dapprima nei dintorni umbri e in Italia (sono già ventiquattro – e l’elenco non è completo – i monasteri citati dal cardinale Rainaldo in una sua lettera del 1228: cfr. L. OLIGER, De origine regularum, op. cit., pp. 207-208 e I. OMAECHEVARRIA, Escritos de santa Clara, op. cit., pp. 297-302), poi in Francia, in Spagna, in Cecoslovacchia, in Germania. Stando alla Cronaca di Nicola Glassberger (AF, II, Quaracchi 1887, p. 157) da San Damiano sarebbero partite, passando per Trento, cinque monache dirette al monastero di Praga; e così pure da San Damiano avrebbe avuto origine la prima fondazione tedesca, ad Ulm (ivi, p. 572).

Qui è il caso di Pacifica, che per un anno si porta da San Damiano al monastero di Spello, dove ricopre la carica di abbadessa un’altra Sorella di San Damiano, una suor Balvina (cfr. I, 15) che vi morì verso il 1240 (Z. LAZZERI, Il monastero di Vallegloria vicino a Spello, Arezzo 1913, p. 46).

L’uscita da San Damiano per fondare o «informare» appare dalle fonti abbastanza frequente: ed era la sola uscita legittima dalla clausura, a norma della Regola di Ugolino del 1219, professata pure da Chiara e dalle sue Sorelle («devono rimanere rinchiuse per tutto il tempo della loro vita… e non viene loro concessa licenza o facoltà di uscire, a meno che qualcuna non venga mandata in qualche luogo per piantarvi o edificarvi lo stesso Ordine»: Regola del 1219, in I. OMAECHEVARRIA, Escritos de santa Clara, op. cit., p. 219).

(25) La tradizione ha fissato la morte di santa Agnese d’Assisi al 16 novembre 1253, cioè otto giorni prima di queste deposizioni. Ma la data non è suffragata da alcun documento, ed è piuttosto da riportarsi a «pochi giorni dopo la morte di santa Chiara», sulla scorta della Leggenda di santa Chiara, 48. Agnese è figura dai contorni sfumati accanto alla più celebre sorella Chiara (C. LAINATI, Cenni biografici di sant’Agnese d’Assisi, in Santa Chiara d’Assisi, Assisi 1969, pp. 101-112).

Appaiono interessanti alcuni particolari, nella luce dei rapporti tra san Francesco e le Povere Sorelle di San Damiano: come per Chiara, così anche per Agnese fu san Francesco ad accoglierla all’Ordine, sedici giorni dopo la consacrazione di santa Chiara, tagliandole i capelli presso il monastero benedettino di Sant’Angelo di Panzo dove Chiara era ospite (Leggenda di santa Chiara, 24-25) e cambiandole il nome – da Caterina, probabilmente – in Agnese (Chronica XXIV Generalium, in AF, III, p. 175); e fu san Francesco a inviarla a Monticelli, presso Firenze, «a piantarvi l’osservanza della povertà evangelica», quale abbadessa di un gruppo di Povere Sorelle (ivi).

(26) Santa Chiara fu ammalata per ventotto anni, secondo la Leggenda (39), per ventinove secondo suor Pacifica, fino alla morte: dunque, dal 1224-1225.

Era «gravemente inferma… in quella settimana in cui il beato Francesco passò di questa vita» e mandò un frate a confortarla, assicurandole che l’avrebbe visto prima di morire (Spec. 108).

(27) I ricordi di Benvenuta, la terza compagna di santa Chiara, entrata in San Damiano nel settembre del primo anno dell’Ordine – dunque 1211 o, secondo altri, 1212 – risalgono fino alla fanciullezza di Chiara. La conobbe, infatti, bambina, a Perugia, dove la famiglia del nobile Favarone, padre di Chiara, fu costretta a rifugiarsi, almeno dal 1203 al 1205, avendo partecipato alla guerra di Perugia, schierandosi, come la maggior parte dei feudatari, dalla parte dei Perugini contro Assisi (A. FORTINI, Nuove notizie intorno a santa Chiara di Assisi, in AFH, XLVI [1953], pp. 17-19).

Per questo Benvenuta testimonia di essere stata – a Perugia – Chiara in una stessa casa, e ha di Chiara ricordi moto lontani nel tempo.

In quegli stessi anni, dalla parte opposta del campo combatteva col popolo il figlio del ricco mercante Pietro Bernardone, Francesco di Assisi (2 Cel. 4).

(28) Sono così chiamate, nel Processo (nella Leggenda di santa Chiara «famulae» contrapposto a «dominae»: cfr. Leg. Ch. 12) le Sorelle che, nella Regola di santa Chiara sono sempre dette «sorores servientes extra monasterium» (cc. II, III, IX), vale a dire le Sorelle addette al servizio esterno del monastero, che non erano tenute alla legge della clausura e che, nella Regola, usufruiscono di mitigazioni rispetto all’austerità delle claustrali. Nessuna di loro appare come testimone al Processo.

