Don Tonino Bello

Don ToninoDon Tonino Bello nacque ad Alessano (Lecce) il 18 marzo 1935. Fu ordinato sacerdote nel 1957 e nel 1982 divenne Vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, condividendo la sua abitazione con alcune famiglie di sfrattati.
Lui, contagiava i giovani e chiunque incontrava, con il suo grande amore per la vita e per Cristo, con semplicità e umiltà, con coerenza e allegria.

 

Don Tonino Vescovo


Il Vescovo che amava la "Chiesa del grembiule", ovvero la Chiesa semplice, facile, povera, sperimentò ben presto la difficoltà di farsi capire su questa lunghezza d'onda evangelica, sulla quale una parte del clero, stentava a sintonizzarsi. Ma non fece difficoltà a comunicare con i giovani, che tanto amava, i quali capirono immediatamente quanto e come, questo piccolo uomo, stava cambiando le coscienze della gente.

 

Don Tonino in mezzo alla sua gente
I poveri poi erano il fulcro dell'attenzione di don Tonino, tanto che li aveva messi sullo stemma all'ingresso del vescovado e ben presto furono al centro di un progetto pastorale che coinvolse tutta la sua diocesi. Ma non solo, la povertà che lui predicava alla sua Chiesa non era retorica, astratta. Era una povertà che lui 
stesso incarnava, nello stile di vita di ogni giorno e rappresentava la misura di ogni sua azione. Si pensi che non teneva per sé nemmeno la congrua di vescovo, che donava ai poveri, agli ultimi a chi aveva bisogno, e alle volte anche a certi strozzini che stavano rovinando le famiglie.

 

Per questo e per altre iniziative fu attaccato molto ferocemente da certe frange della Chiesa e del mondo laico, ma lui, impassibile, rimase là a disposizione di tutti, accanto agli operai delle Acciaierie Pugliesi che rischiavano il licenziamento, agli immigrati e alle persone colpite duramente dalla guerra, ai giovani, in perenne ricerca di sé stessi, al quale parlava, parlava tanto, e al quale, nel giorno del suo compleanno, ormai stremato dalla malattia che lo aveva colpito, lasciò un bellissimo messaggio che citiamo per intero:

"Ragazzi, vi faccio anch'io tanti auguri. Tanti auguri di speranza, tanti auguri di gioia, tanti auguri di buona salute, tanti auguri perché a voi ragazzi e ragazze fioriscano tutti i sogni. Tanti auguri perché nei vostri occhi ci sia sempre la trasparenza dei laghi e non si offuschino mai per le tristezze della vita che sempre ci sommergono. Vedrete come fra poco la fioritura della primavera spirituale inonderà il mondo, perché andiamo verso momenti splendidi della storia. Non andiamo verso la catastrofe, ricordatevelo. Quindi gioite! Il Signore vi renda felici nel cuore, le vostre amicizie siano sincere. Non barattate mai l'onestà con un pugno di lenticchie. Vorrei dirvi tante cose, soprattutto vorrei augurarvi la pace della sera, quella che possiamo sentire anche adesso, se noi recidessimo un po' dei nostri impegni così vorticosi, delle nostre corse affannate.
Coraggio! Vogliate bene a Gesù Cristo, amate con tutto il cuore, prendete il Vangelo tra le mani, cercate di tradurre in pratica quello che Gesù vi dice con semplicità di spirito.
Poi amate i poveri. Amate i poveri perché è da loro che viene la salvezza. Non arricchitevi, è sempre perdente colui che vince al gioco della borsa.
Vi abbraccio, tutti, uno ad uno, e, vi vorrei dire, guardandovi negli occhi: TI VOGLIO BENE".

Qualche giorno dopo, don Tonino morì per un male incurabile, ma nonostante il dolore e le lacrime, la morte di don Tonino non fu un giorno di lutto, ma di gioia, la festa che segnalava l'inizio di una vita nuova.

 

 

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