Breve profilo biografico di Guglielmo di Saint-Thierry

 

Guglielmo nacque a Liegi o nei suoi dintorni, in una data imprecisata, che tuttavia dovrebbe oscillare intorno al 1075; della sua infanzia non si sa nulla: anche la tradizione che lo vuole nato da famiglia nobile si fonda unicamente sulla posteriore considerazione che una persona della cultura e della sensibilità di Guglielmo avrebbe dovuto avere origini nobili.

Studiò dapprima a Liegi le cui sette chiese, nel XII secolo, se erano tutte dotate di una scuola, non potevano competere, per modernità e completezza, con quelle francesi; è forse per questo motivo che Guglielmo sia andato a completare lo studio delle arti liberali nella scuola della cattedrale di Reims. È dubbio se egli abbia studiato anche a Laon, alla scuola di Anselmo, dove avrebbe potuto conoscere anche Abelardo.

Anche la data del suo ingresso nel monastero benedettino di Saint-Nicase a Reims è ignota e oscilla dal 1000 al 1110 circa, né sono noti i motivi che l'avrebbero indotto alla scelta della vita monastica.

Nel 1121 fu eletto abate del monastero di Saint-Thierry, presso Reims, posto sull'altura del Mont d'Hor; qui compone le sue prime opere, il De contemplando Deo e la De natura et dignitate amoris.

Le prime opere

Il rapporto fra l'uomo e Dio è essenzialmente un rapporto d'amore: «Tu ci ami in quanto fai di noi tuoi amanti e noi ti amiamo in quanto riceviamo il tuo Spirito. Il tuo Spirito è il tuo amore che penetra e possiede le intime fibre dei nostri affetti [...] Mentre il nostro amore è affectus, il tuo è effectus, un'efficacia che ci unisce a te grazie alla tua unità, allo Spirito santo che ci hai donato».

L'amore di Dio per noi si è manifestato in due fasi: la passione di Cristo suscita in noi l'amore per lui e l'opera dello Spirito realizza l'unione del cristiano in Dio.

La natura dell'amore non è tuttavia soltanto sentimento: vi partecipa anche la ragione. Guglielmo, identificando la carità con la vista posseduta dall'anima per vedere Dio, afferma che i due occhi della vista sono «l'amore e la ragione. Se uno dei due opera senza l'altro, non andrà lontano. Possono però molto soccorrendosi a vicenda, diventando un solo occhio». Il compito della ragione sta nell'istruire l'amore, mentre il compito dell'amore è d'illuminare la ragione, così che la ragione divenga essa stessa amore e l'amore non oltrepassi i confini della ragione».

L'incontro con Bernardo di Chiaravalle

Nel 1118 conosce Bernardo di Chiaravalle; scriverà (Vita di san Bernardo, 7, 33) che «se quel giorno avessi potuto scegliere, l'unica cosa che avrei voluto sarebbe stata di rimanere sempre con lui per servirlo». La conoscenza dell'abate di Clairvaux fu certamente decisiva per la futura decisione di lasciare la sua carica di abate, ma fu importante anche per l'elaborazione delle sue opere successive.

Scrive Guglielmo che, nel 1128 quando, pur malato, si recò nell'abbazia di Chiaravalle dove anche Bernardo era ricoverato nell'infermeria, «lui mi spiegava con dolcezza e senza reticenze i giudizi della sua intelligenza e i risultati della sua esperienza, nel tentativo di insegnare a un inesperto tante cose che si possono imparare solo con l'esperienza». Risultato di queste conversazioni fu il Breve commento sui primi due capitoli del Cantico dei cantici, scritto verso il 1130 e le raccolte di commenti tratte dagli scritti di sant'Ambrogio e di san Gregorio, relativi al Cantico.

Ma il maggior frutto della meditazione di Guglielmo sul Cantico biblico è il Commento al Cantico dei cantici.


Inadatto a occuparsi dei problemi pratici dell’amministrazione dell’abbazia, abbandonò nel 1135 il monastero di Saint-Thierry per ritirarsi come semplice monaco nell’abbazia cistercense di Signy, nelle Ardenne.

Nel 1138 inizia la controversia contro Abelardo che, con l’intervento determinante di Bernardo, porterà alla condanna del filosofo parigino nel concilio di Sens. Segnala ancora a Bernardo quelli che lui considera gli errori contenuti nella Summa philosophiae di Guglielmo di Conches.

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