(29) Voce umbra, che designa una specie di panno di mezza lana, fatto in casa, usato dai contadini (cfr. AFH, XIII [1920], p. 448, nota 2).

(30) Le setole tagliate e non bruciate, rendevano più pungente il cilicio.

(31) Questo cilicio da San Damiano salì con le Povere Sorelle in città, quando permutarono San Damiano con San Giorgio per essere vicine al corpo della loro madre Chiara. Si conserva tuttora tra le reliquie della basilica di Santa Chiara: è un rettangolo di stoffa, formato da piccole corde ritorte di crine di cavallo, tenute insieme da fili di lino e da cordicelle più chiare.

(32) Lo’ sta per loro.

(33) Agnese o Beatrice, sorelle di Chiara.

(34) Quella che precede la Pasqua.

(35) Va da Tutti i Santi a Natale.

(36) L’Ufficio di lettura a mezzanotte è tuttora in uso nelle comunità delle Povere Sorelle di santa Chiara. La testimonianza al riguardo degli Atti del processo (cfr. anche test. X, 3) e della Leggenda, 20 è preziosa, perché la Regola di santa Chiara non ha prescrizioni al riguardo. Essa, infatti, più che una Regola, è una forma di vita (con questa espressione, infatti, si apre: cfr. c. I, 1), la cui categoria è l’ammonizione spirituale, come le Regole di san Francesco e non ha la preoccupazione di precisare minutamente tutto, ma soltanto di animare spiritualmente nell’essenziale della vita francescana. Al di là della Regola, c’era la vita che insegnava come fare. Se la Regola tace sul Mattutino di notte, non è perché non lo prescriva, ma perché esso faceva parte della vita ordinaria di San Damiano, come confermano il Processo e la Leggenda. E ciò è tanto vero che la Regola ugoliniana del 1219, professata da santa Chiara e dalle sue sorelle insieme al Privilegio della povertà (cfr. testimonianza di Gregorio IX ad Agnese di Praga, in BF, I, p. 243) parla apertamente della Liturgia delle Ore notturne: «Quanto al divino ufficio, da celebrare davanti al Signore di giorno e di notte…» (Regola ugoliniana, in I. OMAECHEVARRIA, Escritos de santa Clara, op. cit., p. 220).

(37) Sono le custodie dei corporali, di cartone rivestito di seta.

(38) Non mi sembra facile identificare questo frate minore con frate Stefano da Narni, di cui in AFH, XII (1919), pp. 382-384, come fa Z. LAZZERI nelle sue annotazioni al Processo (AFH, XIII [1920], p. 450, nota 3).

L’episodio è rivelatore, insieme ad altri, dei rapporti tra Francesco e Chiara, tra il Primo e il Secondo Ordine, e del vicendevole aiuto, oltre che nella comunione dello spirito, anche per risolvere con la fede e la preghiera i problemi pratici che emergevano via via nelle rispettive fraternità. Può interessare anche, per lo studio della antica planimetria di San Damiano, sottolineare «nel loco dove la santa Madre soleva orare». L’espressione suona un poco ambigua sul piano della clausura: ma non dovrebbe costituire un problema, se si pensa che il luogo della preghiera, a norma della Regola (c. V) è un ambiente che è parte dentro e parte fuori clausura, con una grata di ferro di mezzo. Non costituisce dunque una testimonianza a sfavore dell’osservanza della clausura in San Damiano, come conclude affrettatamente H. ROGGEN, in Lo spirito di santa Chiara, Milano 1970, pp. 102-103. Il testo è da inquadrare in un insieme di testimonianze, che danno il quadro completo della realtà claustrale, senza possibilità di equivoco (cfr. C. A. LAINATI, La clôture de Sainte Claire et des premières Clarisses dans la législation canonique et dans la pratique, in Laurentianum, XIV [1973], pp. 223-250).

(39) È la undicesima testimone che depone.

(40) L’episodio dell’assalto dei «Saraceni», masnada di soldati di ventura al soldo di Federico II, contro San Damiano, su cui si diffondono maggiormente altre testimoni (soprattutto III, 18; IX, 2; ma anche IV, 14; VI, 10; VII, 6; X, 9; XII, 8; XIII, 9; XIV, 3) è tra i pochi sicuramente datati: un venerdì di settembre, circa l’ora di Terza (Proc. IX, 2) del 1240, e fa parte della «guerra di Assisi», in cui santa Chiara si troverà coinvolta con la sua intercessione anche l’anno seguente.

I due episodi sono compiutamente studiati da E. FRANCESCHINI, S. Chiara e i Saraceni, in Chiara d’Assisi, Rassegna del Protomonastero, I (1953), pp. 147-157, e I due assalti dei Saraceni a S. Damiano e ad Assisi, in Aevum, XXVII (1953), pp. 289-306, cui rimando anche per l’informazione bibliografica sull’argomento.

