S. Caterina da Genova: Il Trattato del Purgatorio

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S. Caterina da Genova: Il Trattato del Purgatorio
Dal Cap. XI
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IL TRATTATO DEL PURGATORIO

di Santa Caterina da Genova

 


 

Come per comparazione del divino fuoco quale in sé sentiva, comprendeva come era il Purgatorio,
e in che modo vi stanno le anime contente e tormentate.

Quest' anima santa ancora in carne, trovandosi posta nel Purgatorio de l'affocato amore di Dio, il quale tutta la bruciava e purificava di quanto aveva da purificare, acciocché passando da questa vita, potesse essere presentata innanzi al cos petto del suo dolce amore Iddio; per mezzo di questo amoroso fuoco, comprendeva nell'anima sua, come stavano le anime dei fedeli nel luogo del Purgatorio, per purgare ogni ruggine e macchia di peccato, che in questa vita ancora non avessero purgato.

E siccome essa, posta nel Purgatorio amoroso del divin fuoco, stava unita a esso divino Amore, e contenta di tutto quello che Egli in lei operava, così comprendeva delle anime che sono nel Purgatorio e diceva:

I. - Perfetta uniformità delle Anime purganti al volere di Dio.

Le anime che sono nel Purgatorio (secondo che mi par comprendere) non possono avere altra elezione che di essere in esso luogo, e questo è per l'ordinazione di Dio, il quale ha fatto questo giustamente. Né si possono più voltare verso se stesse, né dire: "Io ho fatto tali peccati per i quali merito di star qui". Né possono dire: "Non li vorrei aver fatti perché andrei ora in paradiso". Né dire ancora: "Quegli ne esce più presto di me" ovvero: "Io ne uscirò più presto di lui".

2. Non possono avere alcuna memoria propria, né d'altri parimenti, in bene né in male che in loro faccia maggior afflizione del suo ordinario. Ma hanno un tanto contento di essere nella ordinazione di Dio, e che Egli adoperi tutto quello che gli piace, e come gli piace, che di sé medesime non ne possono pensare con maggior loro pena.

3. E solamente vedono l'operazione della divina bontà, la quale ha tanta misericordia all'uomo per condurlo a sé, che di pena, né di bene che possa accadere in proprietà, non se ne può niente da esse vedere, e se lo potessero vedere non sarebbero in carità pura.

4. Non possono vedere neppure che siano in quelle pene per i loro peccati, e non possono tenere quella vista nella mente; imperocché vi sarebbe una imperfezione attiva, la quale non può essere in esso luogo, perché non vi si può più attualmente peccare.

5. La causa del Purgatorio che hanno in loro, la vedono una sol volta nel passare da questa vita, e poi mai più la vedono; imperocché altrimenti vi sarebbe una proprietà.

6. Essendo dunque esse in carità, e da quella non potendo più deviare con attuale difetto, non possono più volere né desiderare se non il puro volere della pura carità; ed essendo in quel fuoco purgatorio, sono nella ordinazione divina: (la quale è carità pura), e non possono più in alcuna cosa da quella deviare: perché sono private così di attualmente peccare, come sono pure di attualmente meritare.

II. - Gioia delle Anime del Purgatorio e loro crescente visione di Dio. L'esempio della ruggine.

Non credo che si possa trovare contentezza da comparare a quella di un'anima del Purgatorio, eccetto quella dei santi del Paradiso.

E ogni giorno questa contentezza cresce, per l'influsso di Dio in esse anime, il quale va crescendo, siccome va consumando l'impedimento dell'influsso.

2. La ruggine del peccato è l'impedimento, e il fuoco va consumando la ruggine; e così l'anima sempre più si va discoprendo al divino influsso. Siccome una cosa coperta non può corrispondere alla riverberazione del sole, non per difetto del sole, che di continuo luce, ma per l'opposizione della copertura: se si consumerà dunque la copertura, si discoprirà la cosa al sole; e tanto più corrisponderà alla riverberazione, quanto la copertura più si andrà consumando.

