LA DIDACHE'

La Didaché: la più antica costituzione ecclesiastica

Il maggior numero di informazioni liturgiche sul cristianesimo dei primissimi tempi ci è trasmesso in un'opera intitolata Didaché, in greco Dottrina o Insegnamento (dei dodici apostoli).

Essa si compone di due parti, un manuale di catechesi ed un manuale liturgico. In quest'ultimo, che potrebbe chiamarsi il più antico « messale », si accenna al sacrificio eucaristico quale si praticava ai primordi della Chiesa nascente. I tre capitoli eucaristici della Didache sono il IX, il X ed il XIV in essi è descritta la liturgia eucaristica ancora unita all'agape, come nei tempi apostolici. La Didachè o Dottrina dei dodici Apostoli si può considerare il più venerando ed antico catechismo cristiano, essendo stata scritta solo una sessantina di anni dopo la morte di Cristo (passi di essa si trovano infatti nella Lettera di Barnaba scritta verso l'anno 97 della nostra era).

L'opera anonima presenta infatti tratti di grande antichità e si è giunti, per questo, a datarla anche verso la metà del sec. I, facendone addirittura un testo più antico degli stessi vangeli sinottici!

In sintesi la Didaché può essere definita un vero e proprio abbozzo di manuale di diritto canonico e di istruzioni liturgiche, che non a caso verrà inglobato, nel corso dei secoli seguenti, in collezioni sempre più vaste di Costituzioni ecclesiastiche.

La Didachè era tenuta in grande onore dalle prime generazioni cristiane ed è citata da Erma (circa 150 d. C.) nel Pastore, da Clemente Alessandrino (145-216 d. C.), da Origene (185-255 d. C.), da Eusebio, da Atanasio. Nella seconda metà del IV sec. essa fu incorporata nelle cosiddette Costituzioni Apostoliche.

Consapevole del suo alto valore morale e formativo, ancora nel sec. IV Atanasio di Alessandria ne consiglierà la lettura come particolarmente utile per l'istruzione dei catecumeni.

Forse proprio per la sua inclusione ed assimilazione in opere di tanto valore, la Didachè finì col perdere la grande notorietà che aveva in antico e dopo il XII sec. di essa non si hanno più tracce.

Nel 1873 ne venne scoperta per caso una copia in un codice greco di Costantinopoli (ora a Gerusalemme) risalente all'anno 1056 dal Metropolita Filoteo Bryennios ed in seguito ne furono trovati larghi frammenti in papiri del IV sec., nonché una versione in georgiano fatta sul testo greco nell'anno 430 da un vescovo di nome Geremia.

Sulla scorta di tutti questi preziosi documenti, possiamo oggi avere la sicurezza di leggere la Didaché nel suo testo originale.

Per quanto riguarda l'autore della Didachè, il suo nome e la sua nazionalità ci sono sconosciuti, ma, quasi con certezza, deve trattarsi di un cristiano convertitosi dal giudaismo; egli infatti computa i giorni della settimana al modo ebraico e molti ebraismi usa nello scrivere in greco.

Circa il luogo ove la Didachè sarebbe stata scritta, si pensa possa essere la Palestina o la Siria; infatti nella Didachè si legge: Come questo frammento di pane era prima sparso qua e là su per i monti e, raccolto, divenne una cosa sola... e tra i paesi del vicino Oriente di antica cristianità solo la Palestina e la Siria vedono nascere il frumento sugli altipiani.

Il contenuto dottrinale della Didachè si raccoglie intorno a due argomenti principali: la CHIESA ed i SACRAMENTI, e la trattazione si conclude con un accenno alta consumazione dei secoli, ritenuta prossima. La parola Chiesa sta talvolta ad indicare l'adunanza dei fedeli raccolti per la preghiera, ma più spesso significa l'insieme del fedeli che, sparsi nei quattro punti' della terra,. saranno un giorno riuniti nel regno di Dio (Did. 9, 4; 10, 5).

Dei sacramenti vengono menzionati il BATTESIMO, l' EUCARISTIA e la PENITENZA: a meno di cinquant'anni dacché Cristo aveva fondato la Chiesa, si era gia costituito un cerimoniale che essenzialmente è ancora quello dei nostri giorni.

Il Battesimo doveva essere preceduto da una istruzione morale e da un digiuno di uno o due giorni da parte del catecumeno e, se possibile, da un digiuno anche del ministro e di altre persone.

La materia del battesimo è l'acqua, la forma è espressa dalle parole: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Did. 7, 3).

Il Battesimo si amministrava ordinariamente per immersione, ma se ciò non era possibile, si ricorreva alla infusione.

Ripetuti sono gli accenni nella Didaché alla Eucaristia. Le prime generazioni cristiane si riunivano alla domenica per spezzare il pane (fractio panis) e per fare il rendimento di grazie (eucharistia): con queste due espressioni si indicava il sacrificio eucaristico.

In seguito con il termine Eucaristia si indicarono gli elementi con cui si rendevano grazie a Dio e cioè il pane ed il vino trasformati nel corpo e nel sangue di Cristo. Alla Eucaristia potevano partecipare i soli battezzati, i quali erano tenuti a recitare delle particolari preghiere prima e dopo la comunione.

La Penitenza è ricordata due volte: Nella assemblea farai la confessione dei tuoi peccati e non ti recherai alla preghiera in cattiva coscienza (Did., 4, 14); nel giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete le grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro (Did. 14, 1).

Grande rilievo è dato nella Didachè alla scelta che l'uomo deve fare tra le due vie: quella che conduce al peccato ed alla morte e quella -invece che conduce alla vita. Parlando della via della vita, vengono descritti i vari doveri dell'uomo, tutti basati sul grande precetto della carità verso Dio e verso il prossimo.

Questi cenni danno un'idea dell'importanza che per la storia del cristianesimo e per la luce interiore di ogni anima ha questo breve trattato, giunto provvidenzialmente sino a noi: esso ci offre un autentico, anche se incompleto quadro della vita di quelle prime generazioni cristiane ancora commosse per la dipartita del Figlio dell'Uomo ed ardenti del desiderio di rivederlo venire insieme con tutti gli eletti sopra le nubi del cielo (Did. 16, 7).

Schema della Didachè

PARTE PRIMA

- Istruzioni morali (cc. 1-6): Le due vie.

La via della vita: pratica dell'amore di Dio e del prossimo (c. 1), fuga del peccato (cc. 2-3), adempimento dei nostri doveri (cc. 3-4).

La via della morte: peccati che la caratterizzano (c. 5), esortazione alla vigilanza (c. 6).

PARTE SECONDA

- Istruzioni liturgiche (cc. 7-10).

Il Battesimo: forma, materia e modo d'amministrarlo, preparazione al battesimo (c. 7).

Il digiuno: giorni di digiuno (c. 8,1).

La preghiera: il Pater tre volte al giorno (c. 8, 2-3).

L' Eucaristia: preghiera per il calice, per il pane spezzato, dopo la comunione, condizioni per ricevere l'eucaristia (cc. 9-10).

PARTE TERZA

- Istruzioni disciplinari (cc. 11-15).

Condotta da tenere verso i ministri carismatici del vangelo, gli apostoli e i profeti (c. 11); verso i pellegrini (c. 12); verso i profeti e dottori (c. 13).

Istruzioni sulla sinassi eucaristica domenicale, confessione dei peccati (c. 14), gerarchia locale; correzione fraterna, esortazione a vivere secondo il vangelo (c. 15).

CONCLUSIONE ESCATOLOGICA

- Invito a vegliare nell'attesa della seconda venuta del Signore (parusia) (c.16)