(41) È Rainaldo Segni, protettore del Primo e del Secondo Ordine, cardinale d’Ostia e in seguito papa Alessandro IV.

(42) Suor Filippa, la testimone che segue (III, 16).

(43) Come Chiara, anche Filippa di Leonardo di Gislerio apparteneva alla nobiltà feudale di Assisi, e come suor Benvenuta, seconda testimone, conobbe Chiara fin «dalla sua puerizia» (III, 8), a Perugia. Era figlia di Leonardo di Gislerio d’Alberico, signore del castello di Sassorosso, che fu uno dei primi distrutti dalla furia popolare del nascente Comune di Assisi, sul finire del 1100 (A. FORTINI, Nova vita di san Francesco, Assisi-S. Maria degli Angeli, 1959, I, pp. 158-159).

(44) È la quarta testimone e conferma il fatto (IV, 7).

(45) II, 15.

(46) Sono i frati minori, che andavano alla questua per le Povere Sorelle di San Damiano, secondo la esplicita testimonianza della Regola di santa Chiara: «Chiediamo in grazia, allo stesso Ordine, per amore di Dio e del beato Francesco… due frati laici, amanti del vivere santo e onesto, in aiuto alla nostra povertà, come abbiamo avuto sempre misericordiosamente dal predetto Ordine dei frati minori» (c. XII, 5.6). Frate Bentevenga, nominato da suor Pacifica (I, 15) era uno di questi «elemosinarii».

Le rimostranze di Chiara per i «pani sani» hanno tutto il sapore della risposta di san Francesco a Frate Masseo, nel c. XIII degli Actus-Fioretti: «Frate Masseo, noi non siamo digni di così grande tesoro»: che era – il tesoro – «buoni pezi de pane, grandi et assai, et alcuno integro», apparecchiati nella vasta mensa del creato.

(47) Il «procuratore» o «sindaco» era una persona di fiducia, incaricata di trattare gli affari del monastero. Si parla espressamente del «procuratore ed economo» nell’istrumento notarile del 1238 (cfr. nota 19), con cui le Sorelle di San Damiano alienano un terreno ricevuto.

(48) Ci si imbatte frequentemente nel Processo e nella Leggenda di santa Chiara, nei «mammoli», che in un modo o nell’altro, entrano nella vita di Chiara e nella sua gloria dopo la morte: una vita, quella di Chiara, tutta spesa nell’amore di quel primo vero «mammolo» che è Cristo Jesù, povero e piccolino, «rinvolto in poveri pannicelli» (Regola, c. II, 25), che Chiara vede certo riflesso in tutti gli altri. E questo «mammolo bellissimo», Cristo Jesù, che in un calendimaggio suor Francesca vede in grembo a Chiara, «innanti al petto suo» (IX, 4); è lo stesso «mammolo bellissimo… de età quasi de tre anni» che sta accanto a Chiara, mentre ascolta frate Filippo da Atri predicare, e che suor Agnese di Oportulo ha la sorte di vedere (X, 8). Appare come «uno mammolo piccolo e molto bello» perfino il Corpo del Signore, appena ricevuto da Chiara (IX, 10), ed è pure una voce infantile quella che la rassicura dall’Eucaristia: «Io sempre ve defenderò!», mentre fuori della porta del refettorio di San Damiano preme la furia selvaggia dei Saraceni (Leggenda, 22).

La sua familiarità con questo divino «mammolo», che sempre nasce nel cuore povero e umile, nel corpo casto e verginale, come nacque materialmente nel grembo della Vergine Maria (S. CHIARA, Lettera III alla B. Agnese di Praga, 24-26) rende semplice e familiare a Chiara il gesto che guarisce gli altri mamoli, quelli che, malati, le vengono portati perché ne faccia oggetto della sua taumaturgica premura: Mattiolo di Spoleto, che ha tre anni e ha una «petrella nel naso» che lo soffoca (II, 18; Leggenda, 32); il «mammolo» figlio de messere Ioanni, procuratore delle suore (III, 15; VIII, 6; IX, 6) che ha cinque anni ed ha «la febbre gravemente»; il «mammolo di Perugia» (IV, 11 e Leggenda, 32) che ha una macchia che gli copre tutto un occhio… Il gesto di benedicente maternità di Chiara sempre dissolve ogni ombra di mestizia, ridonando il sorriso ai mammoli e ai loro parenti.

Ma è dopo la morte che Chiara sembra dedicarsi di preferenza a questo suo servizio verso i piccoli e dimostra loro la sua predilezione.

Sono infatti dei «mammoli» la maggior parte dei miracolati di Chiara: Giacomino di Perugia, che è liberato da un «pessimo demonio» (Leggenda, 50); Pietruccio di Bettona (ivi, 55); un bambino di cinque anni, di Gubbio, incapace di camminare (ivi, 57); un bambino di dieci anni, sciancato, dei pressi di Bettona (ivi, 56); il bimbetto di Bona rapito da un lupo (ivi, 60); una fanciulla di Cannara (ivi, 61), eccetera.