3. Così la ruggine (cioè il peccato) è la copertura delle anime, e nel Purgatorio si va consumando per il fuoco; e quanto più consuma, tanto più sempre corrisponde al vero sole Iddio. Però tanto cresce la contentezza, quanto manca la ruggine e si discopre l'anima al divin raggio. E così l'un cresce e l'altro manca, sin che sia finito il tempo.

4. Non manca però la pena, ma solo il tempo di stare in essa pena. E quanto alla volontà, non possono mai dire che quelle pene siano pene, tanto si contentano dell'ordinazione di Dio, con la quale è unita la loro volontà in pura carità.

III. - Pene delle Anime del Purgatorio. La separazione da Dio, loro maggior pena.

Dell altra parte poi hanno una pena tanto estrema, che non si trova lingua che la possa narrare, né intelletto che possa capirne una minima scintilla, se Dio non gliela mostrasse per grazia speciale.

2. La quale scintilla Dio per grazia la mostrò a quest'anima; ma con la lingua non la posso esprimere. E questa vista che mi mostrò il Signore, mai più s'è partita dalla mente mia; e ve ne dirò quello che potrò, e intenderanno quelli, ai quali il Signore si degnerà l'intelletto aprire.

3. Il fondamento di tutte le pene è il peccato originale o attuale. Dio ha creata l'anima, pura, semplice, e netta di ogni macchia di peccato, con un certo istinto beatifico verso di lui, dal quale istinto il peccato originale, che essa trova, l'allontana: poi quando vi si aggiunge l'attuale, ancora più se ne allontana, e quanto più se ne fa lontana, tanto più diventa maligna; imperocché Dio meno le corrisponde.

4. E perché tutte le bontà che possano essere, sono per la partecipazione di Dio; il quale corrisponde nelle creature irrazionali, come vuole e come ha ordinato, e non manca loro mai; e nell'anima razionale corrisponde più e meno, secondo che la trova purificata dall'impedimento del peccato; perciò, quando si trova un'anima che si accosti alla sua prima creazione pura e netta, quello istinto beatifico se la va discoprendo e crescendo tuttavia, con tanto impeto e furor di fuoco di carità (il quale la tira al suo ultimo fine) che le par cosa insopportabile di essere impedita; e quanto più vede, tanto le è più estrema pena.

IV. - Differenza tra dannati ed Anime purganti.

E perché le anime che sono nel Purgatorio, sono senza colpa di peccato, sono senza colpa di peccato, perciò non hanno impedimento tra Dio e loro, salvo quella pena la quale le ha ritardate, sicché l'istinto non ha potuto avere la sua perfezione.

2. E vedendo per certezza quanto importi ogni minimo impedimento, ed essere per necessità di giustizia ritardato esso istinto, di qui nasce in loro un estremo fuoco, simile a quello dell'Inferno, eccetto la colpa, la quale è quella che fa la volontà maligna ai dannati dell'Inferno; ai quali Dio non corrisponde la sua bontà: e perciò restano in quella disperata, maligna volontà contro la volontà di Dio.

3. Di qui si vede esser manifesto, che la perversa volontà contro la volontà di Dio, è quella che fa la colpa; e perseverando la mala volontà, persevera la colpa.

4. E per esser quelli dell'Inferno passati di questa vita con la mala volontà, la loro colpa non è rimessa, né si può rimettere; perché più non si possono mutare di volontà, poiché con quella son passati di questa vita; nel qual passo si stabilisce l'anima in bene o in male, come si trova con la volontà deliberata; siccome è

scritto: Ubi te invenero, cioè nell'ora della morte, con qual volontà, o di peccare, o mal contento e pentito del peccato: Ibi te judicabo.

5. Al qual giudizio non è poi remissione: imperocché dopo la morte, la libertà del libero arbitrio non è più vertibile; ma sta fermata in quello, in che si trova al punto della morte.