È il modo con cui santa Chiara continua, anche oggi, ad amare, nelle membra del suo Corpo, il «mammolo» bellissimo che le riempì, più di 700 anni fa, il cuore e la vita.

(49) Testimonianza V, 1.

(50) Recolta è vocabolo variamente interpretato: «scolta» o sentinella, garante, salvaguardia. Ritengo con I. OMAECHEVARRIA (cfr. Santa Chiara «recolta» per le sue sorelle, in Frate Francesco, XXX [1972], pp. 23-26), che l’interpretazione più esatta sia garante, mallevadore.

(51) Cfr. nota 40.

(52) L’assegno di Assisi da parte di Vitale di Aversa al comando di truppe dell’imperatore Federico II, risale all’estate del 1241 e fa parte di quella guerra di cui già l’anno precedente le Povere Sorelle di San Damiano avevano dovuto esperimentare pericoli e danni (cfr. nota 40). Sulla storicità dei due episodi, su cui la Bolla di canonizzazione di santa Chiara stranamente tace e che sono stati perciò rifiutati (cfr. U. COSMO, Con madonna povertà. Studi francescani, Bari 1940, p. 267) non esistono dubbi: cfr. G. GOLUBOVICH, Relazione del duplice assedio del monastero di S. Damiano (1240) e della città di Assisi (1241) secondo il codice assisano 341: testo latino inedito, in In ricordo 1212-1219, Assisi 1911, pp. 33-35 e E. FRANCESCHINI, I due assalti dei Saraceni a S. Damiano e ad Assisi, in Aevum XXVII (1953), pp. 289-306, ora ripubblicato in Scritti di filologia latina medioevale, Padova 1976, pp. 776-787.

La testimonianza di suor Francesca di Capitaneo (IX, 3), più diffusa, porrà in evidenza lo stato d’animo di Chiara verso la sua città natale in pericolo: sollecitudine dettata dalla riconoscenza: «Molti beni avemo recevuti da questa città, et imperò dovemo pregare Dio che esso la guardi».

Assisi ricorda questo episodio della sua liberazione per la preghiera di Chiara, con la festa del voto, il 22 giugno.

(53) È la notte tra il venerdì e il sabato prima della morte di Chiara, cioè la notte tra l’8 e il 9 agosto 1253.

Indubbiamente le testimonianze sulla morte di Chiara, nel Processo, sono tra le più belle: cfr. anche IV, 19; XI, 3.4. Lo spirito della «piantolina» (plantula) di san Francesco è tutto in quel sentirsi amata dal suo Signore con lo stesso amore con cui una madre ama il suo figliolo piccolino: «e sempre te ha guardata come la madre lo suo figliolo piccolino» (XI, 3). Davanti a sorella morte, che viene nella gioia, Chiara rivela il suo essere: «un arcobaleno di preghiera, una parola d’amore sempre viva davanti all’Altissimo, un «grazie» gioioso e infantile che sboccia tra le più piccole essenziali cose della vita ed echeggia immenso nel cielo del Padre, ed ha nome contemplazione» (G. MANCINI, Contemporaneità di santa Chiara, in Santa Chiara d’Assisi. Studi e cronaca del VII centenario. 1253-1953, Assisi 1954, p. 40).

(54) Innocenzo IV fu ad Assisi nell’aprile del 1253; poi nel maggio e dal luglio al 6 ottobre. La Vita Innocentii IV di frate Niccolò da Calvi (F. PAGNOTTI, Niccolò da Calvi e la sua Vita d’Innocenzo IV, in Archivio della Soc. Romana di storia patria, XXI [1898], pp. 4-120) ricorda due visite di Innocenzo alla Santa. La Leggenda di santa Chiara, 41.42 ricorda l’episodio con maggiore ampiezza.

(55) È la notte di Natale del 1252. L’amore, che non conosce limiti di spazio, rende presenti a Chiara – lasciata sola col suo Signore – le solenni cerimonie nella basilica di San Francesco, anzi, la natività del «santissimo e dilettissimo Puero rinvolto ne’ poveri pannicelli» (Regola, c. II, 25) nella povertà del presepe di Betlemme (cfr. IV, 16). È per questo suo vedere e sentire da lontano, che Chiara fu proclamata da Pio XII Patrona della televisione, col Breve Clarius explendescit del 14 febbraio 1959 (pubblicato in A. FORTINI, Santa Chiara patrona della televisione, Assisi-S. Maria degli Angeli, 1960, pp. 17-19).

(56) Le «lettere bollate» portate d’urgenza a Chiara morente sono la Bolla «Solet annuere», che contiene la Regola di santa Chiara, bollata appunto in Assisi, da Innocenzo IV, solo due giorni prima della morte della Santa, il 9 agosto 1253. L’originale avuto tra le mani e baciato da Chiara, sparì fino al 1893, quando – cercato diligentemente al Protomonastero di Assisi (dove tuttora si conserva) dalla allora abbadessa Matilde Rossi – , fu ritrovato nella cassetta sigillata contenente le vesti di santa Chiara (cfr. Seraphicae legislationis textus originales, Quaracchi 1897, pp. 2-3). La fretta della procedura per consegnare in tempo la Bolla a Chiara morente è visibile nella nota, ora quasi illeggibile, scritta nel margine superiore, di suo proprio pugno, dal Pontefice: «Ad instar fiat. S. Ex causis manifestis michi et protectori mon(asterii) fiat ad instar». La sigla S è la sigla di Sinibaldus Fieschi, cioè Innocenzo IV (cfr. P. ROBINSON, Inventarium omnium documentorum quae in Archivio Protomonasterii S. Clarae Assisiensis nunc asservantur, in AFH, I [1908], p. 417).

(57) Cfr. nota 10.

(58) La severissima disciplina personale di santa Chiara a riguardo del digiuno e dell’astinenza era eccezionale anche nel contesto del monastero di San Damiano: che però era monastero rigorosissimo anche sotto questo aspetto.

La Regola di santa Chiara del 1253 è molto parca di parole in proposito: «Le Sorelle digiunino in ogni tempo» (c. III, 8). Dalla terza lettera alla beata Agnese di Praga, sappiamo da santa Chiara che – «come dice uno scritto di san Francesco» – questo digiuno consentiva solo alla domenica e a Natale di prendere cibo due volte; non era poi d’obbligo nei giovedì del tempo ordinario. Abitualmente in uso, dalle parole di santa Chiara, appare nella pratica di San Damiano, anche la perpetua astinenza (SANTA CHIARA, Lettera III alla b. Agnese di Praga, 31-37). La Regola ugoliniana del 1219 precisava – oltre al «digiunino in ogni tempo» che passerà nella Regola di santa Chiara –: «si astengano da cibi cotti e dal vino ogni mercoledì e venerdì… nei quali giorni si possano nutrire di pomi o frutta o erbaggi crudi. Nella Quaresima maggiore quattro volte alla settimana, nella Quaresima di San Martino tre volte alla settimana digiunino a pane ed acqua…» (in I. OMAECHEVARRIA, Escritos de santa Clara, op. cit., pp. 222-223). Alla legge del digiuno e dell’astinenza non erano tenute le Sorelle impedite per malattia o per età. Una Bolla di Gregorio IX del 9 febbraio 1237, il cui originale è nell’Archivio di San Damiano, sottolinea la proibizione per le Povere Sorelle di mangiare carne ad eccezione delle inferme (BF, I, p. 209). Sull’argomento, cfr. I. OMAECHEVARRIA, La «Regola» y las Reglas de la Orden de santa Clara, in CF, XLVI (1976), pp. 101-105.

(59) Suor Benvenuta, undicesima testimone, confermerà il fatto personale (cfr. XI, 1).

(60) Sesta testimone negli Atti.

(61) Depone subito dopo suor Amata (cfr. V, 1).

(62) Cfr. III, 3.

(63) Cfr. nota 50.

(64) Cfr. nota 52.

(65) Cfr. III, 28-30.

(66) Cfr. nota 53.

(67) Cioè al parlatorio, di cui parla la Regola di santa Chiara, al c. V.

(68) Depone in seguito come quattordicesima testimone.

(70) Frate Filippo Longo è figura di primissimo piano nel piccolo mondo delle Povere Sorelle rinchiuse in San Damiano. Nativo di Atri, dotato di «eloquenza celeste» (cfr. 1 Cel. 25) è accanto a san Francesco nei colloqui segreti di Chiara col Santo (cfr. Bona di Guelfuccio, in Proc. XVII, 3). È lui che, insieme a san Francesco e a frate Bernardo di Quintavalle, accompagna Chiara dal monastero di San Paolo delle Abbadesse, vicino a Bastia, a quello, pure benedettino, di Sant’Angelo di Panzo, sul pendio del Subasio (Proc. XII, 5). Fu nominato Visitatore Generale delle Povere Sorelle dal cardinale Ugolino, durante l’assenza di san Francesco in Oriente (L. OLIGER, De origine Regularum Ordinis S. Clarae, in AFH, V [1912], pp. 419-420), che al suo ritorno lo fece deporre immediatamente dallo stesso cardinale Ugolino, eleggendo al suo posto frate Pacifico (ivi, p. 446). Era uno dei predicatori a San Damiano (Proc. X, 8 e Leg. Ch., 37). Fu rieletto Visitatore delle Clarisse, dopo la morte di san Francesco, nel 1228: ne dà notizia il cardinale Rainaldo nella sua lettera circolare a ventiquattro monasteri di Povere Sorelle, in data 18 agosto 1228 (ivi, pp. 445-446).