6. Quelli dell'Inferno, per essere trovati al punto della morte con la volontà di peccare, hanno con seco la colpa infinitamente, e la pena, non però tanta quanta meritano; ma pur quella che hanno è senza fine.

7. Ma quelli del Purgatorio han solamente la pena, perciocché la colpa fu cancellata nel punto della morte, essendo stati trovati mal contenti dei peccati loro, e pentiti d'aver offeso la divina bontà; e così essa pena è finita, e va sempre mancando, quanto al tempo, com'è detto.

Oh miseria sopra ogni miseria, e tanto più, quanto non è considerata dall'umana cecità!

V. - Dio mostra la sua bontà anche verso i dannati.

La pena dei dannati non è già infinita in quantità; imperocché la dolce bontà di Dio, spande il raggio della sua misericordia ancora nell'Inferno.

2. Perché l'uomo, morto in peccato mortale, merita pena infinita e tempo infinito; ma la misericordia di Dio ha fatto solo il tempo infinito, e la pena terminata in quantità: imperocché giustamente avrebbe potuto dar loro molto maggior pena, che non ha dato.

3. Oh quanto è pericoloso il peccato fatto con malizia: perché l'uomo difficilmente se ne pente, e non pentendosi, sempre sta la colpa; la quale tanto persevera, quanto l'uomo sta nella volontà del peccato commesso o di commetterlo!

VI. - Purificate dal peccato, le Anime purganti scontano giocondamente le pene.

Ma le anime del Purgatorio hanno in tutto conforme la loro volontà con quella di Dio: e però Dio corrisponde loro con la sua bontà, ed esse restano contente (quanto alla volontà) e purificate dal peccato originale e attuale, quanto alla colpa.

2. Restano così quelle anime purificate come quando Dio le creò: e per essere passate di questa vita mal contente e confessate di tutti i loro peccati commessi, con volontà di non più commetterne, Iddio subito perdona loro la colpa, e non resta loro se non la ruggine del peccato, della quale poi si purificano nel fuoco con pena.

3. E così purificate d'ogni colpa, e unite a Dio per volontà, vedono chiaramente Dio, secondo il grado che fa loro conoscere; e vedono ancora quanto importi la fruizione di Dio, e che le anime sono state create a questo fine.

VII. - Con quale violenza d'amore le Anime del Purgatorio bramano di godere Iddio. L'esempio del pane e dell'affamato.

Trovano ancora una conformità tanto unitiva con esso loro Dio, la quale tira tanto a sé (per l'istinto naturale di Dio con l'anima), che non se ne può dare ragioni, figure, 0 esempi, che siano sufficienti a chiarire questa cosa, siccome la mente la sente in effetto e comprende per interiore sentimento. Non di meno dirò un esempio che alla mente si presenta.

2. Se in tutto il mondo non vi fosse se non un pane, il quale dovesse levare la fame a tutte le creature, e che solamente vedendolo, le creature si saziassero; e avendo l'uomo, per natura, quando è sano, istinto di mangiare, se non mangiasse, e non si potesse infermare, né morire, quella fame sempre crescerebbe, perché l'istinto di mangiare mai gli verrebbe meno.

E sapendo che solo il detto pane lo potrebbe saziare, e non avendolo, la fame non si potrebbe levare: però resterebbe in pena intollerabile. Ma quanto più l'uomo se gli avvicinasse, e non potendolo vedere, tanto più gli si accenderebbe il desiderio naturale, il quale per suo istinto è tutto raccolto verso il pane, dove consiste tutto il suo contento.

3. E se fosse certo di giammai veder pane, in quel punto avrebbe l'inferno compito, come le anime dannate, le quali sono private d'ogni speranza di mai poter vedere il pane Dio, vero Salvatore.