Secondo un documento pubblicato da Z. LAZZERI, in AFH, XIII (1920), pp. 286-289, era ancora Visitatore Generale nel 1244.

Nel novembre del 1253, secondo questa testimonianza di suor Cecilia, era «di buona memoria».

(71) La notizia del martirio – il 16 gennaio 1220 – dei primi frati minori partiti per il Marocco – Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto, Ottone – per convertire gli infedeli, accende anche in Chiara il desiderio del martirio. È ancora più esplicita, al riguardo, la testimonianza di suor Balvina (VII, 2): «Voluntieri, per lo amore de Dio, averia portato el martirio per la defensione de la fede e de l’Ordine suo. E prima che essa se infermasse, desiderava de andare alle parti del Marocco, dove se diceva che erano menati li frati al martirio». L’eredità dello spirito di Chiara, che è a un tempo desiderio di testimonanza col sangue e spirito missionario, sulla scorta del c. XVI della Regola non bollata di san Francesco, è stata raccolta e sempre tenuta viva dalle Povere Sorelle durante il corso dei secoli: cfr. B. CAPEZZALI, Le Clarisse in terra di missione, in Santa Chiara d’Assisi. Studi e cronaca del VII centenario. 1253-1953. Assisi, 1954, pp. 495-499; e soprattutto I. OMAECHEVARRIA, Clarisas entre Musulmanes y otros infieles, Bilbao 1954 e Las Clarisas a través de los siglos, Madrid 1972.

(72) Questo non prova che Ortolana fosse già entrata in San Damiano prima del 1226, cioè tre anni prima della figlia Beatrice, che vi entrò nel 1229 (cfr. XII, 7). Suor Cecilia può averla sentita nel «loco dove se parla alle Sore» (IV, 20).

(73) Cfr. nota 37.

(74) Cfr. nota 25.

(75) Sono i frati minori, di cui parla la Regola di santa Chiara, al c. XII, 5-11, addetti all’assistenza spirituale e alla questua per le Sorelle Povere. Fin dai primi anni dell’Ordine essi figurano accanto ai monasteri delle Clarisse, ivi dimoranti in ospizi: il miracolo dell’olio, in cui appare dimorante a San Damiano, come questuante, frate Bentevenga, è infatti del secondo anno dopo l’ingresso di Chiara in San Damiano (cfr. 1, 15). E non solo a San Damiano esisteva questa piccola fraternità accanto alle Sorelle Povere, ma anche presso altri monasteri: all’Arcella presso Padova, per esempio, dove muore sant’Antonio nel 1231, a San Cosimato di Roma, ecc. (cfr. I. OMAECHEVARRIA, La «Regla» y las Reglas de la Orden de Santa Clara, in CF, XLVI [1976], p. 112).

(76) Fette. Cinquanta fette di pane riporta al numero di cinquanta Sorelle in San Damiano.

(77) Suor Balvina è sorella di suor Amata (cfr. nota 10), come lei figlia di un cugino di santa Chiara.

(78) Cfr. III, 3-5.

(79) Cfr. nota 55.

(80) Suor Balvina, che depone qui, non è la suor Balvina che fu abbadessa del monastero di Vallegloria di Spello, la quale, durante il Processo, appare già morta (I, 15). Ma, come lei, è un seme di quella fervida seminagione dell’ideale francescano, di cui il monastero di San Damiano fu promotore fin dai suoi primi anni (cfr. nota 24).

(81) Massariola – in religione suor Francesca – di Capitanio di Coldimezzo, un castello posto nel confine tra Assisi e Todi, è zia di Vanna di Coldimezzo, la giovane e bella sposa di Jacopone da Todi, che portava un cilicio sotto le vesti mondane: quel cilicio che le fu trovato sulla carne nella sua tragica morte, e che segnò per sempre la via di Jacopone (cfr. A. FORTINI, Nova vita di san Francesco, Assisi-S. Maria degli Angeli, 1959, pp. 412-413; e Il cilicio di Vanna da Coldimezzo, in Chiara d’Assisi, Rassegna del Protomonastero, IV [1956], pp. 113-126).

(82) Cfr. nota 50.

(83) Rispetto alle precedenti testimonianze (II, 20; III, 18; IV, 14; VI, 10; VII, 6), questa, più ampia, di suor Francesca, pone in rilievo l’inesattezza di certe tradizioni, che durano tuttora: santa Chiara non porta da sé il SS. Sacramento, ma «fecese portare innanti» la cassetta che conteneva l’Eucarestia; e si getta, prostrata in orazione davanti al Santissimo, accanto alla porta del refettorio di San Damiano, al di là della quale premevano ormai per entrare le masnade di ventura, che avevano già passato la cinta del chiostro. È una immagine molto diversa dalla solita raffigurazione di santa Chiara, che innalza l’ostensorio dall’alto del dormitorio di San Damiano, folgorando con lo splendore dell’Eucaristia le truppe sottostanti. Non si attenua in nulla lo splendore del miracolo eucaristico, e ne guadagna nella sua realtà di fede e di umiltà la figura di Chiara, che è, in ogni occasione, solo la «ancella inutile e indegna delle Donne Povere» (Lettera II alla b. Agnese di Praga, 2).

(84) Tradita: cioè, consegnata ai nemici, non resistendo più all’assedio. Per l’episodio cfr. nota 52.

(85) Agnese del fu Oportulo di Bernardo, entrata «molto mammola» nel monastero di San Damiano circa nel 1220 (è in monastero da trentatrè anni) è – secondo il FORTINI (Nova vita di san Francesco, Assisi-S. Maria degli Angeli 1959, II, pp. 530-532) – figlia del podestà di Assisi, appunto Oportulo di Bernardo, per il quale san Francesco compose nel 1225 la strofa del perdono e della pace nel Cantico di frate Sole, affinché il podestà e il vescovo, in discordia tra loro, si riconciliassero (cfr. Spec. 101). Il racconto dello Specchio, della «grande fede e devozione – che il podestà aveva – al beato Francesco», tanto da ascoltarlo «siccome udisse l’evangelio del Signore» e la sua profonda commozione, prendono luce dal fatto che la figlia, poco più che «mammola» – l’unica accanto a due figli maschi – era da cinque anni rinchiusa tra le «povere madonne» di San Damiano.

(86) Cfr. nota 70.

(87) Era la seconda domenica dopo Pasqua.

(88) Quanto si sa di queste orazioni delle cinque Piaghe del Signore, citate pure dalla Leggenda di santa Chiara, 30 è raccolto da Z. LAZZERI, L’orazione delle cinque piaghe recitata da santa Chiara, in AFH, XVI (1923), pp. 246-249. Il Lazzeri ne dà pure la redazione latina del codice di Volterra della Vita mirabile della Serafica Madre santa Chiara d’Assisi, di frate Mariano da Firenze, della prima metà del ‘500. Da nessuna fonte risulta che santa Chiara stessa abbia composto queste orazioni, ma solamente che le recitava, e certo in una redazione meno pesante di quella consegnataci dalla tradizione.

(89) Era la sera dell’8 agosto 1253. Cfr. nota 53.

(90) Beatrice è la seconda ed ultima sorella di Chiara, entrata nel monastero di San Damiano nel 1229.

(91) La chiesa e il monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, dove Chiara viene condotta dopo la sua consacrazione in Porziuncola, sorgevano nei pressi di Bastia Umbra, a 4 km. da Assisi ed erano sotto la giurisdizione del vescovo di Assisi. Una bolla di Innocenzo III del 1201 assicurava al monastero numerosi privilegi, tra cui un ampio diritto di asilo, vietando sotto pena di scomunica che si usasse violenza, in nome di altra giurisdizione che non fosse quella ecclesiastica, a coloro che si trovavano nelle terre del monastero (cfr. A. FORTINI, Nuove notizie intorno a santa Chiara d’Assisi, in AFH, XLVI (1953), pp. 29-33. Presso San Paolo santa Chiara era dunque al sicuro da ogni violenta reazione dei parenti.

(92) Sulle pendici orientali del monte Subasio, al disotto delle Carceri, a una mezz’ora circa da Assisi. Vi sorgeva un monastero di Benedettine, che passarono alla Regola delle Povere Sorelle di santa Chiara prima del 1238 (cfr. A. FORTINI, Nuove notizie, op. cit., pp. 33-36).

(93) Cfr. nota 23.

(94) Cfr. nota 26.

(95) Cfr. nota 75.

(96) Antifona dell’aspersione nel tempo pasquale.

(97) Come Francesco, anche Chiara in tutte le cose, negli «arbori belli, fioriti e fronduti» come negli «omini e in tutte le creature» «vede quella fontale bontà che è tutto in tutte le cose» (II Celano, 165): e «in tutti i riflessi creati, persegue l’Amato» (SAN BONAVENTURA, Leggenda maggiore, IX, 1). La clausura non solo non ha ristretto il cuore di Chiara: ma ha ottenuto il suo vero scopo, quello di allargare il cuore, di liberarlo e di renderlo puro e limpido, così da «poter laudare Dio de tutte e in tutte le cose». È la libertà francescana, il potersi servire liberamente di ogni cosa, per la lode di Dio; di nessuna cosa, per un egoistico tornaconto personale. Ed è anche un sentirsi profondamente in sintonia, meglio, in comunione, con l’universo, nel Cristo, «pienezza» (Col. 1, 19) che riassume e porta a compimento la vibrazione di ogni creatura.