4. Ma le anime del Purgatorio hanno speranza di vedere il pane, e in tutto saziarsene. Perciò tanto patiscono fame e tanto stanno in pena, quanto staranno a potersi saziare di quel pane, Gesù Cristo, vero Dio Salvatore, Amor nostro.

VIII. - L'Inferno e il Purgatorio rivelano la mirabile sapienza di Dio.

Siccome lo spirito netto e purificato non trova luogo, eccetto Dio, per suo riposo, per essere stato a questo fine creato, così l'anima in peccato, altro luogo non ha salvo l'Inferno, avendole ordinato Dio quel luogo per fine suo.

2. Però in quell'istante che lo spirito è separato dal corpo, l'anima va all'ordinato luogo suo senz'altra guida, eccetto quella che ha la natura del peccato; partendosi però l'anima dal corpo in peccato mortale.

3. E se l'anima non trovasse in quel punto quella ordinazione (procedente dalla giustizia di Dio) rimarrebbe in maggior Inferno che non è quello; per ritrovarsi fuori di essa ordinazione, la quale partecipa della divina misericordia, perché non le dà tanta pena quanto merita. Perciò non trovando luogo più conveniente, né di minor male per lei, per l'ordinazione di Dio, vi si getta dentro, come nel suo proprio luogo.

4. Così, al proposito nostro del Purgatorio, l'anima separata dal corpo, la quale non si trova in quella nettezza, come fu creata, vedendo in sé l'impedimento, e che non le può esser levato, salvo che per mezzo del Purgatorio, presto vi si getta dentro, e volentieri.

5. E se non trovasse questa ordinazione, atta a levarle quell'impaccio, in quell'istante, in lei si genererebbe un Inferno peggiore del Purgatorio, vedendo di non poter giungere, per l'impedimento, al suo fine Dio; il quale importa tanto, che in comparazione il Purgatorio non è da stimare; benché, come è detto, sia simile all'Inferno: ma in quella comparazione è quasi niente.

IX. - Necessità del Purgatorio.

Più ancora dico ch'io vedo, quanto per parte di Dio, il Paradiso non aver porta: ma chi vi vuole entrare vi entra; perché Dio è tutto misericordia, e sta verso di noi con le braccia aperte per riceverne nella sua gloria.

2. Ma ben vedo quella divina essenza di essere di tanta purità e nettezza, (e molto più che immaginar si possa) che l'anima, la quale in sé abbia tanta imperfezione, quanta sarebbe un minimo bruscolo, si getterebbe più presto in mille Inferni, che trovarsi in presenza della divina maestà con quella macchia.

3. E perciò vedendo il Purgatorio ordinato per levarle esse macchie, vi si getta dentro, e le par trovare una gran misericordia, per potersi levar quell'impedimento.

X. - Natura terribile del Purgatorio.

Di quanta importanza sia il Purgatorio, né lingua lo può esprimere, né mente capire, salvo che lo vedo esser di tanta pena come l'Inferno: e nientedimeno io vedo l'anima la quale in sé sente una minima macchia d'imperfezione, riceverlo per misericordia (come si è detto), non facendo in un certo modo stima, in comparazione di quella macchia impeditiva del suo amore.

2. E parmi vedere la pena delle anime del Purgatorio esser più, per veder di avere in sé cosa che dispiaccia a Dio, e averla fatta volontariamente contro tanta bontà, che di niuna altra pena che sentano in esso Purgatorio. Questo è perché essendo in grazia, vedono la verità e l'importanza dell'impedimento, il quale non le lascia avvicinare a Dio.

3. Tutte queste cose che son dette, per comparazione di quello che io ne sono certificata nella mente mia (per quanto ne ho potuto comprendere in questa vita), son di tanta estremità, che ogni vista, ogni parola, ogni sentimento, ogni immaginazione, ogni giustizia, ogni verità, mi paiono bugie e cose da niente.

Resto ancora confusa per non saper trovare vocaboli più estremi.