(98) Quattro giorni dopo l’inizio del processo, il 28 novembre, il tribunale si sposta nell’infermeria di San Damiano, per raccogliere la deposizione di una quindicesima sorella, suor Balvina di Porzano, ivi degente. Riceve la testimonianza, presenti tutte le sorelle, frate Marco, cappellano del monastero.

Nel medesimo giorno, il tribunale al completo, nel chiostro di San Damiano, raccoglie globalmente la testimonianza delle altre Sorelle che, per bocca dell’abbadessa Benedetta, si dichiarano pronte a giurare sulla santità di madonna Chiara.

(99) Suor Benedetta, l’abbadessa che succedette a santa Chiara – al secolo Ginevra di Giorgio Ugone di Tebalduccio – apparteneva a una delle più potenti famiglie di Assisi.

Il suo nome si trova nell’elenco delle Sorelle presenti a San Damiano nel 1238 (cfr. nota 19).

È per sua commissione che fu fatto il grande Crocifisso, che campeggia nell’abside della Basilica di Santa Chiara, dove, accanto ai piedi del Maestro crocifisso, alla sinistra di san Francesco la figura di Benedetta, prostrata in devoto atteggiamento di preghiera, è circondata dalla scritta: «Domina Benedicta, post sanctam Claram prima abbatissa, me fecit» (cfr. F. CASOLINI, Il Protomonastero di santa Chiara in Assisi, Milano 1950, pp. 75-76). A lei «domine Benedicte abbatisse pauperum dominarum monasterii sancte Clare», frate Leone, frate Angelo raccomandano il Breviario usato da san Francesco (fol. 1v), ora tra le reliquie della Basilica di Santa Chiara in Assisi. A lei si rivolge, con parola di stima, papa Alessandro in una sua bolla (BF, II, 253). Morì nel 1260 (cfr. A. FORTINI, Nova vita di san Francesco, Assisi-S. Maria degli Angeli, 1959, II, p. 293).

(100) Nello stesso giorno, 28 novembre 1253, il tribunale si sposta definitivamente da San Damiano nella chiesa di San Paolo all’interno della città, per raccogliere la deposizione di alcuni cittadini di Assisi, che avevano particolari ricordi da riferire su santa Chiara.

(101) Di Ugolino di Pietro Girardone i documenti ci hanno lasciato larghissima traccia (cfr. A. FORTINI, Nova vita di san Francesco, op. cit., II, pp. 322-323). È importante cittadino di Assisi, della stessa contrada di San Rufino cui apparteneva la famiglia di Chiara. Rimasto separato per ventidue anni dalla moglie Guiduccia, ebbe da santa Chiara l’annuncio della prossima riunione.

(102) Bona è sorella di Pacifica, prima testimone al Processo (cfr. nota 14). È la fida compagna di Chiara nei suoi segreti colloqui con san Francesco (XVII, 3): ma non la accompagnò alla Porziuncola la notte della fuga. Era infatti assente da Assisi, pellegrina a Roma per la Quaresima (XVII, 5).

(103) Cfr. nota 70.

(104) San Giacomo di Compostella, in Spagna, famosa meta di pellegrinaggi nel Medioevo.

(105) L’espressione «mentre che era nel seculo», cioè prima del 1211-1212, farebbe pensare – come destinatari della carità di Chiara – a Francesco e ai compagni intenti al restauro della Porziuncola, piuttosto che, come opina il Lazzeri (Il Processo, op. cit., in AFH, XIII [1920], p. 430) agli addetti alla costruzione della casa «del Comune» accanto alla Porziuncola (2 Cel. 57). E sarebbe il primo contatto, sia pure indiretto, di Chiara con la realtà francescana.

(106) Cfr. nota 91.

(107) Di questi ultimi testimoni al Processo, Ranieri di Bernardo, Pietro di Damiano, Giovanni di Ventura, A. FORTINI (Nova vita di san Francesco, op. cit., II, pp. 315-348) si premura di fornire i pochi dati che emergono dai documenti del tempo: che non gettano tuttavia luce particolare sulle deposizioni, al di là di quanto essi stessi ci dicono qui di Chiara. Interessante il particolare che Giovanni di Ventura era «fameglio de casa»: il che «nell’antico dialetto umbro, sta a significare uomo d’arme» (ivi, 331).

(108) Una veste di stoffa rude.

(109) La Leggenda di santa Chiara, 52 precisa che era un giovanetto francese, al seguito della Curia, indemoniato e liberato da santa Chiara, insieme a molti altri accorsi al suo sepolcro, nel settembre del 1253.

i Sal. 45, 11-12.

ii Cf. Mt. 14, 13-21; Mc. 6, 32-44; Lc. 9, 10-17; Gv. 6, 1-13.

iii Cf. Mt. 47, 25; Mc. 15, 33; Lc. 23, 44.

iv Cf. Mt. 18, 20.

v Gv. 10, 11.

vi Lc. 1, 35.

vii Sal. 115, 15.